Breve storia della Lega Nord.

In principio, erano i terroni. Emigrati fancazzisti, mafiosi, impiegati annoiati, soprattutto  insegnanti indegni di educare la gioventù padana.

Poi di nuovo africani e magrebini, immigrati baluba e clandestini.

Ci fu spazio per i transessuali, viados brasiliani. Le strade padane in cui battevano andavano liberate, i treni coi quali tornavano a casa andavano sterilizzati. Qualche sindaco di ricca provincia sporadicamente includeva froci e culattoni.

Negli anni all’opposizione era Roma e i romani, burocrati ministeriali pigri e indolenti. Una capitale stanca e improduttiva, impiegatizia e magnacciona, Roma ladrona. Di nuovo al Governo, come spesso accade, a Roma ci si trovarono bene, qualcuno acquistò casa, qualcuno se la fece trovare dall’Ente.

Venne l’11 settembre e il problema divennero gli islamici: bombaroli, terroristi, talebani, oscurantisti. Maomettani determinati alla distruzione di culture e tradizioni altrui, costruendo moschee o pregando per strada. Al contrario degli occidentali che sganciavano e sganciano bombe chirurgiche cariche di democrazia, loro erano colonizzatori infidi diabolici ideatori della sottile strategia della bomba demografica: ci avrebbero rimpiazzato partorendo più bimbi.

Quando l’europa si estese ad Est anche su spinta dei 14000 imprenditori italiani che avevano ivi delocalizzato, il problema divennero i rumeni assassini e stupratori.

Sempre, a più riprese e per tutto il tempo, ci furono gli zingari ladri, maleducati, miliardari occulti e rapitori di bambini.

Di nuovo erano  gli sbarchi e le bagnarole degli scafisti piene di clandestini, ontologicamente criminali per legge redatta da loro. Gli accordi con i dittatori amici del maghreb riducevano i flussi, permettevano di respingere in mare aperto tonnellate di esseri umani alla deriva e lasciavano cadaveri provenienti dall’africa nera morti ammazzati da Gheddafi nel Sahara. In un macabro baratto, si compravano morti e petrolio in cambio di soldi e promesse di autostrade.

Ora che quei popoli si ribellano, esplodono in rivoluzioni e guerre civili, i dittatori amici sono diventati nemici da abbattere impiegano basi, aerei e, pare, bombe a tale scopo. La colpa però è dei guerrafondai francesi, gli italiani (e ancor di piu’ i padani pare) passano sempre di lì per caso. Al ripartire degli sbarchi minacciano affondamenti, rimpatri forzati, cannonate: tutti fuori dalle palle.

I tunisini che sbarcano? Hanno le scarpe firmate, spiega Zaia.</>

Adesso, infine, permessi di sei mesi per tutti con un biglietto di sola andata verso paesi più nordici, ricchi e possibilmente francofoni dove, su spinta dei loro camerati xenofobi e neofascisti alla Le Pen glieli rimandano indietro.

Fuori dalle diciarazioni ad alta risonanza mediatica, dalle provocazioni, dal celodurismo, dai padanismi beceri e dal cattivismo imperante, c’è il mondo reale in cui succede che in trecento non sbarcano, perché muiono in mare.

E di che marca siano le scarpe dei cadaveri gonfi che la corrente trascina sul bagnoasciuga, quando ce le hanno ancora,  non interessa più un cazzo a nessuno.

Adesso,  mentre bevono a Pontida quel piscio sacro che è l’acqua del Po, il dio minore di cui sono figli, non ci venissero più a  parlare di difesa della cristianità e di radici cristiane dell’Europa.

Un’Europa delle cui radici, classiche, moderne o cristiane che siano, sono indegni.

Un Cristo che, glielo scrive un agnostico, li avrebbe sbattuti fuori  a calci in culo da ogni tempio, da farisei straccioni quali sono sempre stati.

Comunicazione politica

Costruito in rete a costo zero, con qualche foto e poche date scelte intelligentemente. Eppure più efficace di qualunque cartellonistica elettorale prodotta dal PD da quando esiste, avvalendosi magari della costosa collaborazione di chissà quale genio del marketing. Particolarmente funerea  e incomprensibile nella sua apparente semplicità , ad esempio è l’ultima campagna  di Bersani oltre che, come sempre, troppo facile da rivolgere in beffa.

mano tesa

Fukushima: news dal fronte orientale.


Qualche settimana fa, circa con l’inizio dei bombardamenti dei volenterosi sponsorizzati dall’ONU, poi guidati ad interim Nato, Fukushima e il terremoto Giapponese sembravano scomparsi nel nulla mediatico. La notizia è rapidamente passata dalla prima pagina alle pagine interne, dall’apertura dei TG alla lunga coda dei servizi minori. La stessa Repubblica on-line che nella prima settimana aveva seguito la vicenda con un’ottima pagina di aggiornamenti in diretta, l’ha subito chiusa. 

L’equivoco senbra essere nato, o fatto nascere appositamente quando il Governo Giapponese e la Tepco hanno cominciato a parlare di situazione stabile. In realtà leggendo con maggiore attenzione si scopriva che la stato dei reattori restava gravissima, ben oltre Three Miles Island e sempre meno lontana da Chernobyl, ma per qualche giorno aveva semplicemente smesso di peggiorare. La situazione era dunque momentaneamente stabile, ma non stabilizzata, cioè riportata sotto controllo da parte della Tepco e delle autorità con un livello di rischio destinato a decrescere col decadimento degli agenti radioattivi e con le operazioni di bonifica.

La verità invece è che Fukushima era e resta fuori controllo.

E non è nemmeno più stabile, ma in continuo peggioramento.

Le ultime notizie riportate insieme al video di seguito dalla sempre ottima Debora Billi di Petrolio, è che anche i reattori 5 e 6 si stanno surriscaldando e che la solita tecnica ipertecnologica è quella di gettarci sopra acqua di mare (roba che uno si aspetta che in una centrale ci siano tecniche di raffreddamento fantascientifiche a base di azoto o elio liquido o chissà cos’altro). La stessa acqua di mare che ieri è stata fatta defluire nell’ambiente dopo che l’uso nei reattori 1,2,3 e 4 l’avevano resa radioattiva. La stessa acqua di mare in cui è stato trovato del Plutonio, proveniente non si sa ancora bene grazie a quale falla dal reattore 3. Il Plutonio è un elemento vagamente dannoso per la salute che decade in 24000 anni e che viene utilizzato nella costruzione delle bombe atomiche.

Parlando dei reattori 5 e 6 e della nuova emergenza, l’ingegnere del video di seguito PIANGE. Ora, io ci lavoro con gli ingegneri da almeno 11 anni e ne ho frequentati tanti: garantisco che sul lavoro non sono gente incline a lasciarsi prendere reazioni irrazionali. Io quando vedo un ingegnere che piange sul lavoro mi avvio verso le uscite di sicurezza.

La battaglia di Fukushima non è stata affatto vinta e si sta trasformando in guerra. Forse per quanto devastante e distruttivo per tempi che in scala umana possono apparire praticamente eterni, il fenomeno potrebbe limitarsi in buona parte alla prefettura locale e non raggiunge mai Tokio ne le altre nazioni vicine. Tuttavia se così non fosse con tutta probabilità non lo sapremo, o comunque non lo sapremo per tempo, poiché le dirette conseguenze di un tale evento non possono semplicemente essere tratte né tantomeno gestite.

La provincia di Tokio, il suo agglomerato urbano esteso, contano 35 milioni di persone:

se l’Europa e l’Italia faticano  a gestire 20000 migranti, l’idea stessa di evacuare 35 milioni di persone è semplicemente impensabile e la verità (e la salute umana e ambientale in questo caso) sarebbe, al solito, la prima vittima della guerra.

Per seguire Fukushima oltre i soliti gli umori dei media nostrani consiglio i seguenti link, altri potrete segnalarmeli voi nei commenti e li aggiornerò prontamente.

Livello delle radiazioni rilevato nelle principali prefetture:

Blog e media Internazionali:

  • Stati Uniti: ZeroHedge
  • Giappione: NHK in diretta e con buona qualità video
  • Blogger Giapponese:

Tra i blogger italiani di mia conoscenza che stanno seguendo con maggiore assiduità la vicenda:

Sui siti dei media tradizionali, orfani della diretta di repubblica, c’è quella molto meno aggiornata del Fatto Quotidiano:

Terrò l’elenco dei link aggiornato, aiutatemi ad arricchirlo.