Stasera (III)

come è bello il vino,

bianco bianco bianco,

rosso è il mattino,

sento male a un fianco

Il progetto di Clinton nostrano in salsa ruiniana, dopo essere passato da verde a radicale al bianco redento sedeva sulla stessa poltrona con l’erede di Togliatti. Anche lui di certo “il migliore”, almeno a detta dei peggiori. Il gioco di società in cui si intrattenevano era un “giu’ dalla torre” di stampo ideologico-sociale.<<Meglio un figlio operaio e di sinistra o meglio avvocato ma fascistello?>> chiedeva il primo, e l’altro dopo tanto disgustato pensare <<Avvocato fascistello. Almeno quando cresce puoi portarlo in parlamento>>

Inserito io? A me? Sai che cazzo me ne frega a me?! A me basta un sacco a pelo, una tenda Quechua e un telefonino dotato di DVBH e posso anche dormire in ufficio, solo con me stesso sotto la luce lontana di un firmamento al neon. Sono un contemplativo, io.

Un monsignore spagnolo indignato gridava a capotavola: <<Qui col progressismo si cade nel ridicolo! lo avevo detto io si comincia coi diritti delle scimmie e si finisce col darne pure ai negri>>. Non osava dirlo ma era sinceramente preoccupato per la corrida e il turismo di Palmplona, vallo a fermare il progresso una volta messo in moto…

La Turandot con la sua amica Marlene Dietrisch, persuase che le cose non hanno essenza, dibattevano dotte con barocche architetture  linguistiche l’estetica del nulla in disuso. Non avevano tempo per le interpretazioni.

Il proletario è colui che trae la propria ricchezza dai figli che mette al mondo. Un tipico esempio di proletariato moderno è avere un figlio procuratore di calciatori quando tu ti occupi del business pallonaro.

Un giornalista in un bell’articolo racconta di un amico che gli proponeva: <<Pensa se andassimo tutti fuori dallo stadio ma stavolta senza entrare. Ci mettiamo lì coi maglioni in terra a fare i pali e un pallone a giocare>>. Mi ricorda da ragazzini, tra un’ auto e un secchione delle immondizie, a disputar coppe del mondo. Del resto Wembley, come Dio, è in qualsiasi posto in cui riesci ad immaginarlo.

Una voce suadente, a ricomparsa controllata con cadenza annuale, mi sussurrava nella notte ubriaca: << Ma tu… non ti senti solo?>> Taccio per non rispondere graziealcazzo mademoiselle, ma non è su tali basi che prendo decisioni.

Edward Lutwack spiegava ad una attenta platea il nuovo pink tank d’oltreoceano secondo il quale farsi esplodere in mezzo a un sacco di gente è  terrorismo,  mentre far partire un drone teleguidato portarlo su un villaggio pakistano pigiando tasti su una console e uccidere un sacco di gente è un videogame. Magdi Allam prendeva appunti.

Uther sostiene che sfiderebbe volentieri a singolar tenzone Vittorio Feltri. Io avrei sfidato volentieri Hegel. Alla sciabola, primo sangue, un colpo forunato e zac.

Il Cardinal Sprezzante, con al dito un anello d’oro a forma d’utero tempestato di embrioni in platino, ammiccava di nascosto ad un pessimo scritore passibile di scomunica. <<Ti ringrazio,>> sussurrava <<prima che arrivassi tu nessuno parlava piu’di noi…>>.

Il gioco dei quattro cantoni si gioca nelle sue numerose varianti con un numero di poltrone inferiore a quello dei giocatori. Al fischio di inizio tutti i partecipanti corrono verso una poltrona e seggono. A seconda delle varianti uno piu’ giocatori restano in piedi esclusi. Poi dopo un giro di consultazioni col capo dello stato si fa il governo.

come è bello il vino,

rosso rosso rosso,

bianco è il mattino,

sono dentro a un fosso

Stasera. (II)

Stasera mi è venuto in mente che questo blog sta in piedi  da piu’ di un anno. Mi sono perso alcuni post come quello sulle Banlieu che esplodevano, proprio mentre io ero a Parigi e Parigi neppure se ne accorgeva. Ne ho ritrovati altri come quello su New Orleans pubblicato con ormai due mesi di ritardo. Tra l’altro ero stato a Miami poco prima, al passaggio dell’uragano Harvey. Se vengo a passare il week-end dalle vostre parti vi avverto prima, così avete il tempo di evacuare.

Sul blog, dicevo, ho scritto in modo scostante come faccio tutte le cose che mi somigliano. Ho scritto soprattutto di politica, di questa società e di altre cose ipocrite che mi fanno incazzare. Ho scritto poco di me, perchè in fondo so’ chi lo legge. Forse perchè una scrittura davvero libera non ammette lettori o piu’ probabilmente perchè di me a volte ho pudore o vergogna, che poco cambia.  Essere una voce anonima tra le tante è rassicurante, è un po’ come quella gente che racconta i propri cazzi a uno stronzo conosciuto in chat e non ne parla al marito o alla moglie. Se non ti guardano negli occhi sei salvo, non hai pudore. O vergogna che poco cambia. Stasera pero’ misà che lo faccio un elenco di cose mie accadute in quest’anno di merda.
Si lo so’ fare i bilanci l’ultimo dell’anno è banale, allora diro’ che non è un bilancio ma un riassunto di cio’ che non ho scritto.
Un conguaglio.

Sono passato di crisi in crisi, spero di non aver fatto troppo rumore. In questo genere di cose vorrei tenere basso il volume, non mi piace disturbare i vicini.

Le lucciole brillano leggere nel tuo buio, se ti lasciano intravedere il loro è soltanto a intermittenza. Le lanterne sparano fasci esaltanti e avvolgenti, scagliando il resto del tuo mondo di zanzara nell’ombra, e tu voli forte verso di loro aspettando di sbattere contro la parete di vetro con cui si proteggono. Ho amato in modo scostante lucciole e lanterne. Non ho confuso, questo no, le une con le altre.

Ho ritrovato un fratello di strada a 10000km di distanza dal quartiere dove ci inzaccheravamo i pantaloni da mocciosi, mi era mancato.
Per anni mi avevano raccontato distrattamente leggende sulle sue imprese, ma la persona per una volta era meglio del suo pur lusinghiero alter ego narrativo. Invecchia bene come il barolo, lo stronzo.

Ne ho ritrovato anche un’altro di fratello. O forse ho soltanto smesso di giudicarlo.

A proposito dell’invecchiar bene rileggendo per l’ennesima volta cio’ che scrivevo a vent’anni mi sono accorto che allora mi convincevo la vita fosse divisa in quattro fasi. Quella in cui ci si compiace di essere intelligenti, poi di essere innamorati, poi ribelli, malinconici e magari depressi, e infine di essere mediocri. Scrivevo mentre ero nella terza, oggi scivolo lento verso la quarta.

Ho visto crollare, vecchio e  pesante, sulle ginocchia, quello che i figli di Freud dicono essere il mio archetipo maschile. Coi Freudiani non ci parlo, ma se fosse vivo Platone vorrei chiedergli che fine fanno le ombre proiettate sul fondo della caverna quando l’archetipo crolla sconfitto. Non voglio essere un’ombra e tantomeno proiettarne.

Per restare ai classici ho fatto tortuosi ragionamenti su Prometeo e Atlante. Chi dei due deve ringraziare l’altro? Il servo sciocco degli Dei che si ostina a non mandare in malora il genere umano affinchè lo stronzetto ribelle possa giocare a fare il martire, oppure il contrario? Mi sono dilettato a ficcare le persone in grosse ceste con scritto sopra, atlantideo o prometeico. Un giochetto sterile e, anche stavolta, non ho trovato una cesta per me. Il contrasto bianco-nero non basta a esprimere l’esistente. Se ho trovato posto a qualcun altro è soltanto perchè incosciamente forse percepiamo soltanto noi stesssi come davvero reali, indefinibili e ricchi di imperscutabili sfumature.

Mi hanno detto, con dolcezza, che pecco di umiltà e avevano talmente ragione che ho finto avessero torto. Vorrei dire di averne ma devo misurarmi con un’ambizione simile a quella di cui parlava Pericle al bar, quando studiavamo in biblioteca e lui voleva dipingere come Francis Bacon, <<mia madre dice che non sono ambizioso… in realtà sono troppo ambizioso per fare il dirigentello>>. Ora che coi dirigentelli compiaciuti mi ci scontro ogni giorno, quelle parole mi suonano ancora piu’ vicine. Chissà che cazzo fa adesso Pericle… spero dipinga.

Ho preso qualche bella onda, una m’ha scheggiato un dente e per poco non mi fracassava la mascella.

Come ogni anno ho avuto piu’ paura che coraggio.

Con JoeChip ci siamo detti di aprire un blog dove rendere pubblica la consueta, anche se scostante, corrispondenza sui libri letti.
Si accettano scommesse, se lo apriremo si chiamerà “Ozia” come un re biblico morto per non so’ quale profezia. Philip Dick scriveva i suoi libri consultando I CHING, Joechip sceglie i nomi dei blog consultando a casaccio la Bibbia.


                           “Autoritratto”, Francis bacon