Ci avete lasciati soli

Ci avete lasciati soli quando chiedevamo legalità
Perché vi arrangiavate col nero e con l’evasione

Ci avete lasciati soli quando protestavamo contro la guerra
Perché la guerra entrava in casa vostra soltanto dal televisore

Ci avete lasciati soli quando chiedevamo cultura
Perché la cultura non era affar vostro

Ci avete lasciati soli quando chiedevamo un reddito decente
Perché i salari bassi rendevano competitive le vostre imprese

Ci avete lasciati soli quando chiedevamo sicurezza sul lavoro
Perché la sicurezza ha dei costi

Ci avete lasciati soli quando chiedevamo futuro
Perché un precario è usa e getta, costa poco e il posto fisso non esiste più

Avete votato in massa chi curava i propri interessi
Perché in cambio vi prometteva qualche favore

Ci avete gridato “andate a lavorare”
Ogni volta che abbiamo rallentato il traffico per attirare la vostra attenzione

Ci avete lasciati soli quando eravamo le cassandre
Perché i vostri ristoranti erano ancora pieni

Ci avete lasciati soli quando chiedevamo diritti
Abbassando le serrande per difendere la roba

Ci avete lasciati soli quando difendevamo la Costituzione
E oggi molti di voi la sventolano a garanzia dei propri buoni intenti

Ci avete lasciati soli a Genova, il sangue sul selciato, i denti rotti e una pallottola in testa
Quando quelli che oggi si tolgono il casco ci aggredivano di notte strappandoci il ferro dalle carni

Oggi sapete chiedere soltanto pane, pane, pane e avete ragione
ma siete stati sordi e ciechi per vent’anni ad ogni grido che abbiamo alzato

Oggi riscoprite una coscienza politica a lungo sopita, vi lamentate che altri non si uniscano a voi, ci chiamate pecore e ci costringete a chiudere le serrande e a fermarci lungo gli svincoli bloccati

Oggi che per la prima volta assaggiate il morso della povertà
vi domandate perché non guardiamo con simpatia alla vostra rabbia tardiva

Oggi ci dite: non siamo fascisti, non siamo mafiosi, non abbiamo bandiere, siamo soltanto italiani
lo sappiamo, compatrioti, e proprio per questo di voi non c’è da fidarsi

Fasci, Grilli e forconi.

Vedere una testata come Il Giornale che in passato ha osteggiato e criminalizzato ogni forma di protesta di piazza emersa nel paese, esporre in prima pagina un titolo zuccheroso verso i forconi e i poliziotti senza casco solidali con la “giusta” protesta, fa un certo effetto.

E’ parte del risveglio dei media nazionali che nei giorni precedenti avevano parlato poco o pochissimo della protesta del 9 dicembre. In rete invece qualcosa si era potuto leggere, dagli annunci di Mariano Ferro, leader del movimento dei forconi propriamente detto, fino alle farneticazioni di qualche estremista di destra che vagheggiava di presa del potere e di regime “transitorio” gestito dalle forze dell’ordine, prima di nuove salvifiche elezioni popolari. Letto col senno poi, senza accusare nessuno di veri e propri intenti eversivi, viene da pensare che qualche appello alla “solidarietà” col movimento sia girato anche nelle caserme. Mentre a Torino si passava dalle intimidazioni ai commercianti e gli scontri duri con la polizia, all’abbraccio finale tra celerini e manifestanti, decine di altri nodi secondari (niente a Milano, poco a Roma e pochissimo a Napoli) dell’amministrazione e della viabilità venivano bloccati e assediati. Nei presidi e nei blocchi di Vicenza, Rho, Como, Genova, Lamezia, Catania, Bergamo, Imperia, Arezzo, il popolo della rivolta, non sempre numeroso ma abbastanza efficace da conquistarsi pian piano la visibilità sui media nel giorno della celebrazione renziana, appare eterogeneo ma non troppo, soltanto in parte contraddittorio.

Ci sono gli Ultrà, soprattutto a Torino, ma anche camionisti, padroncini, commercianti e piccoli imprenditori impoveriti dalla crisi. C’è, in quasi ogni pizza, l’estrema destra: Casapound, MSE, Forza Nuova, ma la loro è una presenza laterale, d’appoggio esterno, non sono o almeno non vogliono apparire come gli organizzatori. In generale, la protesta neppure li respinge ed è, indubitabilmente, intrisa di parole d’ordine e richiami (tricolore, italianità, sfumature xenofobe, nazionalismo) che, tutti insieme, costituiscono la base per un linguaggio comune tra fascisti e forconi. E qui c’è una prima contraddizione: leggendo sul sito del leader siciliano Mariano Ferro si trova, oltre a un programma politico para-grillino e anti-signoraggio, l’ardito richiamo ai partigiani che liberarono l’Italia “contro la dittatura”, la difesa della Costituzione e perfino l’omaggio a Sandro Pertini. Antifascista sul web, al fianco dei neofascisti in strada, intonando l’inno di Mameli ma infarcito di ex-leghisti delusi, il Movimento dei Forconi si dichiara anti-ideologico e composto da semplici cittadini esausti e arrabbiati, in un polpettone ribellistico qualunquista dai connotati ambigui.

Mentre i media mainstream prima ignorano protesta, poi la ridimensionano e infine si concentrano sugli scontri e l’abbraccio ecumenico coi poliziotti, su Twitter il popolo della rete si confronta in un’analisi politica altrettanto confusa. Gli hashtag sono #9dicembre e #forconi. Vedendo poliziotti e manifestanti sfilare insieme qualcuno cita, come sempre a sproposito, Pasolini. Chi ha la memoria più lunga ricorda che quando estrema destra e forze dell’ordine vanno apertamente a braccetto lo stato democratico rischia di avere i giorni contati, altri vedono nel gesto della celere una rivoluzione possibile, di popolo, dicono. L’M5S Montecitorio ritwitta messaggi di solidarietà ai manifestanti e Grillo blandisce la protesta con un post sul suo blog. Alcuni internauti fanno notare come l’M5S, nelle parole dello stesso Grillo, nasca proprio per portare la protesta in Parlamento scongiurando l’arrivo di Alba Dorata nelle piazze. I nickname di estrema destra, sfidano l’M5S a schierarsi una volta per tutte, quelli di sinistra vedono nell’apertura dei grillini, inclusi i molti simpatizzanti che twittano quasi tutti a favore dei forconi, la definitiva consacrazione a destra del movimento. Oggi sono ripresi i blocchi di rivolta fin dall’inizio annunciata come “a oltranza”, con i poliziotti e i loro sindacati come nuovi compagni di viaggio, il movimento-minestrone dei forconi mette alla prova gli umori del paese: vedremo se raccoglierà le simpatie dell’Italia politicamente più ingenua e se saprà coinvolgere altri movimenti, proponendo una piattaforma quantomeno intellegibile. Mentre scriviamo i blocchi e i conseguenti disagi si moltiplicano, il “partigiano” Ferro fa sapere che non è ancora tempo per la “marcia su Roma” (a quando la rimpatriata?) poi prende le distanze dai provocatori, mentre Grillo invita esplicitamente i poliziotti a non proteggere i politici (inclusi i suoi?).

Le uniche certezze che abbiamo riguardano un Governo debolissimo, una crisi economica devastante, un disagio più che reale, un movimento di protesta che pende pericolosamente a destra, esposto a ogni strumentalizzazione. Forse, come diceva Montale, la Storia non è maestra di nulla che ci riguardi e, almeno stavolta, nessuna mano nera saprà cucinare la polpetta avvelenata del novecento. Gli ingredienti sul tavolo tuttavia, ci sono già tutti.

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