Tutti al mare.


Arriveranno i golfisti con i loro completini bianchi, le mazze e i caddy. Manager, imprenditori e trader in cerca di riposo dopo un anno duramente  passato ad inseguire il business globalizzato. Passeggeranno spensierati tra i green e i bunker di sabbia, esaltandosi per un Birdie e mostrando disappunto per un PAR 4 terminato in 6 colpi.

Arriveranno i rappresentanti di import/export che sognano una zona franca, un grande Duty Free, dove scambiare e vendere merci. Arriveranno gli italiani da ogni dove a comprar le sigarette sottocosto.

Arriveranno i giocatori d’azzardo, infoiati nella febbre del nuovo Casinò. Turisti di passaggio da Roma, Firenze e la Sicilia, faranno una sosta cercando una botta d’adrenalina al Baccarà o una sobria  puntatina alla roulette. Petrolieri arabi, oligarchi russi, ricchissimi cinesi patiti del Black Jack.

Arriveranno illustri italiani che da buoni liberali non amano le tassazioni gravose: come Rossi e Capirossi, Marchionne,  torme di stilisti, perfino Pavarotti se ahinoi non fosse morto.

Arriveranno i premi Nobel per la Pace, liberi finalmente di alloggiare in un’isola degna di loro, anch’essa insignita del grande onore dall’accademia e dal Re di Svezia. Arriverà Obama, arriverà Kissinger, Shimon Peres e sarebbero venuti perfino Rabin e Arafat se, ahiloro, non fossero morti.

Arriveranno telefonini e palmari, anche 5 o 6 per persona, a cinguettar tra i nuovi boschi della riforestazione. Arriveranno le lunghe barche a vela  e gli yacht, ormeggeranno nelle calette a un passo dalle nuove casette tutte colorate.

Soprattutto arriverà lui, il Presidente, a soggiornare nella sua nuova villa. E con lui il suo entourage, ministri, portaborse, segretari di partito e sottosegretari di Governo.

Arriverà Apicella per cantare canzoni o accompagnare alla chitarra il re cantore. Arriveranno Fede, Mora  e la Minetti e tante belle ragazze per sobrie cene in allegria.

Arriveranno con loro i paparazzi per raccontarne le gesta e gli amori e poi le scorte con le auto blu, a grantirne la sicurezza e la privacy.

Arriverà Briatore per aprire una filiale del Bilionaire in modo che tutti costoro possano rifocillarsi la sera a suon di musica, ostriche e champagne.

Ora, detto tra noi, ma non era meglio tenersi i negri?

Rivolte e nuove guerre puniche.

Ieri si è messa  ufficialmente in moto la macchina della propaganda occidentale, me ne sono accorto quando ho sentito al TG dare la seguente notizia:

“anche Al-Quaeda prende le distanze da Gheddafi”.

Come dire “anche Hitler avrebbe disapprovato Gheddafi”. Tra l’altro non è noto sapere come sono venuti in possesso i media italiani di questa informazione, glielo lo ha detto l’ambasciatore del fu Osama Bin-Laden? Al-Quaeda ha fatto una conferenza stampa? Come mi faceva notare The Prez, Al-Quaeda torna sempre utile: la puoi riciclare quando ti serve e va bene per tutte le stagioni. La usa perfino Gheddafi che un giorno la fa coincidere con i ribelli che gli si oppongono in Cirenaica (due giorni fa), il giorno dopo minaccia di di allearsi con Al-Quaeda contro gli occidentali (l’altro ieri) e infine torna a spiegare al buon Obama, al quale ribadisce la stima, che lui sta lottando contro dei fondamentalisti quaedisti che hanno occupato le sue città.

Al-Quaeda, primo brand in copyleft geo-politico, a disposizione di chiunque cerchi un pretesto per bombardare qualcheduno.

Comunque la si pensi sulla No-Fly Zone e su gli altri eventuali interventi a sostegno dei ribelli (speriamo…), infarcire i TG di sciocchezze inverificabili e palesemente paradossali sul nuovo nemico, sarà un inquinamento che dovremo dolorosamente sopportare. A maggior ragione che tale bombardamento di veline, pilotate o autogenerate per servilismo, è del tutto inutile, in quanto gli italiani sapevano benissimo chi fosse Gheddafi. Soltanto uno lo  aveva scambiato per goliardico compagno di Puttan Tour, un eccentrico paraculo pieno di petrolio col quale spassarsela facendo  possibilmente un po’ di scena, una vera sagoma con cui scambiarsi segreti esclusivi  per una miglior tenuta di botulino e lifting.

Per l’ennesima volta, fateci caso, l’occidente sarà in guerra con qualcuno che gli spara con armi che esso stesso gli ha venduto.

L’Italia prima presta tre basi, poi ne presta sette ora, infine, parla di metterci gli aerei alla prima violazione della no-fly zone, già violata di fatto visto che risultano bombardamenti in corso. Gheddafi nel frattempo blandisce Obama, ma minaccia la Francia, l’Inghilterra e soprattutto l’Italia neanche se la fosse presa per la rottura di un’amicizia tanto speciale. Il Presidente del Consiglio non si fa sentire in quanto la situazione non è tanto drammatica quanto il golpe strisciante dei magistrati che fruttava fino a tre interessanti video-messaggi al giorno. Mentre gli esperti di marketing decidono se il sia meglio il basso profilo o la figura maschia del Presidente di Guerra per far risalire  B. nei sondaggi, il Governo manda avanti La Russa. Il ministro ha dalla sua sia il contaggioso entusiasmo di chi finalmente corona i propri sogni di bambino (una bella campagna d’Africa, nuovi Negus cui spezzar le reni,  popoli barbari da civilizzare e belle abissine adescatrici da sedurre), sia una faccia adatta a terrorizzare qualunque avversario.   

Non so se l’intervento militare sia la cosa giusta, ci si augura la caduta di Gheddafi e la vittoria dei ribelli certo, ma l’esperienza insegna l’Occidente non fa nulla in modo disinteressato e la tendenza dell’ultimo decennio ad elaborare strategie di intervento demenziali e criminali pagate dai civili, mi preoccupa. Il fatto che questa operazione sia di matrice europea non migliora la situazione, basta ricordare il disastro balcanico.

Nel frattempo il paradosso diplomatico USA emerge nella sua assurdità, con le truppe Saudite schierate in Barhein contro altri manifestanti che avrebberio diritto alla medesima libertà, oppressi da quegli stati golfo che supportano la guerra contro Gheddafi.  Intanto l’Irano, dove c’è un feroce dittatore cattivo, ritira l’ambasciatore e tuona contro la repressione dei fratelli sciiti. Ma i sauditi sono i feroci dittatori buoni.

Non come Assad, feroce dittatore cattivo, alle prese anche lui ieri con la protesta di Damasco dove è stato costretto, suo malgrado, a dover ammazzare tre contestatori. Al fianco di questi gli USA  si schiererebbero volentieri a favore, se soltanto non rischiassero di finire i carroarmatini.

Nello Yemen vanno avanti le proteste iniziate, ricordiamolo, con quelle di Tunisia ed Egitto. Soltanto ieri il Presidente Yemenita ha prima lasciato che i suoi sgherri trucidassero quarantuno manifestanti, poi li ha definiti martiri della democrazia, come se non ce l’avessero con lui, scaricando la colpa su uno dei suoi ministri.

Intanto il petrolio ricomincia a volare oltre i 103$ e il Nightmare Scenario economico, aggravato anche dalla tragedia Giapponese (195% del PIL di debito pubblico prima dello Tsunami), non è più una semplice ipotesi.

Solidarieà ai popoli in rivolta del nord Africa e del Medio Oriente , ai coraggiosi cittadini giapponesi e, soprattutto, agli eroici tecnici che si stanno ammalando per arginare il disastro di Fukushima.

Arabia follow-up.

Dando seguito al post della scorsa settimana segnalo che le proteste in Arabia si sono svolte giovedì sera ad Al-Quatif dove la polizia ha sparato sulla folla ferendo tre manifestanti:

 

Venerdì invece duecento persone circa si sarebbero raccolte per protestare a Riad sotto il Ministero dell’Interno. Un appello firmato da 100 intellettuali Sauditi chiede riforme che vadanno verso la separazione dei poteri e la creazione di una monarchia costituzionale. La famiglia reale saudita, per placaregli animi, promette invece soldi per interventi sociali.

Nel complesso le proteste sembrano essere state decisamente più contenute di quanto temuto dagli stessi Al Saud, almeno a giudicare dall’imponente apparato di sicurezza di stampo militare messo in campo. Quanto la mobilitazione di truppe abbia influito sull’adesione alle manifestazioni non siamo in grado di valutarlo.

Intanto in Barheim le proteste proseguono e il governo sta dando via libera agli eserciti stranieri degli altri stati del Golfo per posizionarsi sull’isola, con lo scopo dichiarato di aiutare l’establishment a contenere le proteste.

Intanto in Libia, Gheddafi avanza e minaccia tramite i figli anche l’Italia, dandoci dei traditori. Nella malaugurata ipotesi  dovesse vincere sarà interessante vedere come verrà gestito stavolta il processo di riabilitazione del nemico/amico/terrorista/partner/socio libico.

Perfino sui media arabi da venerdì è tuttavia più difficile seguire la situazione, in quanto l’attenzione si è inevitabilmente spostata su qualcosa di ancora più preoccupante e drammatico.


“A.A.A. Cercasi” e sterili divagazioni difficili da seguire (ovvero Arte della Crisi)


do ho-suh ap photo_kin cheung

Foto Do Ho-Su

Conosco le regole. So che nei blog fichi(*) non sta bene condividere i video di cantanti italiani, specie se popolari e specie se abbastanza Pop. Un video musicale, se proprio lo vuoi postare, meglio se sia straniero. Anche molto straniero, puoi essere esotico a piacimento. Soprattutto però deve essere underground, di genere irriconoscibile e ricercato. Se è molto underground può perfino permettersi di essere italiano. Può essere inascoltabile o non entrarci nulla con quello che hai appena scritto nel post, ma se è underground è ok. Si aprono parziali eccezioni per i brani ricercatamente vintage, ma bisogna stare attenti: il virus del mainstream può sopravvivere in stato di ibernazione per decenni.

So che funziona così, credo la cosa abbia anche un senso, e fino a qualche anno fa me ne sarei astenuto. Ma viviamo in tempi strani, io e il blog ci sentiamo sempre meno fichi, e nulla è mai quel che sembra

DIVAGAZIONE: Quest’ultima frase “in cui nulla è mai come sembra” di recente è abusatissima nei trailer dei film e soprattutto nelle presentazioni dei libri. DIVAGAZIONE DI 2°LIVELLO: Sono quei virus lessicali, malanni stagionali della Lingua, che appestano i discorsi  e gli scritti per qualche doloroso periodo. Tutti voi ricorderete con orrore  l’epidemia di “quant’altro” che colpì la penisola soltanto pochi anni fa e dalla quale la lingua italiana non s’è mai ripresa del tutto. FINE DIVAGAZIONE DI 2° LIVELLO Tornando al “in cui nulla è come sembra”, vorrei far notare ai copywriter che se me lo dici prima ti bruci l’effetto sorpresa. Inoltre, questo continuo ricorso al colpo di scena disvelatorio radicale multiplo, in cui tutto è necessariamente doppio, non può risolvere sempre ogni scelta narrativa. Il colpo di scena ormai è che non ci sia nessun colpo di scena, al punto che anche questo espediente sta cominciando ad annoiare. Il ribaltamento di senso funziona soltanto quando è significativo, altrimenti  si precipita nella sindrome di Dan Brown. Se l’arte morisse di overdose da thriller, ecco, quello sarebbe un colpo di scena. Qui giace la Musa, stroncata a colpì di suspence.  Non puoi, in breve, vendere qualcosa di complesso come il cinema o la letteratura facendo leva sempre su un unico aspetto, il quale tra l’altro è soltanto un potente strumento narrativo: non ha valore qualitativo in sé. E’ ora di cambiare frase per i promo oppure sono a corto di idee anche all’ufficio marketing? FINE DIVAGAZIONE.

Il brano non abbastanza underground è questo:

Sì lo so, in un blog ferocemente intellettuale non si posta Carmen Consoli. Lo so e me ne faccio una ragione. Però questo video mi dava la misura precisa di come un’artista ispirata possa veicolare un messaggio più esatto, efficace e puntuale, di centomila manifestanti armate di slogan contro i pericoli di una certa cultura maschile mediaticamente e politicamente dominante. Una manifestazione quella delle donne di cui, pur condividendo pienamente i contenuti generali, molte cose tra cui tempistica, bersaglio e messaggio esatto non sono riuscito inizialmente a capire bene. Bisogna stare attenti, in questi tempi (in cui nulla è  mai com…) ci vuol poco infatti a trovarsi nella condizione, di per sé assolutamente surreale, in cui uno Giuliano Ferrara smutandato ti accusa pubblicamente di essere un bigotto.

Vedendo il video invece comprendo immediatamente: perché questo è in parte il ruolo dell’artista e perché la Consoli è brava.

E bellissima anche, ma me ne accorgo perché è brava.

(*) Dalle mie parti si dice così, quella G di figo non l’abbiamo mai digerita.