Il colore viola.

Sabato a Roma, per un giorno soltanto pare e non per l’intera stagione autunno-inverno, sembrava andar di moda il viola. La marea s’è mossa da Piazza della repubblica fino a Piazza San Giovanni, invadendola, debordandola. Sembravano tanti, ottocentomila secondo gli organizzatori diciannove persone secondo la questura, tanti quanto quelli presenti il primo maggio al concertone rock che dovrebbe celebrare il lavoro più che i cantanti e fa concorrenza alla fin fine all’Heiniken Jammin Festival, più di quanto faccia tremare Confindustria.

Dominava il viola sgorgato da Facebook su esortazione di San Precario ma non c’era soltanto quello, comparivano a folti gruppi bandiere rosse di tutti i cinquantadue partiti comunisti rimasti, unico caso al mondo in cui le sigle proliferano più degli elettori, qualche bandiera IdV e perfino quattro bandiere quattro del PD, in barba al dettato del neosegretario della  cui trasparente assenza, guarda un pò, s’è parlato più che delle centinaia di migliaia di presenze indaco. Io e il tassista leninista, armati di macchina fotografica e sprovvisti di indumento a tono (prometto in futuro di comprare una cravatta), scorriamo il corteo, leggiamo striscioni, ascoltiamo slogan. Notiamo perfino un momento di tensione, in cui un viola purissimo uscito dal web, litiga e inveisce contro dei manifestanti con bandiere rosse usciti da qualche sede di partito inquinando, a suo avviso, la volontà dei pervenuti nel prendere le distanze dalla politica tradizionale. Io e il tassista ci domandiamo quando, restando nel solco delle opposizioni a Berlusconi, il movimento viola si dividerà anch’esso in litigiosi correnti. Lealisti Magenta contro dissidenti Lilla. Separatisti Fucsia contro ortodossi Melanzana. Miglioristi orchidea in polemica contro centristi presumibilmente Malva, quest’ultimi in odor di tradimento e collaborazionismo col nemico.
Oh, già… il nemico. Quello è onnipresente e fin troppo chiaro a tutti, rappresentato in  effige sui muri e sui cartelli,  evocato tramite feticci, maschere e pupazzi, il suo nome ingombrante urlato come uno sfogo.
Mentre gironzoliamo per il corteo e intorno a noi sciamano i manifestanti (dei quali a modo mio, sia ben inteso, faccio parte), vediamo comparire qualche vecchio leone che mescola la condizione malridotta della democrazia italiana col golpe in Honduras, individuando una comune matrice a stelle e strisce… Fulvio Grimaldi, bontà sua, è sempre quattro decenni indietro rispetto alla storia e qualche annoluce avanti rispetto alla mia fantasia. Vediamo anche Franceschini,  non quello che ha perso le primarie ma quello che ha fondato le BR, e uno striscione di Lotta Continua (1969-2009  c’è scritto, come se Lotta continua vantasse l’esperienza artigiana e la continuità di gestione di una panetteria o di un ristorante tipico) come se a sinistra nulla si rinnovasse mai, ma tutto procedesse per stratificazioni successive in cui convivono guardandosi in cagnesco il nuovo, il vecchio, il più vecchio, l’antesignano, il relitto e l’archeologia politica. Per la prima volta il PMLI non l’ho visto, ma a ben ripensarci il giorno dopo ricordo alcuni manifestanti esibire orgogliosi “Il Bolscevico”, organo del Partito Comunista più anacronistico tra i molti d’Italia.

Si lo so, un detrattore filoberlusconiano con sta roba c’andrebbe a nozze, ma io non lo dico per denigrare, è proprio che l’occhio nel mio caso tende sempre a fermarsi sui particolari demodè, sulle intrusioni e sui segnali fuori dal contesto storico. Il vintage politico-icononografico se preferite.

Controcorrente nel fiume umano si districano operatori televisivi e intervistatori che a tutti domandano, già consci che la manifestazione è perfettamente riuscita, da domani che cosa cambierà?
Niente.
Lo sanno loro, lo sanno gli intervistati (almeno quelli che hanno abbastanza primavere per averne viste ormai parecchie di manifestazioni ben riuscite) e lo so pure io, però  ce lo domandiamo comunque. Probabilmente, per puro esercizio onanistico.
Si arriva alla fine sotto il palco, arriviamo tardi, c’è già stato Celestini, c’è Salvatore Borsellino, Malerba, Gallo, Dario Fo e Franca Rame, col loro ottuagenario ottimismo da orticaria per un futuro migliore che non arriva mai. C’è Bocca registrato, Tabucchi dalla Francia e qualcuno mormora “beato lui”, c’è Monicelli. Monicelli,
il maestro, alla cui veneranda età rimane più spirito che fiato,  dice cose intelligenti.  Parole che dovrò riascoltare il giorno dopo su Youtube in quanto un camioncino corazzato d’altoparlanti mi spara nelle orecchie le canzoni dei cartoon, così che l’autore di Amici Miei e Il Marchese del Grillo, muove le labbra per esortare i giovani a non mollare, ma sembra cantare UFO Robot in un maldestro involontario doppiaggio. Poi, sul palco, arriva Ulderico Pesce monologhista, attore, cameriere, emigrante pugliese o quel che è.
Ulderico parla del caporalato diffuso in tutta Italia nelle aziende agricole, lo chiama col nome che dovrebbe avere, schiavitù.
La ripete più volte quella parola, schiavitù, schiavitù ai danni degli immigrati che poi criminalizziamo. Chiama l’Italia per quel che è o sta diventando, razzista.  Spiega che basterebbe una semplice legge ( c’è una raccolta firme sul suo sito) di congruità fiscale tra manovalanza  a libro paga e prodotti agricoli che finiscono nei supermercati per colpire questa piaga. E s’incazza, forse per enfasi da guitto forse per temperamento, domandandosi davanti alla schiavitù e alla criminalizzazione degli schiavi dov’è la sinistra, dov’è la chiesa, dov’è il sindacato, dov’è il governo, dov’è la solidarietà.
E  il senso che ha per me questa giornata è in quelle parole e nella volontà residua e ostinata nell’affermare la non complicità con quel che accade. Poi io e il tassista si va a casa, che fa un po’ freddino, la metro scoppia e le bandiere, nella mia esperienza recente, per sgargiante che sia il loro colore hanno appena il tempo di sventolare che sembrano già vecchie e lise.
Foto by Aramcheck

Tutta colpa di Alemanno?

Renato Biagetti mori’ colpito da dieci coltellate di fronte al pezzo di mare dove mi trovate da maggio a settembre a prendere il sole, a 100 metri  da dove sempre piu’ di rado e con risulati sempre peggiori , se c’e’  mare di scaduta cerco ancora ogni tanto di cavalcare le flebili onde del Mediterraneo. Renato mori’ sotto gli occhi di alcuni miei amici e fu una delle tante aggressioni fasciste avvenute a Roma negli ultimi anni.

Tante, tutte piu’ o meno
ricordate e segnalate su questo muro verde.

Non era, ne e’, mia intenzione fare l’ennesimo blog antifa e, a dirla tutta, di para, pseudo, neo e protofascismi, non senza una certa ambiguita’ nell’uso dei termini  e dei toni, ne parlo anche troppo. Avrei voglia di evitare e mi sforzo di mantenere un po’ di equilibrio cercando di tenermi lontano da letture superficiali o garibaldine.

Pero’ le cose accadono e mi accadono intorno.

 


L’altra sera ero ancora dall’altra parte dell’Atlantico mentre, proprio vicino casa il Brigante, il Tassista e lo Zingaro (vecchio compagno di viaggi e neocoinquilino) andavano al concerto organizzato per ricordare la morte 
di Renato Biagetti a due anni dalla tragica notte di Focene. Al termine del concerto c’e’ stata un’altra aggressione neofascista con le immancabili lame al grido di “zecche andatevene!”.

Su questo blog non ci trovate ne’ la propaganda di partito ne’ tantomeno quella del Centro Sociale di zona, non ci trovate, spero si legga con chiarezza, nessuna nostalgia del ’77. Anzi, se continuo a commentare e segnalare e’ proprio  perche’ temo che in assenza di qualunque risposta a questi fatti prima o poi qualcuno, come gia’ avvenne in passato, comincera’ a dare le risposte sbagliate. Del resto nel clima di insicurezza e impunita’ si crea quella zona d’ombra in cui chi non intende distinguere tra autodifesa e rappresaglia sguazza, abbracciando fors senza accorgersene le modalita’ d’azione e di pensiero dei propri aggressori.

Segnaliamo anche questa, tanto per lasciare traccia e memoria in favore degli smemorati come Nicola Marrazzo e Riccardo Milana del PD che lasciano intendere, strumentalizzando, come da qualche mese aggressioni di questo tipo si stiano intensificando in un clima di impunita’ e legittimazione:”da qualche mese”, cioe’ da quando c’e’ Alemanno. Eh no… mi spiace, Renato e’ morto due anni fa e da allora di aggressioni ce ne sono state in quantita’, basta leggerlo sui muri di Internet, negli archivi dei giornali e basta chiedere alla gente.

Senza riporre alcuna fiducia in Alemanno e i suoi sodali, soprattutto su questi temi, va ricordato agli smemorati che se d’impunita’ e legittimazione  si tratta, e’ cominciata con Veltroni, col PD  e col loro Modello Roma, idillio supremo di una citta’ aperta e tollerante, dove la societa’ civile e i virtuosi amministratori sono stati maestri in sedici anni di governo di sinistra nel guardare dall’altra parte.

Non volevano rogne poverini, mentre adesso che governano gli altri lanciano strali e fingono di mettere perfettamente a fuoco il problema. Peccato  che la propaganda di partito di problemi non ne abbia mai risolti  forse proprio perche’, orba e strabica per sua natura, e’ abituata a mettere a fuoco con un occhio solo: quello che guarda alla convenienza politica e ignora, tutte le volte che le fa comodo, la realta’ dei fatti.

Slegare la bestia: aggiornamenti dal Pigneto.


La vicenda del Pigneto si complica con l’intervista al “capo” che a suo dire sarebbe andato lì per risolvere a cazzotti “uno contro uno”, come si fa al quartiere, la vicenda del portafogli. Niente svastiche, anzi, tanto amore per il Pigneto, qualche annetto di carcere alle spalle e pure un Che Guevara tatuato sul braccio. Il branco era invece formato da ragazzetti del quartiere che conoscevano la storia del furto e, di testa loro, avrebbero trasformato il regolamento di conti in una spedizione punitiva contro la comunità bengalese, usando i caschi e tutto il resto. La versione del tizio, in procinto di andarsi a consegnare alle autorità è questa. Vera o edulcolorata che sia, la rappresaglia per un singolo crimine estesa a tutta una comunità di immigrati resta la sostanza della vicenda. Il comportamento squadristico, l’assenza dello Stato e il generale clima di merda restano tal quali. Racconta l’intervistato come una sua vicenda personale si sia trasformata in qualcos’altro:

“A pezzi de merda che state a fa’? Annatevene da lì, a rincojoniti![…]come ho letto sui giornali, dicono che hanno sentito “il Capo” dare ordini in italiano. Ma quali ordini? Io li stavo a mannà a fanculo perché mi era presa paura. Avevo capito che casino stava montando.[…]Avevo capito che, senza volerlo, avevo slegato la bestia.”

Il rischio di slegare bestia è proprio quello da cui l’Italia deve guardarsi.

Slegare la bestia. Quando si dice una metafora perfetta.


Slegare la bestia: aggiornamenti dal Pigneto.

La vicenda del Pigneto si complica con l’intervista al “capo” che a suo dire sarebbe andato lì per risolvere a cazzotti “uno contro uno”, come si fa al quartiere, la vicenda del portafogli. Niente svastiche, anzi, tanto amore per il Pigneto, qualche annetto di carcere alle spalle e pure un Che Guevara tatuato sul braccio. Il branco era invece formato da ragazzetti del quartiere che conoscevano la storia del furto e, di testa loro, avrebbero trasformato il regolamento di conti in una spedizione punitiva contro la comunità bengalese, usando i caschi e tutto il resto. La versione del tizio, in procinto di andarsi a consegnare alle autorità è questa. Vera o edulcolorata che sia, la rappresaglia per un singolo crimine estesa a tutta una comunità di immigrati resta la sostanza della vicenda. Il comportamento squadristico, l’assenza dello Stato e il generale clima di merda restano tal quali. Racconta l’intervistato come una sua vicenda personale si sia trasformata in qualcos’altro:

“A pezzi de merda che state a fa’? Annatevene da lì, a rincojoniti![…]come ho letto sui giornali, dicono che hanno sentito “il Capo” dare ordini in italiano. Ma quali ordini? Io li stavo a mannà a fanculo perché mi era presa paura. Avevo capito che casino stava montando.[…]Avevo capito che, senza volerlo, avevo slegato la bestia.”

Il rischio di slegare bestia è proprio quello da cui l’Italia deve guardarsi.

Slegare la bestia. Quando si dice una metafora perfetta.


Le mille acrobatiche varianti della rissa tra balordi.

Fa un effetto strano e sconcertante quando il clima di un’intera città cambia in fretta, apparentemente di colpo, soprattutto quando assumono rilevanza collettiva quelli che sembravano i tuoi incubi personali. Prima dei fatti gravi che finiscono in prima pagina, infatti, vi sono migliaia di eventi minori, piccole perturbazioni che stridono con la realtà consueta sintomo, talvolta impercettibile, che questa sta cambiando.  Si parte dalla faccia basita di joeCHIP quando a Ponte Sisto per farsi largo  tra la folla una biondina  condisce i propri  spintoni con un  negro di merda levate dar cazzo, indirizzato , tra i molti che le ostruiscono il passaggio, ad un gigante senegalese. Si passa per quel ragazzetto di nemmeno vent’anni che io e Brigante dobbiamo dissuadere a Campo de Fiori mentre  vorrebbe prendere a cascate in faccia un ambulante del Bangladesh che lo accusa di avergli rubato delle penne (e l’italiano gliele aveva rubate davvero). Comincia così  e poi, soltanto poi, segue la cronaca piu’ grave quella di cui si parlava nei post precedenti, quella che mediaticamente va disinnescata tramite la depoliticizzazione del gesto criminale.

Ad esempio nella cronaca della recente aggressione del Pigneto,  seguendo il consueto copione, le svastiche individuate dai primi testimoni oculari svaniscono  nel nulla (chissà se ci sono mai state davvero) e con esse la matrice politica dell’aggressione ai negozianti bengalesi. Si sposa la tesi della ritorsione per il furto d’un portafoglio avvenuto poche ore prima da parte di un avventore del primo negozio aggredito. Si sposa cioè la tesi degli aggressori, per non disturbare il clima di dialogo che vede maggioranza e opposizione concordi nell’affrontare il tema sicurezza: causa, come è noto, di ogni italico soffrire. Il fatto che non fossero stati i negozianti in questione a rubare il portafoglio, il fatto che il presunto furto sia stato soltanto usato dal capobranco a pretesto per l’organizzazione del raid, il fatto che  siano stati coinvolti negozi adiacenti gestiti da immigrati che nulla avevano a che fare col furto, diventano questioni irrilevanti.

Come ci spiega l’onorevole Gasparri, che di neofascismo un tempo se ne intendeva, “La violenza va sempre condannata e con essa il tentativo di strumentalizzarla”. Non avevano il fez né le divise da gerarchi e non cantavano Giovinezza, quindi non si tratta di violenza politica. Parlare di un clima neofascista in Italia appena una banda organizzata di giovanotti pesta e aggredisce degli immigrati inermi, è dunque una bieca strumentalizzazione.

Piu’ facile spiegare, come fa Alemanno, che la colpa è del lassismo della sinistra sulla sicurezza, intendendo forse che non ci si puo’ aspettare altro che le squadracce se non si risolve la questione del furto di portafogli.

Più ardua l’acrobazia per depoliticizzare il pestaggio del  conduttore di Deegay.it Christian Floris, avvenuto invece venerdì. Il ragazzo è italico fino al midollo e per giunta di carnagione chiara, non è quindi riconducibile all’insicurezza degli italiani e al degrado notturno dei viali e delle stazioni. Che si tratti di un caso di omofobia contro un omosessuale in qunto tale, perché questi si batte per i diritti dei gay e lavora in un portale webradio legato a quel mondo? Un aggressione politica?

Attenzione, non corriamo. Già vi vedo con le vostre assurde illazioni voi perfidi strumentalizzatori… Non dovremmo forse chiederci invece se, più semplicemente, a coloro che lo hanno mandato all’ospedale non piaceva la musica che passava in trasmissione? E in quel caso, possiamo forse dire che la musicofobia sia di estrema destra?

Come volevasi dimostrare il neofascismo in Italia non esiste né come movimento politico organizzato, né come clima culturale generalizzato che offre alla gente le sue facili risposte trasformandosi in azione xenofoba criminale, rappresaglia, pogrom e, perché no, voti.

Nell’anno del 60esimo anniversario della Costituzione antifascista, tra una via dedicata ad Almirante e l’istituzione un commissariato etnico, la politica italiana impara ad essere finalmente bipartizan e antideologica.  Nessuno dagli scranni del parlamento soffia sul fuoco della rabbia popolare contro il diverso, legittimandola di fatto. Chi dice il contrario vuole soltanto sabotare il clima politico finalmente pacificato tra maggioranza e opposizione. Perchè la violenza è sempre da condannare, ma anche chi la strumentalizza…

Er sindaco de Roma.

 

Le case a Roma.
Come si affannano tutti a ripetere da tempo, uno dei principali problemi oggi a Roma e’ l’emergenza abitativa. I prezzi delle case sono lievitati fino a raggiungere livelli inaccessibili per  i redditi di fascia media e bassa con la conseguenza che il problema si ripercuote in particolare per le giovani coppie e i giovani single. Se delle prime si parla molto e non si fa nulla, dei secondi neppure si parla: eppure esistiamo. L’edilizia popolare e’ al palo da tempo immemore,  gli studenti fuori sede vengono munti a piu’ di cinquecento euro a stanza, ci sono problemi
con sfratti e occupazioni in tutti i quartieri popolari, soprattutto in periferia. Blocco del settore edilizio durante l’amministrazione Rutelli-Veltroni? Tutt’altro: si e’ costruito tanto, si e’ costruito ovunque. Si e’ fatto persino a gara ai quattro punti cardinali della citta’ nel costruire il centro commerciale piu’ gigantesco, battendo in certi casi i record di metratura europei. Sono nati  quartieri residenziali con appartamenti con prezzi al metro quadro da capogiro, a cominciare dalle zone intorno ai suddetti megacentri commerciali. I locali commerciali di Roma negli ultimi vent’anni si sono tappezzati di agenzie immobiliari (case) e banche (mutui casa). Laddove i suddetti costruttori, in cambio ad esempio della conversione di terreni agricoli a zona edificabile, qualche volta avevano l’obbligo contrattuale di garantire qualche appartamento a canone controllato per le fasce deboli, tale obbligo non e’ stato rispettato.
Tutto questo e’ avvenuto perche’ negli ultimi sedici anni in materia edilizia, ma non solo, il vero sindaco di Roma sembra essere stato il Gruppo Caltagirone(*).

Er duello de li sindaci.
Ieri sera nel confronto televisivo tra i due candidati sindaci, Alemanno lanciava la proposta di abolire l’ICI sulla prima casa ma di aumentare quella sulle case sfitte, soprattutto quelle possedute dalle grandi proprieta’ immobiliari, perche’ e’ insostenibile che in piena emergenza abitativa si tengano case vuote a scopo speculativo.

Alemanno  sarebbe quello di destra.

Risponde un indignato Rutelli: <<Ma come? Un poveraccio che ha gia’ il problema di non riuscire a piazzare una casa sul mercato ed e’ costretto a tenerla sfitta si deve vedere pure aumentare l’ICI?>>

Rutelli sarebbe quello di centro-sinistra.

La proposta di Alemanno e’ del tutto affine a quella presentata su scala nazionale da Bertinotti nella campagna elettorale del 2006, della quale il segretario del PRC si e’ prontamente dimenticato appena il sedile riscaldato della Presidenza della Camera gli ha fatto perdere la memoria su queste e altre vicende. Ricordo per chi non fosse aggiornato sui fatti capitolini che la Sinistra Arcobaleno sostiene in toto la candidatura a sindaco di Rutelli. Poi non vi lamentate se la gente va a destra quando voi siete i primi a non sapere dove cazzo state andando.

Votare?
Dopo aver annullato la scheda alle politiche e essermi ben guardato dal votare entrambi alle amministrative(**), provvedero’ ad annullare di nuovo la scheda. Umanamente posso perfino comprendere la scelta di Alemanno di portare tutt’ora una celtica al collo per ricordare i suoi amici caduti.  Io pero’ uno  che porta al collo un simbolo mitico che e’ stato accostato da almeno mezzo secolo a teorie razziste, fasciste e antisemite, o e’ un Druido oppure mi spiace ma io non lo voto. Soprattutto nei pressi del 25 Aprile, soprattutto mentre a Roma si susseguono le aggressioni neofasciste nel disinteresse generale delle amministrazioni Veltroniane, da quella ormai nota dello scorso anno a Villa Ada fino a quella avvenuta contro il Circolo di cultura omosessuale Mario Mieli  appena una settimana fa. In piu’ Alemanno chiede il voto ai supporter di Movimento Idea Nazionale di Pino Rauti, che non incontrano invero le mie simpatie.

Dunque, pur dovendo ammettere che guardando i programmi forse bisognerebbe votare Alemanno(***), anche stavolta annullero’ la scheda. Non so cosa faranno i romani, spero sara’ una bella giornata.
In primavera il lungomare e’ ancora poco affollato, ai laghi di Bracciano , Martignano o Nepi l’atmosfera e’ addirittura incantevole, le ragazze in giro sembrano piu’ belle, si puo’ mangiare il gelato o  prendere un po’ di sole leggendo un buon libro.

Che il meno peggio alla lunga stanca e qualche volta nemmeno c’e’.

 


(*) Mi dicono che la stessa cosa possa dirsi per Ligresti a Milano, ma non ne ho esperienza diretta.
(**) Serenetta Monti aveva un programma coraggioso e senza fare campagna elettorale ha ottenuto quasi gli stessi voti di Storace, che qui gode purtroppo di un certo seguito.
(***)Oddio, l’ho scritto davvero? Si’ l’ho scritto…

Er sindaco de Roma.

 

Le case a Roma.
Come si affannano tutti a ripetere da tempo, uno dei principali problemi oggi a Roma e’ l’emergenza abitativa. I prezzi delle case sono lievitati fino a raggiungere livelli inaccessibili per  i redditi di fascia media e bassa con la conseguenza che il problema si ripercuote in particolare per le giovani coppie e i giovani single. Se delle prime si parla molto e non si fa nulla, dei secondi neppure si parla: eppure esistiamo. L’edilizia popolare e’ al palo da tempo immemore,  gli studenti fuori sede vengono munti a piu’ di cinquecento euro a stanza, ci sono problemi
con sfratti e occupazioni in tutti i quartieri popolari, soprattutto in periferia. Blocco del settore edilizio durante l’amministrazione Rutelli-Veltroni? Tutt’altro: si e’ costruito tanto, si e’ costruito ovunque. Si e’ fatto persino a gara ai quattro punti cardinali della citta’ nel costruire il centro commerciale piu’ gigantesco, battendo in certi casi i record di metratura europei. Sono nati  quartieri residenziali con appartamenti con prezzi al metro quadro da capogiro, a cominciare dalle zone intorno ai suddetti megacentri commerciali. I locali commerciali di Roma negli ultimi vent’anni si sono tappezzati di agenzie immobiliari (case) e banche (mutui casa). Laddove i suddetti costruttori, in cambio ad esempio della conversione di terreni agricoli a zona edificabile, qualche volta avevano l’obbligo contrattuale di garantire qualche appartamento a canone controllato per le fasce deboli, tale obbligo non e’ stato rispettato.
Tutto questo e’ avvenuto perche’ negli ultimi sedici anni in materia edilizia, ma non solo, il vero sindaco di Roma sembra essere stato il Gruppo Caltagirone(*).

Er duello de li sindaci.
Ieri sera nel confronto televisivo tra i due candidati sindaci, Alemanno lanciava la proposta di abolire l’ICI sulla prima casa ma di aumentare quella sulle case sfitte, soprattutto quelle possedute dalle grandi proprieta’ immobiliari, perche’ e’ insostenibile che in piena emergenza abitativa si tengano case vuote a scopo speculativo.

Alemanno  sarebbe quello di destra.

Risponde un indignato Rutelli: <<Ma come? Un poveraccio che ha gia’ il problema di non riuscire a piazzare una casa sul mercato ed e’ costretto a tenerla sfitta si deve vedere pure aumentare l’ICI?>>

Rutelli sarebbe quello di centro-sinistra.

La proposta di Alemanno e’ del tutto affine a quella presentata su scala nazionale da Bertinotti nella campagna elettorale del 2006, della quale il segretario del PRC si e’ prontamente dimenticato appena il sedile riscaldato della Presidenza della Camera gli ha fatto perdere la memoria su queste e altre vicende. Ricordo per chi non fosse aggiornato sui fatti capitolini che la Sinistra Arcobaleno sostiene in toto la candidatura a sindaco di Rutelli. Poi non vi lamentate se la gente va a destra quando voi siete i primi a non sapere dove cazzo state andando.

Votare?
Dopo aver annullato la scheda alle politiche e essermi ben guardato dal votare entrambi alle amministrative(**), provvedero’ ad annullare di nuovo la scheda. Umanamente posso perfino comprendere la scelta di Alemanno di portare tutt’ora una celtica al collo per ricordare i suoi amici caduti.  Io pero’ uno  che porta al collo un simbolo mitico che e’ stato accostato da almeno mezzo secolo a teorie razziste, fasciste e antisemite, o e’ un Druido oppure mi spiace ma io non lo voto. Soprattutto nei pressi del 25 Aprile, soprattutto mentre a Roma si susseguono le aggressioni neofasciste nel disinteresse generale delle amministrazioni Veltroniane, da quella ormai nota dello scorso anno a Villa Ada fino a quella avvenuta contro il Circolo di cultura omosessuale Mario Mieli  appena una settimana fa. In piu’ Alemanno chiede il voto ai supporter di Movimento Idea Nazionale di Pino Rauti, che non incontrano invero le mie simpatie.

Dunque, pur dovendo ammettere che guardando i programmi forse bisognerebbe votare Alemanno(***), anche stavolta annullero’ la scheda. Non so cosa faranno i romani, spero sara’ una bella giornata.
In primavera il lungomare e’ ancora poco affollato, ai laghi di Bracciano , Martignano o Nepi l’atmosfera e’ addirittura incantevole, le ragazze in giro sembrano piu’ belle, si puo’ mangiare il gelato o  prendere un po’ di sole leggendo un buon libro.

Che il meno peggio alla lunga stanca e qualche volta nemmeno c’e’.

 


(*) Mi dicono che la stessa cosa possa dirsi per Ligresti a Milano, ma non ne ho esperienza diretta.
(**) Serenetta Monti aveva un programma coraggioso e senza fare campagna elettorale ha ottenuto quasi gli stessi voti di Storace, che qui gode purtroppo di un certo seguito.
(***)Oddio, l’ho scritto davvero? Si’ l’ho scritto…