I nuovi mostri: le licenze poetiche di Sandro Bondi.

Mi sono recentemente appassionato alle poesie del ministro Bondi, convincendomi che avere un tale altissimo letterato al Ministero dei Beni culturali rappresenti motivo di lustro per questa terra di scienziati, navigatori e pataccari.Venendo alla poetica del del ministro la critica si divide tra coloro la collegano alla tradizione dell’ermetismo italiano del novecento, il che moralmente equivale a compiere impunemente scempio dei cadaveri di Ungaretti e Montale, e chi la accosta alla tradizione giapponese degli Haiku, rischiando l’ennesimo incidente diplomatico con eventuale ritiro delgli ambasciatori da parte del governo nipponico. Lo stile dei  componimenti si caratterizza  comunque per la forma stringata, dalle quattro alle dieci righe, e presenta la caratteristica di giustapporre in ogni verso un sostantivo ed un aggettivo (geniale).Le tematiche vertono invece su scene di vita vissuta incentrate su figure importanti nella vita del poeta e cari alla sua sensibilità di uomo e di parlamentare: Berlusconi, la Lario, Rosa Bossi Berlusconi, Giuliano Ferrara, una misteriosa commessa della Camera dei Deputati e perfino Veltroni e la Finocchiaro.

Non voglio però togliervi il gusto di leggerli da soli, ne trovate ad esempio una completa antologia qui.

La poetica di Bondi è però inanzitutto contemporanea e cibernetica, tanto che in rete esiste un tool che  genera componimenti del ministro in modo completamente automatizzato, il Bondolizer. Non state lì adesso a fare i sarcastici e gli snob… siamo nella società dell’informazione  e dell’automazione? Dunque il poeta i cui componimenti sono automatizzabili è nient’altro che un genio in sintonia coi tempi moderni.

Volendomi sbilanciare in un parere spassionato che non sminuisca in alcun modo il resto della produzione, la mia preferita è di certo quella dedicata a Rosa Bossi Berlusconi:
A Rosa Bossi in BerlusconiMani dello spirito
Anima trasfusa.
Abbraccio d’amore
Madre di Dio



Notare come nell’ultimo verso il Bondi recuperi la tematica dell’Unto dal Signore, accostando la figura della madre del premier a quella della Madonna e, per deduzione, il presidente  alla figura del Cristo. Genio (ho già detto?).
Io che personalmente più che un estimatore sono ormai un fan esagitato del Ministro-Vate, mi sono  permesso nel mio piccolo di scrivere un piccolo componimento ispirato ai recenti fatti di cronaca. Senza alcuna velleità di emulazione, ma anzi col contegno del più umile apprendista,  vorrei proporvi questo omaggio dedicato al maestro:

A Sandro Bondi

Fenicie vestigia
tombe megalitiche
lettone dello zar
confidenze e meteoriti

Presidente eclettico
eccelle in ogni ruolo
imprenditore, operaio
e financo tombarolo

NB: Questo post dedicato ai componimenti Bondiani potrebbe diventare una rubrica, non facente parte del consueto TAG arte della crisi, anzi andrebbe a ben vedere catalogato in tag che ne rappresenti il doppi speculare: “crisi dell’arte e della cultura”. Crisi profonda, direi.

I nuovi mostri: se il Re buffone, di tanto in tanto, imparasse a tacere.

Non è un problema politico, piuttosto riguarda la responsabilità di parlare in pubblico a nome di altri: lo Stato e il Governo italiano in questo caso. Un problema legato alla capacità minima di comprendere contesto, circostanze e vastità della platea alla quale ci rivolge.In questo momento è meglio non far polemiche, si dice, per gestire  unitariamente l’emergenza del terremoto. Le polemiche ci sono e ci saranno.
La presunta prevedibilità del terremoto mi appare più come un campo di studio per il futuro, che il tribunale su cui crocifiggere chi non ha fatto evacuare preventivamente e senza alcuna garanzia mezzo Abruzzo.
Non so, invece, se c’è da preoccuparsi per il pressappochismo del legislatorre o se c’è da tirare invece un sospiro di sollievo per   la frettolosa cancellazione dal Piano Casa presentato alle Regioni  dell’ articolo 6 , il quale  prevedeva  la semplificazione delle norme antisismiche. Ora l’articolo è stato prontamente sostituito con un altro che invece impone di  documentare e rispettare le normative come conditio sine qua non, per poter  accedere al diritto d’estensione dello spazio vitale dei possessori di  villetta.
Polemiche ci saranno e ci dovranno essere, oltre a provvedimenti giudiziari mi auguro, per il crollo di un ospedale costruito da poco più di dieci anni. Un ospedale, cazzo, cioè il fulcro di ogni azione di soccorso in caso di emergenza o disastro.Si chiede ai giornali e alle fazioni politiche di non polemizzare, e forse è giusto così,  appellandosi ad un più alto senso di responsabilità e rispetto davanti alla morte e all disperazione degli abruzzesi. Quel che si chiede agli altri bisognerebbe però essere innanzitutto in grado di garantirlo: bisognerebbe saper quando parlare e soprattutto saper quando tacere. Nel video di seguito l’ultima gaffe, o meglio la gaffe ultima, quella davanti alla quale tutte le altre si riducono a pagliaccesche manifestazioni di folclore istituzionale: un’intervista dall’Abruzzo rilasciata ad una TV tedesca in cui  Berlusconi paragona la situazione degli sfollati a un week-end in camping. Intervista che  probabilmente non vedrete sulla TV nazionale e alla quale i media internazionali, particolarmente feroci di questi tempi, stanno invece dando risalto:La scelta delle parole… Presidente. Almeno in tali circostanze faccia attenzione. Alcuni, tra cui il sottoscritto le contesteranno, tutte le volte in cui sarà possibile, la sostanza del suo agire politico e le logiche che vi sottostanno. Per lo meno in certi casi tuttavia si preoccupi oltre che del suo tornaconto politico anche della forma. Ci restituisca, soprattutto coi morti ancora caldi, per lo meno la pallida illusione di non essere governati da un volgare  parvenue, incline sempre e comunque alla battutaccia e alla cafoneria. Ci provi e se proprio non le riesce, almeno di  tanto in tanto, scelga di tacere.Raccolta beni CRI per gli sfollati a  Roma-Sud:

Il materiale viene raccolto oltre che presso il Comitato Regionale Lazio, via Ramazzini, 31 anche presso :

1° – PIAZZA FRANCESCO DONNINI VANNETTI 38 – 00144 ROMA (ZONA DECIMA-TORRINO)
2° – VIA SANTORRE DI SANTAROSA 70 – 00146 ROMA (ZONA PORTUENSE-MAGLIANA)

RECAPITI TELEFONICI 06/5200913 – 06/87450610 – 366/3719642 – 393/9252494

C’è bisogno di :

coperte ed effetti letterecci (es:lenzuola, federe, cuscini ecc)
sacchi a pelo
vestiario
biancheria intima
prodotti per l’igiene personale
pannolini per bambini
omogeneizzati e generi alimentari con scadenza almeno a 6 mesi
giocattoli.

Tutto il materiale deve essere nuovo e confezionato.

I nuovi mostri: fenomenologia della Stronza.

Roma, oggi a ora di pranzo. Sto mangiando con dei colleghi al ristorante cinese durante la pausa pranzo, visto che è una bella giornata ci siamo sistemati su un tavolino all’aperto che da sul marciapiede. Tra i ravioli alla griglia e le fettuccine alla piastra con frutti di mare e verdure, a causa di un’auto in coppia fila qualcuno comincia a suonare il clacson a due passi dalle mie orecchie.

PEEEEEEEEEEEE! PEEEEEEEEEEEEEEE!

Avete presente no? E continua.

Continua incessantemente per dieci minuti, sfondandomi i timpani.

Così mi alzo e mi sporgo oltre la siepe del ristorante e individuo una finta bionda sulla quarantina che non puo’ uscire dal parcheggio, che d’ora in poi per semplicità chiameremo la Stronza, e le faccio gentilmente notare:

– Signora io la capisco, ma se il proprietario dell’altra auto non l’ha sentita negli ultimi dieci minuti è inutile continuare a suonare il clacson. Chiami i viglili o lo aspetti e se la prenda con lui…

La Stronza sbraita qualcosa sull’ingiustizia che è costretta a subire e per tutta risposta ricomincia suonare il clacson. Per altri dieci minuti e continua. Imperterrita.

PEEEEEEEEEEEEEEE! PEEEEEEEEEEEEEEEE!

Con le fettuccine per traverso e prima di aggredire il manzo con funghi e bambù, mi alzo di nuovo, raggiungo la sua auto mentre lei suona e spiega le sue ragioni a un paio di camerieri cinesi che non capiscono un cazzo ma fanno di sì con la testa. Mi accorgo che non soltanto puo’ uscire dal parcheggio, ma che ci passerebbe perfino un aeroplano in fiamme con il pilota ubriaco.

A. – Signora, ma lei CI PASSA, ci passa alla grande, quest’auto non la ostruisce.

Stronza- Si ma devo fare mille manovre e non mi va! Questo che ha lasciato l’auto così è un incivile!

Di manovra ne basterebbe una se tu avessi preso la patente regolarmente invece di comprarla, penso senza dirlo.

A.– Sì va bene, ma nemmeno puo’ fare due palle così a noi, gliela sposto io la macchina.

Stronza.-Io la macchina  in mano a lei non ce la metto!

A.- Allora le resto dietro e dandole le indicazioni l’aiuto a uscire.

Stronza – No, perchè questo io lo voglio vedere in faccia quando arriva.

A. – Allora mentre lo aspetta non suoni. 

Stronza – La sa una cosa? E’ un incivile pure lei. Si è chiesto come mai lei è l’unico che si è lamentato?

A.- Perché sono particolarmente sensibile all’inquinamento acustico, soprattutto se mi spara il clacson per mezz’ora nelle orecchie mentre mangio, embè?

Stronza – E allora non ci vada a mangiare fuori!

Eh sì, sono un incivile. Vado a mangiare fuori durante la pausa pranzo, sono proprio uno stronzo. Se non sopporto mezz’ora di clacson me ne devo restare a casa o digiunare. Con le braccia penzoloni torno al tavolo mentre la Stronza continua a suonare.

PEEEEEEEEEEEEEEEE! PEEEEEEEEEEEEEEEEEE!

Due minuti dopo mentre infierisco sul manzo al bambù arriva la proprietaria dell’altra auto, quella che non ostruisce la Stronza ma che comunque ha parcheggiato per mezz’ora in doppia fila e blocca l’uscita di altre tre auto fortunatamente senza che i conducenti siano sul posto. E’ pure lei una donna sulla quarantina, parla al cellulare e ha un accento straniero e la chiameremo per semplicità la Stronza Rumena. Davanti alle rimostranze della Stronza, ormai fuori di sé, la Stronza Rumena ha una risposta veemente e lapidaria, quasi più incazzata ancora dell’altra, indicando le altre auto in doppia fila disseminate ovunque:

– Incivile io?! Ma se lo fanno tutti! Te la prendi con me? Lo fanno tutti!

Perché vi racconto questa storia? Perché nella sua banalità esemplifica il comportamento tipico di un sacco di gente che vive in Italia.

La Stronza e la Stronza Rumena , sono due figure archetipiche nelle cui sinapsi è contenuta la forma mentis di un intero popolo, che segue più o meno le seguenti regole:

Ho un problema che potrei risolvere con un minimo sforzo?

  • Non lo risolvo.
  • Lo trasformo in un problema di TUTTI gli altri,scaricandolo sulla  collettività.
  • Se qualcuno me ne chiede conto, la colpa è di quel qualcuno che   non ha sopportato in silenzio.
  • Le cose non sono giuste o sbagliate in sè. Una cosa è giusta se    la fanno tutti. 
  • Gli incivili sono sempre gli altri.

Vi invito ad applicare questo breve schema alle microquestioni del vivere quotidiano come ai macroproblemi del sistema politico, economico e fiscale. E’ sorprendente come si applichi quasi alla perfezione in moltissimi casi.

Va da sè che se quello sopradescritto è un codice di comportamento a voi estraneo diventa un’impresa eroica perfino mangiare in santa pace.

Semplificando, e facendo inevitabilmente torto a molti, si potrebbe dire che  i tratti che distinguono gli italiani contemporanei non siano quelli di un popolo che convive più o meno secondo buon senso, ma quelli di una massa di individui ottusamente egocentrici che, in un’eterna rissa tra arroganti, condividono loro malgrado lo stesso deserto civico.

Mi pare una buona definizione.


Foto by X

I nuovi mostri: la maschera comica di Re George.

Durante il suo viaggio in europa George W.Bush è stato contestato ovunque, come era già successo durante la sua visita di qualche mese fa ai paesi dell’america latina. Striscioni, caricature, scontri, cori, maschere grottesche, ingiurie e cortei lo hanno consacrato come il piu’ odiato presidente degli Stati Uniti d’America di tutti i tempi. Disprezzo condivisibile e pienamente meritato  eppure totalmente  incentrato sul corpo fisico del monarca piu’ che sulla carica che rappresenta, sulla persona di Bush piu’ che sulla squadra di governo, la lobby e il partito che lo sostengono. E’ la grande forza della democrazia in cui il re puo’ essere decapitato ogni quattro anni salvando il regno e rinnovando l’istituzione della monarchia e del sistema che la sorregge. Bush si presta perfettamente ad essere bersaglio simbolico di mezza america e buona parte del resto del mondo con le sue gaffe, la sua ignoranza, la sua fede ostentata e ipocrita e, non ultimo, il suo machismo da vaccaro  che  combinato con quanto detto lo fanno apparire spesso come lo scemo del villaggio  la sera della festa, quando alticcio e convinto di essere rispettato, decide di fare lo spaccone tra le risatine accondiscendenti di chi lo conosce e proprio per questo, in realtà, non gli da peso. Questa tendenza di Bush, comincio a sospettare gradita a chi gli sta intorno, ha in realtà un risvolti tragici perchè permetterà all’establisment repubblicano di sbarazzarsi di lui senza alcun problema dando un segno di discontinuità all’opinione pubblica americana (anche di destra) basato sull'”immagine presidenziale” e non sulla politica globale dell’eventuale governo che  potrebbe succedergli. Al posto del buon George ci finirà una persona percepita come seria, alla Rudy Giuliani per intenderci(*), che vista l’enorme differenza di immagine potrà permettersi una sostanziale continuità politica. Perchè il punto è che Bush, malgrado spesso finisca per sembrarlo, non è un monarca scemo autarchico e impacciato che gioca a Risiko! con le sorti del mondo ma l’espressione, mediaticamente costruita, di una lobby economica, degli interessi strategici di una potenza imperiale, di un partito politico gigantesco e di una corrente all’interno di questo fatta anche di intelligenze sottili e volontà ciniche e spietate. Le parole cinico e spietato, in questo caso, le intendo senza  giudizio morale ma in quanto doti connaturate al ruolo di statista di una grande potenza imperiale, nell’interpretazione novecentesca del termine. Questo fa di Bush un feticcio sacrificale, la maschera ridicola cara all’immaginario filmico americano dello stolto salito suo malgrado agli allori della gloria, manovrato in realtà da qualcuno di gran lunga piu’ furbo di lui. Proprio questo suo essere maschera, tanto piu’ solitaria quanto piu’ si avvicinano le elezioni e si susseguono le disfatte militari e politiche, ha permesso che egli al termine della sua sfilata europea mi ispirasse un inaspettato e brevissimo moto di tenerezza(**), sentimento che mai potrebbero ispirarmi Cheney, Rumsfield, Pearle o Wolfovitz cioè l’élite politica che lo sostiene e probabilmente gli sopravviverà.  E’ avvenuto due giorni fa quando, giunto in Albania, per la prima volta il presidente è stato accolto da una folla festante e gioiosa che lo osannava e lui, felice di una felicità stupefatta e infantile, contro ogni protocollo e tra l’imbarazzo della security si è gettato tra di essa toccando, abbracciando e stringendo mani e corpi di un popolo lontano e sconosciuto che finalmente lo acclamava.
E gli hanno fregato l’orologio.
Giuro, gli hanno rubato l’orologio.
Nel momento della riscossa, in cui lo stolto preso in giro e disprezzato per malefatte eterodirette che dà l’idea di non comprendere a pieno, finalmente trova volti amici e calore umano tra gli umili indigeni di una terra povera e geopoliticamente insignificante: questi gli fregano l’orologio.

Il finale perfetto, l’ultima risata del film quando il tormentone delle sfighe che colpiscono l’imbranato protagonista, finalmente spezzato dalla rivalsa inattesa, ritorna a sbeffeggiarlo prima dei titoli di coda.

Se non fosse che le guerre e i morti sono veri e che la situazione geopolitica mondiale è preoccupante per il presente, e prevedibilmente disastrosa per il futuro, ci sarebbe da ridere di un riso tutt’altro che amaro, perchè diciamocelo: neppure il genio immortale di Mel Brooks avrebbe saputo fare di meglio.


(*) Non fosse per quel video in cui è vestito da donna e un senatore gli tocca le tette…
(**) Chi lo avrebbe detto?


I nuovi mostri: Lapo 2.0

Quando Lapo Elkan ebbe la sua nota vicissitudine non ne scrissi niente.  Non scrissi prima di tutto per una ragione di natura semi-etica  riguardante il fatto che in quel momento si parlava di un tizio al tappeto che, anche se a causa propria, stava male davvero. Non mi sembrava cavalleresco farci ironia sopra. La seconda ragione è di natura semi-pratica cioè non me ne frega sostanzialmente un cazzo di chi Lapo si fa’ né con che cosa Lapo si fa’. L’unica cosa su cui avrei voluto scrivere era la comica posizione dei media in bilico tra il consueto sciacallaggio gossipparo e il timore reverenziale verso la dinastia del padrone. Col senno di poi mi pare abbia prevalso la seconda.
Adesso pero’ il giovane rampollo sta bene, frequenta serate mondane in cui si presentano i suoi nuovi occhiali fashion e, rilasciando interviste a Repubblica, Lapo parla.

 

Perchè Lapo magari non pensa, pero’ parla.

Parla con una giornalista (a giudicare dal tono delle domande non si fatica ad immaginarla prostrata ai suoi piedi) di quello che è successo e di come ne sia uscito.

Innanzitutto Lapo  finge di assumersi le colpe di quanto gli è capitato salvo poi specificare che qualcuno gli ha dato la coca tagliata con l’ero.  Lapo Elkan pur disponendo di fondi tali da comprarsi tutta la Bolivia e un pezzo non trascurabile di Colombia, pur essendo uno che puo’ farsi arrivare la roba piu’ pura del mondo su un jet privato che gli atterra direttamente in salotto: si è fatto rifilare una sòla alla Stazione Centrale. Quindi siccome il festino è finito male la colpa non è sua ma “delle cattive compagnie”: sti tizi pericolosi che circuiscono i ragazzi di buona famiglia come lui. Questo non sa nemmeno drogarsi di nascosto dai genitori, pero’ magari gli vogliono far guidare un pezzo della  FIAT. Vabè.

L’intervista prosegue e Lapo prima accenna ad un suo fumoso progettoper il futuro, la cosidetta Italia 2.0 ( rovinare ulteriormente l’immagine dell’Italia 1.0 mi pare un lavoro titanico, ma se qualcuno puo’ ruscirci quello è proprio Lapo Elkan), poi racconta di come sia infine uscito dal suo momento peggiore e superando se stesso, descrive l’accaduto con  una storia che rappresenta un indiscutibile capolavoro del surrealismo. La storia comincia con il Nostro che  si trova nel suo loft di Tribeca, il costosissimo quartiere artistoide di Manhattan, ed è in depressione. La depressione è una questione serissima, realmente interclassista, una belva tetra e intima, sulla quale non faro’ ironia. Discorso diverso è per come Lapo dice di esserne uscito. Lapo racconta che un mattino, mentre si trovava nel suddetto loft, viene a citofonargli  un caro amico di nonno Gianni: Henry Kissinger.

E’ tutto vero,  Henry Kissinger lo va a prendere e lo porta a fare colazione da Brooks un posto a detta dello stesso Lapo estremamente formale. Immaginate la scena di Lapo da Brooks insieme a Kissinger, circondato dai papaveri di Wall Street che, dice lui, lo guardano male. Non è piu’ uno di loro. Ha sbagliato e si sente fuori dal branco, isolato, reietto. Accanto a lui pero’ c’è Kissinger, l’amico di nonno Gianni,  a fargli da scudo, a tenere a debita distanza con la sua autorevolezza le occhiatacce severe del gotha  economico. A questo punto il vecchio Henry gli parla in modo paterno e Lapo ha l’illuminazione: <<Lapo, anch’io nella mia vita ho fatto molti errori>>

Nota, Henry Kissinger è uno che quando  fa un errore c’è il rischio  che ci lascino le penne tre milioni di vietnamiti, mica cazzi.

E’ uno che se ne intende, Kissinger.

<<L’importante è ritrovare il talento dentro di sè e ripartire a testa alta>> E giu’ a bombardare il Nicaragua coi soldi delle armi vendute all’Iran mi verrebbe da dire. Eureka! Deve invece aver detto Lapo che conscio del proprio  talento (quale Lapo, cazzo? quale talento per fare che? ) è ripartito di slancio con la sua Italia 2.0.

Inizialmente viene da pensare che meriti di essere gettato nudo in pasto a suoi coetanei dell’Athesia mentre sproloquia della forza del talento, lasciando che questi lo usino come ostaggio nella trattativa per i rinnovi. Stavolta pero’ l’illuminazione l’ho avuta io e, pur non trovando traccia del decantato talento, ho intuito la grandezza della sua figura. Mi spiego.  Il mondo in cui Lapo vive è talmente irreale e gli strumenti che ha per comprenderlo sono talmente ridotti, che non lo si puo’ trattare come un individuo esattamente in grado di intendere e di volere. Lapo è fuori dalla polemica e fuori dalla discussioni, perchè non capirebbe né l’una né le altre. Lapo è talmente ignaro di tutto da essere innocente, anche quando fa o dice cazzate. Lapo è una maschera popolare, troppo caricaturale per essere vero.

Lapo non si muove nel mondo reale, ma nel  teatrino buffonesco del jet set, cresciuto tra erre moscie , starlette e la clac dei cortigiani.  Le maschere popolari, anche le piu’ antipatiche, in fondo non possono essere odiate perchè appartengono al palcoscenico e non alla realtà, è il loro ruolo inconsapevole, non sono cattive è che le disegnano così.

Semplicemente  Lapo vive in una specie di Truman Show tutto suo in cui nessuno teme minimamente che lui possa accorgersi del trucco. Con la partecipazione straordianria di Henry Kissinger.

No davvero, anche se non gli affiderei nemmeno una gallina al guinzaglio, figuriamoci le redini di un colosso industriale, mi sta quasi simpatico. E’ un aristocratico decadente trasportato coattamente nella società dell’informazione.

Certo, quando un giorno potrebbe trovarsi al timone della FIAT e con centomila metalmeccanici incazzati sotto casa che aspettano un rinnovo da sette anni, si troverà a rispondere: , saranno cazzi. Ma quel giorno, grazie a Dio, sembra ancora lontano.

Detto questo e appurato che Lapo è una maschera moderna, non resta che capire quale maschera. Possibile sia un inedito? Non lo è (manco sto’ talento). L’ho scoperto perchè mi sono venuti in soccorso l’acume e i gusti cinematografici di JoeCHIP che mi ha girato i link di uno spezzone tratto dal film “I nuovi mostri”.

Vi troverete l’archetipo di cui Lapo è la versione 2.0.



I nuovi mostri: Feltri burning rom.


Mentre per quelle che paiono tragiche fatalità ieri un’altra coppia di giovani Rom è morta per un incendio nel proprio campo, voglio approfittare per consegnare ai posteri qualche stralcio delle ultime uscite di Vittorio Feltri su Libero. Lo faccio tanto per dare seguito al post precedente e far notare che dietro ogni orda di corpulenti orchi distruttori c’è sempre qualche gracile e rinsecchito sputamerda da salotto che, pur avendo studiato e non potendo per costituzione e bon ton partecipare alle spedizioni punitive, ci tiene a gettare costantemente benzina sul fuoco. Eccolo a proposito dell’entrata della Romania nell’Unione Europea:

<<Carovane dei parenti di Dracula che hanno oltrepassato la fortezza Bastiani e puntano direttamente ai cassetti dei nostri armadi>>

per carità non gli toccate la robba a questo Mastro Don Gesualdo in versione bauscia… gli dovessero sparire i calzini dai cassetti che ci abbina poi alla cravatta verde che usa per fare i titoli? E a quella azzurra che veste durante i consigli di amministrazione?
E ancora da Libero con una tenue nota di allarmismo:

<<Settantamila zingari arriveranno a Milano soltanto nel 2007 dalla Romania e dalla Bulgaria>>

Settantamila zingari a Milano mi sembrano una stima avventata ma, in tal caso, speriamo puntino tutti dritti su casa sua.
Feltri tra l’altro è uno che non perde occasione per tuonare contro i cattivi maestri degli anni settanta, quei giovani intellettuali o presunti tali che contribuirono a fomentare la violenza durante gli anni di piombo. Premesso che non mi passa per la testa di difendere i vari Sofri, vorrei sapere come bisognerebbe definire invece lui qualora qualche testa rasata (il glande si sà è per sua natura glabro) prendesse per oro colato i suoi strali e decidesse di provocare qualche altro incidente.

Io ho vissuto 20 anni della mia vita a meno di un chilometro da un campo zingari e quando avevo sedici anni mi ritrovai la canna di una pistola puntata sulla faccia da due rom di poco piu’ giovani di me (corsi via talmente veloce da non sapere mai se si trattasse di un giocattolo o meno). Non  faccio fatica ad ammettere che la convivenza sia difficile e l’illegalità tra gli zingari piu’ che diffusa. Tuttavia mi piace di piu’citare le parole dell’ultimo De Andrè che ad un concerto ricordava che a questo popolo (che ha subìto l’Olocausto e se ne ha traccia grazie agli ebrei che indagarono gli orrori della Shoah per consegnarla alla memoria di tutti) vanno ascritti almeno due meriti che mai nessuno gli riconosce: quello di aver attraversato tutto il mondo senza armi e quello di non aver mai scatenato nessuna guerra.

A ognuno i suoi cattivi maestri.