La dose minima tollerabile di fascismo.

Il nostro aitante parlamento, dopo che il governo aveva sbandierato questo impegno in campagna elettorale, ha deciso che la sospensione dello stato di diritto, la tortura e l’uso politico con modalità cilene delle forze dell’ordine da parte del governo non siano eventi degni di indagine da parte di una commissione parlamentare.

Noi che siamo nati nella democrazia e nell’illusione di avere dei diritti inalienabili nel luglio 2001 abbiamo scoperto che l’una e gli altri sono revocabili e non soltanto in un contesto operativo di emergenza dell’ ordine pubblico, ma a freddo con premeditazione, nelle buie celle di una caserma adibita a tale scopo, lontana dalle telecamere, dal biasimo della gente di comune buon senso e dalla Costituzione.

Evidentemente la nostra è una democrazia flessibile e moderna dove un po’ di fascismo ogni tanto ci puo’ pure stare, ma guai a far sì che questa diventi una verità ufficiale: se così non fosse nessuno avrebbe temuto l’indagine sulla Diaz e su Bolzaneto.

Menzion  d’onore ai  signori bugiardelli della CDL e di Forza italia in particolare secondo i quali “si volevano processare le forze dell’ordine”. Eh no, cari i miei paraculi… gli agenti delle forze dell’ordine che si macchiarono di quegli atti sono già sotto processo dalla magistratura per quello che accadde, così come lo sono alcuni dei manifestanti che compirono le devastazioni. Una commissione parlamentare ha innanzitutto il dovere di giungere ad una verità ufficiale accertando le responsabilità politiche non quelle giudiziarie. Quindi al solito è l’interesse del loro padrone e dei suoi ministri e fedeli alfieri dell’epoca che si sono preoccupati di salvaguardare.

Il patetico teatrino delle assenze in aula e delle astensioni centriste non concede nessuna attenuante a questa maggioranza, peraltro non dissimile nella composizione politica da quella che sosteneva un gorverno implicato in vicende analoghe alla caserma Raniero di Napoli pochi mesi prima dei fatti di Genova.

La vicenda getta però una particolare onta sui Radicali e i loro “diritti civili” iperdemocratici che tanto imprescindibili non devono essere se cambiano di importanza al cambiare del contesto e del colore politico delle vittime. Grazie tanto ai miei signori liberali, liberisti e… libertari.

Una bella domanda andrebbe posta invece al signor Di Pietro e ai suoi due rappresentanti dell’IDV (uno assente e l’altro che ha votato contro) che giocano a blandire la piazza evocata da Grillo contando già i voti che mi auguro non avranno. E se i prossimi ad essere trascinati sanguinanti sbattendo il grugno sui gradini di marmo nel cuore della notte a causa di false prove,  obbligati a cantare canzoncine fasciste in piedi faccia al muro per ore, mentre assaggiano rivoli di sangue che colano dai buchi dei propri piercing strappati con le pinze fossero i docili Grillini? Che si fà? Si chiede una commissione d’inchiesta? E con che faccia?  Del resto i grillini non hanno ancora assaggiato il manganello(*) e le sacche di voti che le forze di pubblica sicurezza garantiscono ad AN fanno evidentemente gola all’uomo d’ordine Di Pietro.

Purtroppo il gioco della democrazia è un gioco faticoso che non permette deroghe, ambiguità e sospensioni neppure per una sola notte.

Una notte è un battito di ciglia se passata tra le lenzuola pulite del proprio letto, ma può diventare ben più lunga fino a marchiarti a  vita se trascorsa in mezzo al puzzo del tuo sangue sorvegliato dal freddo abbraccio del boia di turno.

O la democrazia è una necessità e la si interpreta in modo tale che il sistema sia autocosciente, nel senso che ogni suo deragliamento sia riconosciuto come tale e ritenuto inaccettabile, oppure essa non è. E’ soltanto l’ennesimo autoritarismo oligocratico benigno e sedicente, al più una comoda e ipocrita democrazia con riserva.  Non esiste una dose minima tollerabile di fascismo in democrazia: ci sono diritti e sanzioni per chi li calpesta.

Questo dovrebbe essere particolarmente chiaro ad un governo che si dica anche soltanto in parte di sinistra.

Dimenticavo, di governi di sinistra in Italia non ce ne sono mai stati e questo, all’ennesima prova del nove, men che mai.

(*) Spero non lo assaggeranno mai, ma non ci scommetterei.

La terza fase dell’effetto Grillo: il bavaglio a Internet?

Il nuovo disegno di legge sull’editoria redatto dal nostro solerte governo il 12 ottobre scorso è probabilmente la prima contromossa repressiva nei confronti del fenomeno Grillo, inteso nel senso più ampio della presa d’atto delle potenzialità della rete nella mobilitazione politica.

Gli aspetti repressivi si presentano attraverso la burocratizzazione dell’attività editoriale via web. Nell’art.2 viene riportato sotto la  definizione di prodotto editoriale  “Qualunque prodotto contraddistinto da finalità di informazione, di divulgazione,  di intrattenimento, quali che siano la forma e il mezzo con cui esso è realizzato e fin qui parliamo di prodotto quindi di qualcosa che si vende come le testate on-line. Nell’art.5 viene poi ricondotta sotto la definizione di attività editoriale “qualunque attività atta alla realizzazione e distribuzione di un prodotto editoriale […] anche in forma non imprenditoriale e con finalità non lucrative”, equiparando gli obblighi delle suddette testate a quelli di un blog, di un diario online,  di un sito per appassionati  di fantascienza  o di musica Metal (divulgazione, intrattenimento etc… remember?).  L’art.7 specifica esplicitamente che i soggetti che svolgono attività editoriali su Internet, come sopra descritte, devono iscriversi al Registro degli Operatori di Comunicazione ereditando, presumo, tutti gli oneri del caso: dalle figure dei giornalisti e del Direttore Responsabile alla responsabilità penale dei reati a mezzo stampa con relativii inasprirmenti di pena. Tra l’altro non è chiaro se il proprietario del sito debba essere responsabile anche per le eventuali diffamazioni presenti nei commenti, quindi per responsabilità oggettiva e mancato controllo. Infine a decidere quali soggetti siano tenuti all’iscrizione sarà l’Autorità Garante.

La finalità generale dichiarata nell’introduzione del testo è  l’aumento del pluralismo, il che è comico visto che se una legge tratta dal testo così com’è venisse applicata alla lettera porterebbe alla chiusura di centinaia di migliaia di voci libere, configurandosi come il piu’ vasto attacco alla libertà di espressione in Italia dal dopoguerra ad oggi. Pur non essendo un giurista credo che in questa forma la legge sia inapplicabile, se non su base discrezionale quindi giuridicamente irrecepibile, dunque  prima  ancora  che  liberticida il testo appare francamente demenziale. Il governo però l’ha approvato e lo presenterà in parlamento per poi passare la palla all’AGCOM. Del resto quello degli eventuali attacchi ai politici e della troppa libertà espressiva nel paese è proprio un problema impellente per la nostra classe politica. E pensare che, tanto per restare in tema di pluralismo, c’è un sacco di gente che ha votato questo governo sperando che ponesse fine ai mega-monopoli televisivi.

Divertente no?

Aggiornamento del 20/10:
E’ lo stesso ministro Gentiloni ad ammettere che hanno fatto una cazzata. Oltre  ad essere  liberticida la legge non sta neppure in piedi  dal punto di vista giuridico, da Repubblica:

“L’allarme lanciato da Beppe Grillo e ripreso da molti commenti al mio blog è giustificato”, scrive Gentiloni, aggiungendo che la correzione è necessaria perché la norma in questione “non è chiara e lascia spazio a interpretazioni assurde e restrittive”.

Hanno avuto bisogno che fossero i blogger a dirglielo… ma si può essere più cialtroni?<!–

I nuovi mostri: fenomenologia della Stronza.

Roma, oggi a ora di pranzo. Sto mangiando con dei colleghi al ristorante cinese durante la pausa pranzo, visto che è una bella giornata ci siamo sistemati su un tavolino all’aperto che da sul marciapiede. Tra i ravioli alla griglia e le fettuccine alla piastra con frutti di mare e verdure, a causa di un’auto in coppia fila qualcuno comincia a suonare il clacson a due passi dalle mie orecchie.

PEEEEEEEEEEEE! PEEEEEEEEEEEEEEE!

Avete presente no? E continua.

Continua incessantemente per dieci minuti, sfondandomi i timpani.

Così mi alzo e mi sporgo oltre la siepe del ristorante e individuo una finta bionda sulla quarantina che non puo’ uscire dal parcheggio, che d’ora in poi per semplicità chiameremo la Stronza, e le faccio gentilmente notare:

– Signora io la capisco, ma se il proprietario dell’altra auto non l’ha sentita negli ultimi dieci minuti è inutile continuare a suonare il clacson. Chiami i viglili o lo aspetti e se la prenda con lui…

La Stronza sbraita qualcosa sull’ingiustizia che è costretta a subire e per tutta risposta ricomincia suonare il clacson. Per altri dieci minuti e continua. Imperterrita.

PEEEEEEEEEEEEEEE! PEEEEEEEEEEEEEEEE!

Con le fettuccine per traverso e prima di aggredire il manzo con funghi e bambù, mi alzo di nuovo, raggiungo la sua auto mentre lei suona e spiega le sue ragioni a un paio di camerieri cinesi che non capiscono un cazzo ma fanno di sì con la testa. Mi accorgo che non soltanto puo’ uscire dal parcheggio, ma che ci passerebbe perfino un aeroplano in fiamme con il pilota ubriaco.

A. – Signora, ma lei CI PASSA, ci passa alla grande, quest’auto non la ostruisce.

Stronza- Si ma devo fare mille manovre e non mi va! Questo che ha lasciato l’auto così è un incivile!

Di manovra ne basterebbe una se tu avessi preso la patente regolarmente invece di comprarla, penso senza dirlo.

A.– Sì va bene, ma nemmeno puo’ fare due palle così a noi, gliela sposto io la macchina.

Stronza.-Io la macchina  in mano a lei non ce la metto!

A.- Allora le resto dietro e dandole le indicazioni l’aiuto a uscire.

Stronza – No, perchè questo io lo voglio vedere in faccia quando arriva.

A. – Allora mentre lo aspetta non suoni. 

Stronza – La sa una cosa? E’ un incivile pure lei. Si è chiesto come mai lei è l’unico che si è lamentato?

A.- Perché sono particolarmente sensibile all’inquinamento acustico, soprattutto se mi spara il clacson per mezz’ora nelle orecchie mentre mangio, embè?

Stronza – E allora non ci vada a mangiare fuori!

Eh sì, sono un incivile. Vado a mangiare fuori durante la pausa pranzo, sono proprio uno stronzo. Se non sopporto mezz’ora di clacson me ne devo restare a casa o digiunare. Con le braccia penzoloni torno al tavolo mentre la Stronza continua a suonare.

PEEEEEEEEEEEEEEEE! PEEEEEEEEEEEEEEEEEE!

Due minuti dopo mentre infierisco sul manzo al bambù arriva la proprietaria dell’altra auto, quella che non ostruisce la Stronza ma che comunque ha parcheggiato per mezz’ora in doppia fila e blocca l’uscita di altre tre auto fortunatamente senza che i conducenti siano sul posto. E’ pure lei una donna sulla quarantina, parla al cellulare e ha un accento straniero e la chiameremo per semplicità la Stronza Rumena. Davanti alle rimostranze della Stronza, ormai fuori di sé, la Stronza Rumena ha una risposta veemente e lapidaria, quasi più incazzata ancora dell’altra, indicando le altre auto in doppia fila disseminate ovunque:

– Incivile io?! Ma se lo fanno tutti! Te la prendi con me? Lo fanno tutti!

Perché vi racconto questa storia? Perché nella sua banalità esemplifica il comportamento tipico di un sacco di gente che vive in Italia.

La Stronza e la Stronza Rumena , sono due figure archetipiche nelle cui sinapsi è contenuta la forma mentis di un intero popolo, che segue più o meno le seguenti regole:

Ho un problema che potrei risolvere con un minimo sforzo?

  • Non lo risolvo.
  • Lo trasformo in un problema di TUTTI gli altri,scaricandolo sulla  collettività.
  • Se qualcuno me ne chiede conto, la colpa è di quel qualcuno che   non ha sopportato in silenzio.
  • Le cose non sono giuste o sbagliate in sè. Una cosa è giusta se    la fanno tutti. 
  • Gli incivili sono sempre gli altri.

Vi invito ad applicare questo breve schema alle microquestioni del vivere quotidiano come ai macroproblemi del sistema politico, economico e fiscale. E’ sorprendente come si applichi quasi alla perfezione in moltissimi casi.

Va da sè che se quello sopradescritto è un codice di comportamento a voi estraneo diventa un’impresa eroica perfino mangiare in santa pace.

Semplificando, e facendo inevitabilmente torto a molti, si potrebbe dire che  i tratti che distinguono gli italiani contemporanei non siano quelli di un popolo che convive più o meno secondo buon senso, ma quelli di una massa di individui ottusamente egocentrici che, in un’eterna rissa tra arroganti, condividono loro malgrado lo stesso deserto civico.

Mi pare una buona definizione.


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