Buon compleanno Aramcheck

Il 20 Dicembre del 2004, esattamente 7 anni fa, stimolato da una discussione avuta commentando un altro blog e incuriosito dalle potenzialità del nuovo strumento, all’epoca si parlava di web 2.0 e il termine Social Network non era ancora stato coniato, comparve il primo post su Aramcheck. Il post presentava questo non-luogo, spiegandone il nome e il legame con l’immaginario proposto dal romanzo Radio Libera Albelmuth di P.K.Dick, prologo e quarto elemento della trilogia di Valis.
Oggi che come nel caso di Splinder le piattaforme di blog hosting chiudono o vedono ridursi il numero dei blogger e degli accessi in parte fagocitati da FB e Tweet vari, questo strumento è in bilico tra la ri-mediazione  all’interno di piattaforme più immediate e social, appunto, e meno all’approfondimento, e già si sente introno ad esso l’aspro odore dell’obsoloescenza. Se la nicchia non spaventa affatto, in quanto di nicchia si è sempre stati, è romantico stupirsi dello stupore più banale, quello che riguarda il tempo e il suo scorrere veloce, tanto prevedibile  da coglierci puntualemnte di sorpresa.

In 7 anni  è cambiato chi scrive, è cambiato chi legge, e ci va bene così, è cambiato anche il mondo là fuori, anche se forse non abbastanta.

Noi da qui continueremo, saltuariamente come sempre, a trasmettere. Auguri al Blog e auguri a chi lo segue o lo ha seguito.

“Ali e Corazza”, Un romanzo scritto da Aramcheck

L’immagine che vedete di fianco è la copertina del mio primo romanzo edito presso Autodafé Edizioni. Autodafé è un editore indipendente milanese fondato un paio di anni fa da professionisti che dopo aver  lavorato nell’editoria per diversi anni hanno deciso coltivare un progetto comune. Tale progetto, la casa editrice appunto, è basato sull’idea piuttosto lodevole di scoprire e lanciare autori esordienti pubblicando testi di narrativa attenti alla realtà dell’Italia contemporanea. Altro tratto attribuito dell’editore è quello di pubblicare romanzi e raccolte di racconti di qualità, impostazione che condivido per quanto il mio evidente conflitto di interessi lasci ai lettori l’ultima parola su quanto Autodafé si stia mantenendo in linea con le proprie aspirazioni.

Non vi parlerò molto del libro in quanto faccio una certa fatica a scrivere su quanto ho scritto, in particolare se si fa riferimento ad un testo di narrativa, molto più facile farlo a proposito di un post sul blog, dove le scelte personali, seppur presenti, sono filtrate da uno sforzo analitico diverso da quello letterario. Mi limito ad alcune informazioni logistiche sul fatto che chi fosse interessato a leggerlo può ordinarlo in teoria in qualunque libreria e in pratica meglio se in una libreria che ha già contatti con  cui l’editore ha già un rapporto di collaborazione, qui l’elenco. Sempre per la logistica, lo trovate sui maggiori bookstore online tra cui ibs, Amazon, Bol e Libreria Universitaria, è inoltre disponibile in versione e-Book. Sì lo so è  comunque pubblicità o promozione, ma in 7 anni di blog non vi siete mai beccati nemmeno un Google ad-Sense o mezza menzione di prodotti commerciali, ci può stare sù.

Riguardo al romanzo trovo sia diffcile attribuirgli un genere, qualcuno lo ha definito un noir contemporaneo e come approssimazione ci può stare. Piuttosto chi segue il Blog da qualche anno potrà ricordare un’intera serie di post passati ad auspicare e cercare le forme artistiche nascenti utili a raccontare lo strano periodo in cui abbiamo vissuto e viviamo, segnato dal berlusconismo ma non solo, piuttosto da un perenne  stato di affanno e crisi del paese, di volta in volta declinato come crisi politica, crisi sociale,  crisi economica e crisi culturale. Da questa crisi mi aspettavo, come avvenuto in passato molte volte nella storia,  un’arte (nel senso più ampio e meno snob del termine) in grado di dare un contributo modesto al riempimento del vuoto di senso che in certi momenti sembra aleggiare, come un fantasma impotente, sulla realtà italiana. Vuoto di senso inteso come apparente assenza di futuro,  rassegnata sensazione di incurabilità per i nostri malanni, percezione della crisi come status permanente e non come fase transitoria di mutamento.  Oggi che tutti questi stati di crisi sembrano prendere improvvisamente coscienza di sé collassando tutti insieme in un aleph temporale in cui tutti, dai grandi media ai singoli cittadini, non sembrano parlare d’altro, “Ali e Corazza”è nel migliore dei casi il mio tardivo e modesto tentativo di dare un contributo a tale atteso e sempre più presente tentativo di imbrigliare il nostro strambo Zeitgeist. E’ anche naturalmente il mio personale tentativo di coronare un’aspirazione personale e una passione antica per la scrittura, ma questo lo darei per scontato dal momento in cui ci si confronta con un foglio bianco per cercare di raccontare una storia. Ho iniziato a scrivere all’inizio 2009, aspetto importante per leggerne nella chiave corretta alcuni aspetti più direttamente cronacistici e che invece, seppur maliziosamente influenzati dalla cronaca, sono in realtà la costatazione di qualcosa che era nell’aria (soprattutto per chi vive nella capitale) ben prima che ne parlassero i giornali.

Potete cliccare sulla foto e legegre la quarta di copertina (ma anche no) oppure sfogliare il primo capitolo (perché no?) e farvi un’idea. Fintanto ché il testo non avrà un blog tutto suo, cosa che probabilmente  non avverrà mai, se qualcuno di voi dovesse leggerlo può anche venire a commentarlo qui o su Ozia.

Todo cambia ovvero la fine di Splinder e dell’anonimato di Aramcheck.

Strano a dirsi ma questo Blog è aperto da quasi 7 anni, il 20 Dicembre 2004 ci fu la prima delle trasmissioni dal satellite che aperiodicamente hanno riempito di un’altra poco utile voce anonima quella italica sezione della blogosfera che era la piattaforma Splinder. Scrivo era perché Splinder chiuderà per sempre, soppressa suppongo dal falimento di un business case che non ha saputo sostenere l’avvento di Facebook e altri recenti social network, più completi e pervasivi ma anche, questo ci dispiace, molto meno adatti all’approfondimento. Chiuderà tra circa due mesi Splinder, ma è già morto e dimissionario da qualche mese, coi server rallentati fino allo stremo e il supporto tecnico che risponde a malapena. Quindi todo cambia perché Aramcheck migra su WordPress e anche se inserirete il vecchio indirizzo nella barra di navigazione vi ritroverete ben presto in realtà qui, udite udite, già su WordPress dove sono stati salvati e importati 7 anni di contenuti e commenti. Mancano le date e qualche link, se avrò tempo il blog risulterà indistinguibile dal precedente altruimenti sarà soltanto un po’ più difficile (innanzitutto per me), ravanare negli archivi.

Il secondo cambiamento riguarda l’anonimato, dal prossimo post (ma alcune avvisaglie non sfuggiranno già da ora ad un occhio attento) la mia identità, mai celata  a chi nella vita reale o altrove ha voluto in qualche modo approfondire la mia conoscenza, sarà un po’ meno anonima. Lo scorso anno il blog è stato aggiornato con minor frequenza e il motivo è, almeno in parte, che mi sono dedicato prevalentemente ad interessi tra cui, il più antico e al quale tengo di più, la scrittura narrativa. Da questo sforzo è nato un romanzo, un oggetto cartaceo acquistabile, trasportabile, incendiabile e non virtuale, del quale vorrei almeno in parte darvi conto anche qui, sul quale però ahimé compaiono il mio nome e cognome reali. Quindi, todo cambia perché Aramcheck non sarà più orgogliosamente anonimo  seppure, è sempre bene precisarlo, l’identità reale di Aramcheck è in realtà un vuoto simulacro che scrive  sotto dettatura di un’entità superiore identificabile, o per lo meno connessa, a qualcosa di molto simile al sistema VALIS. Se non sapete cos’è il sistema VALIS, avete perso alcune delle più incomprensibili, tardive, paranoiche e geniali opere di Philip K. Dick: questo non vi fa onore, affrettatevi dunque a rimediare.
Provo a prevenire una domanda che io stesso mi sono posto. E tu, pseudo satellite, getti alle ortiche 7 anni di anonimato pervicacemente mantenuto tale, per fare una squallida marketta al tuo primo romanzo?

La risposta, che me ne rendo conto potrebbe essere più articolata, è: .

E adesso sputatemi addosso.

Aramcheck durante gli anni oscuri dell’anonimato