Transamericana, cervelli in fuga dalla provincia d’Europa.

I cieli di Atlanta.
Di notte le sale fumatori dell’Aereoporto di Atlanta devono essere il posto piu’ triste  d’America dopo East St.Louis e Market Street. L’aereazione e’ insufficiente e l’aria e’gialla, ci trovi gente alienata che fuma lente tirate fissando un punto nel vuoto sul muro dietro le spalle del tizio che gli sta di fronte. Nessuno dice una parola in genere, a parte qualche tettona socievole che di tanto ci tiene a farti sapere che sta partendo per “Ell’ei”, col diminutivo, come a dire che sta in gran confidenza con quella citta’. Tu con cortesia tutta americana ostenti altrettanta familiarita’ spiegandole che vieni da “sanfran” e mentre  s’illumina come se aveste scoperto di aver fatto le elementari insieme, torni a fumare nell’aria gialla, fissando un punto sul muro appena sopra di lei.

Ci sono passato cinque volte in dieci giorni, col cervello in pappa per il fuso orario e l’aria leggera di chi sta sfuggendo ad una campagna elettorale che inquina l’aria piu’ delle Marlboro.


Via Palisperna, St.Louis.


A St. Louis fumando sigari cubani Max Plank mi spiega che la città non è un granchè e lui non è certo venuto  a viverci  per il Jazz. Alle dieci di sera locali e ristoranti chiudono e la gente sparisce inghiottita dalle case e dalla noia, il clima è schizoide, il mare è a migliaia di miglia e se mangi fuori troppo spesso il tuo codice genetico potrebbe risentirne. A east St. Louis, oltre il fiume che fa da confine con l’Illinois, non ci si puo’ andare. “No way man,  you are crazy, too dangerous” ti spiegano da queste parti. In una città col 70% di afromericani nei laboratori dell’università non ci trovi nemmeno un nero. “It’s the american dream man“,ma  nella versione  sognata da un WASP col cappuccio bianco. Pero’ Max mi dice anche che se fai il ricercatore  e vuoi un laboratorio attrezzato e funzionante dall’Italia devi andartene. Se poi hai trent’anni e del tuo lavoro vorresti anche viverci St. Louis comincia a diventare un’ alternativa praticabile e alla fine fai le valigie e ti abitui all’idea. Max è un tipo strano e brillante, un visionario che non ha paura di mollare tutto, che ci tiene al suo lavoro e ci crede fino in fondo.Un’intelligenza vivace e appassionata con competenze formate in Italia  costretta ad emigrare in Missouri per fare il suo lavoro e come lui nello stesso comprensorio ce ne sono a decine che mi presenta nei giorni che seguono. L’america puo’ non piacere ma sa fare i propri interessi. In bocca al lupo fratello che tanto la farai “la scoperta” e magari ci si becca in qualche paese civile a metà strada.


Porti interstellari.

A San Josè, Silicon Valley, incontro D. che è qui per il mio stesso convegno e  lavorava con me 5 anni fa. Adesso lavora a  Dubay è partito tre anni fa dall’Italia, senza una lira, e ora si sta comprando casa. S’è sposato e se la passa bene con sua moglie. Dubay sembra un porto interstellare di Star Trek dove al bar ci trovi norvegesi e iraniani, inglesi e indiani, Klinghon e uomini seppia.  D. è sempre stato un po’ selfish e cercava un economia che tirasse e un posto dove oltre a girare i soldi ci fosse gente di tutti i paesi. Non sente nostagia e gli sta sul cazzo la Fallaci. Molti dei suoi amici sono siriani, giordani, libanesi e pakistani ed è convinto che in Italia abbiamo una visione deforme dei mediorientali. Magari lo vado a trovare, ho sempre sognato di vedere un Klinghon.


WASPinghton DC

Anche Washigthon è divisa in settori e se non vuoi grane devi frequentarne soltanto uno su quattro. E’ la città con piu’ criminalità negli Stati Uniti e i molti neri vanno all’università dalle loro parti piuttosto che a Georgetown o alla Maryland, dove sono pochi. M’incuriosisce Deb quando mi racconta che l’ammissione alle università per meriti in attività extradidattiche furono istituite per trovare scappatoie d’accesso ai figli dei ricchi  a scapito dei piu’ studiosi ragazzi ebrei, ottenendo alla lunga di favorire involontariamente l’ingresso agli atleti neri. Vado anche ad una festa di ragazzi della Maryland Un., in una grande casa di legno nei boschi piena di ogni comodità, con  il campus a poche centinaia di metri. Non c’è da stupirsi se l’american way of life per chi puo’goderne non sia negoziabile, Mr.Bush. Difficile francamente rinunciarvi. La Casa Bianca, i memorials e i bei parchi sorgono al centro delle contraddizioni che rappresentano. Pero’ anche qui mi dice V. l’università è fantastica per mezzi e metodi e le opportunità una volta conclusa puoi trovare lavoro anche altrove.  V. ha una storia diversa, estrazione alta, mira a fare il dirigente. Se ne è andato dall’Italia lasciando un buon lavoro, perché diceva qui “non si cresce”. Era dentro da tre anni lavorando come un mulo e il tempo indeterminato gli era stato promesso un anno e mezzo prima. Ha vissuto un periodo nell’azienda  durante il quale se facevi le cose fatte bene il merito era di qualcun’ altro, mentre quando le cose andavano storte impallinavano te. Lo so’ perché c’ero. Quando ha fatto la sua scommessa mollando tutto per pagarsi un MBA negli Stati Uniti ero perlesso. A due anni di distanza lo sono meno di quanto lo fossi allora, se non altro perché chi era nella sua situazione due anni fa è ancora fermo lì. V. finito il master resterà negli USA , peccato. Di manager che si sporcano le mani e si prendono  anche le responsabilità oltre ai soldi ce ne sarebbe bisogno. In bocca al lupo ci si vede in autunno.


Chi resta.
Tutta gente tra i 25 e i 30 anni, sveglia e preparata, storie diverse sugli stessi aereoplani. Dopo ogni incontro la stessa sensazione in bocca: siamo provincia e chi puo’ se ne va. Una provincia gretta e senza futuro  che perde colpi e pezzi, che ha messo al collo di una generazione intera il nodo scorsoio  del precariato, dei privilegi, della stagnazione economica, culturale e scientifica. Coi vecchi porci assisi su  scranni che occupano da decenni e col berretto da skipper sorridono alle telecamere con in mano un timone che non ha piu’ la barca sotto. Chi non puo’ andarsene  resta e va a votare senza entusiasmo. E  se poi anche non ci andasse, come volergliene?