Appunti sul mio nuovo romanzo #1

 

copertina ibs

Quelle che seguono sono alcune prese dall’autore anni fa, quando era in via di completare la stesura.

Mi piacerebbe che questo mio nuovo romanzo fosse in grado di generare un seppur piccolo dibattito, anche soltanto per sentenziarne l’inadeguatezza dello sforzo ma contemporaneamente per riconoscere che romanzi come questo, magari migliori e vergati da penne di maggior talento, andrebbero scritti e discussi. In una società italiana che arranca per mancanza di reattività, per conformismo e che non riesce a mettere in discussione i propri tabù economico-sociali neppure  in presenza di fallimenti epocali e nuovi pericoli catastrofici, la narrativa dovrebbe stimolare la discussione intorno alle minoranze sociali e politiche.

La narrativa delle piccole cose e del quotidiano, non esaurisce l’esistente e rischia di generare una poetica asfittica simile a quella che ha strangolato il cinema italiano. La narrativa dell’introspezione si sostituisce a quella dell’esistenza e cerca di soppiantarla, come una parte che volesse comprendere il tutto. Il piano esistenziale va ben oltre quello introspettivo, psicologico e emotivo, che lo confina e lo comprime, deformandolo e inibendo, ad esempio, l’azione, non come espediente spettacolare ma come elemento estetico e dinamico della scrittura. Ancor di più tende a sparire la dimensione sociale e politica nella sua espressione più drammatica e non edulcolorata. Il resto è fiction pura, dove c’è comunque molto da attingere, o narrativa pseudo-autobiografica giovanilistica e simpatetica, il cui spazio al momento nell’editoria italiana, sembra francamente eccessivo.  Restano in fine alcuni meravigliosi esperimenti letterari, storici e metastorici, nei quali la libertà di esplorazione risulta sempre influenzata, mediata e quindi attenuata dalla traslazione temporale.

Bisogna in fin dei conti saper entrare di tanto in tanto nelle ferite aperte della contemporaneità mentre si lacerano, non per riprodurre la cronaca né per sovrapporsi in alcun modo con la saggistica,  ma per scaraventare il lettore nella propria dimensione, osservata da un punto di vista diverso da quello del mainstream o del suo ecosistema culturale.

In breve, la narrativa deve saper restituire parola  agli eretici.

Io non guardo le serie TV (IX)

Hunters attrae per la presenza di Al Pacino ma il tema della super-squadra riunita per la vendetta contro nazisti scampati da Norimberga è talmente trito da risultare un cliché. Alla fine del primo episodio ci siamo addormentati. I venti minuti di episodio persi abbiamo tentato di recuperarli il giorno dopo e ci siamo riaddormentati. Al terzo giorno mancano ancora 5 minuti da guardare.

In the New Pope quando Sophia Debois (Cecile de France) confessa a Papa Giovanni Paolo III (interpretato da John Malkovich) che sua Santità le ricorda il suo attore preferito, il Papa chiede allora di chi si tratti e lei risponde “John Malkovich”, ci troviamo allora davanti alla più telefonata e didascalica citazione meta-cinematografica dai tempi dei fratelli Lumiere. C’è già stato lo splendido “Essere John Malkovich” non ha senso spezzare la diegesi per riproporre lo stesso stucchevole gioco di riferimenti tra cinefili.

Catch 22 di George Clooney è un eccellente omaggio all’omonimo romanzo di Joseph Heller. Letto l’uno e visto l’altro a stretto giro si ritrovano i temi, le atmosfere e i caratteri di molti (non tutti) i personaggi, il tutto filtrato da una bella fotografia sui toni dell’ocra che rimanda ad altri tempi ed altre pellicole.

Risultato immagini per catch 22

Succession è la storia di uno scaltro e spietato magante dei media che, vista l’età avanzata e la salute psicofisica compromessa, deve trovare un successore tra i suoi quattro figli, tutti drammaticamente cretini. Se i figli sono la croce del padre, diventano ben presto anche un supplizio per lo spettatore visto che almeno tre su quattro sono sostanzialmente mal recitati.

Alla quinta puntata di The New Pope improvvisamente Sorrentino smette di guardarsi l’ombelico e decide di raccontarci una storia sospendendo per un episodio il filone narrativo principale. Lo fa benissimo.

Siamo convinti che Heller apprezzerebbe la trasposizione del suo Comma 22, perla della letteratura americana antimilitarista degli anni 60, Clooney riesce nell’operazione non facile di mantenere l’equilibrio tra farsa e tragedia che era già nel romanzo. La serie esaurisce le vicende raccontate nel libro e non ci sarà una seconda stagione.

L’ultima puntata di The New Pope è effettivamente molto bella, ripaga di tanti passaggi noiosi, qualche eccesso di non-sense e dell’eterna giostra di autoreferenzialità sorrentiniana. La stagione chiude bene, coi colpi di scena giusti e un finale non del tutto chiaro che forse poteva durare cinque minuti in meno guadagnando di efficacia.

A dare un po’ di colore e brio all’intreccio (non male di per sé) di Succession c’è un giovane cugino catapultato nel ruolo di faccendiere dei vari fratelli in guerra. L’attore  che interpreta il cugino Greg (Nicholas Braun) non recita male quanto gli altri, recita molto peggio. Lo vedi aggirarsi per la scena e non gli credi mai, qualunque cosa faccia o dica.

In ultima analisi se The Young Pope sembrava concentrarsi sul tema della mancanza di fede e dell’assenza materiale di Dio, in The New Pope lo sguardo sul vaticano  sembra muoversi moto più  verso il tema della repressione degli istinti sessuali, sulle dinamiche tra i generi all’interno del clero e sulle aberrazioni, tensioni e tentativi di sublimazione che ne derivano.