Ronde: “Per servirvi, per proteggervi”.

Questo istruttivo articolo della Stampa ci informa che la Procura di Torino ha aperto, senza ipotesi di reato, un fascicolo sulla Guardia Nazioale Italiana, un’associazione che pare conti duemila volontari pronti ad organizzarsi in ronde per tenere più sicure le nostre città, sfruttando le norme disposte dal decreto sicurezza votato questa settimana.

Sul sito della Guardia Nazionale Italiana  Gaetano Saya  tiene a precisare  la natura non  violenta e legale dell’associazione, dopodiché lo statuto  descrive ruolo, uniforme e simboli dei coraggiosi volontari. Gaetano Saya,è il presidente del ricostituito MSI Destra Nazionale e leggo su un altro articolo del Corriere della Sera del 2005, ma lo ricordavo anche se se ne è parlò relativamente poco all’epoca, di come fosse stato di recente coinvolto nelle indagini sulla Polizia Parallela, la DSSA. Per sua stessa ammissione Saya è stato massone iscritto a diverse logge( il Corriere riporta anche la P2, ma non ho trovato sue dichiarazioni in merito),  collaboratore dei servizi  segreti, militante politico durante la rivolta di destra di Reggio Calabria, iscritto a Gladio. Veniamo ai simboli della Guardia Nazionale Italiana presentati sul sito, tra cui la bandiera italiana, l’ aquila imperiale romana e la ruota solare, o come precisato in seguito la ruota incandescente, questa:Le uniformi le trovate sul sito della GNI, basta cliccare  per farsi un’idea, anche se la foto pubblicata sulla Stampa ci concede già un quadro vagamente evocativo.

Che dire?

Io non mi iscriverò a questa formazione di volontari, li trovo un po’ diversi da mio zio di 85 anni che da 30 aiuta come infermiere  e tuttofare nella Croce Rossa Italiana. Mi ricordano qualcosa… un periodo storico diverso, mi sforzo da stamattina ma… chi si vestiva così? Non so la mia memoria comincia a vacillare. Sapreste per caso aiutarmi?  Boh… vabè comunque sono un po’ diffidente.
Il ministro Maroni mentre concepiva il decreto immagino non potesse pensare che avrebbero avuto voglia di organizzarsi in ronda anche formazioni presiedute da individui di estrema destra e un look, diciamo, che ricorda inavvertitamente tempi meno democratici. Perfino i caschetti sono di foggia non del tutto sconosciuta. Nessuno avrebbe potuto immaginarlo, figuriamoci… un effetto collaterale del buon decreto.

Adesso lo so che qualcuno si aspetterà che io chiosi dicendo che se questo decreto permettesse  l’aiuto al  presidio delle nostre strade da parte di ronde di volontari che si definiscono Patrioti e Nazionalisti in divisa e anfibi forse, ma dico forse, si potrebbe parlar di un po’, ma poco, di qualcosa che ricorda da lontano, per pura affinità estetica, le camicie brune. Poco però, poiché questi non se la prenderebbero con noi gente per bene, si limiterebbero a segnalare i criminali tra cui, per lo stesso decreto, tutti gli immigrati irregolari e non euroariani.

Non parlerò di fascismo, né di deriva fascistoide, né di neofascismo, né di squadrismo.

Siamo in democrazia, qui si vota.
Questo è un governo democratico.
Gli italiani non sono razzisti.
Non c’è nessuna deriva xenofoba.
Le ronde nascono tra pensionati e madri di famiglia preoccupati per la vivibilità del loro quartiere.
Parlare di regime è massimalismo.
Fascismo e comunismo, destra e sinistra, sono concetti obsoleti.

La Lega, come dice Sartori, non è di estrema destra, come  invece dice Borghezio pontificando davanti ai neofascisti francesi:  la lega si articola sulla conflittualità centro-periferia, tutt’altra cosa. 

Me lo diranno da destra, dal centro e da sinistra, me lo diranno i terzisti e me lo diranno giornalisti e  blogger indipendenti, alcuni dei quali stimatissimi.

Io non parlerò di fascismo perché ho perso la memoria e ho imparato la lezione.

Però, e non è detto che accada, se i ragazzi di Saya mi presidiassero il quartiere vestiti a quel modo e autorizzati dallo Stato, ci sarà una novità. Trovatelo voi il nome a questa novità: voi moderati, voi minimalisti, voi moderni.

Avete tutta la ricchezza del patrimonio lessicale italiano a disposizione e sono accettati anche i neologismi. Basta trovare le parole giuste per vestire la realtà e questa si fa già meno minacciosa e più digeribile: insomma, col nome giusto farà tutto  molto meno schifo.

Dategli un nome e quando lo avrete trovato, allora forse mi sentirò più sicuro. O forse no.

Cronache dal Regno d’Italia: la politica torna a corte.

Definitivamente l’Italia è monarchica, dopo poco più di 60 non sempre gloriosi anni, salutiamo con un pizzico di malinconia la Repubblica. L’Italia torna monarchica, culturalmente monarchica più di quanto non lo fosse stata dopo il Risorgimento. Né costituzionale né statutaria, il modello è autenticamente medioevale. Il corpo fisico del sovrano occupa ormai lo spazio pubblico, la politica esce dal polveroso e inefficiente parlamento  e torna finalmente a corte.
 Nella monarchia non c’è opposizione al sovrano, TUTTI sono sudditi. Lo scontro politico, l’aperta conflittualità dialettica si svolge al di sotto della figura regia, tra frange aristocratiche rivali che possono conrapporsi al re soltanto per interposta persona. Contrariamente che in democrazia la vita privata del re appartiene allo spazio pubblico, viene data in pasto al popolino. La figura del sovrano,  ricompare  nell’attenzione cortigiana che si dedica alla vita privata e al corpo fisico di sua Maestà, ai suoi vizi e ai suoi vezzi, distogliendo in parte l’attenzione del popolino dall’effettiva liceità e trasparenza del suo agire. L’immagine del Re è un’estensione della sua camera da letto, le sue gonadi suscitano scandalo e apprezzamento, la sua nomea di uomo vigoroso, se non di vero e proprio satiro, inorgoglisce velatamente la nazione.  Gli incontri di Stato con gli altri sovrani, sono feste di palazzo la cui riuscita non si misura in decisioni politiche, ma nella capacità del sire di rubare la scena pur comportandosi da un buon ospiteIl sovrano deve mostrarsi in buoni rapporti coi suoi pari, soprattutto quelli più potenti, per dimostrare di non essere da meno di nessuno, portando lustro al regno.La rivoluzione forse non sarà un pranzo di gala, ma il G8 sì.

La politica al contrario si svolge  all’ambito privato, decisa nelle segrete stanze, poiché vige l’Arcana Imperi e la decisione del sovrano non è sindacabile, né deve essere spiegata al volgo, non esiste l’Opinione Pubblica sulle vicende politiche. Ci sono ministri utili ma scomodi che, pur da sudditi e da consiglieri, osano manifestare critiche alla regia volontà, mostrano una propria linea politica e si ritagliano un proprio spazio sempre al fianco del Re, ma non alla sua ombra. Gianfranco Fini si è calato splendidamente nella parte, roba da Oscar: fa l’aristocratico fedele alla corona ma un poco indipendente, con la sicurezza dell’attore navigato.

Il PD non essendo un partito, ha accettato il ruolo della frangia aristocratica invisa al Re, organica al sistema monarchico e integrata nell’oligarchia, ma incapace per protocollo e convenienza di opporsi in maniera diretta alla volontà regia. In Italia non c’è opposizione politica, abbiamo i boiardi.  Avversi alla frangia aristocratica rivale evitano lo scontro aperto col Re, esclusi dalla corte vi cercano alleati all’interno. Chi meglio della Regina, cioè colei verso cui il Re deve mostrare, almeno ufficialmente, devoto rispetto? Perfetto nel ruolo di boiardo Adinolfi, che interpretazione magnifica! Oggi ha dichiarato, sciogliendo ufficialmente le riserve e accettando il ruolo: 

<<Il divorzio di Berlusconi è una questione politica. Mi auguro un’offensiva del Pd che chieda al paese già in occasione di queste europee di togliere fiducia a Berlusconi. E’ un’occasione per il Pd >>

In monarchia non c’è il parlamento, non ci sono elezioni, non ci sono programmi politici: la politica la decide il Re, è sua prerogativa in nome di tutti. Il Re può essere indebolito nella sua immagine, non sconfitto politicamente. Gli si può rendere la vita difficile nell’unico spazio esposto pubblicamente, quello cioè della vita privata affinché si persuada ad un compromesso o faccia una concessione, non gli si può sottrarre lo scettro: il potere gli spetta per diritto di sangue e per volontà divina. Straordinario Adinolfi, dicevamo, ma tutta la classe dirigente del PD merita un applauso per come ha introiettato il ruolo entrando perfettamente nella psicologia piccolo-aristocratica.Riconosco il metodo  Stanislavskij quando lo vedo.

Dopo aver taciuto e accettato per anni la commistione tra le sostanze del sovrano e gli affari del Regno, la palese corruzione di certi funzionari  regi e le amicizie indebite con i briganti del  Protettorato di Sicilia di certi bracci destri di Sua Altezza per ottenere qualcosa adesso i boiardi si nascondono sotto le gonne della Regina. Alcuni

ultimamente raccontano che a Roma la sera, passeggiando nei pressi della Piramide Cestia, dalle mura  del cimitero acattolico si possono udire urla disperate provenire dalla tomba di Gramsci.   
Non mancano gli altri ruoli, fino alle comparse il cast è praticamente completo. Di Pietro è un perfetto tribuno della plebe, incazzoso e casareccio, accolto a corte per urlare qualche lamentela prima di essere redarguito,  deriso e cacciato a pedate. Coi modi da reuccio anche lui, seppur con le pezze al culo, burbero e amato dalla plebaglia. Pittori raffigurano l’essenza conoscibile del sovrano, cioè la sua effige esteriore, per donare l’immortalità alle sue glorie e ai suoi vizietti. Di Araldi e adulatori ne sono piene le redazioni, valletti (e soprattutto  vallette) scorrazzano ovunque per la penisola. Buffoni e Giullari a bizzeffe, c’è perfino un menestrello napoletano che canta le canzoni scritte dal Re.

Concubine non ne parliamo, c’è addirittura la fila.   

Certo con le casse personali di cui dispone , sua Maestà poteva permettersi a corte un poeta migliore di Bondi (il ministro scrive davvero pessime poesie ermetiche e le pubblica pure), ma il Re non deve avere buon gusto: il gusto del Re è il gusto del Regno. 

Infine quando il gioco si fa veramente grottesco, Sgarbi comincia a giocare. Malgrado i suoi trascorsi libertini è stato recentemente accolto dall’UDC, la casata dei nobili  Guelfi e papisti usciti dalle grazie del monarca, e fa la morale al Re in difesa del sacramento del matrimonio e della regola famigliare. Quale ruolo assegnare al celebre critico? Quello del Vescovo ipocrita sembra il più adatto.

L’Italia è culturalmente monarchica, le elezioni saranno un formale plebiscito e tutta l’attenzione sarà puntata sugli appetiti reagli, sulla solidarietà o meno da offrire alla Regina e sul difficile momento che attraversa la Corona. Per le vie dei borghi è tutto un eccitato sussurrar pettegolezzi e mentre la fastosa commedia continua , ognuno pian piano  trova  posto a palazzo e indossa la propria maschera di scena.

Compreso il popolo bue.