Effetto domino(II). Lo sbarco in Europa.

Un breve post riassuntivo giusto per fare il punto e riallacciarmi al post precedente visto che non si fa in tempo ad evocare l’effetto domino  che gia’ questi pare spostarsi, prima da merchant bank a banche commerciali e ora anche geograficamente attraversando l’AtlanticoMentre Wachovia come previsto veniva salvata in extremis da Citigroup  si sono succedute le crisi di banche Europee a cominciare da  Fortis (noto gia’ da venerdi) gruppo belga  prontamente nazionalizzato, la britannica Bradford&Bingley e la Hypo Re tedesca. JoeCHIP mi raccontava poco fa che ascoltando oggi Radio24 sembrava di trovarsi di fronte  ad un bollettino di guerra, con tanti morti e nessun esercito di liberazione in arrivo. Pare che adesso ad essere in sofferenza siano  Ing Direct (si’ quella di Conto Arancio) e Dexia, mentre Unicredit ha perso in un solo giorno piu’ del 10%. Il tracollo di Unicredit e’ il primo campanello d’allarme sul futuro della crisi in Italia dove fin’ora tutti , a cominciare da Draghi, si sono affrettati a dire che non esistono rischi di crack e che la liquidita’ e’ ottima, tanto che Intesa-San Paolo  era data fino a ieri come una delle banche piu’ sicure del mondo.  In un certo senso questo dovrebbe essere vero, almeno se pensiamo ad un coinvolgimento diretto nella crisi,  in quanto in Italia non si sono mai rilasciati mutui a lavoratori precari o saltuari, quelli che appunto negli USA venivano chiamati mutui subprime. E’ anche vero che e’ un intero settore interconnesso a tremare e che non e’ affatto chiaro dove e a chi, in giro per il mondo, il rischio dei subprime sia stato ridistribuito. Si sta come d’autunno sull’alberi le banche.

Effetto domino.

Come accadde nel 1929(*) quando a tremare sono le banche quello che si teme e’ l’effetto domino. Nella crisi dei subprime, che e’ soltanto l’ultima e la peggiore delle grandi crisi degli ultimi quindici anni, a crollare finora sono state le merchant bank o banche d’affari, quelle in sostanza che prestano denaro sottoscrivendo e piazzando i titoli di nuova emissione a grandi societa’, tra cui altre banche  e governi.  Il terremoto  e’ cominciato cioe’ alla fonte del credito. Trovandosi a monte della catena creditizia le merchant bank sono anche le piu’ distanti dall’economia reale:  non hanno una base di correntisti, ne’ depositi , sono meno controllate, hanno in genere pochi dipendenti, investono nei grandi fondi finanziari,  in generale speculano su rischi elevati che ridistribuiscono, si muovono nel mercato interbancario, forniscono consulenze e a volte coincidono conle agenzie di rating. La crisi di liquidita’ che ha fatto fuori Lemhan Brothers, sta trasformando Goldman Sachs e JP Morgan in banche commerciali (che gestiscono appunto i depositi) e ha gia’ colpito i grandi fondi immobiliari e l’AIG, a leggere le notizie di ieri sembra quasi si stia spostando a valle. Ieri e’ fallita Washinghton Mutual, la sesta banca americana nata come una vera e propria cassa di risparmio, il colosso inglese HBSC   ha tagliato di colpo 1100 dipendenti e dopo il crollo in borsa del 27% si teme per Wachovia, la quarta banca statunitense. Wachovia in particolare era considerata fino a poche settimane fa, quindi con la crisi gia’ aperta,  tra le realta’ piu’ solide del panorama bancario statunitense. Se davvero l’uragano finanziario, che nessun analista ha ancora declassato a tempesta tropicale,  viagga verso le banche commerciali vuol sdire che si avvicina ai correntisti, al grosso del credito alle imprese e, in buona sostanza, agli investimenti nell’economia reale, alla produzione e conseguentemente all’occupazione e al consumo.
Se Bush ha  nazionalizzato a piu’ non posso  fino a farsi dare del comunista (come se si trattasse di una scelta ideologica… e che altro poteva fare!?) e la FED continua ad iniettare quantita’ incalcolabili di denaro nel sistema e’ proprio per arginare la crisi prima che questa distrugga l’economia reale, che subira’ comunque cgravi onesguenze. E’ ingiusto  quanto vogliamo (ma lo si sapeva bene…)che sia il denaro pubblico a salvare coloro che hanno fatto danni in nome del profitto privato, ma  si valuta evidentemente  che in caso contrario le conseguenze potrebbero essere addirittura peggiori. A supporto di questa tesi sta il fatto che ai tempi di Enron, Worldcom, Global Crossing e della bolla della neteconomy nessuno a Washinghton si sogno’ di prendere in considerazione nazionalizzazioni e salvataggi, anzi il messaggio che si volle comunicare fu semmai di tipo punitivo.

Nel suo ultimo discorso Bush chiedeva di evitare il panico per evitare una recessione, ma quello che probabilmente intendeva e’ uno scenario molto piu’ simile alla grande depressione.

Gli americani sono bravissmi a raccontare la crisi, chissa’… forse come unico effetto collaterale positivo, nasceranno nuovi Steimbeck.

Questa crisi, ovunque conduca, arriva in un momento in cui l’America ha un numero di poveri pari a quello degli anni 60 (ricordate il dato sui food stamp?), un debito pubblico enorme in mano in buona parte ai suoi avversari commerciali e politici, un sistema energetico che vede la produzione di petrolio interna in declino conclamato e i prezzi sul mercato internazionale piu’ alti che mai, la moneta debole e un contesto geopolitico che ci ha portato con la guerra in Georgia di fatto in un mondo multipolare, in cui nuove potenze regionali difendono i propri interessi senza che Washinghton possa farci in fondo poi molto.

Anche se  questa crisi dovesse essere tamponata a spese dei contribuenti  il mercato finanziario mondiale e soprattutto anglosassone andra’ comunque ripensato completamente, l’american way of life sara’ rivisto se non addirittura negoziato, come nei peggiori incubi di George W., e degli spazi che si apriranno approfitteranno tutti quelli che non ne verranno travolti (Cina e Russia? Forse. Europa? Penso di no).

Qualunque sia lo scenario a brevissimo termine il nuovo presidente degli Stati Uniti si trovera’ a dover gestire  una stagione senza precedenti e molto potrebbe cambiare dal modo in cui verra’ gestita.  Se l’effetto tampone dovesse  funzionare nel breve termine senza intervenire a livello strutturale, al piu’ potranno tirare a campare accettando un rallentamento momentaneo dell’economia gettando  gradualmente le basi per la prossima bolla (e’ gia’ successo nel 2001). Stavolta pero’ avverrebbe in un contesto economico-finanziario screditato ed indebolito dove non sara’ piu’ facile come in passato attirare capitali stranieri. Forse chissa’, si cogliera’ l’occasione per rivedere la struttura stessa del sistema economico americano puntando su un nuovo New Deal che passi per  l’indipendenza energetica e la terza rivoluzione industriale di cui, con un certo indefesso ottimismo, Rifkin va raccontando.  Si potrebbe vedere un ritorno in auge di John Maynard Keynes  con investimenti pubblici e la ricostruzione del welfare (ma come? accumulando altro debito?). In fondo, spesa pubblica per spesa pubblica , il contribuente  potrebbe pretendere (**) servizi e sicurezze sociali in cambio di quei fiumi del proprio denaro che comunque finiscono per andare a riempire voragini finanziarie create da altri.  Oppure, giunti di nuovo ad un punto di svolta, qualcuno tirera’ fuori l’idea  ricorrente: quella che passa per l’industria militare, gli eserciti e i bottini di guerra. Dall’individuazione del nemico allo sbandieramento della minaccia imminente, di quest’ultima opzione non sara’ difficile cogliere i segni per tempo.

(*) Contesto comunque diverso quello del 1929, ma forse addirittura meno grave

(**) Ma il corpo elettorale, ammesso che lo voglia, e’ ancora in grado di pretendere qualcosa dalla politica? Oppure e’ soltanto in grado di scegliere tra due brodini dallo stesso sapore?

Capolavori del surrealismo: Lo statista.



Divertente no?
Qualcuno dalle mie parti potrebbe commentare la barzelletta con un lapidario “Ridi su sto’ cazzo”. Qualcun’altro potrebbe invece indignarsi e ripensare a tutte le volte che in questo paese un carabiniere ha effettivamente sparato a un comunista o a tutte le volte che e’ avvenuto il contrario, ricordando che in entrambi i casi non c’era nulla da ridere. Qualcuno potrebbe divertirsi in una complessa esegesi del pensiero dell’Unto, rendendosi conto che se vuoi trasformare una storiella che mette alla berlina la presunta cretinaggine dei carabinieri in una barzelletta sui comunisti, allora devi mettere il comunista al posto del carabiniere e non al posto del morto, se non capisci questo vuol dire che non hai capito nemmeno la prima di barzelletta. Se metti il comunista al posto del morto non puo’ piu’ far ridere, viene a mancare anche l’intenzione comica: diventa soltanto una storiella macabra e inquietante , soprattutto se raccontata dal capo del governo  nazionale cui le forze dell’ordine fanno capo. Qualcuno infine potrebbe notare che lui si’ ride,  ma i giovani di AN applaudono divertiti  dando implicitamente ragione a Iadicicco e torto a Fini.

Ma tutto questo sarebbe soltanto uno spreco di tempo e di parole perche’ l’unica vera morale che emerge da questo siparietto e’ che lui , come massimo esponente del surrealismno politico italiano , si e’ guadagnato il diritto di dire il cazzo che gli pare.

Lui puo’. E non perche’ e’ potente, ma perche’ e’ dada.

Siete voi come al solito, gretti bifolchi razionalisti, a non capire l’arte. 

« Prendete un giornale. Prendete le forbici. Scegliete nel giornale un articolo della lunghezza che desiderate per la vostra poesia. Ritagliate l’articolo. Ritagliate poi accuratamente ognuna delle parole che compongono l’articolo e mettetele in un sacco. Agitate delicatamente. Tirate poi fuori un ritaglio dopo l’altro dispondendoli nell’ordine in cui sono usciti dal sacco. Copiate scrupolosamente. La poesia vi somiglierà. Ed eccovi divenuto uno scrittore infinitamente originale e di squisita sensibilità, benché incompresa dal volgo. » (Tristan Tzara, Per fare una poesia dadaista)

« Dada non significa nulla. » (Manifesto Dada del 1918, di Tristan Tzara)

Il Panic Day, due anni dopo. Toh… non era vero niente.


ovvero  “Se dico che è sicuro  fare il surf in questa spiaggia vuol dire che è sicuro…”


L’11 agosto del 2006 avrei dovuto prendere un aereo per San Diego ma   giunto a Fiumicino trovai l’aereoporto  militarizzato fino all’inverosimile,  i voli  tutti in clamoroso ritardo, le coincidenze perdute e le misure di sicurezza tali da non permetterti di portare nel bagaglio mano neppure un libro. Il giorno  precedente, 10 di Agosto 2006, gli aerei di mezzo mondo erano rimasti a terra terra perchè una cellula terroristica era stata fermata a Londra un attimo prima di scatenare un secondo 11 Settembre utilizzando cellulari, bottiglie di Gatorade e… libri(?!).

Questo almeno è cio’ che ci avevano raccontato.

In quell’occasione rinunciai  al mio viaggio
, al meeting di lavoro cui dovevo partecipare, all’appuntamento con Max Plank al Pier 39, al surf sulla spiaggia  di La Jolla e a tutto il resto. Quello fu anche il giorno a partire dal quale divenne impossibile salire  a bordo di un aereoplano con shampo, detersivi, biberon e qualunque altra tipologia di pericolosissimi liquidi detonanti.

Già a Settembre , dopo aver collezionato un po’ di informazioni sparse nei trafiletti dei giornali,  avevo scritto un post in cui  tentavo di tirare le fila della questione per dimostrare che l’intera vicenda non stava in piedi. Un’operazione antiterrorismo come ce ne sono decine ogni anno in tutto l’occidente, cioè l’arresto di alcuni sospetti jihadisti non in procinto di attuare alcuna azione nel breve periodo, era stata montata ad arte per creare l’ennesima ondata di panico, con le  conseguenti strette sulla sicurezza e il rilancio in grande stile del mantra  sulla “guerra globale al terrorismo” salmodiato dai governi in affanno di Bush e Blair.

Nessun pericolo  imminente, nessuna bottiglia esplosiva sui nostri aerei, nessun motivo per tenerli a terra proprio quel giorno, nessuna  giustificata ragione per inasprire i controlli fino al ridicolo, nessun secondo 11 settembre. Nesssuna minaccia imminente quella mattina.

Dopo due anni di indagini e dibattimenti il tribunale inglese incaricato di processare i presunti Jihadisti ha confermato indirettamente che il Panic Day, era del tutto ingiustificato, dunque qualcuno ha creato quella notizia ad arte. Tutti gli imputati meno tre sono stati scarcerati perchè su di loro non ci sono prove. Per tre di questi l’imputazione che rimane in piedi è soltanto quella di “cospirazione”, cioè quando è stata arrestata questa gente progettava , o aiutava altri a progettare, effettivamente delle azioni che pero’ erano ben lontane dall’essere applicate. Dire che l’unica imputazione è questa significa che questa gente non possedeva  esplosivi, poiché questo avrebbe costituito un secondo capo d’accusa che non compare.

Il resoconto complessivo lo trovate qui.

I grandi media liberi, degni di un ministero della propaganda qualsiasi, hanno saputo  soltanto assecondare il comandante in capo scattando sull’attenti a richiesta. Nella stragrande maggioranza dei casi  senza porsi un dubbio, senza un’inchiesta e senza una smentita.

Quindi sì signori, gli Stati e i Servizi Segreti per loro conto,talvolta creano complotti che non esistono, allo scopo di avvalorare le loro politiche. Sono quindi complottisti e per giunta in malafede.


Nel farlo non si preoccupano di far perdere denaro alle compagnie aeree, di far perdere tempo e denaro a noi e, cosa piu’ grave, giocano con le nostre paure per farci sentire sotto assedio, minacciati, indifesi.

Lo Stato per definizione detiene il monopolio della forza ed è soltanto quando ci sentiamo  in pericolo che diventiamo davvero  disposti a lasciargli carta bianca.

Hanno ricreato lo shock dell’11 Settembre ad arte per tenere la gente sulla corda, come il richiamino di una vaccinazione da farsi ogni due o tre anni.


Ci fanno vivere peggio di come potremmo, ci fanno perdere gli aerei, ci fanno dar buca ai nostri amici e, cosa piu’ grave, ci impediscono di fare il surf.(*)

Questo non lo dico né io, né qualche complottista ossessionato dai rettiliani: lo dice un tribunale di Sua Maestà la Regina.

E’ la Common Law bellezza, mica David Icke.

   


(*) Pronunciato come lo pronuncia il Colonnello Kilgore in Apocalipse Now, proprio con quella voce là ).  

Ancora Panic Day. Imprecisioni e conferme.

L’articolo dell’Unita’ di Nicoletta Napoleoni su cui mi sono basato nel post precedente sembra essere impreciso riguardo alle condanne e alle responsabilita’ Di sette imputati tre sarebbero stati effettivamente condannati per cospirazione finalizzata all’omicidio e alla costruzione di esplosivi, ma non risulta pianificassero di dirottare alcun aereo, di  altri quattro e’ stata riconosciuta la pericolosita’ sociale ma si rimane sulla generica attivita’ sovversiva senza che li si sia collegati in alcun modo alla pianificazione di attentati dinamitardi, dirottamenti o omicidi. L’ultimo infine e’ stato assolto. Se ben ricordo, vado a memoria, altri erano stati arrestati quella mattina e furono scarcerati nelle settimane successive. La sostanza non cambia: gli aerei non dovevano restare a terra, e un secondo inesistente 11 Settembre e’ stato mediaticamente montato  a partire da una normale azione antiterrorismo.

Da “the register”:

A British jury has decided that three men are guilty of conspiracy to murder and cause explosions, but refused to convict them of conspiring to blow up airliners in flight. A further four men have pled guilty to conspiring to cause a public nuisance, and the jury declined to convict them on murder or blowing-up-aircraft charges. These other four were never charged with conspiracy to cause explosions, never having been conclusively linked to bomb manufacture. A further defendant was found not guilty on all charges.

E ancora dalla BBC:

Prosecutors had told the court that the bombs were intended for planes – the bombs were ingeniously small and the ringleader had a record of scheduled flights to the US. But the bombs were never fully constructed – and tickets had neither been bought nor plans to travel made.