Lo zombie sovrano e la Tragedia Greca.

Riassumere il vorticoso giro di Sirtaki dell’ultimo mese ballato da tutta Europa in poche parole è cosa non semplice, cercherò di essere sintetico e schematico. Tutta d’un fiato:

La Grecia ha un debito pubblico al 115% del PIL inferiore in proporzione tra i paesi sviluppati soltanto a Giappone ed Italia. La Grecia ha un deficit, trend di aumento del debito, che viaggia oltre il 15%. Una compbinazione dei due parametri tra le peggiori del mondo (forse la peggiore, forse no). La Grecia ha già vampirizzato la propria cittadinanza abbastanza e per pagare la prossima tranche di interessi sul debito, 9 miliardi entro il 19 maggio, ha bisogno di finanziamenti.

Attenzione: si tratta soltanto di pagare gli interessi, non di ridurre il debito. Siamo nel perfetto circolo vizioso del cummenda cravattato dagli strozzini che fa altri debiti per pagare gli interessi.

Per finanziarsi la Grecia, come tutti gli altri stati, emette Bond (BoT, CCT…cioè ancora debito) versando interessi ai compratori, interessi proporzionali alla loro possibilità di ripagare effettivamente il debito. Tanto più sei nella merda, tanto più se chiedi soldi al mercato dovrai fornire interessi da capogiro. Negli ultimi mesi gli interessi sui Bond greci sono cresciuti in modo incontrollato, man mano che il default diveniva palese. Il default è avvenuto la scorsa settimana quando il primo ministro ha dichiarato che  non poteva più rivolgersi al mercato per finanziarsi, consequenzialmente il debito greco è stato immediatamente dichiarato junk: “spazzatura”. Fine dei giochi ,la Grecia non può più farcela da sola.

Nel frattempo l’Europa decideva il da farsi aspettando la decisione della Merkel, maggior finanziatore dell’eventuale prestito e discreto detentore, insieme alla Francia, di debito greco (tramite le proprie banche).

Che fare? si chiede la Merkel senza essere Lenin.

Lasciar fallire la Grecia vuol dire perdere i crediti e vedere la crisi ribaltata sulle proprie banche, decretando inoltre la morte politica dell’Europa e quella monetaria dell’Euro. Una unione dove attaccando il punto debole il corpo sano non ha una reazione, non è  più tale. L’Unione, va detto, ha fatto tanto comodo ai tedeschi negli ultimi dieci anni. Inoltre si teme l’effetto Lehman: cade il primo e poi cadono tutti e salvare tutti costa più caro che tappare la prima falla.

Salvare la Grecia vuol dire gettare il denaro pubblico (ha ragione Roubini e poi vedremo perché…), vuol dire salvare d’ora in poi qualunque altro paese in crisi, il che semplicemente non si può fare. Non si può fare perché l’economia greca rappresenta il 2,5% del PIL europeo mentre ad esempio quella italiana vale circa il 15% e via a scendere gradualmente per Spagna, Irlanda e Portogallo.

Si è scelta la seconda opzione differita nel tempo: ti salvo, ma prima temporeggio per mesi in modo che nessuno si metta in testa che il salvataggio sia dovuto e indolore, nel frattempo preparo un pacchetto di commissariamento lacrime e sangue degno dell’FMI. Tra l’altro l’FMI è stato coinvolto nel prestito finale, invocato dallo stesso Tremonti che di solito dalla finanza ultraliberista anglosassone era uso prendere le distanze,  in questo caso vedendo il villaggio in fiamme (la metafora è sua) decide di farsela piacere.

Il piano complessivo prevede 100-120 miliardi in tre anni, ad un paese fallito. Il punto è che 100 miliardi per la Grecia corrispondono ad un terzo del debito e al 35% del PIL, rapportato all’Italia è come se ci fossimo fatti prestare qualcosa come di 600 miliardi! Centoventicinque volte i “favolosi guadagni” dello Scudo Fiscale! Davvero pensate che l’Italia potrebbe mai rimborsare una cifra simile? Se la risposta è no  (ed è NO), nel caso greco la situazione è ancora peggiore, visto che hanno un’economia più debole, una credibilità finanziaria sottozero e una popolazione già ampiamente tosata dalle misure di austerity statale.

L’Italia contribuisce subito per 5 miliardi (esattamente quanto incassato dal famoso scudo…) per questo prestito a fondo perduto, per tenere in vita uno zombie finanziario.

Una nazione zombizzata attenzione, non una nazione di zombie. I greci sono vivi, vigili e decisamente incazzati e sanno di essere le cavie della tenuta d’Europa, della crisi a catena dei debiti sovrani e della nuova ondata di distruzione dei diritti dei cittadini. Dal ilGrandeBluff ecco come le misure di austerity sono riassunte da un lettore greco:

“lo stipendio deve diminuire del 30% x i quattro prossimi anni,

la paga mensile media da 700 euro deve diminuire,

la pensione media di 500 euri deve anch’essa diminuire,

la benzina e le sigarette raddoppiare il costo d’acquisto,

le agiende possono lincenciare quande persone ne vogliono,

l’iva aumentare del 3% dopo un aumento di 2% di soli 20 giorni fa,

i poveri diventare ancora piu poveri x i prossimi 10 anni minimo??????

[…]

Tanti saluti dalla Grecia che ancora resiste…”

Meno pensioni, meno stipendi, niente articolo 18 e similii… non è che  nell’esportazione di questo modello qualcuno  vede una nuova opportunità  di business distruggendo salari e diritti? Magari per fare finalmente concorrenza alla Cina? Qualcuno che forse detiene il credito , scommette contro i titoli sovrani dei PIIGS e sarà l’unico a non rimetterci?

Lottate fratelli d’Ellade, lottate. Temo che  siate soltanat la prima involontaria avanguardia di resistenza al capitalismo che verrà.

Berlusconi e Tartaglia, la feroce stupidità della violenza.

Scrivo tardi sull’argomento e dirò cose probabilmente già dette. Personalmente sono uno di quelli cui le immagini dell’aggressione a Berlusconi hanno dato parecchio fastidio. La figura ingombrante di B. che sembra esaurire nel bene e nel male l’orizzonte politico italiano, richiama istintivamente letture politiche su ogni evento che lo riguarda, anche laddove non dovrebbero essercene come ad esempio alcuni, non tutti, gli aspetti della sua vita privata. Tuttavia la politica è sempre sovrastruttura, prima bisognerebbe cercare di guardare ai fatti crudi e soltanto in seguito, qualora abbia senso, inserirli in un contesto politico che ha contorni diversi e successivi; infine, ancora successivo, giunge il quadro storico.

Il fatto crudo è una vile aggressione a tradimento ai danni di un anziano di settantaquattro anni. Ed è un fatto negativo per tutti.

E’ negativo innanzitutto per la vittima, colpita, sfigurata, e comprensibilmente scioccata. Indipendentemente per l’antipatia e il disprezzo che si possano provare per il politico in questione, l’empatia nei confronti di chi subisce una violenza a tradimento è nel mio caso più forte. Se si giustifica, per qualunque ragione politica, un atto di violenza gratuita si oltrepassa il limite dello stato di diritto, si entra nell’ordine di idee della guerra civile, reale o potenziale, nel quale io mi auguro l’Italia non debba mai ricadere. Faccio i miei auguri a B. affinché si rimetta, affinché non debba mai più subire violenza fisica alcuna e, se continuo ad augurarmi come sempre la sua sconfitta, che ciò avvenga nella piena legalità costituzionale (urne o quel che è). L’augurio va a lui, ma va soprattutto al paese.

Un fatto brutto e negativo per l’aggressore, che non era un brigatista o un terrorista, ma uno psicolabile incensurato che pare in passato non avesse mai torto un capello a nessuno, sfuggito per una notte al controllo della sua famiglia e di se stesso. Tartaglia (carcere o clinica psichiatrica) verrà giustamente messo in condizione di non nuocere,  già pentito, passerà la vita a maledirsi per la feroce stronzata che ha fatto.

Un fatto brutto per l’opposizione, se così la si vuol chiamare, che in seguito a questo episodio vede risalire i sondaggi di B. e della maggioranza, la pseudosinistra è ricondotta ad un politically correct persino eccessivo vista la situazione e il risalto che ha avuto nel (turpe) dibattito politico (surreale più che sovrastrutturale) che ne è seguito. Se il tuo nemico ha giustamente e circoscrittamente ad un evento di cronaca nera la solidarietà di tutti (compresa, ripeto, la mia), diventa difficile e scivoloso attaccarlo politicamente, cosa sempre legittima in democrazia e addirittura doverosa dagli scranni di minoranza. Tra l’altro

, nel caso del PD, l’attacco politico già prima non aveva mai sortito effetti elettoralemnte fruttuosi. Qualcuno (a destra) dice perché troppo violento, qualcuno (dalle parti di Di Pietro&co) perchè, si sostiene, troppo blando. Mi spiace, ma la corsa all’accordo dei Dalemiani, è sembrata come al solito precipitosa, prontissima, quasi che non si aspettasse che un qualunque pretesto per poterla riproporre.Un fatto negativo per noi che probabilmente verremo criminalizzati in piazza, sui blog o su facebook per ogni imbecille che frequenta gli stessi luoghi reali e virtuali e per ogni eventuale, sacrosanta o meno, critica e invettiva contro una classe dirigente che magari non ci piace.

Un fatto negativo perfino per l’Onorevole Cicchitto e per qualche altro esponente di maggioranza che ha colto la palla al balzo per mescolare tutto, accusare tutti, criminalizzando parimenti tutto ciò che non rema a favore. Travaglio accostato agli anarchici bombaroli (sic!), Facebook ai gruppi extraparlamentari degli anni settanta, giornalisti di varie sfumature a fomentatori d’odio professionisti, magistrati ad eversori, accostando una tizia che placca il Papa  e rompe il femore ad  un cardinale ottuagenario  ad un clima d’odio che ieri era tutto contro B. e oggi anche contro il Vescovo di Roma  e via delirando. Negativo, in sostanza, perché ha dato loro modo di toccare il fondo della propaganda politica, sguazzando in quella palude demagogica in cui non c’è analisi, non c’è differenza, non c’è contesto, non c’è discernimento, c’è soltanto l’orizzonte miope del prossimo sondaggio.

C’è poi la questione del clima d’odio e del partito dell’Amore.


Spiegavo ad un mio amico, convinto sostenitore di Forza Italia, che secondo questo principio la Lega sarebbe responsabile di ogni aggressione ad immigrato avvenuta in Italia negli ultimi anni e lo sarebbe avendo usato un linguaggio molto più esplicitamente  diretto e violento di quello utilizzato da qualunque oppositore istituzionale o giornalistico di B.
E’ una logica che possiamo accettare, ma deve valere per ogni violenza e per ogni vittima.
Mi è stato risposto che nel caso di B. l’odio è tutto rivolto verso una sola persona. Appunto, non ho fatto in tempo a rispondere, un’ unica persona che svolge un ruolo storicamente a rischio di forti contestazioni e azioni criminali (lui come i suoi predecessori), una persona che è obbligatorio e doveroso scortare, proteggere, con tutti i mezzi dello Stato  disponibili a tale scopo e, nel peggiore dei casi come in Piazza Duomo, soccorrore per tempo nel migliore dei modi. Un immigrato invece viene picchiato in silenzio,  nell’indifferenza generale, laggiù nel limbo dei senza voce, dove degli strali di Maroni contro il clima d’odio non s’è mai sentita l’eco.

Il Panic Day, due anni dopo. Toh… non era vero niente.


ovvero  “Se dico che è sicuro  fare il surf in questa spiaggia vuol dire che è sicuro…”


L’11 agosto del 2006 avrei dovuto prendere un aereo per San Diego ma   giunto a Fiumicino trovai l’aereoporto  militarizzato fino all’inverosimile,  i voli  tutti in clamoroso ritardo, le coincidenze perdute e le misure di sicurezza tali da non permetterti di portare nel bagaglio mano neppure un libro. Il giorno  precedente, 10 di Agosto 2006, gli aerei di mezzo mondo erano rimasti a terra terra perchè una cellula terroristica era stata fermata a Londra un attimo prima di scatenare un secondo 11 Settembre utilizzando cellulari, bottiglie di Gatorade e… libri(?!).

Questo almeno è cio’ che ci avevano raccontato.

In quell’occasione rinunciai  al mio viaggio
, al meeting di lavoro cui dovevo partecipare, all’appuntamento con Max Plank al Pier 39, al surf sulla spiaggia  di La Jolla e a tutto il resto. Quello fu anche il giorno a partire dal quale divenne impossibile salire  a bordo di un aereoplano con shampo, detersivi, biberon e qualunque altra tipologia di pericolosissimi liquidi detonanti.

Già a Settembre , dopo aver collezionato un po’ di informazioni sparse nei trafiletti dei giornali,  avevo scritto un post in cui  tentavo di tirare le fila della questione per dimostrare che l’intera vicenda non stava in piedi. Un’operazione antiterrorismo come ce ne sono decine ogni anno in tutto l’occidente, cioè l’arresto di alcuni sospetti jihadisti non in procinto di attuare alcuna azione nel breve periodo, era stata montata ad arte per creare l’ennesima ondata di panico, con le  conseguenti strette sulla sicurezza e il rilancio in grande stile del mantra  sulla “guerra globale al terrorismo” salmodiato dai governi in affanno di Bush e Blair.

Nessun pericolo  imminente, nessuna bottiglia esplosiva sui nostri aerei, nessun motivo per tenerli a terra proprio quel giorno, nessuna  giustificata ragione per inasprire i controlli fino al ridicolo, nessun secondo 11 settembre. Nesssuna minaccia imminente quella mattina.

Dopo due anni di indagini e dibattimenti il tribunale inglese incaricato di processare i presunti Jihadisti ha confermato indirettamente che il Panic Day, era del tutto ingiustificato, dunque qualcuno ha creato quella notizia ad arte. Tutti gli imputati meno tre sono stati scarcerati perchè su di loro non ci sono prove. Per tre di questi l’imputazione che rimane in piedi è soltanto quella di “cospirazione”, cioè quando è stata arrestata questa gente progettava , o aiutava altri a progettare, effettivamente delle azioni che pero’ erano ben lontane dall’essere applicate. Dire che l’unica imputazione è questa significa che questa gente non possedeva  esplosivi, poiché questo avrebbe costituito un secondo capo d’accusa che non compare.

Il resoconto complessivo lo trovate qui.

I grandi media liberi, degni di un ministero della propaganda qualsiasi, hanno saputo  soltanto assecondare il comandante in capo scattando sull’attenti a richiesta. Nella stragrande maggioranza dei casi  senza porsi un dubbio, senza un’inchiesta e senza una smentita.

Quindi sì signori, gli Stati e i Servizi Segreti per loro conto,talvolta creano complotti che non esistono, allo scopo di avvalorare le loro politiche. Sono quindi complottisti e per giunta in malafede.


Nel farlo non si preoccupano di far perdere denaro alle compagnie aeree, di far perdere tempo e denaro a noi e, cosa piu’ grave, giocano con le nostre paure per farci sentire sotto assedio, minacciati, indifesi.

Lo Stato per definizione detiene il monopolio della forza ed è soltanto quando ci sentiamo  in pericolo che diventiamo davvero  disposti a lasciargli carta bianca.

Hanno ricreato lo shock dell’11 Settembre ad arte per tenere la gente sulla corda, come il richiamino di una vaccinazione da farsi ogni due o tre anni.


Ci fanno vivere peggio di come potremmo, ci fanno perdere gli aerei, ci fanno dar buca ai nostri amici e, cosa piu’ grave, ci impediscono di fare il surf.(*)

Questo non lo dico né io, né qualche complottista ossessionato dai rettiliani: lo dice un tribunale di Sua Maestà la Regina.

E’ la Common Law bellezza, mica David Icke.

   


(*) Pronunciato come lo pronuncia il Colonnello Kilgore in Apocalipse Now, proprio con quella voce là ).  

Nazirock, nazi-shock e l’eterogenesi di Fini. (I)


Avrebbe avuto buon gioco il neo Presidente della Camera nel limitarsirimarcare la natura non politica dell’omicidio di Verona, senza bisogno  di scadere nell’affermazione inaccettabile per cui le bandiere bruciate a Torino sarebbero più gravi della morte di un ragazzo. Anche se l’affermazione  c’è stata e  per la terza carica dello stato non è un bell’inizio, vorrei ragionare sul primo aspetto che attiene ad una strategia politico-comunicativa ben piu’ vasta.  Avrebbe avuto buon gioco, dicevo, perché su questa falsariga si regge da anni gran parte del doppiopesismo mediatico che fa di tutto per non analizzare politicamente fenomeni di violenza contigui al neofascismo, perpetrati da neofascisti, ma scatenati per futili motivi.

E’ il caso della violenza Ultrà etichettata dai media come teppistica, perpetrata cioè da vandali decerebrati senza alcuna connotazione ideologica. Il fatto che quei vandali espongano vessilli di estrema destra,i loro capi abbiano spesso nella tasca dei jeans la tessera di Forza Nuova accanto a quella dello stadio e che quasi il 100% dei gruppi ultras(*) si dichiarino di destra sembra non avere importanza.

Il mantra è il seguente: se un gruppo di fascisti aggredisce un bersaglio al grido di Forza Inter o Forza Roma o per futili motivi, l’aggressione non è politica mentre se lo fa al grido di Viva il Duce, il discorso cambia. Sono spesso le stesse persone, ispirate dalla medesima mentalità guerriera, che fanno branco intorno ad un senso di appartenenza estetico-campanilistico che si esprime di volta in volta nel cameratismo fascista o nella mentalità Ultras eppure si evita accuratamente un’analisi che metta in collegamento diretto i due fenomeni, “sommandone” gli effetti e le tendenze.

Perché questa linea di demarcazione è così strettamente difesa dai media e da una parte della classe politica (come del resto le dichiarazioni di Fini dimostrano)?

Perché evidenziando e analizzando gli evidenti elementi di affinità tra i due fenomeni si rischierebbe  una ricaduta elettorale per parte del bacino elettorale della Lega-PDL e per bacini ad esso contigui, utili magari in contesti locali, come riserva anticomunista ai ballottaggi e per alleanze piu’ strette in caso di avanzate future del centro-sinistra.

Questi  bacini elettorali interni alla destra istituzionale hanno referenti precisi e i loro nomi sono Borghezio, Alessandra Mussolini e Ciarrapico(**). Quelli esterni ma contigui sono rappresentati chiaramente da Storace (ex ministro Cdl, oggi Destra-Fiamma Tricolore) e dalla  Forza Nuova di Roberto Fiore, appena due anni fa tra i cavalieri neri della nipote del Duce.

Da questi ultimi alle frange peggiori del movimento ultrà, tanto stigmatizzato dall’opinione pubblica in ogni occasione, il passo è breve, ma la parola d’ordine è  che tale passo non va fatto e l’estrema destra ex-parlamentare svolge ottimamente il proprio ruolo di cuscinetto.

 

Sia chiaro, la paura non è tanto quella di perdere  i voti  dei vetero-fascisti, di cui il PDL ha dimostrato alle recenti elezioni di non aver bisogno e a cui potrebbe attingere comunque in chiave anticomunista, il problema è non spaventare l’elettore moderato, che si vuole liberale e democratico e nulla sente di avere a che fare col vetero-fascismo, se non forse un generico sentimento di ripulsa.
Lo stesso Ciarrapico viene candidato anche se esplicitamente fascista, quindi con un ritorno di immagine potenzialmente negativo verso l’elettorato centrista, non perché portatore di voti fascisti ma perché portatore di voti dei lettori dei giornali locali diffusi in  regioni in bilico, quindi moderati/indecisi. A questo proposito va detto che il candore del cavaliere è stato quasi commovente. [CONTINUA…]


(*) Fanno eccezione Livorno (vetero-comunisti), Ternana (no-global) e pochissime altre tifoserie di SX.
(**)Ma qui il discorso vedremo dopo che è decisamente diverso.

 

Er sindaco de Roma.

 

Le case a Roma.
Come si affannano tutti a ripetere da tempo, uno dei principali problemi oggi a Roma e’ l’emergenza abitativa. I prezzi delle case sono lievitati fino a raggiungere livelli inaccessibili per  i redditi di fascia media e bassa con la conseguenza che il problema si ripercuote in particolare per le giovani coppie e i giovani single. Se delle prime si parla molto e non si fa nulla, dei secondi neppure si parla: eppure esistiamo. L’edilizia popolare e’ al palo da tempo immemore,  gli studenti fuori sede vengono munti a piu’ di cinquecento euro a stanza, ci sono problemi
con sfratti e occupazioni in tutti i quartieri popolari, soprattutto in periferia. Blocco del settore edilizio durante l’amministrazione Rutelli-Veltroni? Tutt’altro: si e’ costruito tanto, si e’ costruito ovunque. Si e’ fatto persino a gara ai quattro punti cardinali della citta’ nel costruire il centro commerciale piu’ gigantesco, battendo in certi casi i record di metratura europei. Sono nati  quartieri residenziali con appartamenti con prezzi al metro quadro da capogiro, a cominciare dalle zone intorno ai suddetti megacentri commerciali. I locali commerciali di Roma negli ultimi vent’anni si sono tappezzati di agenzie immobiliari (case) e banche (mutui casa). Laddove i suddetti costruttori, in cambio ad esempio della conversione di terreni agricoli a zona edificabile, qualche volta avevano l’obbligo contrattuale di garantire qualche appartamento a canone controllato per le fasce deboli, tale obbligo non e’ stato rispettato.
Tutto questo e’ avvenuto perche’ negli ultimi sedici anni in materia edilizia, ma non solo, il vero sindaco di Roma sembra essere stato il Gruppo Caltagirone(*).

Er duello de li sindaci.
Ieri sera nel confronto televisivo tra i due candidati sindaci, Alemanno lanciava la proposta di abolire l’ICI sulla prima casa ma di aumentare quella sulle case sfitte, soprattutto quelle possedute dalle grandi proprieta’ immobiliari, perche’ e’ insostenibile che in piena emergenza abitativa si tengano case vuote a scopo speculativo.

Alemanno  sarebbe quello di destra.

Risponde un indignato Rutelli: <<Ma come? Un poveraccio che ha gia’ il problema di non riuscire a piazzare una casa sul mercato ed e’ costretto a tenerla sfitta si deve vedere pure aumentare l’ICI?>>

Rutelli sarebbe quello di centro-sinistra.

La proposta di Alemanno e’ del tutto affine a quella presentata su scala nazionale da Bertinotti nella campagna elettorale del 2006, della quale il segretario del PRC si e’ prontamente dimenticato appena il sedile riscaldato della Presidenza della Camera gli ha fatto perdere la memoria su queste e altre vicende. Ricordo per chi non fosse aggiornato sui fatti capitolini che la Sinistra Arcobaleno sostiene in toto la candidatura a sindaco di Rutelli. Poi non vi lamentate se la gente va a destra quando voi siete i primi a non sapere dove cazzo state andando.

Votare?
Dopo aver annullato la scheda alle politiche e essermi ben guardato dal votare entrambi alle amministrative(**), provvedero’ ad annullare di nuovo la scheda. Umanamente posso perfino comprendere la scelta di Alemanno di portare tutt’ora una celtica al collo per ricordare i suoi amici caduti.  Io pero’ uno  che porta al collo un simbolo mitico che e’ stato accostato da almeno mezzo secolo a teorie razziste, fasciste e antisemite, o e’ un Druido oppure mi spiace ma io non lo voto. Soprattutto nei pressi del 25 Aprile, soprattutto mentre a Roma si susseguono le aggressioni neofasciste nel disinteresse generale delle amministrazioni Veltroniane, da quella ormai nota dello scorso anno a Villa Ada fino a quella avvenuta contro il Circolo di cultura omosessuale Mario Mieli  appena una settimana fa. In piu’ Alemanno chiede il voto ai supporter di Movimento Idea Nazionale di Pino Rauti, che non incontrano invero le mie simpatie.

Dunque, pur dovendo ammettere che guardando i programmi forse bisognerebbe votare Alemanno(***), anche stavolta annullero’ la scheda. Non so cosa faranno i romani, spero sara’ una bella giornata.
In primavera il lungomare e’ ancora poco affollato, ai laghi di Bracciano , Martignano o Nepi l’atmosfera e’ addirittura incantevole, le ragazze in giro sembrano piu’ belle, si puo’ mangiare il gelato o  prendere un po’ di sole leggendo un buon libro.

Che il meno peggio alla lunga stanca e qualche volta nemmeno c’e’.

 


(*) Mi dicono che la stessa cosa possa dirsi per Ligresti a Milano, ma non ne ho esperienza diretta.
(**) Serenetta Monti aveva un programma coraggioso e senza fare campagna elettorale ha ottenuto quasi gli stessi voti di Storace, che qui gode purtroppo di un certo seguito.
(***)Oddio, l’ho scritto davvero? Si’ l’ho scritto…

Er sindaco de Roma.

 

Le case a Roma.
Come si affannano tutti a ripetere da tempo, uno dei principali problemi oggi a Roma e’ l’emergenza abitativa. I prezzi delle case sono lievitati fino a raggiungere livelli inaccessibili per  i redditi di fascia media e bassa con la conseguenza che il problema si ripercuote in particolare per le giovani coppie e i giovani single. Se delle prime si parla molto e non si fa nulla, dei secondi neppure si parla: eppure esistiamo. L’edilizia popolare e’ al palo da tempo immemore,  gli studenti fuori sede vengono munti a piu’ di cinquecento euro a stanza, ci sono problemi
con sfratti e occupazioni in tutti i quartieri popolari, soprattutto in periferia. Blocco del settore edilizio durante l’amministrazione Rutelli-Veltroni? Tutt’altro: si e’ costruito tanto, si e’ costruito ovunque. Si e’ fatto persino a gara ai quattro punti cardinali della citta’ nel costruire il centro commerciale piu’ gigantesco, battendo in certi casi i record di metratura europei. Sono nati  quartieri residenziali con appartamenti con prezzi al metro quadro da capogiro, a cominciare dalle zone intorno ai suddetti megacentri commerciali. I locali commerciali di Roma negli ultimi vent’anni si sono tappezzati di agenzie immobiliari (case) e banche (mutui casa). Laddove i suddetti costruttori, in cambio ad esempio della conversione di terreni agricoli a zona edificabile, qualche volta avevano l’obbligo contrattuale di garantire qualche appartamento a canone controllato per le fasce deboli, tale obbligo non e’ stato rispettato.
Tutto questo e’ avvenuto perche’ negli ultimi sedici anni in materia edilizia, ma non solo, il vero sindaco di Roma sembra essere stato il Gruppo Caltagirone(*).

Er duello de li sindaci.
Ieri sera nel confronto televisivo tra i due candidati sindaci, Alemanno lanciava la proposta di abolire l’ICI sulla prima casa ma di aumentare quella sulle case sfitte, soprattutto quelle possedute dalle grandi proprieta’ immobiliari, perche’ e’ insostenibile che in piena emergenza abitativa si tengano case vuote a scopo speculativo.

Alemanno  sarebbe quello di destra.

Risponde un indignato Rutelli: <<Ma come? Un poveraccio che ha gia’ il problema di non riuscire a piazzare una casa sul mercato ed e’ costretto a tenerla sfitta si deve vedere pure aumentare l’ICI?>>

Rutelli sarebbe quello di centro-sinistra.

La proposta di Alemanno e’ del tutto affine a quella presentata su scala nazionale da Bertinotti nella campagna elettorale del 2006, della quale il segretario del PRC si e’ prontamente dimenticato appena il sedile riscaldato della Presidenza della Camera gli ha fatto perdere la memoria su queste e altre vicende. Ricordo per chi non fosse aggiornato sui fatti capitolini che la Sinistra Arcobaleno sostiene in toto la candidatura a sindaco di Rutelli. Poi non vi lamentate se la gente va a destra quando voi siete i primi a non sapere dove cazzo state andando.

Votare?
Dopo aver annullato la scheda alle politiche e essermi ben guardato dal votare entrambi alle amministrative(**), provvedero’ ad annullare di nuovo la scheda. Umanamente posso perfino comprendere la scelta di Alemanno di portare tutt’ora una celtica al collo per ricordare i suoi amici caduti.  Io pero’ uno  che porta al collo un simbolo mitico che e’ stato accostato da almeno mezzo secolo a teorie razziste, fasciste e antisemite, o e’ un Druido oppure mi spiace ma io non lo voto. Soprattutto nei pressi del 25 Aprile, soprattutto mentre a Roma si susseguono le aggressioni neofasciste nel disinteresse generale delle amministrazioni Veltroniane, da quella ormai nota dello scorso anno a Villa Ada fino a quella avvenuta contro il Circolo di cultura omosessuale Mario Mieli  appena una settimana fa. In piu’ Alemanno chiede il voto ai supporter di Movimento Idea Nazionale di Pino Rauti, che non incontrano invero le mie simpatie.

Dunque, pur dovendo ammettere che guardando i programmi forse bisognerebbe votare Alemanno(***), anche stavolta annullero’ la scheda. Non so cosa faranno i romani, spero sara’ una bella giornata.
In primavera il lungomare e’ ancora poco affollato, ai laghi di Bracciano , Martignano o Nepi l’atmosfera e’ addirittura incantevole, le ragazze in giro sembrano piu’ belle, si puo’ mangiare il gelato o  prendere un po’ di sole leggendo un buon libro.

Che il meno peggio alla lunga stanca e qualche volta nemmeno c’e’.

 


(*) Mi dicono che la stessa cosa possa dirsi per Ligresti a Milano, ma non ne ho esperienza diretta.
(**) Serenetta Monti aveva un programma coraggioso e senza fare campagna elettorale ha ottenuto quasi gli stessi voti di Storace, che qui gode purtroppo di un certo seguito.
(***)Oddio, l’ho scritto davvero? Si’ l’ho scritto…

La dose minima tollerabile di fascismo.

Il nostro aitante parlamento, dopo che il governo aveva sbandierato questo impegno in campagna elettorale, ha deciso che la sospensione dello stato di diritto, la tortura e l’uso politico con modalità cilene delle forze dell’ordine da parte del governo non siano eventi degni di indagine da parte di una commissione parlamentare.

Noi che siamo nati nella democrazia e nell’illusione di avere dei diritti inalienabili nel luglio 2001 abbiamo scoperto che l’una e gli altri sono revocabili e non soltanto in un contesto operativo di emergenza dell’ ordine pubblico, ma a freddo con premeditazione, nelle buie celle di una caserma adibita a tale scopo, lontana dalle telecamere, dal biasimo della gente di comune buon senso e dalla Costituzione.

Evidentemente la nostra è una democrazia flessibile e moderna dove un po’ di fascismo ogni tanto ci puo’ pure stare, ma guai a far sì che questa diventi una verità ufficiale: se così non fosse nessuno avrebbe temuto l’indagine sulla Diaz e su Bolzaneto.

Menzion  d’onore ai  signori bugiardelli della CDL e di Forza italia in particolare secondo i quali “si volevano processare le forze dell’ordine”. Eh no, cari i miei paraculi… gli agenti delle forze dell’ordine che si macchiarono di quegli atti sono già sotto processo dalla magistratura per quello che accadde, così come lo sono alcuni dei manifestanti che compirono le devastazioni. Una commissione parlamentare ha innanzitutto il dovere di giungere ad una verità ufficiale accertando le responsabilità politiche non quelle giudiziarie. Quindi al solito è l’interesse del loro padrone e dei suoi ministri e fedeli alfieri dell’epoca che si sono preoccupati di salvaguardare.

Il patetico teatrino delle assenze in aula e delle astensioni centriste non concede nessuna attenuante a questa maggioranza, peraltro non dissimile nella composizione politica da quella che sosteneva un gorverno implicato in vicende analoghe alla caserma Raniero di Napoli pochi mesi prima dei fatti di Genova.

La vicenda getta però una particolare onta sui Radicali e i loro “diritti civili” iperdemocratici che tanto imprescindibili non devono essere se cambiano di importanza al cambiare del contesto e del colore politico delle vittime. Grazie tanto ai miei signori liberali, liberisti e… libertari.

Una bella domanda andrebbe posta invece al signor Di Pietro e ai suoi due rappresentanti dell’IDV (uno assente e l’altro che ha votato contro) che giocano a blandire la piazza evocata da Grillo contando già i voti che mi auguro non avranno. E se i prossimi ad essere trascinati sanguinanti sbattendo il grugno sui gradini di marmo nel cuore della notte a causa di false prove,  obbligati a cantare canzoncine fasciste in piedi faccia al muro per ore, mentre assaggiano rivoli di sangue che colano dai buchi dei propri piercing strappati con le pinze fossero i docili Grillini? Che si fà? Si chiede una commissione d’inchiesta? E con che faccia?  Del resto i grillini non hanno ancora assaggiato il manganello(*) e le sacche di voti che le forze di pubblica sicurezza garantiscono ad AN fanno evidentemente gola all’uomo d’ordine Di Pietro.

Purtroppo il gioco della democrazia è un gioco faticoso che non permette deroghe, ambiguità e sospensioni neppure per una sola notte.

Una notte è un battito di ciglia se passata tra le lenzuola pulite del proprio letto, ma può diventare ben più lunga fino a marchiarti a  vita se trascorsa in mezzo al puzzo del tuo sangue sorvegliato dal freddo abbraccio del boia di turno.

O la democrazia è una necessità e la si interpreta in modo tale che il sistema sia autocosciente, nel senso che ogni suo deragliamento sia riconosciuto come tale e ritenuto inaccettabile, oppure essa non è. E’ soltanto l’ennesimo autoritarismo oligocratico benigno e sedicente, al più una comoda e ipocrita democrazia con riserva.  Non esiste una dose minima tollerabile di fascismo in democrazia: ci sono diritti e sanzioni per chi li calpesta.

Questo dovrebbe essere particolarmente chiaro ad un governo che si dica anche soltanto in parte di sinistra.

Dimenticavo, di governi di sinistra in Italia non ce ne sono mai stati e questo, all’ennesima prova del nove, men che mai.

(*) Spero non lo assaggeranno mai, ma non ci scommetterei.