Aleppo: liberazione o genocidio?

Ieri in un intervento video registrato trasmesso su LA7 durante la puntata di Piazzapulita, la giornalista Rula Jebreal ha denunciato gli eventi di questi giorni ad Aleppo, sui quali si richiedeva in studio l’opinione di Alessandro Di Battista, figura di spicco del M5S, spesso avvicinato a posizioni terzomondiste e considerato tra i più ferrati del suo movimento sui temi di politica estera.
La Jebreal nel suo messaggio accorato e apparentemente umanitario ha espresso diverse affermazioni molto forti rispetto ai fatti di Aleppo:

[clicca qui per vedere il video]

Prendiamo ora in considerazione alcune di queste affermazioni:

  • Il regime di Assad sta compiendo un moderno Olocausto, inclusa la pratica degli stupri e stermini su base etnica.
  • Il regime ha impiegato anche armi chimiche
  • Assad sta compiendo un genocidio e vuole sterminare tutta la popolazione civile di Aleppo

Queste, se espressi in questi termini,  sono semplicemente false. Cerchiamo adesso di affrontarle una per una.

Moderno olocausto su base etnica.

L’accusa di olocausto e stupri etnici ha senso (ammesso che ve ne siano le prove) in una guerra etnica mentre la Guerra Civile Siriana è, tra le altre cose, anche uno scenario di battaglia della nuova guerra fredda, è anche una guerra tra il mondo sciita e quello sunnita radicale, ma non è, ne è mai stata, una guerra etnica, di certo non dal punto di vista delle forze governative.

Nell’esercito del regime, le SAA entrate vittoriose ad Aleppo Est in questi giorni, militano soldati sunniti, bahatisti laici, alawiti (la stesse fede vicina allo sciitismo professata da Assad stesso) e cristiani, mentre ad Aleppo est ci sono prevalentemente formazioni salafite (sunnite radicali). L’altra grande etnia siriana, i curdi, repressa in passato dal regime e frustrata nelle sue aspirazioni autonomiste si è schierata radicalmente contro i salafiti, che del resto combatte eroicamente ai confini del Rojawa sotto forma di ISIS. Oggi i curdi sono in posizione di sostanziale non belligeranza con Damasco, prova ne è la situazione della stessa Aleppo, dove i curdi hanno liberato e poi difeso alcuni quartieri dai “ribelli” tanto cari alla Jebreal, mentre le forze delle SAA col supporto dell’aviazione russa riconquistavano la parte orientale della città. Lo YPG, la principale formazione curdo-siriana, è politicamente schierata a sinistra (come il PKK di cui incarna l’ala siriana), laica, avanzatissima sotto il profilo dei diritti delle donne, ideologicamente orientata verso un socialismo autonomista di stampo anarchico (nel senso più alto e democratico del termine). Perché una forza del genere non s’è schierato coi “ribelli” d’Aleppo, è anzi giunta a una tregua collaborativa col regime pur di combatterli, se questi erano tuttora democratici e moderati come lo furono in parte fino al 2011? Il ragionamento della Jebreal non affronta questo nodo.

Come non affronta il nodo della minoranza cristiana siriana, più volte e senza esitazioni schierata col Governo Siriano contro i salafiti, posizione ribadita per bocca dell’arcivescovo di Aleppo  ancora non più di due mesi fa davanti alla Commissione Affari Esteri del Senato Italiano.

Quale “etnia” si trova dunque ad Aleppo Est che debba temere gli “stupri etnici” e la “pulizia etnica” dei governativi e dei loro alleati? Nessuna.

Ad Aleppo Est ci sono i salafiti/wahabiti, cioè jihadisti molti dei quali provenienti dai paesi confinanti, e la popolazione civile intrappolata. Nella popolazione civile di Aleppo Est troveremo esattamente le stesse etnie che supportano il regime ad Aleppo Ovest, anzi troveremo i parenti di quest’ultimi e degli stessi soldati dell’esercito siriano, come è normale in una città un tempo unita e oggi divisa da un durissimo fronte di guerra. Se ad Aleppo Est non dovessero più esserci alawiti, cristiani maroniti o curdi, dovemmo quindi prendercela con coloro che hanno tenuto in pugno quei quartieri dal 2012, cioè gli stessi salafiti. I mortai dell’esercito e i bombardamenti aerei russi hanno incontestabilmente provocato morte e distruzione anche tra i civili, ma certo non l’hanno fatto e non potevano farlo su “base etnica”.

Tentativi di genocidio in Siria sono invece documentati ai danni di alcune minoranze come gli Yazidi, ma per mano dell’ISIS, non-belligerante e sostanzialmente alleato in chiave anti-Assad coi “ribelli” di Aleppo Est.

Il regime ha impiegato anche armi chimiche.

Quella dell’utilizzo di armi chimiche da parte del regime è semplicemente una bufala, del tutto analoga a quella sventolata da Colin Powel e dall’amministrazione Bush per giustificare l’invasione dell’Iraq. Per un quadro delle accuse iniziate nel 2012 e sempre smentite dalle autorità internazionali che hanno indagato in loco oltre che alle dichiarazioni di ex agenti della CIA come Raymond McGovern, vi rimando a questo articolo:

http://www.lineadiretta24.it/esteri/prove-false-sulle-armi-chimiche-obama-come-bush.html

Al contrario, le stesse organizzazioni internazionali hanno appurato l’uso di gas mostarda e altri agenti chimici da parte dell’ISIS e di altre formazioni salafite. Perfino l’amministrazione Obama, dopo averci provato per anni, ha mollato l’accusa contro il regime sull’uso di armi chimiche. La Jebreal, invece, ancora no.

Lo sterminio della popolazione di Aleppo.

Qui di sicuro la Jebreal non si riferisce ad Aleppo Ovest, sotto il controllo dello Stato Siriano, dove la popolazione è scesa in piazza per festeggiare quella che, dal loro punto di vista, è la liberazione di Aleppo Est ad opera del governo legittimo. Ad Aleppo Ovest si è vissuto fino a pochi giorni fa sotto i cannoneggiamenti e i lanci di razzi dei ribelli dalla parte orientale, ma certo nessun genocidio è in atto ad opera governativa.

Dunque la Jebreal si riferisce ad Aleppo Est, pesantemente bombardata dai russi a partire dall’ottobre 2015 e riconquistata dalle forze di terra negli ultimi giorni. Aleppo Est è distrutta, esistono immagini della città sorvolata da droni ridotta ad un cumulo di macerie, non c’è dubbio. Eppure ad Aleppo Est si combatte ininterrottamente con armi pesanti dal 2012, da quando cioè le milizie salafite vi hanno fatto ingresso prendendo con la forza prima la leadership poi il monopolio della guerra contro Assad. Tra queste ricordiamo: Jabhat Al-Nusra (aka al-Quaeda in Siria), il Fronte Islamico, Ahrar al-Sham, Harakat Noureddin al-Zenki. Quattro anni di guerra, quattro anni di morti e scontri durissimi, si trasformano in genocidio e sterminio totale soltanto oggi, quando grazie a sviluppi relativamente recenti i salafiti vengono sconfitti.

Questo è strano.

E’ strano anche che la popolazione civile rimasta intrappolata debba temere oggi più di ieri la minaccia dei bombardamenti indiscriminati, visto che questi sono cessati nell’area urbana col pieno conseguimento dell’obbiettivo militare. Quindi, necessariamente, i civili rimasti intrappolati (molti sono già fuggiti e spesso verso la parte Ovest) temono l’arrivo via terra delle SAA e dei loro alleati, inclusi gli specialisti russi.

Ma perché i civili sono rimasti intrappolati nella parte orientale? Una parte di essi non ha abbandonato Aleppo Est perché i salafiti hanno sparato sui civili in fuga, quindi perché sono stati letteralmente usati come scudi umani dai ribelli. Questa non è una illazione, non è un videomessaggio apparentemente umanitario, questo è un fatto riconosciuto dall’Alto Commissariato dell’ONU nelle scorse settimane come ha riportato il grande cronista ed esperto di Medio Oriente Robert Fisk sull’Independent, come hanno confermato fonti curde e come avevano già testimoniato diversi civili fuggiti ad Ovest già nei mesi scorsi intervistati dalla BBC (non certo un organo di stampa vicino ad Assad e ai Russi, anzi possiamo dire ferocemente ostile).

Quindi esattamente di chi erano ostaggio i civili di Aleppo Est?

Ma non esistono soltanto i civili “neutrali” esistono anche le famiglie dei jihadisti locali o comunque si vogliano chiamare i “ribelli”. Sono civili anche loro e non meritano di morire ammazzati in un’esecuzione sommaria. Ebbene, tramite la mediazione di Erdogan (il moderato massacratore di curdi e di oppositori interni che ha sempre un filo diretto coi jihadisti, del resto li ha a lungo finanziati…), nei giorni scorsi è stato creato un corridoio per evacuare perfino i ribelli belligeranti, i quali sono saliti ancora con le armi in pugno sugli autobus che li hanno portati a Idlib, capitale della regione a sud di Aleppo tuttora in mano ai Quaedisti e dalla quale partono i jihadisti che attaccano i curdi al confine occidentale con la Turchia.

Dunque quale genocidio, quale sterminio della popolazione e quale olocausto sta denunciando oggi (e non ieri né nei sanguinosi quattro anni precedenti… ) Rula Jebreal?

E’ presto detto: Rula si riferisce alla notizia di 82 civili, inclusi donne e bambini, uccisi in strada all’ingresso dell’esercito siriano quattro giorni fa. Di questo eccidio non esiste una foto, non esiste un filmato, non esiste una conferma proveniente da una organizzazione internazionale che sia presente in loco. La notizia è inoltre non circostanziata, si è saputo fin da subito il numero delle vittime (82, non 80, non quasi 100, proprio 82), ma non l’orario dell’eccidio, la piazza o la via in cui è stato perpetrato, i mezzi usati per uccidere i civili, il battaglione o la brigata che l’ha effettuato. Tutte queste informazioni che non abbiamo sono molto facili da riscontrare per un testimone oculare mentre il numero di morti, esattamente 82, è decisamente più problematico se non si ha il tempo successivo per contare i cadaveri.

La notizia è stata lanciata da Al-Jazeera (emittente del Qatar, stato finanziatore dei salafiti) e ripresa da tutti i media mondiali, commentata con preoccupazione perfino dall’ONU i cui esponenti hanno però ammesso di non poterla verificare direttamente (eh no, non c’è nemmeno l’ONU ad Aleppo Est, strano che una zona tenuta da “ribelli moderati” sia stata per anni così inaccessibile a chiunque). Ma ad oggi questa notizia ha subito infiniti rilanci e nessuna conferma, se si eccettuano i video messaggi di quattro ben noti attivisti, i quali hanno postato su internet (all’unisono) il loro ultimo messaggio da Aleppo Est prima di morire mentre l’esercito siriano faceva il suo ingresso nei quartieri. Gli stessi “attivisti” la sera stessa erano fortunatamente in salvo e rilasciavano interviste sui massacri di Aleppo in prime-time alle maggiori tv occidentali. Attivisti che hanno goduto di una connessione Internet eccellente finché sono rimasti ad Aleppo Est, una zona di guerra dove non c’era elettricità, acqua e viveri.

Attivisti nei cui profili online compare ogni sorta di contiguità coi salafiti, ogni sorta di denuncia contro il regime e nessuna menzione su quanto ho scritto sopra. Attivisti che non hanno detto nulla quando i ribelli sparavano sui civili in fuga, usavano gli ospedali e le scuole come magazzini per le armi e che mai hanno menzionato le esecuzioni sommarie, ben documentate, avvenute contro l’esercito siriano all’ingresso dei salafiti nel 2012.

Esistono inoltre innumerevoli filmati online rilasciati dalle TV siriane, libanesi-sciite e russe, su l’accoglienza tutt’altro che ostile che i civili hanno ricevuto dalle truppe siriane e russe. E’ propaganda anche quella? Certo è possibile, ma almeno ci sono i filmati. Tuttavia se i lunghi servizi in cui i soldati russi sfamano con pasti caldi i civili di Aleppo Est, sono in realtà montature fatte da decine di attori e comparse, è bene che li si denunci e li si smascheri, invece di ignorarli. Sarebbe un bel complotto da parte dei russi, un grande scoop un po’ complottista. E il  complottismo, si sa, è un virus strano, che spesso si impadronisce di coloro che lo denunciano, appena scoprono di aver torto.

In Siria ed in particolare ad Aleppo c’è una crisi umanitaria.

In Royava, al confine libanese, al confine turco e in almeno 16 città siriane si combatte una guerra terribile.

I bombardamenti russi non sono più umanitari né chirurgici nelle modalità di quanto lo siano quelli statunitensi.

Nessuno può escludere, conoscendo la brutalità di Assad e le distruzioni compiute dai suoi nemici, che vi saranno o vi siano in corso rappresaglie, carcerazioni o esecuzioni somarie.

Ma parlare oggi di genocidio, di olocausto e di sterminio totale dei civili, ad opera di una sola parte, quando la battaglia cessa dopo 4 anni di devastazione di Aleppo, è un’altra cosa.

E anche il giornalismo, cara Rula, è un’altra cosa: in assenza di ben altre prove questa è disinformazione o, nel peggiore dei casi,  propaganda.

 


#Appendice-1:
la notizia citata da Rula Jebreal, anche questa priva di prove documentali per ora e discutibile sul piano delle responsabilità, del suicidio di 20 donne per non cadere in mano alle forze governative, viene da alcune interviste rilasciate ai media occidentali da Abdullah Othman, leader del gruppo salafita Fronte del Levante, una formazione perfettamente organica alla jihad siriana, sconfitta più volte a nord di Aleppo dalle SDF curde e alleata con Al-Nusra/Al-Quaeda. Una fonte “imparziale” e “moderata”.

4 thoughts on “Aleppo: liberazione o genocidio?

  1. Alberto F ha detto:

    Condivisibile e documentato. Una riserva su un punto, non secondario, quando si evoca la “brutalità di Assad”. Occorrerebbe storicizzare e tener presente che la Siria prima dell’aggressione è stata (ed è ancora formalmente) in guerra contro Israele, ha fronteggiato il terrorismo sionista, ha appoggiato la resistenza palestinese, e confrontata al terrorismo e ai tentativi di colpi di Stato interno dei Fratelli Mussulmani (estrema destra islamaista). In queste condizioni, anche il rapporto con la minoranza curda, appena il 2% della popolazione, rispetto a quanto riservato ai curdi in Turchia o in Irak nello stesso periodo, è da valutare criticamente. Comunque in tale contesto di stato d’emergenza, parliamo pure di “brutalità di Assad”, ma senza dimenticare mai di domandarci: brutalità contro chi? Saluti rossi

  2. aramcheck ha detto:

    Capisco il tuo appunto, ma questo articolo è scritto per lettori occidentali. E per gli standard occidentali “brutale” è il meno che si possa dire ad Assad. Nel contesto mediorientale chiaramente non è il diavolo, né l’unico “brutale”, né i suoi oppositori nella regione e nella NATO sono meno sanguinari di lui, certo.

  3. andrea ha detto:

    ma tu davvero prendi sul serio Rula Jebreal ?
    Ma è una povera demente !!!

    • aramcheck ha detto:

      Io no (soprattutto quando dice certe cose che la qualificano per quello che è: uno strumento di propaganda), ma la prende sul serio LA7 che le da voce e chi la guarda (se non è meglio informato altrove),

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...