Apologia del Referendum.

Personalmente ritengo che l’istituto referendario andrebbe riformato in senso estensivo. Per prima cosa bisognerebbe abolire il quorum al momento della votazione, l’appropriazione coatta dell’astensionismo fisiologico da parte di chi vuole boicottare il referendum è un assurdo democratico per diverse ragioni. Il quorum è iniquo in quanto favorisce la fazione contraria al quesito proposto proprio tramite l’approproazione dell’astensionismo, è intrinsecamente reazionario perché tale fazione è sempre quella che non vorrebbe che il quesito fosse discusso e dunque votato conservando lo status quo, è diseducativo in senso civico dal momento  che ad ogni chiamata refendaria si vedono ovunque leader politici democratici che chiamano le masse al non-voto,  è maggioritario in senso autoritario e quindi antidemocratico  in quanto un quesito fosse anche giusto e importantissimo che riguardi però 3 o 4 milioni di italiani, cioè una minoranza cospicua, rischia di naufragare non per ragioni politiche ma per semplice disinteresse: antidemocratico in quanto la democrazia ha la sua essenza nella tutela dei diritti delle minoranze. Inoltre il quorum genera sprechi in quanto la decisività di un referendum nella cui organizzazione si sono già impegnate le risorse dello Stato è tecnicamente uno spreco. In ultimo, il quorum è manipolabile in quanto si possono usare i media per rendere noto e urgente un quesito gradito e boicottare l’informazione elettorale su un quesito sgradito, dando a l’establishment un ulteriore strumento per rendere la democrazia meno partecipativa. Come sappiamo bene la par condicio non funziona quando in gioco si scontrano le invadenti corazzate partitiche, figuaratevi quando un gruppo di cittadini motivati cerca di far sentire la propria voce.

In generale poi trovo assurdo che chi si disinteressa, attività legittima che non giudico moralmente, debba comunque partecipare facendo pendere l’ago della bilancia da un lato o dall’altro esercitando paradossalmente la non-azione dell’assenza.

Vuoi partecipare? Vota. Vuoi andare al mare? Rinunci a partecipare.

Chiaramente il quorum ha una sua funzione, che è quella di impedire la proliferazione referendaria in particolare su quesiti minori o di scarsa importanza . Per indire, come diceva Gaber dei radicali, che si faccia un referendum anche per sapere dove i cani devono pisciare. Questa controindicazione è aggirabile aumentando il numero di firme che devono essere raccolte oppure riducendo il quorum dal 50% al 10%.

Figlio del suprematismo politico Dalemiano  e nipote del dirigismo politico sovietico e dell’immobilismo democristiano, il centro-sinistra italiano, a dispetto del nome che s’è dato di recente,  ha un pessimo rapporto con questo istituto profondamente democratico. Il maggiore partito del centro-sinistra vi fa sempre il minore ricorso possibile, appoggiando forze più radicali che lo hanno promosso soltanto quando i sondaggi cominciano ad essere ottimistici. Saltano sul carro dei vincitori i paraculi. Senza rendersi conto che le grandi vittorie della sinistra in questo paese, i grandi momenti di partecipazione civile e i momenti di vera emancipazione e progresso, sono sempre venuti dai referendum, a comnciare dal 1946 quando dal quel voto nacque la Repubblica.  Mai come nei referendum la sinistra politica italiana è stata decisiva nel miglioramento complessivo del paese visto che alle politiche di solito perdono, e anche quando vincono, il loro governo ondeggia pericolosamente tra il timido e il disastroso. Poi ci si stupisce che ci si abitui alla catastrofe fissa, monolitica e costante di questa destra porcina. Il referendum è uno strumento inclusivo e libertario, esattamente come ci si aspettava sarebbe stato il partito erede del PCI dopo lo sfacelo  sovietico. Fu forse a causa di  un’incomprensione lessicale che incapparono in uno dei più tragici fraintendimenti della storia, diventando invece liberisti.

Il Referendum potrebbe essere esteso anche in senso propositivo o alternativamente potrebbe essere combinato con le proposte di legge popolare nel seguente modo: la proposta deve essere esaminata e votata dal parlamento entro un periodo di tempo congruo di uno o due anni, altrimenti si va automaticamente a referendum propositivo/confermativo sulla proposta di legge popolare in oggetto. Io non trovo che le leggi proposte da Grillo e dal Movimento a 5 stelle siano geniali e ne voterei forse una su tre, tuttavia il fatto che restino in un cassetto è inaccettabile e su questo Grillo ha ragione a sbraitare. I parlamentari italiani stanno limitando in modo diretto la partecipazione dei cittadini alla vita politica, quando la Costituzione al contrario impone loro di favorirla. In due parole rubano sovranità e la rubano alla luce del sole. In questo caso specifico Grillo suda e sbava per le sue leggi purificatrici, ma in gioco c’è la sovranità di tutti noi.

Non si chiede alla classe politica di ragionare in termini talmente attuali da immaginare e regolamentare una forma di voto telematico limitato ad alcune questioni, da effettuarsi da qualunque connessione ad Internet, sebbene nel 2011 non si capisce esattamente perché l’argomento non debba essere discusso seriamente da un punto di vista tecnico e filosofico come possibilità per il prossimo futuro.  A meno che non se ne discuta perché nel democratico occidente la democrazia è il sistema perfetto, ma senza esagerare. Si chiede in realtà soltanto di  rispettare, promuovere ed estendere dove possibile strumenti di partecipazione previsti dalla Costituzione.

In quanto a furti di sovranità l’attuale legge elettorale ne è un esempio fulgido e cristillano che illumina, fiera con la fiaccola della truffa nella mano sinistra e un suino nell’altra, l’orbe terracqueo. Il Mattarellum, con tutti i suoi difetti, era di gran lunga più democratica e rappresentativa, e senza il Referendum che la reintroduce si andrà di nuovo a votare con la legge Calderoli perché il parlamento e il governo non hanno né il tempo né l’intenzione di cambiarla. Inoltre la legge Calderoli è soltanto apparentemente affidabile in termini di governabilità: non appena il centro sinistra dovesse calare nei sondaggi dalle immeritate vette attuali, si tornerebbe con tutta probabilità ad una situazione di stallo in senato.

Pur amando la canzone del Signor G. non ho mai creduto che libertà e partecipazione siano sinonimi, il referendum però ci da la sensazione di esercitarle entrambe. Manca poco al 30 settembre, troviamo un gazebo e andiamo a firmare.

Miracolo a Lampedusa.

Tacciano i corvi rossi, migrino altrove le cornacchie disfattiste, spariscano una volta per tutte dal suolo patrio i gufi mediatici. Se ne vadano proditoriamente  in un altro paese con le valigie di cartone rigonfie di maldicenza e calunnie, tutti costoro, visto che di questo paese sanno vedere soltanto gli inevitabili difetti e mai le grandi risorse, energie e capacità. A smentirli per l’ennesima volta c’è l’ennesimo miracolo della buona politica di cui, sarebbe un delitto non farlo, ci gloriamo di poter tessere le meritate lodi: la nuova rinata Lampedusa.

E’ancora piena estate nell’isola, verrebbe da dire, il vento capriccioso di Settembre non ha messo in fuga i bagnanti che anzi si accapigliano l’un l’altro, in vere e proprie risse per contendersi le spiagge dorate e, soprattutto, l’accesso ai campi da Golf costruiti dal premier. Non soltanto l’isola non si è svuotata dai turisti ma anzi, pare, si siano accesi degli inaspettati attriti tra gli isolani, ansiosi di risposarsi  dai bagordi estivi scaldati dal tiepido sole autunnale, coi nuovi arrivati, i rumorosi  turisti e i nuovi residenti nordafricani attirati dalla No-Tax Zone, dallo splendore dei casinò di recente costruzione e, soprattutto, dalla lussureggiante opera di riforestazione. Tutto secondo programma, tutto come promesso.

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Foto sx- Ressa davanti al Casinò- Foto a dx- giocatori di Golf che attendono che si liberi il campo

La proverbiale accoglienza e generosità italiane hanno di certo, come mille volte in passato, contribuito a trasformare quella che fino a pochi mesi fa era una una terra abbandonata dallo Stato e ferita dai flussi migratori, in una piccola Cuba (prerivoluzionaria naturalemente) del Mediterraneo, eppure stavolta c’è di più. Stavolta non si può non rendere onore alla lungimiranza della politica e dello Statista in particolare che, oltre a risolvere l’emergenza, ha saputo guardare oltre il corto orizzonte del cittadino comune presagendo, quando ancora chiunque vedeva conflitti, miseria e caos, la futura candidatura dell’isola a Premio Nobel per la Pace, riconoscimento che oggi nessuno all’Accademia di Svezia si sognerebbe di negare al piccolo, pacifico, paradiso del Canale di Sicilia, anche soltanto dando una rapida occhiata alle immagini di queste ore:

Nelle foto i fuochi d’artificio per la festa patronale, accolti tra lo giubilo di turisti e residenti.