Io non guardo le serie TV

Tea Falco (Bibi Mainaghi) in 1992 brontola in modo incomprensibile e cantilenante, il maestro René Ferretti l’avrebbe definita una “cagna senza appello”. Non soltanto è indifendibile la sua interpretazione ma lo è anche il regista per ogni pezzo di girato in cui ha detto “buona!” quando lei ha finito di dire una battuta.

Nella prima stagione di Black Sails il personaggio di Jonh Silver è costruito in modo insipido e ridicolo, recitato anche peggio, con smorfiette e pose da fiction di serie C, tipo Xeena o Hercules. Nel ritmo e nelle movenze ricorda la commedia dell’arte, una specie di Pulcinella, ma teorizzare una citazione è del tutto irrealistico.

Il fonico di 1992 era in vacanza durante le riprese, i personaggi bofonchiano oppure hanno scelto tutti attori che recitano con la bocca piena, va bene l’intimismo però urge essere sentiti, a meno che tu non sia Charlie Chaplin . Il direttore della fotografia sembra invece uno serio.

Tutta la prima stagione di Black Sails costeggia i livelli di Xeena ed Hercules, soltanto con più sesso. Poi le cose migliorano, e a occhio e croce anche i budget.

La madre di Tea Falco sostiene che la figlia sia una bravissima ragazza (ci crediamo) e un’ottima attrice (non dubitiamo) e che prima di 1992 aveva ricevuto soltanto elogi. C’è una ragione signora: in 1992 sua figlia non recita, parla tra sé.

L’American Works di Frank Underwood è politicamente preferibile al Jobs Act di Matteo Renzi. Di gran lunga.

La regia di 1992 è abbastanza terribile, soprattutto nelle prime puntate. Il tizio che interpreta Bosco invece è bravo.

Per la scena di 1992 in cui l’anziana segretaria di Accorsi gli consegna faldoni e telefono cellulare, gli sceneggiatori dovrebbero digiunare un mese in segno di penitenza e contrizione.

Nic Pizzolato , lo sceneggiatore di True Detective, è probabilmente il migliore nel suo genere. Anche il suo primo romanzo Galveston non è niente male.

Nella scena di 1992 in cui arriva la notizia dell’assassinio di Salvo Lima la musica di Casa Vianello era perfetta, ma il regista non ha contezza del fatto che nella creazione di un effetto il tempo è una  delle variabili più importanti.

Per capire quanto è bravo Kevin Spacey in House of Cards, mentre recita guardategli le mani.

Il Plot e l’idea che stanno dietro 1992 sono interessanti, ma alcuni passaggi nella trama sembrano estremi, forzati, poco credibili o anche soltanto plausibili. In realtà questi eccessi sono NULLA rispetto all’assurdità ostentata e grottesca di quanto avviene in House of Cards che al contrario sembra credibilissimo. Credibilità e verosimiglianza non stanno tanto in ciò che si racconta (già la realtà è abbastanza vasta da contenere l’assurdo figuriamoci dove ci si può spingere con l’immaginazione) ma in COME lo si racconta.

Datemi subito la prossima stagione di Game of Thrones o raduno un’orda di bruti, metamorfi e giganti per radere al suolo mezza Roma Sud. Al confronto ricorderete i lanzichenecchi come un gruppo di simpatici turisti.

by Aramcheck con la consulenza della Guitta

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