Giù le mani dalla costituzione.

Credevo, ingenuamente, che le beneamate riforme costituzionali fossero uscite dall’agenda politica da quando la realtà della situazione economica e di una ventina di scandaletti, in grado di restituire la cifra della condizione del paese, hanno fatto prepotentemente la loro entrata. E invece no… tornano a parlare di riforme costituzionali. Innanzitutto trovo aberrante che una classe politica, questa classe politica di furbarstri e incapaci più che mai, guardi alla Costituzione come ad un impedimento all’azione del Governo. La Costituzione, tutte le costituzioni, non sono prerogativa dell’esecutivo né si relazionano unicamente con esso né, nel caso specifico di quella italiana, gli conferisce nessun primato. Le costituzioni storicamente nascono a garanzia di tutti i cittadini, garantendo diritti inviolabili, equilibrando i poteri e organizzando lo Stato, in genere, proprio in difesa dagli eccessi del Governo. Quello di limitare il potere dell’esecutivo è perfino una prerogativa dei sempoici Statuti regi: a maggior ragione questo vale per una Costituzione nata sulle macerie di una dittatura fascista, parlamentare e di stampo programmatico come quella italiana.

Nelle democrazie occidentali esistono due tipi di Costituzioni: le costituzioni garanzia e le costituzioni programma. Una tipica costituzione garanzia è quella americana, dove gli emendamenti servono proprio ad enunciare cosa l’esecutivo non può fare. Una Costituzione  di garanzia, per sua natura, lascia il Governo piuttosto libero limitandosi ad enunciare una quantità enumerabile di diritti su cui i cittadini possono farsi valere perfino di fronte al Presidente, un Presidente tra l’altro con notevoli poteri.

La nostra Costituzione non è di questo genere, al contrario, essa è un testo fortemente politico, in particolare di stampo socialdemocratico, che arriva a descrivere quali obiettivi la Repubblica deve perseguire. la nostra costituzione non va soltanto rispettata, va attuata. Essa menziona esplicitamente, ad esempio,  la riduzione delle diseguaglianze sociali come obiettivo politico della Repubblica. Leggetela, riferite alla Repubblica e alle istituzioni troverete parole come incoraggia, favorisce, rifiuta, promuove, garantisce, tutela, regolamenta,, indica cioè esplicitamente cosa deve essere fatto. Chiaramente, deve limitarsi a fornire un quadro generale e non entra nel merito dei mezzi e dei tempi di attuazione, questi sì prerogativa del Governo e del Parlamento. Il primo assoggettato al secondo  tanto che lo elegge, può revocargli la fiducia, può promuovere delle leggi senza interpellarlo può, infine, dopo averlo fato cadere, proporne un altro completamente diverso al Presidente della Repubblica.

Vi invito sinceramente a (ri)leggerla e vedrete quanto sarebbe facile, semplicemnte seguendone il tracciato, tirare fuori un programma politico tutt’ora straordinario per qualunque governo. Altro che le dieci parole del PD, i compromessi pletorici del governo  Prodi o quelle brochure per casalighe che sono i programmi del PdL.

Il livello politico, culturale,  storico e spesso perfino umano di coloro che l’hanno scritta era talmente superiore a quello di questa classe politica che il solo paragone fa tremare i polsi. Volete davvero che Calderoli, Gasparri e magari Dell’Utri mettano le mani su qualcosa che Calamandrei, Foa, Pertini, De Gasperi, Einaudi, Nenni, Moro, Togliatti e Nilde Iotti hanno contribuito a scrivere? Sentite anche voi che, a dispetto delle idee politiche, c’è qualcosa che non va?

Visto che nei primi sessant’anni e soprattutto nei secondi quaranta, la Costituzione è rimasta largamente inattuata, non vi è nemmeno la possibilità di criticarne gli effetti non avendola mai messa veramente all’opera.

(Ri)leggetela e credo converrete con me che sia uno dei testi politici più belli e condivisibili mai scritti. Tuttavia, la mia è una considerazione politica e come tale, potreste dissentire. Bene leggetela e, seppure la chiave socialdemocratica (con importanti elementi liberali) con la quale è scritta non vi aggrada, non potrete negare che lo spessore e l’idea di politica che essa incarna è più alta di qualunque leggina o pseudo-riforma abbiate visto uscire dal parlamneto italiano almeno negli ultimi trent’anni, sotto ogni governo.

La costituzione non si tocca e, soprattutto, questi qua (inclusa l’opposizione dentro e fuori dal Parlamento) non la devono toccare.

In particolare, per tornare all’attualità, il Premier (titolo che non esiste nel nostro ordinamento ma fa tanto fico) dopo aver sparato sciocchezze di ogni sorta sul Presidenzialismo (forma di Governo degnissima che non significa affatto, come crede lui, conferimento di tutti i poteri al Presidente) che qualunque studente di Scienze Politiche avrebbe potuto confutare, decide di attaccare l’art.41. Non è la prima volta, già in passato lo aveva definito un articolo di stampo Stalinista.

Giudicate voi:

“L’iniziativa economica privata è libera.

Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana.

La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali”

Largamente inattuato, l’articolo 41 richiama direttamente alla responsabilità sociale delle imprese e indirettamente all’articolo 1. Mirano al terzo comma e io negherò a vita il mio voto a qualunque forza politica (di maggioranza o di opposizione) decida di votarne la modifica. Spero che voi facciate altrettanto, senza per questo sentirvi degli stalinisti.

Quando e sé, ci sarà da difendere la Costituzione dall’attacco di questi barbari della democrazia, qualcuno verrà a dirvi  che bisogna lasciarlo lavorare perché gli italiani lo hanno votato: ribellatevi, dategli dell’ignorante, mandatelo a quel paese. Ricordategli che la Costituzione non garantisce il Governo, garantisce i cittadini, anche quelli che non lo hanno votato, anche quelli che non votano affatto, anche quelli appartenenti a minoranze politiche e di ogni altro tipo. Anzi, garantisce soprattutto costoro e proprio dalle derive plebiscitarie del Governo eletto e dalle eventuali cooptazioni del Parlamento.

I padri costituenti lo sapevano, perché era già successo.

NB: Ovviamente il problema non è lo snellikmento delle procedure burocratiche per aprire un’impresa, obbiettibo legittimo per raggiungere il quale non serve affatto modificare la costituzione.