L’idea puo’ non piacere, ma il problema in Italia è soprattutto generazionale.

Il governo è caduto e non dubito ne verrà uno peggiore, ma il disastro italiano proseguirà più o meno alla stessa velocità: il bipolarismo italiano è un polmone artificiale perfettamente adatto a prolungare l’agonia del paese. Tutti nel sistema politico aspettano una congiuntura economica favorevole che la loro stessa macchina decisionale non permetterebbe di cogliere. Vorrei fare un passo indietro all’articolo del New York Times proprio a questo riguardo.


Scrivendo che l’Italia è un paese depresso, sfiduciato e in declino il New York Times non esprime un’opinione si limita a constatare un fatto. Dovrebbe fare invece pensare il fatto che persino la stampa americana, che notoriamente ha una visione stereotipata e superficiale di tutto ciò che non accade tra le Boston e l’Alaska, soprattutto se riguarda un paese ininfluente come il nostro, se ne sia accorta prima che qui si sia neppure intravista la fine del tunnel. Risponde col piglio del revanscista indignato il Presidente exComunista, che cita Adam Smith e sostiene di far conto sugli spiriti animali dell’imprenditoria italiana. Omettendo che l’unico animale a cui questa imprenditoria può essere accostata è un’avvoltoio che si ciba della carcassa dello Stato.

La questione generazionale: il merito, la casa, il lavoro.
Questo è un paese in cui un ricercatore di trent’anni , uno scienziato, guadagna spesso quanto un operaio della stessa età. Lo stesso operaio spesso non può permettersi di comprare una casa ed è costretto a pagare affitti vessatori vedendo frustrata sul nascere la possibilità di pianificare il proprio futuro e farsi una famiglia.
Dovrei aggiungere una premessa alle affermazioni precedenti: senza chiedere aiuto a nessuno. Naturalmente non si troverà in questa situazione chi appartiene ad un ceto benestante che possa procuragli un’appartamento e magari metterlo a lavorare nello studio o nell’azienda di famiglia.

In parole povere l’Italia ha un problema generazionale, che diventa anche un problema di meritocrazia che la rende sempre più un paese classista.

Anche se siete dei bolscevici radicalisti (ripijateve) la questione del merito è cruciale, perché se all’estero vengono meglio pagate le giovani élite fanno i bagagli e il paese le perde. Non c’è nessuna cortina di ferro a poterle fermare.
Dal momento in cui i giovani laureati spesso fanno lavori squalificanti o, pur esercitando la loro professione, sono sottopagati il lavoro diventa sempre meno la discriminante e il divario è sancito anche dal possedere o meno una casa.

Prendiamo un manovale che guadagna mille euro al mese che spende tutti e possiede una casa da 70mq nella periferia di Roma, questi avrà nella casa un capitale di 300000 euro.

Un giovane quadro aziendale di famiglia nullatenente che guadagna 2000 euro al mese (stipendio piuttosto raro per il quale si passa quasi per privilegiati) e spende anche lui mille dei suoi duemila, quindi si permette lo stesso stile di vita dell’operaio, impiega volendo prendere un mutuo (che a queste condizioni non gli darebbero mai) quarant’anni per raggiungere quei 300mila euro di capitale immobile.

Se avevano 30 anni entrambi 30 + 40 = 70: e la vita se ne è andata.

L’edilizia popolare è ferma da vent’anni perché “gli italiani sono un popolo di possessori di casa”, ma chi non lo è rimane tale o vende la propria vita ad una banca.

Quindi la discriminante è la casa forse più del lavoro, fermo restando che le condizioni di quest’ultimo per le giovani generazioni sono pessime, sia in assoluto sia rispetto allo status quo occupato dalle generazioni precedenti. In realtà quelle descritte sono le situazioni più rare perché in Italia la fluidità sociale(*) è minore che negli Stati Uniti, dove in teoria avrebbero un sistema educativo e universitario che pare ritagliato apposta per far sì che i ricchi si tengano i loro soldi attraverso le generazioni. Questo vuol dire che in Italia il figlio di un operaio fa spesso l’operaio e il figlio di un professionista fa spesso il professionista, quindi la casistica ricadrà più spesso nella figura dell’operaio che non eredità e del laureato che parte con un capitale in tasca.

Spartiacque. Divari profondi che vanno oltre il merito personale e che fanno riferimento ad una sfiga dinastica, sia di essere nati nella generazione sbagliata sia dal ceppo povero di quella precedente.

Nelle mani dell’ultima generazione non c’è nulla. Per entrambi i fattori di base, cioè la casa e il lavoro, devono guardare alla generazione precedente con scarsa possibilità di far conto sulle proprie forze.

Il ricambio generazionale e la questione del potere.
Resterebbe un’ultima via a poter incidere sui fattori economici sopra elencati: il potere. Il potere di riequilibrare la società è essenzialmente un potere politico, ma la politica è stata risucchiata dall’economia e dalla finanza in un paradigma economico-ideologico che non permette grandi interventi sociali. In più il potere politico residuo resta in mano a una classe dirigente vecchia e inetta che alle prossime elezioni, dopo averne avuto già per quindici anni, ci presenterà di nuovo di fronte Berlusconi contro un prodiano.

Gli stessi che hanno lasciato che si creasse, quando non determinato, lo stato di cose attuale.

Ci si aspetterebbe che questo potere venisse rivendicato dalle nuove generazioni con un’azione politica energica, una rottura generazionale, una lotta doverosa. Qui emerge il paradosso più forte però: quello che la generazione precedente ha educato la presente alla non-ideologia e alla non-idea. Se fai politica contro di loro fai antipolitica e forse sei un criminale.

Una generazione di rivoluzionari falliti che educa la successiva all’accondiscendenza quando non all’individualismo rapace, comunque a scartare in partenza le ipotesi di cambiamento. Una generazione di leader in particolare (politici, sindacali, imprenditoriali) che ha sfruttato l’eredità elettorale e sociale dei grandi partiti di massa, che in gioventù aveva spesso contestato, per dar vita ad un sistema che persegue la cristallizzazione dei propri privilegi.

Soprattutto i leader dicevo, ma anche una parte di chi li ha seguiti.

Con tutti i dovuti distinguo personali i giovani degli anni novanta scesero spesso in piazza per difendere le pensioni dei loro nonni e l’articolo 18 dei loro padri, ma quando si trattò di approvare il pacchetto Treu e la legge 30 tutto avvenne in un silenzio assordante delle organizzazioni politiche e sindacali, che firmarono “per il bene del paese”.

style Il mantra politico-culturale dominante ascoltato in questi anni lo conosciamo tutti: “La fine delle ideologie” che diventa fine delle idee di trasformazione sociale quando non delle idee tout court, “Scordatevi il posto fisso” mentre chi ce lo ha se lo tiene stretto, la svendita del patrimonio dello Stato ad un’imprenditoria cialtrona e ammanicata per poi finire in mano alle banche, “Siate imprenditori di voi stessi” vale a dire adattatevi al mercato e sconfiggete la concorrenza dei vostri coetanei mentre noi facciamo da arbitri, “andare in piazza non serve a niente”, “la politica è una cosa alta”, il “bipartitismo” tra due partiti che professano la stessa fede politica, l'”alternanza” che non alterna nulla fuorché le apparenze. Cristallizzazione.

I Bamboccioni.
Questo paese agonizza ormai da troppo tempo e personalmente preferisco vederlo andare a sbattere in mano ad una classe dirigente di 30 o 40 anni piuttosto che vederlo rantolare appeso agli intrallazzi del vecchio potere. Comincia a diventare irrilevante se le nuove leve saranno migliori o peggiori perché comunque questo è il loro tempo e il futuro è il loro futuro.

Alessandro a 20 anni dominava il mondo, oggi a trenta devi sentirti dare del bamboccione da chi ti ha costretto ad esserlo. Eppure il bamboccione rispetto a chi lo ha precedeuto ha mediamente un titolo di studio più elevato, non ha un “blocco psicologico ad usare il computer” , spesso parla inglese e tramite Internet e i voli low cost vive e conosce un mondo più vasto. Si parla di competitività soltanto quando c’è da frenare i salari, mentre i più adatti a competere vengono marginalizzati o li si lascia emigrare.

Mi spiace, in Italia il problema è soprattutto generazionale.

Trovo inelegante e poco originale postare un video il giorno dopo che questo è comparso sul blog più seguito d’Italia, ma ci sta particolarmente bene e il post l’ho scritto in realtà qualche tempo prima.

(*) La possibilità cioè di nascere in una classe sociale e morire in un’altra.

Cinegiornale 2008. Finalmente la verità: il sole gira intorno alla terra.


Le verità della scienza quando sono illuminate dalla fede in Dio prima o poi finiscono col prevalere sul conformismo e la malafede eretica dovessero volerci, come in questo caso, più di quattrocento anni. Dopo l’infame attacco sferrato dalla setta bolscevico-scientista dei sedicenti professori di fisica e dallo scalmanato codazzo dei loro giovani adepti ai danni del Pontefice (nella foto), finalmente una buona notizia rischiara la buia notte nella quale il paese è caduto. Seppur ancora contrito nell’indignazione e nel disgusto infatti, il popolo italiano tutto non può non gioire davanti al sensazionale scoop del Tg2,  che con l’imparzialità e il coraggio che gli sono soliti e lo contraddistinguono quale faro del sempre più raro giornalismo libero, smonta secoli di menzogne e rimuove tutto il fango gettato dall’ateismo fascio-razionalista sulla Chiesa, la Fede e, liberi da facili preconcetti omologanti, ci permettiamo di dire: sulla Santa Inquisizione. Lasciamo però tosto spazio alle parole veraci della gloriosa testata:


Cos’hanno ora da dire gli apprendisti stregoni del Darwinismo, loro sì discendenti dalle scimmie, o i sostenitori dell’inesistenza dei miracoli  tutti ingobbiti a cercare la misurabilità e la riproducibilità  di cio’ che risulta fin troppo evidente ad un cuore aperto e sincero?

Lasciamo volentieri costoro alle proprie miserie senza abbassarci al loro livello, ci limitaiamo però a ricordare che la Storia va raccontata tutta come ha fatto la solerte redazione del TG2 e non soltanto quella metà che ci fa comodo. Citiamo a questo proposisto due  uomini che di Chiesa non furono quali Cavour e Voltaire: il primo che motteggiava  <<Libera Chiesa!>> e il secondo che con saggia tolleranza spiegava: <<Io non condivido nulla di ciò che dice quest’uomo, ma sono pronto a morire purché egli possa dirlo quando vuole, dove vuole e senza che nessuno si azzardi a contestarlo o a dire che non lo gradisce>>.

Infine, siamo lieti di annunciare ai nostri  spettatori che il rinascimento  della RAI prosegue e già si vociferano i titoli delle prossime scottanti  inchieste storiche:

  • “Giordano Bruno morì di lebbra. La Chiesa si limito’ a bruciare il corpo per ragioni igieniche”
  • “I lemmings della Storia: Albigesi, Catari e Anabbattisti e i loro inspiegabili suicidi di massa”
  • “Nuovi documenti sui processi per stregoneria: i segni del diavolo c’erano davvero.”
  • “Parlano i geologi: fu un meteorite a causare l’estinzione delle civiltà precolombiane?”
  • “Torquemada: santità o eccesso di zelo?”

Già sì assapora l’imbarazzo dell’Accademia della Menzogna davanti a queste rivelazioni ma, attenendoci alla dovuta cautela di chi conosce fin troppo bene il proprio canagliesco avversario, temiamo che neppure questo basterà a placare la persecuzione anticristiana che divampa nel paese come non accadeva forse, dai tempi di Nerone. L’assurda incarcerazione della signora Mastella, che come ella ha coraggiosamente gridato è rea soltanto di essere cattolica, ne costituisce l’ultimo tristissimo esempio.

Il Papa tace: una bella giornata per la libertà di espressione.

Il Papa è probabilmente l’uomo com maggiore visibilità mediatica al mondo, di certo in Italia.  Il Vaticano  possiede case editrici e giornali, ogni giorno TG compiacenti di Stato e non, ci propinano  le sue prediche su qualunque argomento, inoltre fanno riferimento al Vaticano una miriade di Università in tutto il mondo dove il Sommo Pontefice può dire il cazzo che vuole.

Invitando il Papa all’apertura ufficiale dell’anno accademico, il magnifico rettore della Sapienza invita il rappresentante di un sistema di idee che stride, osteggia e in passato ha perseguitato la laicità scientifica dell’ università.

Una serie di componenti dell’Università contestano in varie forme, dalla lettera dei docenti agli striscioni degli studenti, sia le idee proprie del dogmatismo cattolico sia l’ospite che le rappresenta.

Le obiezioni sono fondate e cruciali in quanto, ad esempio, un medico o un ricercatore che  spendono la propria vita cercando metodi di prevenzione efficaci contro le malattie a trasmissione sessuale o rincorrendo un vaccino contro l’AIDS, non possono non vedere in chi combatte una battaglia contro la contraccezione un avversario del loro lavoro, della loro causa e di quelle vite che loro hanno l’obbligo di tentare di salvare. Questo è soltanto un esempio tra molti, ma mi pare tra i migliori.

Demenziali e identiche le dichiarazioni dei politici, trovo da I&I il link ad un elenco di esternazioni composto da Lennynero e lo linko qui. Dall’omogeneita e dal tono delle affermazioni si evince chiaramente quale sia il pensiero dominante fatto proprio, alla solita maniera puramente esteriore e opportunistica, dal potere politico.  In un post di qualche tempo fa sui nuovi inquisitori mi domandavo quando per far tacere i critici del Vaticano si sarebbe cominciato a brandire il termine anticristiano(*), bene il termine adesso serpeggia nella propaganda cattolica e ieri sera Buttiglione  lo sventolava al TG2.


Il pontefice declina l’invito ufficialmente per ragioni di immagine, i quanto evidentemente questi non deve essere soggetto a pubbliche contestazioni. La sua immagine va dunque divinizzata, spiritualizzta, deve trascendere le mondane forme di dissenso, il dibattito e la critica aperta e diretta. Bene, evidentemente l’università laica non è posto per lui, fintanto che almeno non ne accetterà le consuetudini e la libertà di espressione vigenti. Scelta sua.

La libertà di espressione è del critico, non del criticato.

Il TG1,  facendo pensare un incidente aereo o qualcosa di peggio, ha aperto dicendo a questo proposito: <<Oggi è stata una brutta giornata per l’Italia>>. E perché mai mi domando?

A me infatti, è parso tutto molto bello e democratico.


Ipazia                        Galileo Galilei               Giordano Bruno


(*)Poi mi spiegheranno le posizioni del Cristo in materia di ricerca scientifica. Vangelo alla mano, please.

Petrolio a 100 Dollari: la forbice e il picco.

Mi aggancio al nuovo record del prezzo al barile, attestatosi a 100 dollari,  per tornare sulla questione del picco del petrolio di cui avevo parlato qualche tempo  fa  a proposito delle previsioni di Colin Campbell.  Negli ultimi  anni il prezzo del greggio al barile è  cresciuto di circa il 500%  sfondando una “soglia psicologica” dopo l’altra, come direbbero i bravi giornalisti,  fino a culminare ieri nella cifra tonda dei 100 dollari. Le spiegazioni ufficiali, recitate come un mantra dagli esperti di turno, vertono in continuazione su una pluralità di fattori prevalentemente di ordine geopolitico. Le attuali instabilità del Pakistan, del Kenia e dell’Iraq fanno il paio con quelle del Libano, della Nigeria e dell’Iraq (a volte ritornano) che venivano sventolate qualche tempo fa dagli stessi organi ufficiali. Questo tipo di interpretazione è principalmente di tipo finanziario, cioè legata alle fluttuazioni degli investimenti e quindi della fiducia degli investitori nello scenario globale in rapida evoluzione. Qualcuno fa al più riferimento alla carenza dell’applicazione  delle nuove tecnologie estrattive e all’assenza di infrastrutture in grado di fornire un flusso continuo e costante di greggio su un mercato in via di espansione al crescere dei giganti asiatici. Questa la tesi ortodossa. L’altra tesi, quella eretica, che si fa largo timidamente sui media occidentali e presso gli esperti di settore, ma non sui media italiani, è invece quella ben più preoccupante del raggiungimento, avvenuto o imminente, del peack oil: cioè l’offerta che per limiti fisici rimane costante per poi avviarsi ad un lento declino a fronte di una domanda crescente, grosso modo, col PIL mondiale. Leggi “il disastro”, a meno naturalmente di un veloce e traumatico abbandono della dipendenza di idrocarburi da parte dell’economia mondiale, economia che al momento regge pressocché interamente su di essi.

A questo proposito riprendo una notizia vecchiotta, da quell’ottimo  osservatorio sull’argomento che è il blog petrolio, comparsa in un’ ansa di ottobre:

LONDRA, 22 OTT – Il picco della produzione mondiale di petrolio è stato raggiunto nel 2006: è quanto afferma il gruppo di ricerca tedesco Energy Watch Group, in un rapporto presentato oggi a Londra. Inutile quindi aspettarsi un rapido ritorno a livelli “normali” dei prezzi del barile, che ha sfondato quota 90 dollari la scorsa settimana: secondo la ricerca, la produzione mondiale – ferma l’anno scorso a 81 milioni di barili al giorno – è destinata a scendere a 58 milioni nel 2020, e a 39 milioni nel 2030. Sarebbe quindi inevitabile, se si realizzassero queste previsioni, un aumento del prezzo del petrolio, a fronte di una crescita costante della domanda – con conseguente rischio di guerre e rivolte in tutto il mondo. I dati diffusi dall’Energy Watch Group sono in netto contrasto con quelli dell’Agenzia Internazionale dell’Energia, che prevede una produzione in crescita nei prossimi decenni, fino a 116 milioni di barili al giorno nel 2030. (ANSA). Z08-LQ 22-OTT-07 13:50

Le stime presentate rispettivamente dell’ EWG (gruppo di ricerca tedesco) e dall’AIE (organo ufficiale) aprono una forbice abissale. In un caso, ponendo il 2030 come limite arbitrario per comprendere il trend, si parla  di una riduzione della disponibilità di greggio che va dal 50% in piu’ di quella attuale a un 50% in più, cioè  da una situazione  in cui sarebbe già tardi anche solo  per cominciare a correre a i ripari ad una in cui tutto sommato la produzione futura sarebbe in linea con la crescita del fabbisogno (fermo restando un contenimento dei consumi dovuto alla crescita delle energie rinnovabili).

L’ampiezza della forbice ritengo sia un fattore preoccupante di per sé, in quanto la differenza sia in termini assoluti sia in termini di trend è tale da non far pensare ad una approssimazione ad un valore di mezzo. E’ un po’ come se per la giornata di domani l’aeronautica militare prevedesse neve, ghiaccio e temperature intorno agli zero gradi, mentre un osservatorio di qualche università parlasse di una bella giornata estiva con medie intorno ai 27 gradi. La verità difficilmente sarà nel mezzo, probabilmente invece uno dei due enti si sta macchiando di plateale incompetenza o aperta malafede o, forse nella migliore delle ipotesi, tutti i barometri della zona sono in tilt ed entrambi tirano somme a caso. Io non so quale delle due previsioni sia quella giusta e se da un lato la AIE potrebbe sembrare l’organo più autorevole è anche forse quello meno indipendente e pare si stiano verificando anche al suo interno alcune defezioni.  Ciò che trovo interessante, e naturalmente preoccupante,  è l’enormità della posta in gioco e il fatto che se ne parli così poco, almeno in termini di picco, perché non c’è via di mezzo: se il picco è vicino o addirittura alle spalle il mondo sta per cambiare in fretta (piu’ in fretta che a causa del Global Warming), se così non fosse sarebbe ora di smentire definitivamente questa teoria dati alla mano,  soprattutto considerando  che viene da ambienti scientifici  e industriali  e non  da quel celebroleso di David Icke.

Si dovrebbe cominciare a pretendere dati più certi, e soprattutto univoci, in particolare se dovessero cominciare ad emergere indizi in grado di spostare l’ago della credibilità sul ramo più catastrofico della forbice. Vediamo quali potrebbero essere alcuni: aumento delle guerre e delle pressioni sul  Medio Oriente, aumento di tensioni tra  l’Occidente e la Russia, progressiva demonizzazione  della Cina e dell’India in  quanto giganteschi potenziali consumatori in rapida ascesa, corsa agli armamenti, plateau della produzione Opec, diminuzione della produzione non-Opec e prezzo del barile in rapida, rapidissima ascesa…