La protesta.


Questa mattina facendo colazione ho sentito un gran baccano sotto casa, mi sono affacciato in balcone e ho visto uno dei tanti cortei di studenti che stanno bloccando Roma passare sotto le mie finestre.In molti stanno scrivendo che le proteste studentesche sono inutili, non otterranno niente e avvengono uguali a se stesse da vent’anni, velleitarie, minoritarie, politiche, addirittura eterodirette.

Il fatto è che è vero, ogni generazione di studenti protesta finendo ogni volta per somigliare per qualche settimana alla precedente, negli slogan, nelle facce, perfino nei percorsi cittadini. Chi fa notare questa verità in genere lo fa per screditare la protesta, e difendere una riforma a sua volta velleitaria, inutile, politica ed eterodiretta.

I peggiori sono quelli che criticano per il miserando revanschismo di quelli che “io quando studiavo, non avevo tempo per protestare”. Che strano, penso tutte le volte, tutti studenti modello questi che non protestavano, che erano maggioranza naturalemnte contro la solita minoranza rumorosa dei protestatari.
Che strano, mi dico, dove stanno adesso tutti questi zelanti, produttivi e lodevoli studenti, se tanto mi da tanto saranno l’attuale classe dirigente, mica cazzi. Ah no, perché loro sono i migliori ma non c’è meritocrazia e questa riforma, come le precedenti, porterà finalmente il merito nella scuola e nell’università. Come sempre, come le altre riforme uguali a se stesse contro le quali non bisognava protestare.

Che strano in fine penso tutte le volte, se questi non avevano tempo per passare due ore ad un corteo non avevavno tempo proprio per nulla allora. Incatenati alla sedia della biblioteca in uno studio matto e disperatissimo, senza uscire la sera, andare al cinema, senza giocare a pallone, senza fare l’amore e senza andare mai al mare. Però questo non lo raccontano mai, anzi la loro gioventù la ricordano sì diligente, ma vitale, briosa e spensierata.  “Noi sì che ci sapevamo divertire” ripetono ogni volta come tanti dischi rotti. Strano no?

Hanno ragione, le proteste sono uguali a se stesse e si somigliano anche i protestatari, è vero.

Io penso che la protesta scolastica e universitaria a livello umano, non politico, sia una forma rituale in particolare un rito di iniziazione. Gli studenti, come dicono i loro detrattori, “sprecano tempo” perché “hanno tempo” impiegandolo a farsi le unghie come cittadini che lottano per un’esigenza collettiva. Alcuni di loro prenderanno il vizio della protesta o, peggio, della politica. La maggior parte non protesterà mai più e scenderà in strada soltanto a orari fissi, per andare a lavorare.

Passando sotto casa cantavano “noi la crisi non la paghiamo” e, velleitario o no, è difficle non essere d’accordo. Non è un ragazzo di vent’anni, non sono i giovani che devono pagare una crisi che non hanno provocato, ma le generazioni precedenti che gli hanno lasciato un paese  indebitato e coi servizi ridotti all’osso. Torto per torto, velleitarismo per velleitarismo, meglio stare con chi, destinato a perdere quanto volete, è troppo giovane per avere responsabilità e così m’è venuto naturale applaudire. Se ne sono accorti, si sono girati verso il mio balcone e mi hanno rivolto un boato di approvazione, parevo Mussolini. Mi sono rintanato in casa,  per l’osceno paragone e soprattutto per pudore. Dall’interno delle comode mura domestiche ho sentiro lo slogan cantato verso di me e verso tutti quelli che magari simpatizzano ma restano in casa: “vieni giù, vieni giù, manifesta pure tu!”.

No grazie, ho detto tra me, devo andare a lavorare.
Ho orari fissi, ormai.