Io non guardo le Serie TV (VII) – Speciale #Bandersnatch

Rispolveriamo questa vecchia rubrica per parlare di #bandersnatch, contenuto non seriale ma autenticamente interattivo, che con la serialità dominante nell’intrattenimento televisivo contemporaneo condivide la piattaforma di streaming digitale e la produzione (Black Mirror), proponendosi tuttavia come episodio unico e  contenuto “nativo” per il nuovo media, laddove questo aveva fino ad oggi aveva proposto modalità di fruizione nuove (VoD) su contenuti non esclusivi, cioè già presenti sulla TV lineare.

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Per ragionare dell’impatto di #Bandersnach sul mondo dell’intrattenimento bisogna risalire a Bolter e al concetto di “rimediazione” applicato ai media digitali. Nel passaggio a un nuovo media si tende, soprattutto inizialemnte, a riutilizzare i contenuti  del media precedente “adattati” al nuovo media(il quale quasi mai soccombe). E’ successo per l’ampio utilizzo iniziale da parte della tv di format teatrali e radiofonici semplicemente trasposti, è successo negli altri casi. In un certo senso il vecchio media è l'”argomento” del nuovo (parafrasando McLuhan), secondo la logica dell’immediatezza. In una concomitante e contraddittoria fase, il nuovo media comincia a sviluppare contenuti propri paradossalmente rendendo l’esperienza più evoluta ma anche più visibile nella sua struttura, più mediata (ipermediazione).

In questo caso #bandersnatch rappresenta l’opera prima assoluta del passaggio della fiction alla nuova medialità interattiva delle piattaforme streaming. Netflix e la produzione di Black Mirror compiono un’operazione molto consapevole e la sfruttano su diversi piani. E’ dunque un evento che può realmente segnare un’epoca e non può essere ignorato da chi si occupa di questi temi.

Se questo debutto sia o meno anche apprezzabile e godibile ad un giudizio estetico e critico è altra questione, così come questo non comporta necessariamente la nascita di un filone o di un genere, decretati dall’apprezzamento del pubblico.
Guardando invece  alla realizzazione il risultato non è banale. Partiamo dal presupposto che si permette allo spettatore di intervenire nella diegesi dell’opera in forma palese, anti-mimetica, istaurando un dialogo tra personaggio e utente.
Utente che si illude di essere narratore o addirittura autore, ma è l’opera stessa ad ricordargli che non è così, riducendolo a un ruolo demiurgico nell’universo creato e dominato dall’autore per dargli l’illusione della scelta. Egli sente la voce dell’autore che gli sottrae il libero arbitrio un attimo dopo avergliene fatto dono, gli indica i limiti. Se ci vedete dei richiami allo gnosticismo è perché questi ci sono e vengono introdotti in modo autenticamente dickiano, omaggio dichiarato da innumerevoli citazioni e riferimenti disseminati ovunque. I temi presenti in Ubik e in “scorrete lacrime” poi caoticamente sviluppati nella trilogia di Valis, dove in un violento e autoreferenziale rimando al reale, Netflix diventa il Valisystem.
La fiction interattiva debutta riflettendo ricorsivamente su se stessa, svelando il trucco, lasciando inevasa la domanda su chi abbia davvero il controllo. Insieme un genere e una modalità di fruizione che ambiscono a presentarsi con un’opera in questo senso già matura.
Non sfuggono rimandi, meno pregnanti, anche al “seme della follia” di Carpenter a sua volta ispirato da alcuni racconti di Lovecraft. Le atmosfere e la fotografia, la qualità generale del prodotto è quella già apprezzata in Black Mirror.
Tutto si può perdonare dunque a #bandersnatch: dalla iperbrandizzazione alla conseguenza inevitabile di fare a pezzi la sospensione dell’incredulità fino ad una certa frustrante asfissia dei percorsi.
E’ dunque da vedere, termine che appare già superato e dovrebbe essere sostituito forse con “da esplorare” anche soltanto per rifiutarne il risultato e criticare l’esperienza.Questo esperimento, fosse anche l’ultimo del genere, apre in potenza una strada e ci fa dire “ecco un fatto nuovo”.

Dick Vs Cage: Free Radio Albemuth e Ubik in pellicola.

L’immaginario dei romanzi di Philip Kindred Dick è quello di riferimento di questo blog. Lo stesso nome “Aramcheck”  compare  nel romanzo  Radio Libera Albemuth (uscito postumo e precursone della “Trilogia di Valis“) come associazione sovversiva immaginaria, inventata dal potere (Ferris freemont aka Richard Nixon) per diffondere paura e insicurezza nella popolazione ottenendo mano libera nella repressione e nel controllo. Pare che Hollywood ne abbia appena fatto un film per ora in uscita soltanto negli Stati Uniti del quale, almeno da noi, si è parlato poco o per niente. A dire la verità perfino il sito della pellicola lascia parecchio a desiderare con delle sezioni under construction ancora oggi che il film dovrebbe quasi essere nelle sale, e sì che nel cast c’è gente come Alanis Morrisette che, piaccia o no, ha il suo folto seguito. Se “Radio Libera Albemuth” è un romanzo bipolare  e paranoico che, come quasi tutta l’ultimissima produzione di Dick, puo’ anche non piacere (come si intuisce dal contesto grafico da queste parti eccome), Ubik è invece un capolavoro assoluto  sul quale in questa sede non sono ammesse discussioni se non nella forma apologetica della lode sperticata. Ubik è uno sguardo panoramico su un universo che crolla e si disfa  tra le mani dei protagonisti. All’interno della visione gnostica di Dick, Ubik è il romanzo in cui forse più di ogni altro l’autore veste i panni del maldestro demiurgo che osserva il disfacimento della propria stessa creazione.  Anche i diritti di Ubik sono stati recentemente acquistati per farne un film e mentre resta facile immaginare come la macchina Holliwoodiana potrebbe spettacolarizzare i poteri psionici del gruppo di protagonisti neoumani,  incarnare efficacemente il personaggio scazzato e disilluso di Joe Chip (questo nome vi ricorda qualcuno lo so) o quello enigmatico di Runciter, e  ingannare abilmente lo spettatore conducendolo nella dimensione ambigua “morte apparente”/”vita apparente” fino a non permettergli piu’ di distinguere tra la realtà vissuta e la realtà sognata, sono invece davvero curioso di capire come lo faranno crollare pezzo per pezzo questo dannato universo. Voglio vedere, cio’ che ho letto e quindi solo immaginato. Peccato che si dovrà attendere forse il 2010 per la realizzazione del film e, ahimé, si corrono  sempre mille rischi che  potrebbero far saltar fuori una cagata colossale: basta ad esempio, tanto per  citare l’insidia piu’ oscura e letale,  dare la parte di protagonista a Nicolas Cage. Quando le forze del male volgono il loro sguardo rovinoso sulla settima arte e  decidono di distruggere qualcosa che aveva le carte in regola  per aggiungere bellezza al mondo, di solito, ingaggiano Cage.