Dopo l’Euro, i Fiorini e non le Lire (post semi-serio per un marketing NOEURO)

(PREMESSA PER I LETTORI ABITUALI DEL BLOG, GLI ALTRI POSSONO SALTARE QUESTO CORSIVO) ***** Chi mi legge, qui e su Parolibero sa che ormai da parecchio tempo ho preso una posizione decisamente no euro. Mi sono convinto che la moneta europea non stia in piedi in generale e sia disastrosa per l’economia italiana in particolare. Come e perché io abbia maturato questa posizione richiederebbe un post lungo (forse un blog a parte), ma non ha senso scriverlo perché si fa prima a leggere e ascoltare su Youtube le critiche all’area valuataria (con tutte la diversità, i contrasti interni, i micro-gruppetti e i distinguo del caso) dei vari Bagnai, Borghi, Rinaldi, Savona, Brancaccio, Galloni, Ioppolo (rip), Barra Caracciolo, Giacché, Mossler-Barnard e via continuando. So che non stanno tutti insieme, so che alcuni di loro si detestano, so tutto… ma l’analisi sull’insostenibilità economica dell’Euro attuale è unanime e comprende, tra gli altri,  anche una manciata di Nobel Prize. Ci sarebbero probabilmente metodi per rendere l’area valutaria comune sostenibile, ma  mancano, oggettivamente, le premesse e la volontà politica perchè ciò accada. Quindi, l’Euro si disgregherà (dall’alto, dal basso, da dentro… vedremo) e si dovrà tornare ad una moneta sovrana. Avverrà comunque e sarà condizione necessaria, ma non sufficiente, all’uscita dal tunnel. Su questo si sta già svolgendo una battaglia politica, purtroppo in mano alle destre che ne usciranno vincitrici,  non è colpa loro del resto se le sinistre (quelle vere, se ci sono) non hanno inquadrato (per dolo o incopetenza) il problema. *****

Non avendo una formazione da economista (ma quando so di non sapere… io comincio a studiare) vorrei  dare un consiglio dal punto di vista della comunicazione (dove un po’ di formazione ce l’ho) a chi combatte questa battaglia. Il nome della nuova moneta sovrana, dal punto di vista economico non ha  nessuna importanza, ma dal punto di vista della comunicazione potrebbe averne. Una  comunicazione efficace può in una prima fase accelerare la vittoria e in una seconda fase innescare meccanismi psicologici positivi nell’accettare l’inevitabile.

Propongo qui di non parlare di Lira e di puntare su nuovo nome, forse il Fiorino.

Riassumo qualche semplice argomento a sostegno di questa ipotesi. Vi sembrerà che io tratti le grandi masse da convincere come esseri irrazionali, influenzati da meccanismi psicologici inconsapevoli, mediamente ignoranti e infantili. E’ esattamente così.

Non perché il popolo sia  composto in maggioranza da idioti  (anche se come insegna Carlo Cipolla, l’ipotesi non è del tutto peregrina) o da bambini di seconda elementare (ma è trattandoli così, per sua stessa ammissione, che B. aggrega consensi da vent’anni e Renzi gli è succeduto in piena continuità), ma perché NOI TUTTI (non importa quanti master abbiamo collezionato in altre materie) rischiamo di essere distratti e avventati quando gli argomenti in gioco ci risultano  distanti e incomprensibili (l’economia) e siamo stati sottoposti a una propaganda di segno contrario per oltre 20 anni (pro-Euro).

Argomenti contro la Lira e a favore del Fiorino(?) :

  • DISVALORE del PICCOLO e DEBOLE: La retorica eurista della “liretta” debole, svalutata e sola contro il mondo, ha ormai attecchito con efficacia e continua ad essere ripetuta h24 sui media mainstream dal fronte eurista. E’ spesso più facile affermare un’idea nuova che scardinarne una vecchia.
  • DISVALORE del PASSO INDIETRO: La retorica del “con la Lira faremmo un passo indietro”, è dura a morire e funziona sotto il profilo della comunicazione di massa. Alla gente non piace pensare che il paese vada indietro. Ha ovviamente ragione Bagnai quando spiega nei dibattiti in TV che tornare indietro, cioè recedere, da un errore è cosa tutt’altro che negativa, anzi auspicabile e razionale, ma ci vogliono troppe parole per dirlo, soprattutto in TV.
  • DISVALORE DEL GIA’ VISTO: Al primo ritardo degli effetti positivi della svalutazione, al primo accenno di attacco speculativo e al primo innocuo crescere dell’inflazione, gli euristi evocherebbero altre svalutazioni, altre inflazioni e altri attacchi speculativi del passato. Tenere lo stesso nome non farebbe che rafforzare questa convinzione. Ben diverso dire: stiamo facendo qualcosa di completamente nuovo, è normale che ci siano dei problemi.
  • VALORE del NUOVO: Il nuovo piace e la novità (in comunicazione come in pubblicità) è un eccellente surrogato dell’innovazione (che è molto più faticosa e auspicabile). La retorica del nuovo in tempo di crisi è stata usata da tutti i comunicatori politici più efficaci (e dagli spin-doctor che gli stanno dietro) dal  “Change” di Obama, alla rottamazione di Renzi. Parte del consenso  dell’Euro (che è prima di tutto un oggetto da maneggiare quotidianamente e quindi soggiace alle leggi dell’appeal, del brand e del design) era dovuto al suo elemento di novità. L’Euro ebbe un ottimo marketing, la Lira è vecchia e legata a ricordi non soltanto positivi.  Una Nuova moneta ti porta in una Nuova Era, chi non vuole vivere in una Nuova Era?
  • RINASCIMENTO ed ETA’ dell’ORO: Quale Era? Si richiede che un cambiamento percepito come radicale e potenzialmente foriero di instabilità e sacrifici ( la disgregazione dell’Euro è necessaria, ma non è detto che l’uscita sia rose e fiori, anzi) debba approdare a un’Era di progresso e prosperità. Il richiamo a un’età dell’oro (sufficientemente lontana per cui nessuno ne ricordi l’altra faccia della medaglia) è un artificio retorico da sempre efficace in politica, dal recupero della Roma  Imperiale di Mussolini, al “nuovo miracolo italiano” di Berlusconiana memoria.  Attuamente c’è un meme che si sta affermando con una certa efficacia cui hanno fatto riferimento con successo gli M5S e Renzi in politica ed è stato colto (fateci caso) dai copywriter di diverse imprese italiane nei loro spot pubblicitari, mi riferisco alla retorica  positiva del Nuovo Rinascimento. Questo meme poggia su valori culturali comuni, specificamente italiani, di cui è facile essere orgogliosi, associa inoltre i valori universali della prosperità, dell’arte e della bellezza. Una strategia comunicativa basata su una moneta dal nome rinascimentale potrebbe essere efficace.
  • I PAESI FORTI: Non tutte le monete rinascimentali hanno però lo stesso suono ed evocano le stesse immagini. Il Tallero (usato attualmente in Slovenia e  padre filologico del Dollaro) o il Ducato, sono nomi non più in  uso da tempo (se non in rari casi) e rischiano di sembrare soltanto obsoleti. Il Fiorino oltre all’età rinascimentale evoca automaticamente i fiorini moderni utilizzati fino al 2001 da un paese, percepito come prospero e civile, del nord Europa (non siamo entrati nell’euro per sentirci anche noi nordeuropei? sic!) come l’Olanda.

Ovviamente auspico (e mi applico nel mio piccolo), perché la necessità di abbandonare l’Euro venga compresa dagli italiani nel modo più democratico e consapevole, basato su una reale informazione e solide considerazioni scientifiche, economiche e politiche. Tuttavia chi sostiene la tesi opposta, mancando di quest’ultime, usa e userà prevalenemente mantra e parole d’ordine ben studiate e  di natura meramente propagandistica. Senza recedere mai da un approccio che informi innanzitutto i cittadini sui danni della moneta unica, alcune piccole armi di contro-propaganda o, se vogliamo, alcune accortezze nel  packaging di una buona idea, potrebbero rivelarsi assai utili. E’ il marketing bellezza.

PS: Mentre i disvalori legati alla Lira e i richiami generici al rinascimento valgono per ogni movimento politico No-Euro, la scelta del Fiorino potrebbe essere inefficace per un movimento politico in particolare, la Lega. L’uso sconclusionato dei richiami al passato, degli elmi con le corna, del Dio Po e dei matrimoni druidici, vanno forse bene per fomentare i militanti nei raduni di Pontida, ma costituiscono un sicuro  punto debole quando si tratta di allargare il perimetro del proprio consenso. In questo solco gli avversari politici avrebbero gioco facile nel ridicolizzare il Fiorino come ennesima pagliacciata pseudo-storica. Del resto, se portano ancora in giro Borghezio e calderoli il rischio di sembrare ridicoli continua con tutta evidenza a non spaventarli.