Crisi in QATAR: Notizie da DOHA

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Due giorni fa sei paesi arabo-sunniti, guidati dai sauditi e dall’Egitto, hanno messo sotto embargo e ritirato le ambasciate dalla penisola qatariota. Il ritiro degli ambasciatori non è un fatto nuovo e i motivi di frizione tra stati sunniti vanno dal supporto del Qatar al deposto presidente egiziano Morsi, più in generale ai legami con la Fratellanza Mussulmana (in Egitto, ma anche in Palestina con Hamas), fino agli interessi in comune con lo Stato Iraniano antistante, inclusi gli accordi per il mutuo sfruttamento di alcuni pozzi importanti. L’embargo e il ritiro delle compagnie aeree segue a stretto giro la visita di Trump in Arabia e sembra esserne una conseguenza all’interno della strategia di destabilizzazione del Medio Oriente in chiave anti russo-iraniana. Stamattina il regime saudita ha dato un ultimatum al Qatar secondo il quale al mancato adempimento di 10 richieste entro 24 ore, l’Arabia non esclude l’intervento militare nella penisola del Golfo.

Abbiamo una vecchia amicizia che vive da anni a Doha, e ha sviluppato contatti e conoscenze istituzionali. Riporto qui il suo punto di vista e alcune informazioni che ci ha dato:

  • I qatarioti sono piuttosto seccati con la stampa occidentale, a cominciare dalla BBC, che ha descritto la situazione a Doha come drammatica, disperata, inclusa la chiusura dei cantieri e la fuga dei lavoratori stranieri (i lavoratori locali sono una minoranza a Doha).
  • La situazione ci viene descritta come tranquilla e le autorità locali non stanno in nessun modo creando allarme tra la popolazione. Le uniche scene di panico un po’ scomposte sono state per un assalto ai supermercati avvenuto tra ieri e l’altro ieri, dove i locali hanno inizialmente tentato di fare scorta di provviste. Scorte un po’ sconclusionate pare, visto che nei market c’è chi si approvvigionava di cibi deperibili come le verdure lasciando pieni gli scaffali del riso, alimento ben più utile e conservabile in caso di guerra. Non c’è al momento alcun problema di approvvigionamenti, neppure riguardo all’acqua per la quale il Qatar è autosufficiente.
  • I principali disagi sono aeroportuali, legati ai biglietti aerei delle compagnie del golfo (spesso più economiche di quelle qatariote) che stanno già effettuando i rimborsi, alla cancellazione dei voli internazionali e alla scarsità di quelli operati da compagnie locali.
  • L’emiro del Kuwait si è proposto come mediatore ed è stato accettato dal Qatar, respinte invece le proposte di mediazione di Erdogan.
  • Non ci sono al momento movimenti militari di una qualche rilevanza. Dalla base americana di Al Udeid, a pochi km da Doha e una delle postazioni US più grandi del Medio Oriente non si è alzato in volo un solo aereo o un solo elicottero, quando grandi movimenti sono stati notati in passato anche soltanto in prossimità della visita di un capo di Stato. Né si registrano pare altri movimenti insoliti in questo senso.
  • Dalla famiglia dell’Emiro Al-Thani trapela convinzione che l’attuale re Saudita Salman non andrà fino in fondo, ben diverso è il discorso se il potere dovesse passare anzitempo al figlio, erede al trono e attuale Ministro della Difesa, Mohammed Bin Salman , verso il quale non c’è alcuna fiducia.

In particolare, gli ultimi due punti potrebbero non comparire sulla stampa ufficiale, ma sono stati raccolti da fonti affidabili e locali, in un certo senso “dirette”, nel senso che hanno potuto riscontrare personalmente quanto riportato.

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