La cordata (II)

Ringraziando JoeCHIP per il consueto spunto, vorrei proporre parte della sua  ricostruzione di qualche fatto e qualche dichiarazione relativi alla vicenda Alitalia facendo il punto su due date una di Marzo e una di questi giorni.

26 marzo 2008
Il piano di Air-France: 540 esuberi per i piloti e 900 per gli assistenti di volo. Il personale “licenziato” si troverebbe con lo stipendio pagato *al 100%* (avete letto bene: i 2/3 dai francesi, 1/3 dallo stato italiano) fino a un massimo di sette anni come aiuto fino al nuovo impiego. Nel piano un aumento di capitale da un miliardo di euro e investimenti entro il 2015 per 6,5 miliardi con aumento della flotta aerea. Berlusconi: “Alitalia resti in mani italiane: presto la “cordata”, i numeri di Air-France sono inaccettabili e impossibili da accogliere, offensivi“.

30 luglio 2008
Il piano della cordata: Silvio Berlusconi ai senatori del Pdl riuniti a cena ieri sera ha illustrato il nuovo piano dell’Alitalia: 5mila esuberi e “i sindacati non devono mettere i bastoni fra le ruote”. Secondo Repubblica di oggi considerando anche i tagli ad AirOne gli esuberi complessivi salirebbero a settemila. Gli investitori entrerebbero pare con settecento milioni.


Nel frattempo tra Marzo e Luglio c’è il ritiro di AirFrance, un milione al giorno di perdita netta per Alitalia, un prestito ponte di 300 milioni probabilmenete a fondo perduto e una valanga di dichiarazioni oscillanti tra la boutade demenziale e la turbativa d’asta il cui lungo elenco, tra rampolli e druidiche controcordate padane, vi risparmio per decenza.

Pero’ vuoi mettere se ti licenzia un francese o ti licenzia Ligresti?
Vuoi mettere quando i soldi dello Stato permettono di far fare l’affare agli amici degl amici? Tutta un’altra cosa, no?

Adesso Berlusconi sostiene che per Alitalia c’è la fila. Pur volendo prendere l’affermazione con le molle (vista la fonte) la cosa tuttavia non dovrebbe stupire.
Quando infatti rispetto ad Airfrance che offriva 35 centesimi per azione  questi dovessero rilevare un fallimento controllato a 0 euri, quando i soldi di fatto ce li mette lo Stato mentre il governo amico ci mette la faccia, le pressioni, i prestiti e gli appoggi politici, quando dei sindacati ingordi prima e suicidi poi si lasciano tagliare fuori, quando l’investimento che ti si richiede è minimo e garantito dalla presenza della presidente di Confindustria: dov’è il rischio d’impresa? Perché non dovresti metterti in fila?

Gli avvoltoi dell’imprenditoria italiana non possono certo farsi sfuggire l’ennesimo banchetto sul cadavere dello Stato, a maggior ragione se si considera che siamo agli sgoccioli e tra un po’ resteranno da spolpare soltanto le pubbliche ossa.


Considerando infatti che in vent’anni dagli immobili alla telefonia, passando per treni e autostrade, quasi tutto il patrimonio pubblico è stato (s)venduto ai soliti quattro cialtroni, conoscendo il livello del “management” e soprattutto tenendo conto che l’indebitamento complessivo resta titanico e le casse  vuote: quanti affari paraculi si potranno ancora fare in futuro a spese dell’impresa Italia?

E’ l’ultimo giro gratis, i vampiri lo sanno, e vogliono esserci.

Comunicazone di servizio: SPAM!

Sebbene per chiarezza nel capire a chi sto rispondendo io preferisca i commenti autografi, non ho nulla in particolare contro i commentatori anonimi. In fondo sono semi-anonimo anch’io. Ultimamente pero’ non appena mi allontano dal Blog per qualche giorno trovo puntualmente una tempesta di pornoSPAM: decine di commenti che vi invitano alle piu’ ardite pratiche erotiche. Siccome tali pratiche non attengono strettamente agli argomenti quivi trattati e visto che probabilmente siete già ampiamente edotti in merito, ho preferito bloccare i commenti anonimi.
Dovrebbe bastare.
Per i commentatori abituali troppo pigri per registrarsi su Splinder beh, siate meno pigri. La registrazione è gratis, vi ruba pochi secondi e vi permette di scegliere un simpatico nickname/avatar col quale identificarvi nel tempo libero, sviluppando così una personalità nuova di zecca che vi renderà meno tristi nelle giornate uggiose e melanconiche.

C’è gente cui un buon Avatar ha risolto un sacco di serate.


Voglia di nucleare: Scajola contro Rubbia.


Dopo anni di disinteresse e bufale consolatorie l’imminente crisi energetica sta diventando argomento di primo interesse anche sui maggiori  organi di stampa mondiali, al punto che sempre più spesso si discute sui  tempi e sugli impatti a breve termine e quasi non più sulla fondatezza di tali preoccupazioni. Col tempo si spera arriveranno anche le preoccupazioni sul medio-lungo termine e, gradatamente, una presa di coscienza che preveda piani d’intervento in grado di ripensare l’attuale sistema in maniera organica, cioè senza agitare improbabili bacchette magiche o salvifiche mistificazioni. L’alternativa sarà vedere gli Stati Nazione, incapaci di imporre una costosissima riconversione al proprio sistema economico-industriale, scannarsi per gli ultimi barili di petrolio, cioè: parola alle armi.

In un’intervista di qualche mese fa Carlo Rubbia si è espresso chiaramente contro il ritorno al nucleare come via praticabile e conveniente per far fronte a tale crisi, ribadendo poi la stessa tesi in dibattiti pubblici e interviste televisive. L’intervista era incentrata sull’urgenza di scelte strategiche da parte dell’Italia che verrà colpita prima e più duramente a causa della nostra cronica scarsità di risorse fossili. Sulla stessa linea, contraria al nucleare e favorevole ad una riconversione massiva e drastica verso le energie rinnovabili si sono espressi anche centinaia di docenti e ricercatori universitari, con un pubblico appello ai candidati prima delle recenti elezioni. Da ultimo oggi sul Manifesto l’intervista ad Alberto Fazio, astrofisico responsabile del progetto IBGP/AIMES (Analisys, Integration, Modelling of the Earth System) ribadisce il concetto e fornisce un quadro preciso e ancora più allarmante della situazione.

Le valutazioni quasi unanimi fornite dalla comunità scientifica italiana vedono il nucleare come una soluzione costosa, con tempi di messa in opera troppo lunghi, legata ad una risorsa esauribile e dunque di corto respiro (20 anni per l’uranio Rubbia-Goodstein), con problemi di sicurezza contenibili ma non eliminabili e uno problema di smaltimento delle scorie per cui non è ancora stata trovata una soluzione definitiva e soddisfacente. La stessa UE pur non osteggiando le nuove centrali non le inserisce tra le risposte strategie ai problemi energetici e climatici e gli USA non ne costruiscono di nuove ormai da trent’anni.

Il ministro Scajola, che dubito ignori gli appelli degli scienziati in questione, parla di “occasione nucleare” da non perdere. Eppure su questa tecnologia di corto respiro, che non promette innovazioni significative prima del 2025 ( quando potrebbe partire la quarta generazione di centrali), l’Italia è drammaticamente indietro, mentre su altre tecnologie come l’eolico e il solare che vengono abbondantemente adottate in Spagna e in Germania con un gap che saremmo ancora in grado di coprire, vi sarebbe davvero spazio per produrre brevetti e innovazione (si veda il progetto Archimede dello stesso Rubbia). Di quale occasione va parlando dunque il ministro? Se la comunità scientifica è ostile a tale soluzione e lo è da posizioni non ideologiche ma dettate dai fatti, su suggerimento di chi il Scajola ha deciso di puntare dritto sul nucleare entro questa legislatura ribadendo il concetto come un irrefrenabile tormentone in ogni sua esternazione pubblica? Se non è all’interesse strategico del paese e dei suoi cittadini cui si guarda, a quale altro tipo di interesse si sta facendo riferimento?

 


Ieri Emma Marcegaglia, parlando in rappresentanza anche di coloro che grazie a lauti finanziamenti pubblici le centrali le dovranno costruire, si è fatta pubblicamente promotrice del ritorno al nucleare, mentre l’Amministratore Delegato di ENEL Fulvio Conti si dichiarava favorevole e pronto a partire non appena ottenuto il placet del governo.  Se questi sono gli interessi in gioco, il ministro sta allestendo il consueto banchetto per gli uccelli necrofagi dell’imprenditoria italiana, che da anni si cibano della carcassa dello Stato.

Da qui all’inizio della costruzione delle centrali passrà parecchio tempo e una qualche forma di dibattito dovrà pure essere fatta. Cosa contrapporranno ai moniti di Carlo Rubbia? Le intuizioni scientifiche di Gabriella Carlucci già indomabile e patetica protagonista, all’epoca dalle file dell’opposizione, del caso Maiani?

Non solo pompini.

Io a quella manifestazione c’ero. Senza bandiere e senza gruppi di appartenenza ero accompagnato soltanto dalla mia bicicletta. Si e’ trattato di una manifestazione plurale di opposizione a questo governo con interventi di tono, orientamento e spessore politico diversi. Ci sono stati (oltre alle pietre dello scandalo) interventi precisi sull’incostituzionalita’ di certe norme e interventi accorati come quello qui sopra di Moni Ovadia, in difesa dei valori antifascisti e democratici.

Non ci sto bene in una piazza dove sventolano anche bandiere del PD, non ci sto bene affatto.

Non c’erano pero’ soltanto quelle, la presenza piu’ massiccia era quella dell’IDV, poi  c’era di tutto dalla sinistra ex-parlamentare a quella extra-parlamentare per scelta, c’erano quelli di Grillo e quelli delle piu’ disparate associazioni. C’era il PMLI e c’era il democristiano anti-berlusconiano. C’era perfino il tizio solitario in bicicletta.

Trovo non sia un caso che al di la’ di Papi e Pompini il tavolo sia saltato sugli unici tre interventi che hanno accusato Veltroni di essere il primo alleato (nemmeno troppo involontario) di Berlusconi, attaccando l’opposizione parlamentare quasi quanto (Travaglio, Guzzanti) o tantoquanto (Grillo) il governo. L’Unita’ della manifestazione sul palco salta sull’appoggio alla pseudo-opposizione parlamentare del PD, non sui pompini. Non a caso chi resta in mezzo e’ Di Pietro.

In quella piazza c’era troppa roba diversa? Dipende dalla posta in palio.

Se si vuole formare un governo si’, c’e troppa roba.

Se si vogliono affermare o difendere i valori della democrazia e della Costituzione Repubblicana e sensibilizzare l’opinione pubblica verso derive  razziste e fascistoidi, allora no: avrei voluto vederci anche piu’ roba in quella piazza.

La resistenza partigiana si estendeva dai comunisti rivoluizonari a Edgardo Sogno (monarchico).

Non si e’ parlato di soli pompini e non vorrei che nel pieno di una deriva fascistoide qui si stesse perdendo troppo tempo a discutere su Claretta Petacci.