Appunti sul mio nuovo romanzo #1

 

copertina ibs

Quelle che seguono sono alcune prese dall’autore anni fa, quando era in via di completare la stesura.

Mi piacerebbe che questo mio nuovo romanzo fosse in grado di generare un seppur piccolo dibattito, anche soltanto per sentenziarne l’inadeguatezza dello sforzo ma contemporaneamente per riconoscere che romanzi come questo, magari migliori e vergati da penne di maggior talento, andrebbero scritti e discussi. In una società italiana che arranca per mancanza di reattività, per conformismo e che non riesce a mettere in discussione i propri tabù economico-sociali neppure  in presenza di fallimenti epocali e nuovi pericoli catastrofici, la narrativa dovrebbe stimolare la discussione intorno alle minoranze sociali e politiche.

La narrativa delle piccole cose e del quotidiano, non esaurisce l’esistente e rischia di generare una poetica asfittica simile a quella che ha strangolato il cinema italiano. La narrativa dell’introspezione si sostituisce a quella dell’esistenza e cerca di soppiantarla, come una parte che volesse comprendere il tutto. Il piano esistenziale va ben oltre quello introspettivo, psicologico e emotivo, che lo confina e lo comprime, deformandolo e inibendo, ad esempio, l’azione, non come espediente spettacolare ma come elemento estetico e dinamico della scrittura. Ancor di più tende a sparire la dimensione sociale e politica nella sua espressione più drammatica e non edulcolorata. Il resto è fiction pura, dove c’è comunque molto da attingere, o narrativa pseudo-autobiografica giovanilistica e simpatetica, il cui spazio al momento nell’editoria italiana, sembra francamente eccessivo.  Restano in fine alcuni meravigliosi esperimenti letterari, storici e metastorici, nei quali la libertà di esplorazione risulta sempre influenzata, mediata e quindi attenuata dalla traslazione temporale.

Bisogna in fin dei conti saper entrare di tanto in tanto nelle ferite aperte della contemporaneità mentre si lacerano, non per riprodurre la cronaca né per sovrapporsi in alcun modo con la saggistica,  ma per scaraventare il lettore nella propria dimensione, osservata da un punto di vista diverso da quello del mainstream o del suo ecosistema culturale.

In breve, la narrativa deve saper restituire parola  agli eretici.

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