L’uscita di scena dell’amico George.

Voglio ricordarlo così il presidente George W. Bush ,giovane e bello all’inizio della sua carriera politica. Voglio ricordarlo quando era sulla cresta dell’onda insieme alla  cricca (teo)neo-cons e alla pletora di leccaculi vicini (come Fox News) e lontani (come Ferrara, a  proposito che fine ha fatto? Chiuso in monastero?) . Credo non ci sia stata una sola decisione di una qualche rilevanza presa da quest’uomo e da chi gli stava intorno che io non abbia avversato. Non c’è nessun  altro politico che io ricordi, evitando di scomodare la seconda guerra mondiale, cui io non riesca ad associare almeno una decisione difendibile. 

Quindi no signor Presidente del Consiglio, al contrario di cio’ che lei ha detto appena due settimane fa nell’ultimo tentativo di sembrare amico di tutti, perfino di due come Putin e Bush che si fanno ormai la guerra per interposta persona (o staterello caucasico per la precisione), io non penso affatto che George W. Bush verrà ricordato come un grande Presidente. Perfino lei, ahimé, meriterà un giorno di avere miglior memoria, anzi non ho dubbi che l’avrà se in questo strano paese un giorno sì e l’altro pure non si perde ancora l’occasione per tentare pelose riabilitazioni di Mussolini. Certo il Duce aveva un altro stile, ma ché ché ne dica Flores D’Arcais lei non potrebbe fare altrettanti danni neppure se le venisse rinnovato il mandato altre cinque volte. Un po’ per le condizioni storiche, un po’ perché le mancano le capacità  di incidere al di fuori dei suoi confini e un po’ perché, e questo taglia la testa al toro di ogni improprio parallelo tra lei e Mussolini,  il Duce voleva essere soprattutto temuto mentre lei, questo l’ho capito, vuole essere soprattutto amato. Lei non vuole conquistare l’Etiopia, lei vuole il suo volto  sorridente immortalato su una statua in ogni città italiana, vuole essere ricordato come un padre fondatore benevolo e geniale. Non ho dubbi che ci riuscirà, le intitoleranno strade e viali bellissimi dove, mi spiace per lei, non si potrà impedire comunque ai cani di pisciare.

Monumenti per il suo amico George W. pero’ non ce ne saranno, di questo ne sono quasi certo, verrà ricordato per quell’ottuso guerrafondaio  suprematista che era. Verrà ricordato come un passo falso della democrazia americana come fu, peraltro immeritatamente, per il povero Nixon.

Gasparri ha appena detto che Al-Quaeda sarà contenta dell’elezione di Barak Obama. Lo capisce Gasparri che Al-Quaeda prima della presidenza Bush era del tutto ignota (per ammissione di Clinton) e oggi è una temutissima e per molti versi comoda  Spectre nota ovunque  come  nemico N.1 dell’Occidente a cui si rifanno piu’ o meno indebitamente centinaia di gruppuscoli terroristici in decine di Stati mussulmani nel mondo? Voleva essere una domanda retorica e invece ne è uscita una domanda stupida: no che non lo capisce Gasparri, non lo capisce come non capisce che che Karzai è a malapena il sindaco di Kabul., non lo capisce come non capisce tutto il resto.  Signor Presidente avverta i suoi gerarchi che l’amicizia acritica verso il presidente americano non  è una questione ideologica   e che il prossimo culo da leccare, piaccia o meno l’abbinamento cromatico, sarà nero. Lo ha capito bene Frattini che, fiutando l’aria e interpretando per tempo il Wind of Change, ha passato la scorsa settimana tentando di tracciare improbabili parallelismi tra la sua figura politica Signor Presidente e quella di Barak Obama (si è messo a ridere perfino Casini).

Questo è quindi  un gran giorno innanzitutto per la scomparsa politica del vecchio WASP, tanto che sarebbe stato un bene (molto relativo) addirittura la vittoria di Mc Cain e della sua  aggressiva vicepresidentessa artica. Poi, per carità, Obama ha i suoi meriti e tra questi non c’è quello di essere nero, se non per il mal di fegato quatriennale che la sua elezione provocherà alla minoranza razzista d’America, gente delle cui coliti bisogna sempre rallegrarsi. Tra i suoi presupposti meriti ci sono invece l’impegno ambientalista e verso le energie rinnovabili, la volontà di una politica estera incentrata piu’ sulla diplomazia che sui carri armati e il suo background distante, o perlomeno non sovrapponibile, al neoliberismo Friedmaniano. Ce ne sarebbero anche altri (sanità, istruzione, redistribuzione etc…) di cui mi fregherebbe qualcosa se vivessi in California o nell’Oregon, cosa che purtroppo non è. In generale ha vinto qualcuno che a partire dal look, fino alla dialettica e al programma politico ha fatto della discontinuità rispetto alla presidenza Bush un mandato assoluto.

E ha stravinto.

Poi lo so (ma  pare non lo sappia Veltroni, che è un fesso) Obama non è il Messia, avrà le sue Lobby, i suoi gruppi di interesse, le sue continuità storiche da mantenere, i suoi interessi strategico-imperiali e tutto il resto, ma mi pare buona norma concedere tempo a chi è appena arrivato e giudicare i risultati a posteriori, soprattutto se le premesse sono buone. Tanto per dire tra i consiglieri spicca Brietzinsky che è sì un guerrafondaio, ma rispetto a Rumsfield è uomo di tutt’altro spessore: anche la guerra ahimé, bisogna saperla fare. Quindi auguri a Barak Obama, al suo cambiamento se davvero arriverà e alla sua sfida nel raccogliere una nazione che rischia di andare in pezzi, ricordandogli che se alla prima visita diplomatica in Italia troverà un esercito di politicanti di colore che gli scodinzola vicino non avrà sbagliato aereo prendendone uno per l’Etiopia: sara’ soltanto lucido da scarpe spalmato sulle  solite facce. Siamo sempre noi i simpatici italiani che nessuno prende sul serio, quelli che mentre lei cerca per ora a parole di cambiare il mondo stanno qui a discutere del coccolone di Andreotti (col cazzo che  il vecchio vi muore in diretta! C’avete sperato lo so…), le esternazioni senili di Cossiga (lunga vita a lei Presidente Emerito! se campa altri dieci ci dirà anche chi ha ammazzato Kennedy!) e del sempre verde Licio Gelli che dopo la militanza fascista, il collaborazionismo coi nazisti  e le logge massoniche eversive si ritrova a novantanni a condurre un programma televisivo. E poi dicono che è l’America il paese dove puo’ succedere di tutto…