La strana bomba di Manchester.

Paura allo stadio.
Domenica 15 maggio lo Stadio Old Trafford di Manchester è stato evacuato 20 minuti prima della partita tra Manchester United e Bournemouth e prevista per 14GMT, a causa di un allarme bomba. L’ordigno è stato effettivamente trovato dai cani anti-esplosivo della polizia di Machester (GMP) nel bagno dello stadio, si trattava di una bomba finta, non in grado di fare danni reali ma a detta della polizia “estremamente realistica”, costruita in tutto e per tutto come una vera “pipe-bomb” artigianale. Per circa 5 ore si è cercato di capire come e chi avesse lasciato lì l’esplosivo. In serata è stata la stessa polizia di Manchester a spiegare che l’ordigno era stato lasciato lì durante un’esercitazione antiterrorismo avvenuta qualche giorno prima. La polizia ha declinato la responsabilità dell’errore, sostenendo che l’errore è attribuibile ad una società privata responsabile dell’esercitazione.

Effettivamente una grossa esercitazione si era tenuta a Manchester il 10 Maggio, nel distretto di Trafford, aveva coinvolto 800 tra attori e volontari, e vedeva la collaborazione congiunta della polizia (GMP), dei vigili del fuoco e degli operatori ospedalieri locali.  Quelle che seguono sono le immagine del training inclusa l’esplosione di una finta-bomba che ipotizziamo molto simile a quella trovata nei bagni dello Stadio:

Il filmato e l’esercitazione erano disponibili su Internet dal giorno stesso ed avevano ricevuto una grossa attenzione mediatica a causa delle proteste delle associazioni mussulmane inglesi indignate perché l’attore che interpretava il terrorista suicida aveva nel copione come unica battuta “Allah Akhbar”, l’accostamento era stato giudicato superfluo, blasfemo e offensivo, tanto che la polizia di Manchester si era subito scusata per l’accaduto.

L’incidente, increscioso di suo per le conseguenze del falso allarme, 50k tifosi evacuati, presenta però alcune ulteriori anomalie.

Anomalia #1 – L’esercitazione documentata non era allo stadio.

E’ facile reperire sul web articoli e immagini sull’esercitazione del 10 Maggio, sia dovute alle proteste delle associazioni islamiche sia per semplici articoli collegati al realismo e all’utilità di queste esercitazioni impostate come veri e propri giochi di ruolo. Non esistono tracce in rete, o almeno non ne abbiamo trovate, di esercitazioni allo stadio Old Trafford, dove il finto-ordigno è stato di fatto rinvenuto. L’esercitazione documentata si è infatti svolta al Trafford Center, un centro commerciale che a dispetto del nome dista 5,5Km, circa 10 minuti in auto senza traffico e oltre 25 minuti a piedi dallo stadio:

Old Trafford

Quindi se si trattava della stessa esercitazione questa si svolgeva in due luoghi distinti, molto lontani tra loro per una logistica complessa di 800 figuranti, uno dei quali (appunto lo stadio) non è mai stato menzionato  prima del ritrovamento dell’ordigno di domenica.

Anomalia #2 – Il ruolo della polizia locale (Greater Manchester Police, GMP).

Mentre la polizia locale è stata pienamente coinvolta nell’esercitazione del Trafford Centre, come documentano le immagini e gli articoli collegati, le autorità sono sembrate inspiegabilmente “smarrite” rispetto alla bomba allo stadio. Per quasi 5 ore nessun collegamento con eventuali esercitazioni è stato ipotizzato, il che è strano se la polizia stessa fosse stata coinvolta in quello stesso luogo solo pochi giorni prima. Durante le prime ore la polizia si è anzi detta stupita per l’incredibile realismo dell’ordigno, come se non avessero mai visto (o comunque non si aspettassero di trovare lì) nulla del genere. La polizia ha infatti declinato ogni responsabilità per l’ordigno abbandonato, indicando una società privata come autrice unica dell’errore. Il club calcistico Manchester United ha ugualmente scaricato ogni responsabilità specificando in una nota dell’addetto stampa che la società privata in questione  “Non è la stessa società cui ci rivolgiamo per garantire la sicurezza dello stadio” e ha aggiunto “chiaramente la Polizia non ha alcuna responsabilità nell’errore”. Da queste dichiarazioni incrociate sembra emergere che questa fantomatica società privata, mai nominata nelle prime ore, abbia potuto muoversi dentro lo stadio, conducendo esercitazioni, maneggiando esplosivi depotenziati e lasciandoli poi lì, senza che né la polizia locale né il club calcistico che gestisce lo stadio abbiano potuto avere voce in capitolo.

Anomalia #3 – La  società privata.

La società privata autrice dello sventurato incidente si è rivelata essere la Security Search Management & Solutions, il cui proprietario Chris Reid è un ex-consulente anti-terrorismo già legato alla G4S, un nome sconosciuto ai più ma un vero e proprio gigante economico e… militare. La G4S vanta infatti diversi record essendo contemporaneamente la più grande agenzia di sicurezza del mondo, il secondo maggior datore di lavoro al mondo dopo Wall-Mart  con oltre 620000 dipendenti e, per conseguenza, il più grande esercito privato di contractors al mondo.  La GS4 è impegnata in Iraq con compiti di scorta dei convogli non militari almeno dal 2008, da quando ha cioè acquisito la ArmorGroup (9000 dipendenti), ed è nota per i suoi stretti rapporti coi Signori della Guerra  afghani.  La G4S è implicata in una vasta lista di accuse in giro per il mondo, incluso l’uso della tortura nella gestione delle prigioni sudafricane. La GS4 ha anche gestito la sicurezza durante le olimpiadi di Londra nel 2012, al tempo in cui ci lavorava Reid, tra l’altro fallendo e costringendo il governo britannico a schierare l’esercito pur di ottenere il livello di presidio del territorio atteso. Reid, a parte definire l’incidente sfortunato, non ha voluto rilasciare dichiarazioni in attesa di parlare col Manchester United.

La minaccia era reale?

Lo sfortunato incidente si colloca in una settimana molto calda per gli allarmi anti-terrorismo in UK in generale e a Manchester in particolare.  Ad esempio, avevano con sé foto di Londra (oltre che di alcuni siti storici italiani) i presunti quaedisti afghani arrestati  il 10 Maggio a Bari, e proprio domenica pomeriggio un volo Ryan Air da Oslo a Manchester è stato cancellato a causa di un altro allarme bomba, con la polizia norvegese  che aveva posto in stato di fermo due cittadini dello Sri-Lanka per poi scoprire anche in questo caso un falso allarme. Sempre la settimana tra il 10 e il 15 maggio l’MI5, il servizio segreto britannico, aveva elevato l’allerta anti-terrorismo per eventuali attacchi dell’IRA dall’Irlanda del Nord, dal livello 2-Moderate al livello 3-Substancial, quello in cui: “an attack is a strong possibility“.

Ognuna delle anomalie menzionate può essere spiegata con coincidenze ed errori, ne teniamo conto in attesa di maggiori informazioni e report ufficiali. Allo stesso modo teniamo conto, per un vezzo statistico, di come negli ultimi 16 anni grandi esercitazioni anti-terrorismo abbiano mostrato una forse casuale ma di certo  inquietante capacità predittiva nei confronti di eventi terroristici poi realmente accaduti. C’erano state esercitazioni del genere nei paraggi territoriali e nei giorni più prossimi (qualche volta addirittura in contemporanea), su obbiettivi simili o identici a quelli poi effettivamente colpiti subito prima (tra gli altri) degli attentati di New York 9/11, Londra 2002, Boston 2012, Parigi 2015 e Bruxelles 2016.

Fukushima: news dal fronte orientale.


Qualche settimana fa, circa con l’inizio dei bombardamenti dei volenterosi sponsorizzati dall’ONU, poi guidati ad interim Nato, Fukushima e il terremoto Giapponese sembravano scomparsi nel nulla mediatico. La notizia è rapidamente passata dalla prima pagina alle pagine interne, dall’apertura dei TG alla lunga coda dei servizi minori. La stessa Repubblica on-line che nella prima settimana aveva seguito la vicenda con un’ottima pagina di aggiornamenti in diretta, l’ha subito chiusa. 

L’equivoco senbra essere nato, o fatto nascere appositamente quando il Governo Giapponese e la Tepco hanno cominciato a parlare di situazione stabile. In realtà leggendo con maggiore attenzione si scopriva che la stato dei reattori restava gravissima, ben oltre Three Miles Island e sempre meno lontana da Chernobyl, ma per qualche giorno aveva semplicemente smesso di peggiorare. La situazione era dunque momentaneamente stabile, ma non stabilizzata, cioè riportata sotto controllo da parte della Tepco e delle autorità con un livello di rischio destinato a decrescere col decadimento degli agenti radioattivi e con le operazioni di bonifica.

La verità invece è che Fukushima era e resta fuori controllo.

E non è nemmeno più stabile, ma in continuo peggioramento.

Le ultime notizie riportate insieme al video di seguito dalla sempre ottima Debora Billi di Petrolio, è che anche i reattori 5 e 6 si stanno surriscaldando e che la solita tecnica ipertecnologica è quella di gettarci sopra acqua di mare (roba che uno si aspetta che in una centrale ci siano tecniche di raffreddamento fantascientifiche a base di azoto o elio liquido o chissà cos’altro). La stessa acqua di mare che ieri è stata fatta defluire nell’ambiente dopo che l’uso nei reattori 1,2,3 e 4 l’avevano resa radioattiva. La stessa acqua di mare in cui è stato trovato del Plutonio, proveniente non si sa ancora bene grazie a quale falla dal reattore 3. Il Plutonio è un elemento vagamente dannoso per la salute che decade in 24000 anni e che viene utilizzato nella costruzione delle bombe atomiche.

Parlando dei reattori 5 e 6 e della nuova emergenza, l’ingegnere del video di seguito PIANGE. Ora, io ci lavoro con gli ingegneri da almeno 11 anni e ne ho frequentati tanti: garantisco che sul lavoro non sono gente incline a lasciarsi prendere reazioni irrazionali. Io quando vedo un ingegnere che piange sul lavoro mi avvio verso le uscite di sicurezza.

La battaglia di Fukushima non è stata affatto vinta e si sta trasformando in guerra. Forse per quanto devastante e distruttivo per tempi che in scala umana possono apparire praticamente eterni, il fenomeno potrebbe limitarsi in buona parte alla prefettura locale e non raggiunge mai Tokio ne le altre nazioni vicine. Tuttavia se così non fosse con tutta probabilità non lo sapremo, o comunque non lo sapremo per tempo, poiché le dirette conseguenze di un tale evento non possono semplicemente essere tratte né tantomeno gestite.

La provincia di Tokio, il suo agglomerato urbano esteso, contano 35 milioni di persone:

se l’Europa e l’Italia faticano  a gestire 20000 migranti, l’idea stessa di evacuare 35 milioni di persone è semplicemente impensabile e la verità (e la salute umana e ambientale in questo caso) sarebbe, al solito, la prima vittima della guerra.

Per seguire Fukushima oltre i soliti gli umori dei media nostrani consiglio i seguenti link, altri potrete segnalarmeli voi nei commenti e li aggiornerò prontamente.

Livello delle radiazioni rilevato nelle principali prefetture:

Blog e media Internazionali:

  • Stati Uniti: ZeroHedge
  • Giappione: NHK in diretta e con buona qualità video
  • Blogger Giapponese:

Tra i blogger italiani di mia conoscenza che stanno seguendo con maggiore assiduità la vicenda:

Sui siti dei media tradizionali, orfani della diretta di repubblica, c’è quella molto meno aggiornata del Fatto Quotidiano:

Terrò l’elenco dei link aggiornato, aiutatemi ad arricchirlo.

Rivolte e nuove guerre puniche.

Ieri si è messa  ufficialmente in moto la macchina della propaganda occidentale, me ne sono accorto quando ho sentito al TG dare la seguente notizia:

“anche Al-Quaeda prende le distanze da Gheddafi”.

Come dire “anche Hitler avrebbe disapprovato Gheddafi”. Tra l’altro non è noto sapere come sono venuti in possesso i media italiani di questa informazione, glielo lo ha detto l’ambasciatore del fu Osama Bin-Laden? Al-Quaeda ha fatto una conferenza stampa? Come mi faceva notare The Prez, Al-Quaeda torna sempre utile: la puoi riciclare quando ti serve e va bene per tutte le stagioni. La usa perfino Gheddafi che un giorno la fa coincidere con i ribelli che gli si oppongono in Cirenaica (due giorni fa), il giorno dopo minaccia di di allearsi con Al-Quaeda contro gli occidentali (l’altro ieri) e infine torna a spiegare al buon Obama, al quale ribadisce la stima, che lui sta lottando contro dei fondamentalisti quaedisti che hanno occupato le sue città.

Al-Quaeda, primo brand in copyleft geo-politico, a disposizione di chiunque cerchi un pretesto per bombardare qualcheduno.

Comunque la si pensi sulla No-Fly Zone e su gli altri eventuali interventi a sostegno dei ribelli (speriamo…), infarcire i TG di sciocchezze inverificabili e palesemente paradossali sul nuovo nemico, sarà un inquinamento che dovremo dolorosamente sopportare. A maggior ragione che tale bombardamento di veline, pilotate o autogenerate per servilismo, è del tutto inutile, in quanto gli italiani sapevano benissimo chi fosse Gheddafi. Soltanto uno lo  aveva scambiato per goliardico compagno di Puttan Tour, un eccentrico paraculo pieno di petrolio col quale spassarsela facendo  possibilmente un po’ di scena, una vera sagoma con cui scambiarsi segreti esclusivi  per una miglior tenuta di botulino e lifting.

Per l’ennesima volta, fateci caso, l’occidente sarà in guerra con qualcuno che gli spara con armi che esso stesso gli ha venduto.

L’Italia prima presta tre basi, poi ne presta sette ora, infine, parla di metterci gli aerei alla prima violazione della no-fly zone, già violata di fatto visto che risultano bombardamenti in corso. Gheddafi nel frattempo blandisce Obama, ma minaccia la Francia, l’Inghilterra e soprattutto l’Italia neanche se la fosse presa per la rottura di un’amicizia tanto speciale. Il Presidente del Consiglio non si fa sentire in quanto la situazione non è tanto drammatica quanto il golpe strisciante dei magistrati che fruttava fino a tre interessanti video-messaggi al giorno. Mentre gli esperti di marketing decidono se il sia meglio il basso profilo o la figura maschia del Presidente di Guerra per far risalire  B. nei sondaggi, il Governo manda avanti La Russa. Il ministro ha dalla sua sia il contaggioso entusiasmo di chi finalmente corona i propri sogni di bambino (una bella campagna d’Africa, nuovi Negus cui spezzar le reni,  popoli barbari da civilizzare e belle abissine adescatrici da sedurre), sia una faccia adatta a terrorizzare qualunque avversario.   

Non so se l’intervento militare sia la cosa giusta, ci si augura la caduta di Gheddafi e la vittoria dei ribelli certo, ma l’esperienza insegna l’Occidente non fa nulla in modo disinteressato e la tendenza dell’ultimo decennio ad elaborare strategie di intervento demenziali e criminali pagate dai civili, mi preoccupa. Il fatto che questa operazione sia di matrice europea non migliora la situazione, basta ricordare il disastro balcanico.

Nel frattempo il paradosso diplomatico USA emerge nella sua assurdità, con le truppe Saudite schierate in Barhein contro altri manifestanti che avrebberio diritto alla medesima libertà, oppressi da quegli stati golfo che supportano la guerra contro Gheddafi.  Intanto l’Irano, dove c’è un feroce dittatore cattivo, ritira l’ambasciatore e tuona contro la repressione dei fratelli sciiti. Ma i sauditi sono i feroci dittatori buoni.

Non come Assad, feroce dittatore cattivo, alle prese anche lui ieri con la protesta di Damasco dove è stato costretto, suo malgrado, a dover ammazzare tre contestatori. Al fianco di questi gli USA  si schiererebbero volentieri a favore, se soltanto non rischiassero di finire i carroarmatini.

Nello Yemen vanno avanti le proteste iniziate, ricordiamolo, con quelle di Tunisia ed Egitto. Soltanto ieri il Presidente Yemenita ha prima lasciato che i suoi sgherri trucidassero quarantuno manifestanti, poi li ha definiti martiri della democrazia, come se non ce l’avessero con lui, scaricando la colpa su uno dei suoi ministri.

Intanto il petrolio ricomincia a volare oltre i 103$ e il Nightmare Scenario economico, aggravato anche dalla tragedia Giapponese (195% del PIL di debito pubblico prima dello Tsunami), non è più una semplice ipotesi.

Solidarieà ai popoli in rivolta del nord Africa e del Medio Oriente , ai coraggiosi cittadini giapponesi e, soprattutto, agli eroici tecnici che si stanno ammalando per arginare il disastro di Fukushima.

Rivoluzioni d’Egitto.

A vedere cio’ che accade in Tunisia, parzialmente in Albania e soprattutto in Egitto, viene quasi da pensare che la voglia di libertà sia contagiosa. L’idea è rafforzata dal fatto che dopo le manifestazioni di giovedì nello Yemen sia stata convocata una “giornata della collera” contro l’attuale governo e che re Abd-Allah II di Giordania, con un atto previdente se non furbo, abbia  dato mandato al Primo Ministro di attuare immediatamente riforme liberali per il suo popolo. Viene anche da pensare che, per dirla con Fini (il giornalista non il politico), i popoli debbano filarsi da soli la propria storia e, forse, possono ottenere più con le proprie forze e la sana pratica della lotta popolare di emancipazione, che tramite i generosi bombardamenti del grande piano occidentale di  “democracy export”.

L’idea dei popoli che si sollevano per abbattere i tiranni è affascinante e senza tempo, ma volendo fornire un’ipotesi più realistica è senz’altro probabile che le ragioni del progresso sociale si stiano in realtà intrecciando con quelle della crisi, del pane e della pancia. La miscela è esplosiva e costituisce uno dei maggiori motori della storia e, personalmente, resto convinto che le rivoluzioni siano mosse praticamente sempre dalla necessità quasi mai da ideali, usati al più per offrire agli insorti una prospettiva politica, un fattore di mobilitazione e una nuova classe dirigente bella e pronta. Il cambiamento in corso, se non interverrà una prematura e brutale restaurazione, è di portata storica e potrebbe estendersi per i deserti orientali più velocemente di quanto pensiamo, basta ricordare le tensioni politiche interne all’Iran dello scorso anno.

Inoltre, la potenza mediatica delle immagini provenienti dal bacino del mediterraneo sta squarciando i drappi di quella che potremmo definire la dottrina Luttwak: “Ci sono dittatori che ostacolano il business e dittatori che non lo ostacolano, noi ci occupiamo dei primi e lasciamo perdere i secondi”. Si scopre così che Mubarak non è uno stinco di santo ma un autocrate e un despota, e Ben-Alì non soltanto è un dittatore, ma ce lo abbiamo anche messo noi italiani (il prezzo della stabilità…). Di questo passo perfino i Teocons di casa nostra notoriamente duri di comprendonio, già  orfani di Bush  e probabilemnte delusi dalla breve fiammata del Tea-Party, potrebbero accorgersi che la libia di Gheddafi è l’unico paese sovrano che abbia aperto il fuoco verso il territorio italiano dal 1945 e di come nell’Arabia Saudita degli amici Al-Saud la condizione della donna sia in realtà peggiore che in Afghanistan.

Ci sono tuttavia alcuni pericoli che vanno valutati e si inseriscono nel triangolo di relazioni tra USA, Israele e il mondo arabo. Dal Foglio  di Ferrara, giornale marcatamente filo atlantico e simpatizzante della causa israelana come il suo direttore, ci fanno sapere che il rischio in Egitto è che vadano al potere i Fratelli Mussulmani in un tardivo remake in salsa sunnita della rivoluzione islamica khomeinista. Tuttavia, se il leader dell’opposizione sarà davvero El-Baradei che,  malgrado il premio sia inflazionato da almeno trent’anni è pur sempre un Nobel per la pace ed un politico laico, il pericolo francamente non sembra all’orizzonte.

Però l’Egitto resta cruciale nella triangolazione di interessi.

Egitto significa una nazione di 80 milioni di persone a due passi dall’Europa terrorizzata dalle ondate migratorie, significa il miglior alleato tra i confinanti di Israele con la metà dei quali è formalmente in guerra o comunque non ha contatti diplomatici (quando ci sono stato è la prima cosa che ha spiegato la guida uscendo dal perimetro di Tel Aviv, almeno per quelli di noi che non lo sapevano). Egitto significa Gaza e la volontà o meno di finanziarne e armarne la resistenza, significa Canale di Suez, container e petroliere che vi transitano. Egitto significa un contagio ancora più esteso, perché un conto è dire che il grande cambiamento è possibile in una nazione di 8 milioni di abitanti come la Tunisia, un altro conto  è cio’ che sta succedendo al Cairo. Per i parametri del mondo arabo, se è possibile in Egitto è possibile ovunque, anche dove si produce più petrolio il cui prezzo sta schizzando di nuovo verso i 100 dollari.

Se la posizione pro-Mubarak è da darsi per scontata , dalla quale provengono probabilmente i malumori del Foglio, da parte di un Israelenon certo propenso a scambiare un alleato stabile e tutto sommato  accomodante in cambio di un terno al Lotto,  quella degli Stati Uniti mi lascia al momento abbastanza perplesso. I normali rapporti nella triangolazione vorrebbero gli USA allineati con gli alleati israeliani, preoccupati di non destabilizzare un’area in cui hanno qualche centinaia di migliaia di soldati variamente dislocati e di non perdere, in nome della real-politik, un buon alleato come il presidente egiziano. Eppure, sorprendentemente, non soltanto Obama sta effettuando una forte pressione mediatica a favore dei manifestanti e del cambiamento, ma addirittura Wikileaks racconta come gli USA finanziassero e supportassero da tempo gli oppositori del Raiss.

Delle due l’una: o con Obama (guerre ereditate a parte) davvero la politica estera degli USA sta cambiando a cominciare dai rapporti delicati con Israele o, il che è piuttosto probabile, c’è ancora qualcosa di importante che mi sfugge.

Nel frattempo mentre il vecchissimo (quella mummia Gheddafi potrebbe  quasi essergli figlio) volpone Mubarak, schiera in campo i propri sostenitori che subito vengono allo scontro con gli altri manifestanti, dividi et impera, questo blog ne approfitta per solidarizzare con la protesta degli egiziani. Non soltanto perchè sono convinto che un regime democratico sia comunque meglio del dittatorello di turno, ma piuttosto perché democrazia e libertà, come tutte le cose importanti, se conquistate con le proprie forze, valgono e doppio.

Immagini. Elogio di un finanziere e sfogo di un manifestante.

E’ difficile mettere in ordine  pensieri in un momento in cui la situazione politica, economica e sociale, rischiano di deflagrare da un momento all’altro. Sono pessimista e credo che dopo anni di stallo alcuni nodi stiano  velocemente venendo al pettine: non sarà di certo una rivoluzione ma, temo, non potrà essere neppure un pranzo di gala. Riguardo alla rivolta studentesca, a come questa si inserisca all’interno della più vasta crisi sociale, ai miei timori sul fatto che difficilmente le cose possano migliorare (per ragioni prevalentemente economiche) in tempi che si possano definire brevi, cercherò di fare un’analisi più avanti. In questo post e forse nel prossimo vorrei raccontarvi di alcune immagini che mi hanno colpito il 14 Dicembre 2010, giorno della fiducia a B. e della guerriglia di piazza del Popolo.

La prima immagine.

Nroma-finanziere-pistolael 2001 non rimandando neppure a processo Placanica lo Stato stabilì, de facto, che un agente delle forze dell’ordine durante una manifestazione, se coinvolto in  una situazione di pericolo grave e imminente  può estrarre una pistola e sparare, fino alle estreme conseguenze, senza subire sanzioni. Possiamo discutere se questo sia giusto o meno, valutare la reale entità del pericolo imminente caso per caso, ma ciò che avvenne a Genova è un chiaro precedente ben scolpito nell’immaginario del paese. Adesso guardate la foto di fianco,l’agente della Guardia di Finanza aveva perso il casco, le manette ed il manganello tutti ormai in mano ai manifestanti e stava subendo una chiara aggressione a mio avviso ben più concreta di quella che un estintore, a cinque o sei metri di distanza dall’esterno di un Defender, potessero rappresentare in quell’estate del 2001. Il finanziere poteva sparare sicuro di raccogliere la solidarietà dei colleghi, del governo, del ministero, vedendosi riconosciuta la legittima difesa in sede giuridica, gli applausi da buona parte dell’opinione pubblica ostile ai manifestanti violenti e, come avvenne allora, con tutta probabilità perfino una colletta milionaria da parte di qualche giornale di destra. Poteva sparare storpiando nel migliore dei casi o addirittura stroncando  per sempre, una giovane vita.

Il finanziere ha difeso la pistola, rinunciando ad usarla.

Il finanziere ha mantenuto la freddezza, la professionalità e, voglio pensare, l’umanità, in una situazione di  pericolo reale, confusione e animi surriscaldati.

Senza la sua professionalità oggi saremmo tutti in un paese peggiore, con un possibile morto in piazza ed un clima, se possibile, ancora più violento, radicalizzato e senza sbocchi.

Io voglio ringraziare quel finanziere anonimo, sperando che venga premiato, perché ha reso un servigio a tutti noi. Lo ha reso  a quei suoi colleghi che non hanno perso occasione per infierire su manifestanti già immobilizzati, calpestandoli o manganellandoli a terra. Lo ha reso a quel ragazzo cui non ha sparato e al movimento stesso che, nell’istante dopo il colpo di pistola, avrebbe potuto scoprire d’esser già diventato qualcos’altro.

Lo voglio ringraziare proprio perché non ringraziai Placanica, non riuscii a solidarizzare con lui e ritenni quella “legittima difesa” discutibile, sproporzionata o comunque degna di essere valutata senza frettolose archiviazioni.

Io nella foto vedo un anonimo eroe, un servitore dello Stato, un agente che merita per il proprio coraggio e sangue freddo d’essere portato come esempio.

La seconda immagine.

La seconda immagine proveniva in presa diretta dall’operatore del Corriere TV, subito dopo gli scontri di mercoledì. In una Piazza del Popolo ormai semideserta ma con i roghi ancora fumanti, con le camionette sullo sfondo e i Vigili del Fuoco ancora intenti a valutare i danni, l’operatore intervista due ragazzi. La prima è una ragazza con in testa un grosso ematoma dovuto ad una manganellata, lei che non era lì per la manifestazione ed è finita di mezzo agli scontri per sbaglio, preoccupata se tornare andare in ospedale o tornare a casa, fuori Roma, da dove era venuta presumibilmente per lo shopping natalizio. Il secondo era un ragazzo, un manifestante che tentava di spiegare al giornalista del corriere come si erano svolti i fatti. Ad un certo punto una signora sui cinquanta, ben vestita, scesa per portare a spasso il cane appena finiti gli scontri, prende la parola a proposito delle violenze rivolgendosi al ragazzo:

<<Questo ragazzi non è il modo giusto per farsi ascoltare, questi comportamventi vi si rivolgono contro>>

Il tono era amabile e un po’ paternalistico, intriso di quel politically correct e di quella solidarietà superiore e distaccata che non entra mai nel merito delle cose, marchio di fabbrica del PD. Mi aspettavo una risposta del ragazzo secondo copione: un accorato appello a comprendere l’esasperazione degli studenti, qualche concessione sull’inutilità e la pericolosità di quel genere di guerriglia, perfino una completa abiura di quanto accaduto. Nulla di tutto questo, il ragazzo l’ha guardata e le ha puntato contro il dito indice, accusandola personalmente:

<< Io non ho soldi di famiglia e se tagliano le borse di studio devo lasciare l’università, in ogni caso poi non avrò lavoro e quindi non ho nulla da perdere. Protestiamo da tre anni e non ci ascolta nessuno. E poi, la sa una cosa signò, E’ COLPA VOSTRA>>

Non voi del governo, non voi politici, non voi di destra,  la signora con tutta evidenza non era nessuna di queste cose. Non voi borghesi,  non siamo nel ’77. Voi delle generazioni precedenti. Voi padri e voi madri.

Voi che avete i diritti e qualche volta i privilegi,  voi che avete lasciato che a noi non rimanesse nulla. Articolo 18, pensioni decenti, una casa o la possibilità di acquistarla, fluidità sociale, stabilità e sicurezza. La signora  non era delegittimata politicamente a dare giudizi, ma anagraficamente. Per questo nessun partito di sinistra potrà mettere il cappello su queste manifestazioni. Per questo difficilmente  sarà la caduta di Berlusconi a frenare il malcontento. Almeno per loro, come scrissi due anni fa, la questione è soprattutto generazionale e chi ha più di 50 anni è ora che ne prenda definitivamente atto, politico o no,  se vuole sperare di essere minimamente ascoltato da questi ragazzi.

Lo zombie sovrano e la Tragedia Greca.

Riassumere il vorticoso giro di Sirtaki dell’ultimo mese ballato da tutta Europa in poche parole è cosa non semplice, cercherò di essere sintetico e schematico. Tutta d’un fiato:

La Grecia ha un debito pubblico al 115% del PIL inferiore in proporzione tra i paesi sviluppati soltanto a Giappone ed Italia. La Grecia ha un deficit, trend di aumento del debito, che viaggia oltre il 15%. Una compbinazione dei due parametri tra le peggiori del mondo (forse la peggiore, forse no). La Grecia ha già vampirizzato la propria cittadinanza abbastanza e per pagare la prossima tranche di interessi sul debito, 9 miliardi entro il 19 maggio, ha bisogno di finanziamenti.

Attenzione: si tratta soltanto di pagare gli interessi, non di ridurre il debito. Siamo nel perfetto circolo vizioso del cummenda cravattato dagli strozzini che fa altri debiti per pagare gli interessi.

Per finanziarsi la Grecia, come tutti gli altri stati, emette Bond (BoT, CCT…cioè ancora debito) versando interessi ai compratori, interessi proporzionali alla loro possibilità di ripagare effettivamente il debito. Tanto più sei nella merda, tanto più se chiedi soldi al mercato dovrai fornire interessi da capogiro. Negli ultimi mesi gli interessi sui Bond greci sono cresciuti in modo incontrollato, man mano che il default diveniva palese. Il default è avvenuto la scorsa settimana quando il primo ministro ha dichiarato che  non poteva più rivolgersi al mercato per finanziarsi, consequenzialmente il debito greco è stato immediatamente dichiarato junk: “spazzatura”. Fine dei giochi ,la Grecia non può più farcela da sola.

Nel frattempo l’Europa decideva il da farsi aspettando la decisione della Merkel, maggior finanziatore dell’eventuale prestito e discreto detentore, insieme alla Francia, di debito greco (tramite le proprie banche).

Che fare? si chiede la Merkel senza essere Lenin.

Lasciar fallire la Grecia vuol dire perdere i crediti e vedere la crisi ribaltata sulle proprie banche, decretando inoltre la morte politica dell’Europa e quella monetaria dell’Euro. Una unione dove attaccando il punto debole il corpo sano non ha una reazione, non è  più tale. L’Unione, va detto, ha fatto tanto comodo ai tedeschi negli ultimi dieci anni. Inoltre si teme l’effetto Lehman: cade il primo e poi cadono tutti e salvare tutti costa più caro che tappare la prima falla.

Salvare la Grecia vuol dire gettare il denaro pubblico (ha ragione Roubini e poi vedremo perché…), vuol dire salvare d’ora in poi qualunque altro paese in crisi, il che semplicemente non si può fare. Non si può fare perché l’economia greca rappresenta il 2,5% del PIL europeo mentre ad esempio quella italiana vale circa il 15% e via a scendere gradualmente per Spagna, Irlanda e Portogallo.

Si è scelta la seconda opzione differita nel tempo: ti salvo, ma prima temporeggio per mesi in modo che nessuno si metta in testa che il salvataggio sia dovuto e indolore, nel frattempo preparo un pacchetto di commissariamento lacrime e sangue degno dell’FMI. Tra l’altro l’FMI è stato coinvolto nel prestito finale, invocato dallo stesso Tremonti che di solito dalla finanza ultraliberista anglosassone era uso prendere le distanze,  in questo caso vedendo il villaggio in fiamme (la metafora è sua) decide di farsela piacere.

Il piano complessivo prevede 100-120 miliardi in tre anni, ad un paese fallito. Il punto è che 100 miliardi per la Grecia corrispondono ad un terzo del debito e al 35% del PIL, rapportato all’Italia è come se ci fossimo fatti prestare qualcosa come di 600 miliardi! Centoventicinque volte i “favolosi guadagni” dello Scudo Fiscale! Davvero pensate che l’Italia potrebbe mai rimborsare una cifra simile? Se la risposta è no  (ed è NO), nel caso greco la situazione è ancora peggiore, visto che hanno un’economia più debole, una credibilità finanziaria sottozero e una popolazione già ampiamente tosata dalle misure di austerity statale.

L’Italia contribuisce subito per 5 miliardi (esattamente quanto incassato dal famoso scudo…) per questo prestito a fondo perduto, per tenere in vita uno zombie finanziario.

Una nazione zombizzata attenzione, non una nazione di zombie. I greci sono vivi, vigili e decisamente incazzati e sanno di essere le cavie della tenuta d’Europa, della crisi a catena dei debiti sovrani e della nuova ondata di distruzione dei diritti dei cittadini. Dal ilGrandeBluff ecco come le misure di austerity sono riassunte da un lettore greco:

“lo stipendio deve diminuire del 30% x i quattro prossimi anni,

la paga mensile media da 700 euro deve diminuire,

la pensione media di 500 euri deve anch’essa diminuire,

la benzina e le sigarette raddoppiare il costo d’acquisto,

le agiende possono lincenciare quande persone ne vogliono,

l’iva aumentare del 3% dopo un aumento di 2% di soli 20 giorni fa,

i poveri diventare ancora piu poveri x i prossimi 10 anni minimo??????

[…]

Tanti saluti dalla Grecia che ancora resiste…”

Meno pensioni, meno stipendi, niente articolo 18 e similii… non è che  nell’esportazione di questo modello qualcuno  vede una nuova opportunità  di business distruggendo salari e diritti? Magari per fare finalmente concorrenza alla Cina? Qualcuno che forse detiene il credito , scommette contro i titoli sovrani dei PIIGS e sarà l’unico a non rimetterci?

Lottate fratelli d’Ellade, lottate. Temo che  siate soltanat la prima involontaria avanguardia di resistenza al capitalismo che verrà.

…e infatti i Pigs erano loro: USA e UK.

Adesso anche il Ilsole24ore avanza  dubbi fondati sull’ipotesi epocale che i veri debiti sovrani a rischio default siano quelli di USA e UK, come già accennato nei post precedenti usando come fonti il GEAB e i siti che lo traducono in italiano. Come abbiamo visto i primi ad accorgersene sono stati i burocrati del Partito Comunista Cinese riducendo la propria quota di debito USA, mentre adesso la cosa comincia ad emergere sui mercati finanziari mondiali.

Sempre dal GEAB, guardiamo adesso questo grafico, che sintetizza il rischio legato ai debiti sovrani nelle diverse nazioni:
Il grafico usa due parametri per determinare il rischio default: debito pubblico e deficit pubblico. Più una nazione è in basso nel grafico, più il suo deficit è elevato. Più una nazione è a destra nel grafico, più il suo debito è alto. La lettura ci dice dunque che rispetto al debito le nazioni che stanno peggio sono Giappone, Italia e Grecia, tutti oltre il  100% del PIL. (GDP). Rispetto al deficit USA, UK, Irlanda e ancora la Grecia, hanno invece i conti peggiori. Dunque effettivamente la Grecia sembra essere il paese più a rischio, con gli USA a dover gestire un deficit pesantissimo ma un debito tutto sommato gestibile, all’87% del PIL… ma adesso leggiamo questo estratto dall’articolo del Sole24:

“Ma aggiungendo i 6.264 miliardi di debiti in carico alle agenzie (Fannie Mae, Freddie Mac che sono interamente controllate dallo stato) si arriva a un rosso complessivo di 18.870 miliardi: ossia al 130,6% del Pil. Le finanze Usa sarebbero in condizioni peggiori di quelle dei paesi identificati dal gentile acronimo di piigs.

Quindi ridisegnando il grafico alla luce del debito accumulato dagli enti statali che cartolarizzavano i mutui, il pallino rosso degli USA finisce secondo soltanto al Giappone in quanto a debito, restando il peggiore in assoluto per deficit. Gli USA sono più in basso e più a destra… e abbiamo trovato il maiale più grosso nel recinto dei PIGS: un suino di pura razza Yankee.

Adesso sarà chiaro e non più solo sospetto, perché  la stampa economica anglosassone abbia alzato recentemente il polverone su Portogallo, Italia, Irlanda, Grecia e Spagna. La prima gallina che canta… vabè, non amo i proverbi, ma in questo caso è quanto mai calzante.

Forse è anche più chiaro l’attacco speculativo contro l’Euro da parte degli Hedge Funds, che a questo punto è lecito sospettare siano il braccio armato di Washinghton.

Anche se il tono potrebbe farlo suppore, non c’è alcun compiacimento da parte mia nell’immaginare un rischio default negli USA, lo scenario economico e geopolitico avrebbe infatti conseguenze impredicibili e catastrofiche: da una crisi che dura decenni e ci restituisce un mondo con equilibri ribaltati, a tensioni belliche che oggi sembrano ancora follia pura. I

Nota: vedo dai commenti e dagli accessi che i post in cui cerco di collezionare un po’ di informazioni sullo scenario economico riscuotono meno interesse rispetto chessò, all’ultimo aggiornamento sugli sproloqui della politica italiana. Se questa roba mi interessa di più è perché avrà conseguenze sulle nostre vite ben superiori a quanto le scelte di Berlusconi, Fini o Bersani, possano sperare di avere nei loro sogni più bagnati.
Vi invito anzi a seguire le evoluzioni dello scenario economico su blog e siti più autorevoli e competenti di questo, a cominciare da quelli linkati in questo post e nei precedenti.