Stasera. (II)

Stasera mi è venuto in mente che questo blog sta in piedi  da piu’ di un anno. Mi sono perso alcuni post come quello sulle Banlieu che esplodevano, proprio mentre io ero a Parigi e Parigi neppure se ne accorgeva. Ne ho ritrovati altri come quello su New Orleans pubblicato con ormai due mesi di ritardo. Tra l’altro ero stato a Miami poco prima, al passaggio dell’uragano Harvey. Se vengo a passare il week-end dalle vostre parti vi avverto prima, così avete il tempo di evacuare.

Sul blog, dicevo, ho scritto in modo scostante come faccio tutte le cose che mi somigliano. Ho scritto soprattutto di politica, di questa società e di altre cose ipocrite che mi fanno incazzare. Ho scritto poco di me, perchè in fondo so’ chi lo legge. Forse perchè una scrittura davvero libera non ammette lettori o piu’ probabilmente perchè di me a volte ho pudore o vergogna, che poco cambia.  Essere una voce anonima tra le tante è rassicurante, è un po’ come quella gente che racconta i propri cazzi a uno stronzo conosciuto in chat e non ne parla al marito o alla moglie. Se non ti guardano negli occhi sei salvo, non hai pudore. O vergogna che poco cambia. Stasera pero’ misà che lo faccio un elenco di cose mie accadute in quest’anno di merda.
Si lo so’ fare i bilanci l’ultimo dell’anno è banale, allora diro’ che non è un bilancio ma un riassunto di cio’ che non ho scritto.
Un conguaglio.

Sono passato di crisi in crisi, spero di non aver fatto troppo rumore. In questo genere di cose vorrei tenere basso il volume, non mi piace disturbare i vicini.

Le lucciole brillano leggere nel tuo buio, se ti lasciano intravedere il loro è soltanto a intermittenza. Le lanterne sparano fasci esaltanti e avvolgenti, scagliando il resto del tuo mondo di zanzara nell’ombra, e tu voli forte verso di loro aspettando di sbattere contro la parete di vetro con cui si proteggono. Ho amato in modo scostante lucciole e lanterne. Non ho confuso, questo no, le une con le altre.

Ho ritrovato un fratello di strada a 10000km di distanza dal quartiere dove ci inzaccheravamo i pantaloni da mocciosi, mi era mancato.
Per anni mi avevano raccontato distrattamente leggende sulle sue imprese, ma la persona per una volta era meglio del suo pur lusinghiero alter ego narrativo. Invecchia bene come il barolo, lo stronzo.

Ne ho ritrovato anche un’altro di fratello. O forse ho soltanto smesso di giudicarlo.

A proposito dell’invecchiar bene rileggendo per l’ennesima volta cio’ che scrivevo a vent’anni mi sono accorto che allora mi convincevo la vita fosse divisa in quattro fasi. Quella in cui ci si compiace di essere intelligenti, poi di essere innamorati, poi ribelli, malinconici e magari depressi, e infine di essere mediocri. Scrivevo mentre ero nella terza, oggi scivolo lento verso la quarta.

Ho visto crollare, vecchio e  pesante, sulle ginocchia, quello che i figli di Freud dicono essere il mio archetipo maschile. Coi Freudiani non ci parlo, ma se fosse vivo Platone vorrei chiedergli che fine fanno le ombre proiettate sul fondo della caverna quando l’archetipo crolla sconfitto. Non voglio essere un’ombra e tantomeno proiettarne.

Per restare ai classici ho fatto tortuosi ragionamenti su Prometeo e Atlante. Chi dei due deve ringraziare l’altro? Il servo sciocco degli Dei che si ostina a non mandare in malora il genere umano affinchè lo stronzetto ribelle possa giocare a fare il martire, oppure il contrario? Mi sono dilettato a ficcare le persone in grosse ceste con scritto sopra, atlantideo o prometeico. Un giochetto sterile e, anche stavolta, non ho trovato una cesta per me. Il contrasto bianco-nero non basta a esprimere l’esistente. Se ho trovato posto a qualcun altro è soltanto perchè incosciamente forse percepiamo soltanto noi stesssi come davvero reali, indefinibili e ricchi di imperscutabili sfumature.

Mi hanno detto, con dolcezza, che pecco di umiltà e avevano talmente ragione che ho finto avessero torto. Vorrei dire di averne ma devo misurarmi con un’ambizione simile a quella di cui parlava Pericle al bar, quando studiavamo in biblioteca e lui voleva dipingere come Francis Bacon, <<mia madre dice che non sono ambizioso… in realtà sono troppo ambizioso per fare il dirigentello>>. Ora che coi dirigentelli compiaciuti mi ci scontro ogni giorno, quelle parole mi suonano ancora piu’ vicine. Chissà che cazzo fa adesso Pericle… spero dipinga.

Ho preso qualche bella onda, una m’ha scheggiato un dente e per poco non mi fracassava la mascella.

Come ogni anno ho avuto piu’ paura che coraggio.

Con JoeChip ci siamo detti di aprire un blog dove rendere pubblica la consueta, anche se scostante, corrispondenza sui libri letti.
Si accettano scommesse, se lo apriremo si chiamerà “Ozia” come un re biblico morto per non so’ quale profezia. Philip Dick scriveva i suoi libri consultando I CHING, Joechip sceglie i nomi dei blog consultando a casaccio la Bibbia.


                           “Autoritratto”, Francis bacon

 

Se ne vanno sempre i migliori.

Quando ieri sera durante la conferenza stampa di fine anno il Presidente del Consiglio ha mostrato la prima pagina de “l’Unità” del 1953 che titolava “Stalin è morto”, per poco non cadevo giu’ dalla sedia. Davvero Stalin è morto?
Per quanto il compagno
Ioseb non mi sia mai stato simpatico, temo che questo evento  gioverà alla causa del Reich.
Sono preoccupato per la tenuta del fronte orientale.