E’ difficile mettere in ordine pensieri in un momento in cui la situazione politica, economica e sociale, rischiano di deflagrare da un momento all’altro. Sono pessimista e credo che dopo anni di stallo alcuni nodi stiano velocemente venendo al pettine: non sarà di certo una rivoluzione ma, temo, non potrà essere neppure un pranzo di gala. Riguardo alla rivolta studentesca, a come questa si inserisca all’interno della più vasta crisi sociale, ai miei timori sul fatto che difficilmente le cose possano migliorare (per ragioni prevalentemente economiche) in tempi che si possano definire brevi, cercherò di fare un’analisi più avanti. In questo post e forse nel prossimo vorrei raccontarvi di alcune immagini che mi hanno colpito il 14 Dicembre 2010, giorno della fiducia a B. e della guerriglia di piazza del Popolo.
La prima immagine.
N
el 2001 non rimandando neppure a processo Placanica lo Stato stabilì, de facto, che un agente delle forze dell’ordine durante una manifestazione, se coinvolto in una situazione di pericolo grave e imminente può estrarre una pistola e sparare, fino alle estreme conseguenze, senza subire sanzioni. Possiamo discutere se questo sia giusto o meno, valutare la reale entità del pericolo imminente caso per caso, ma ciò che avvenne a Genova è un chiaro precedente ben scolpito nell’immaginario del paese. Adesso guardate la foto di fianco,l’agente della Guardia di Finanza aveva perso il casco, le manette ed il manganello tutti ormai in mano ai manifestanti e stava subendo una chiara aggressione a mio avviso ben più concreta di quella che un estintore, a cinque o sei metri di distanza dall’esterno di un Defender, potessero rappresentare in quell’estate del 2001. Il finanziere poteva sparare sicuro di raccogliere la solidarietà dei colleghi, del governo, del ministero, vedendosi riconosciuta la legittima difesa in sede giuridica, gli applausi da buona parte dell’opinione pubblica ostile ai manifestanti violenti e, come avvenne allora, con tutta probabilità perfino una colletta milionaria da parte di qualche giornale di destra. Poteva sparare storpiando nel migliore dei casi o addirittura stroncando per sempre, una giovane vita.
Il finanziere ha difeso la pistola, rinunciando ad usarla.
Il finanziere ha mantenuto la freddezza, la professionalità e, voglio pensare, l’umanità, in una situazione di pericolo reale, confusione e animi surriscaldati.
Senza la sua professionalità oggi saremmo tutti in un paese peggiore, con un possibile morto in piazza ed un clima, se possibile, ancora più violento, radicalizzato e senza sbocchi.
Io voglio ringraziare quel finanziere anonimo, sperando che venga premiato, perché ha reso un servigio a tutti noi. Lo ha reso a quei suoi colleghi che non hanno perso occasione per infierire su manifestanti già immobilizzati, calpestandoli o manganellandoli a terra. Lo ha reso a quel ragazzo cui non ha sparato e al movimento stesso che, nell’istante dopo il colpo di pistola, avrebbe potuto scoprire d’esser già diventato qualcos’altro.
Lo voglio ringraziare proprio perché non ringraziai Placanica, non riuscii a solidarizzare con lui e ritenni quella “legittima difesa” discutibile, sproporzionata o comunque degna di essere valutata senza frettolose archiviazioni.
Io nella foto vedo un anonimo eroe, un servitore dello Stato, un agente che merita per il proprio coraggio e sangue freddo d’essere portato come esempio.
La seconda immagine.
La seconda immagine proveniva in presa diretta dall’operatore del Corriere TV, subito dopo gli scontri di mercoledì. In una Piazza del Popolo ormai semideserta ma con i roghi ancora fumanti, con le camionette sullo sfondo e i Vigili del Fuoco ancora intenti a valutare i danni, l’operatore intervista due ragazzi. La prima è una ragazza con in testa un grosso ematoma dovuto ad una manganellata, lei che non era lì per la manifestazione ed è finita di mezzo agli scontri per sbaglio, preoccupata se tornare andare in ospedale o tornare a casa, fuori Roma, da dove era venuta presumibilmente per lo shopping natalizio. Il secondo era un ragazzo, un manifestante che tentava di spiegare al giornalista del corriere come si erano svolti i fatti. Ad un certo punto una signora sui cinquanta, ben vestita, scesa per portare a spasso il cane appena finiti gli scontri, prende la parola a proposito delle violenze rivolgendosi al ragazzo:
<<Questo ragazzi non è il modo giusto per farsi ascoltare, questi comportamventi vi si rivolgono contro>>
Il tono era amabile e un po’ paternalistico, intriso di quel politically correct e di quella solidarietà superiore e distaccata che non entra mai nel merito delle cose, marchio di fabbrica del PD. Mi aspettavo una risposta del ragazzo secondo copione: un accorato appello a comprendere l’esasperazione degli studenti, qualche concessione sull’inutilità e la pericolosità di quel genere di guerriglia, perfino una completa abiura di quanto accaduto. Nulla di tutto questo, il ragazzo l’ha guardata e le ha puntato contro il dito indice, accusandola personalmente:
<< Io non ho soldi di famiglia e se tagliano le borse di studio devo lasciare l’università, in ogni caso poi non avrò lavoro e quindi non ho nulla da perdere. Protestiamo da tre anni e non ci ascolta nessuno. E poi, la sa una cosa signò, E’ COLPA VOSTRA>>
Non voi del governo, non voi politici, non voi di destra, la signora con tutta evidenza non era nessuna di queste cose. Non voi borghesi, non siamo nel ’77. Voi delle generazioni precedenti. Voi padri e voi madri.
Voi che avete i diritti e qualche volta i privilegi, voi che avete lasciato che a noi non rimanesse nulla. Articolo 18, pensioni decenti, una casa o la possibilità di acquistarla, fluidità sociale, stabilità e sicurezza. La signora non era delegittimata politicamente a dare giudizi, ma anagraficamente. Per questo nessun partito di sinistra potrà mettere il cappello su queste manifestazioni. Per questo difficilmente sarà la caduta di Berlusconi a frenare il malcontento. Almeno per loro, come scrissi due anni fa, la questione è soprattutto generazionale e chi ha più di 50 anni è ora che ne prenda definitivamente atto, politico o no, se vuole sperare di essere minimamente ascoltato da questi ragazzi.