Dopo l’Euro, i Fiorini e non le Lire (post semi-serio per un marketing NOEURO)

(PREMESSA PER I LETTORI ABITUALI DEL BLOG, GLI ALTRI POSSONO SALTARE QUESTO CORSIVO) ***** Chi mi legge, qui e su Parolibero sa che ormai da parecchio tempo ho preso una posizione decisamente no euro. Mi sono convinto che la moneta europea non stia in piedi in generale e sia disastrosa per l’economia italiana in particolare. Come e perché io abbia maturato questa posizione richiederebbe un post lungo (forse un blog a parte), ma non ha senso scriverlo perché si fa prima a leggere e ascoltare su Youtube le critiche all’area valuataria (con tutte la diversità, i contrasti interni, i micro-gruppetti e i distinguo del caso) dei vari Bagnai, Borghi, Rinaldi, Savona, Brancaccio, Galloni, Ioppolo (rip), Barra Caracciolo, Giacché, Mossler-Barnard e via continuando. So che non stanno tutti insieme, so che alcuni di loro si detestano, so tutto… ma l’analisi sull’insostenibilità economica dell’Euro attuale è unanime e comprende, tra gli altri,  anche una manciata di Nobel Prize. Ci sarebbero probabilmente metodi per rendere l’area valutaria comune sostenibile, ma  mancano, oggettivamente, le premesse e la volontà politica perchè ciò accada. Quindi, l’Euro si disgregherà (dall’alto, dal basso, da dentro… vedremo) e si dovrà tornare ad una moneta sovrana. Avverrà comunque e sarà condizione necessaria, ma non sufficiente, all’uscita dal tunnel. Su questo si sta già svolgendo una battaglia politica, purtroppo in mano alle destre che ne usciranno vincitrici,  non è colpa loro del resto se le sinistre (quelle vere, se ci sono) non hanno inquadrato (per dolo o incopetenza) il problema. *****

Non avendo una formazione da economista (ma quando so di non sapere… io comincio a studiare) vorrei  dare un consiglio dal punto di vista della comunicazione (dove un po’ di formazione ce l’ho) a chi combatte questa battaglia. Il nome della nuova moneta sovrana, dal punto di vista economico non ha  nessuna importanza, ma dal punto di vista della comunicazione potrebbe averne. Una  comunicazione efficace può in una prima fase accelerare la vittoria e in una seconda fase innescare meccanismi psicologici positivi nell’accettare l’inevitabile.

Propongo qui di non parlare di Lira e di puntare su nuovo nome, forse il Fiorino.

Riassumo qualche semplice argomento a sostegno di questa ipotesi. Vi sembrerà che io tratti le grandi masse da convincere come esseri irrazionali, influenzati da meccanismi psicologici inconsapevoli, mediamente ignoranti e infantili. E’ esattamente così.

Non perché il popolo sia  composto in maggioranza da idioti  (anche se come insegna Carlo Cipolla, l’ipotesi non è del tutto peregrina) o da bambini di seconda elementare (ma è trattandoli così, per sua stessa ammissione, che B. aggrega consensi da vent’anni e Renzi gli è succeduto in piena continuità), ma perché NOI TUTTI (non importa quanti master abbiamo collezionato in altre materie) rischiamo di essere distratti e avventati quando gli argomenti in gioco ci risultano  distanti e incomprensibili (l’economia) e siamo stati sottoposti a una propaganda di segno contrario per oltre 20 anni (pro-Euro).

Argomenti contro la Lira e a favore del Fiorino(?) :

  • DISVALORE del PICCOLO e DEBOLE: La retorica eurista della “liretta” debole, svalutata e sola contro il mondo, ha ormai attecchito con efficacia e continua ad essere ripetuta h24 sui media mainstream dal fronte eurista. E’ spesso più facile affermare un’idea nuova che scardinarne una vecchia.
  • DISVALORE del PASSO INDIETRO: La retorica del “con la Lira faremmo un passo indietro”, è dura a morire e funziona sotto il profilo della comunicazione di massa. Alla gente non piace pensare che il paese vada indietro. Ha ovviamente ragione Bagnai quando spiega nei dibattiti in TV che tornare indietro, cioè recedere, da un errore è cosa tutt’altro che negativa, anzi auspicabile e razionale, ma ci vogliono troppe parole per dirlo, soprattutto in TV.
  • DISVALORE DEL GIA’ VISTO: Al primo ritardo degli effetti positivi della svalutazione, al primo accenno di attacco speculativo e al primo innocuo crescere dell’inflazione, gli euristi evocherebbero altre svalutazioni, altre inflazioni e altri attacchi speculativi del passato. Tenere lo stesso nome non farebbe che rafforzare questa convinzione. Ben diverso dire: stiamo facendo qualcosa di completamente nuovo, è normale che ci siano dei problemi.
  • VALORE del NUOVO: Il nuovo piace e la novità (in comunicazione come in pubblicità) è un eccellente surrogato dell’innovazione (che è molto più faticosa e auspicabile). La retorica del nuovo in tempo di crisi è stata usata da tutti i comunicatori politici più efficaci (e dagli spin-doctor che gli stanno dietro) dal  “Change” di Obama, alla rottamazione di Renzi. Parte del consenso  dell’Euro (che è prima di tutto un oggetto da maneggiare quotidianamente e quindi soggiace alle leggi dell’appeal, del brand e del design) era dovuto al suo elemento di novità. L’Euro ebbe un ottimo marketing, la Lira è vecchia e legata a ricordi non soltanto positivi.  Una Nuova moneta ti porta in una Nuova Era, chi non vuole vivere in una Nuova Era?
  • RINASCIMENTO ed ETA’ dell’ORO: Quale Era? Si richiede che un cambiamento percepito come radicale e potenzialmente foriero di instabilità e sacrifici ( la disgregazione dell’Euro è necessaria, ma non è detto che l’uscita sia rose e fiori, anzi) debba approdare a un’Era di progresso e prosperità. Il richiamo a un’età dell’oro (sufficientemente lontana per cui nessuno ne ricordi l’altra faccia della medaglia) è un artificio retorico da sempre efficace in politica, dal recupero della Roma  Imperiale di Mussolini, al “nuovo miracolo italiano” di Berlusconiana memoria.  Attuamente c’è un meme che si sta affermando con una certa efficacia cui hanno fatto riferimento con successo gli M5S e Renzi in politica ed è stato colto (fateci caso) dai copywriter di diverse imprese italiane nei loro spot pubblicitari, mi riferisco alla retorica  positiva del Nuovo Rinascimento. Questo meme poggia su valori culturali comuni, specificamente italiani, di cui è facile essere orgogliosi, associa inoltre i valori universali della prosperità, dell’arte e della bellezza. Una strategia comunicativa basata su una moneta dal nome rinascimentale potrebbe essere efficace.
  • I PAESI FORTI: Non tutte le monete rinascimentali hanno però lo stesso suono ed evocano le stesse immagini. Il Tallero (usato attualmente in Slovenia e  padre filologico del Dollaro) o il Ducato, sono nomi non più in  uso da tempo (se non in rari casi) e rischiano di sembrare soltanto obsoleti. Il Fiorino oltre all’età rinascimentale evoca automaticamente i fiorini moderni utilizzati fino al 2001 da un paese, percepito come prospero e civile, del nord Europa (non siamo entrati nell’euro per sentirci anche noi nordeuropei? sic!) come l’Olanda.

Ovviamente auspico (e mi applico nel mio piccolo), perché la necessità di abbandonare l’Euro venga compresa dagli italiani nel modo più democratico e consapevole, basato su una reale informazione e solide considerazioni scientifiche, economiche e politiche. Tuttavia chi sostiene la tesi opposta, mancando di quest’ultime, usa e userà prevalenemente mantra e parole d’ordine ben studiate e  di natura meramente propagandistica. Senza recedere mai da un approccio che informi innanzitutto i cittadini sui danni della moneta unica, alcune piccole armi di contro-propaganda o, se vogliamo, alcune accortezze nel  packaging di una buona idea, potrebbero rivelarsi assai utili. E’ il marketing bellezza.

PS: Mentre i disvalori legati alla Lira e i richiami generici al rinascimento valgono per ogni movimento politico No-Euro, la scelta del Fiorino potrebbe essere inefficace per un movimento politico in particolare, la Lega. L’uso sconclusionato dei richiami al passato, degli elmi con le corna, del Dio Po e dei matrimoni druidici, vanno forse bene per fomentare i militanti nei raduni di Pontida, ma costituiscono un sicuro  punto debole quando si tratta di allargare il perimetro del proprio consenso. In questo solco gli avversari politici avrebbero gioco facile nel ridicolizzare il Fiorino come ennesima pagliacciata pseudo-storica. Del resto, se portano ancora in giro Borghezio e calderoli il rischio di sembrare ridicoli continua con tutta evidenza a non spaventarli.

28 thoughts on “Dopo l’Euro, i Fiorini e non le Lire (post semi-serio per un marketing NOEURO)

  1. Anonimo ha detto:

    Ciao Aram, neanche io sono un economista (me ne guardo bene) e alcuni meccanismi legati al concetto di valuta continuano a sfuggirmi (nonostante … o forse proprio per la mia mentalita’ leggermente quantititiva … :-)) pero’ l’uscita dall’euro mi spaventa per vari motivi: 1) sono affezionato all’idea di un’Europa unita. 2) il “peso” di una valuta e’ esattamente la credibilita’ di chi la stampa. Al momento mi piace avere la credibilita’ dell’Europa e non quella del bel paese. 3) Penso ai miei risparmi: al mio conto corrente, attualmente in Euro. Se passassimo alla lira, al fiorino, al tallero, alla pizza di fango di italico conio, il mio conto corrente verra’ cambiato al tasso in vigore in quel momento. Io tremo a quanto varra’ la settimana successiva.

    Continuo a pensare che i problemi dell’economia italiana siano la corruzione, il malaffare, la criminalita’, la miopia ed il provincialismo dei nostri capitani d’impresa, la lentezza della giustizia civile, la fiscalita’ eccessiva e la burocrazia. Tutte queste cose resteranno li anche se passassimo al Doblone. :-)

    Mario

  2. aramcheck ha detto:

    1) Perché è l’Euro a tenere unita l’Europa? Non c’è politica interna comune, non c’è politica estera comune, non c’è esercito comune, non c’è processo decisionale democratico comune e ti preoccupi di non perdere la moneta?
    2) No il peso si una moneta che fluttua è il rapporto simmetrico di cambio con un’altra valuta e rispecchia la forza delle rispettive economie. Più comprano i tuoi prodotti, più devono acquistare la tua valuta, più questa si apprezzza. La pizza di fango italiana renderebbe i prodotti italiani all’estero più competitivi del 20-30%. Ci riesci a vendere qualcosa che è fuori mercato del 30%?
    3) Smettila di andare fino a Berlino a fare la spesa allora (che tra l’altro ti costa di più anche di benzina) e vai al supermercato sotto casa. Lì compreresti fiorini su fiorni ;)

    Ti faccio un regalo tiè: https://www.youtube.com/watch?v=nGXx3_QItyk
    è roba tecnica, lo so che te piace ;-)

  3. aramcheck ha detto:

    e comunque il post era sul marketing!

    • Anonimo ha detto:

      Si lo so che il post era sul marketing: ma non mi sono trattenuto. Sai con l’eta’ si diventa incontinenti. E incontetabili :-)
      E cmq non vado a fare la spesa a Berlino, ma qualche volta vorrei comprare anche cose non prodotte in Italia. Come ben sai l’autarchia non ha mai funzionato un granche’ per nessun paese! (e in ogni caso, in Italia si producono sempre meno cose).

      L’economia non e’ roba per me: fondamentalmente tratta delle interazioni tra creature a base carbonio. Per le quali non esiste nessun modello matematico che funzioni. Quindi sono sbagliate le creature :-D
      Molto meglio le creature a base silicio. Al massimo si rompono! E quando si rompono le aggiusti! :-D

      Poi per il discorso delle esportazioni … e’ vero che se svaluti rendi i tuoi prodotti piu’ competitivi. Ma non puoi svalutare all’infinito e soprattutto … come fa la Germania ad essere il secondo esportatore mondiale, considerando che le merci tedesche sono costose? Forse perche’ il prezzo non e’ l’unica cosa che conta? Se producessimo cose di qualita’ anziche’ cianfrusaglie … forse non avremmo bisogno di svalutare. Se aumentassimo l’efficienza, la produttivita’, il peso della fiscalita’ etc. etc. forse potremmo far scendere i prezzi dei prodotti senza svalutare la moneta.
      Avrei da obiettare anche sul punto2, ma lo riservo per una birra!

  4. aramcheck ha detto:

    La prima domanda è dove esporta la germania? Prevalentemente nella periferia europea dove ha accumulato 150 miliardi di surplus commerciale. Perché esporta così tanto? Perché la sua moneta è sottovalutata esattamente come la nostra è sopravvalutata. Guarda al supermercato domani e troverai succhi di frutta e succhi d’arancia austriaci a prezzi più bassi dei nostri, converrai che:
    – un succo d’arancia austriaco è cianfrusaglia
    – C’è qualcosa che non va
    Inoltre dopo aver fissato il cambio (quindi avendo messo fuori mercato il concorrente + vicino e pericoloso, l’Italia) la Germania ha fatto dumping salariale con quella che è passata alla storia come la Riforma Schroeder che ha creato 7 milioni di minijobbers tra i 450 e i 600 euro al mese. Le “riforme”, che vorebbero facessimo noi. Cioè fisso il cambio e facciamo a gara a chi paga meno gli operai.
    Le BMW sono sempre state migliori delle Alfa Romeo ma prima le due aziende coesistevano su fasce di prezzo diverso:
    – Hai i soldi? ti prendi un BMW
    – Hai meno soldi ma vuoi comunque una sportiva, ti accontenti di un’Alfa Romeo
    Se mi sballi il prezzo dell’Alfa e paghi da schifo (deprimendo iconsumi interni) i tuoi operai abbassando il costo della BMW, vendi solo BMW. Domanda hai mai visto tutte ste BMW in giro prima dell’EURO?
    E ancora avevi mai visto prima dell’Euro un credito al consumo ipertrofico con tassi zero, zero anticipo per 3 anni e restituzione dell’auto pure ammaccata?
    Erano le banche tedesche che ci prestavano i soldi (non c’era piu’ il rischio di cambio…) per comprare i loro prodotti. Troppi soldi, infatti questa è una crisi di debito privato, non pubblico:

    http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2013-07-01/crisi-eurozona-problema-debito-171409.shtml?uuid=AbgqHGAI

    Believe me, ce l’hanno intortata bene, bene…

    • Anonimo ha detto:

      subbito subbbbito ti rimbecco sull’Alfa Romeo: le Alfa Romeo erano migliori delle BMW, sulla stessa fascia. L’Alfetta era decisamente superiore alle 320 e 520 dell’epoca. Motore, trazione, tenuta di strada, sospensioni. C’era poca storia. Senza parlare del fascino e della storia, anche sportiva, del marchio (oggi perso del tutto, vabbe’ ma questo e’ un altro discorso). Tra l’altro gli alfisti piu’ sfegatati erano proprio in Germania.
      Cmq stasera mi vado a vedere i prezzi di Alfa e BMW negli anni 80 e 90 (ho parecchi quattroruote dell’epoca :-)) e ti faccio sapere.
      Certo l’alfa si mise ad inseguire fasce che non le appartenevano (alfasud, arna, 33, … ), cosa che la BMW non ha mai fatto….

      Riguardo alla diffusione attuale di BMW, non ho idea, non ho numeri per dire se oggi ce ne siano di piu’ o di meno. Ma con la morte dei marchi Alfa e Lancia, chi vuole una berlina di prestigio, magari sportiveggiante, magari a trazione posteriore, che cosa puo’ cercare? BMW e Mercedes. Basta. Audi se rinunci alla trazione posteriore.

      La mia impressione sul credito e’ invece opposta: tutte queste forme di finanziamenti creativi, non potrebbero essere una reazione alla crisi? Un modo per vendere ora che nessuno compra? E’ solo impressione, per carita’, ma anche temporalmente mi pare che il rapporto causa-effetto sia come dico io.

      In ogni caso, completamente d’accordo sul succo d’arancia austriaco. Come sui formaggi tedeschi. E’ ovvio che le cose non vanno. Ma puoi dire con certezza che la causa sia l’Euro? Cose del genere succedono anche con paesi fuori dell’euro.

  5. aramcheck ha detto:

    Senza entrare nel mercato automobilistico era un esempio per dire che non devi fare il prodotto migliore in assoluto per vendere, ma devi avere una qualità/prezzo buona per la tua fascia. Se sballi il prezzo hai voglia a inseguire qualità teutoniche, non ce la fai. L’Euro è l’elemento più forte di squilibrio per l’Italia, in questo momento. Ci sono grafici che parlano chiaro, c’è letteratura scientifica, lo dice Krugman, Stiglitz, la spiegazione è coerente e funziona. Poi il quadro è più ampio e parte da 30 di neoliberismo, di attacchi al welfare, di privatizzazioni (anche e soprattutto delle banche), ma questo su questo blog, come sai, l’ho sempre scritto.

  6. Anonimo ha detto:

    ll mercato automobilistico, oltre che uno dei piu’ importanti, e’ in realta’ emblematico. Ed emblematico in particolare e’ il caso Alfa Romeo, nel quale la qualita’ c’era (nel 1983, ho controllato ieri sera, l’Alfetta 2000 costava oltre 18 milioni di lire, la BMW 320 17 milioni e la BMW 520 20milioni). Comunque, non entriamoci :-)
    Prima di andare in pensione, prometto che mi leggero’ qualcosa in merito, anche se l’economia, rispetto ad altre scienze, manca della parte “sperimentale” di verifica dei modelli.
    Per cui “cosa sarebbe successo se …” e’ solo un gioco di ipotesi, avvalorate da modelli che non hanno mai avuto la conferma sperimentale. Certo ci sono ipotesi piu’ autorevoli ed ipotesi meno autorevoli, e la mia sicuramente appartiene alla seconda categoria. Pero’ resto dell’idea che in Italia i problemi dovuti al malaffare, alla corruzione diffusa, alla lentezza della giustizia, etc. etc., siano ben maggiori dei problemi derivanti da un tasso di cambio non perfetto o dalla perdita della leva della svalutazione.

    In ogni caso, sono assolutamente d’accordo sull’idea di cambiare nome. La LIRA e’ un nome sputtanato!
    Il FIORINO non e’ male. Oltretutto, oltre alla rinomata moneta Olandese, era anche il nome di un fantastico furgoncino (!!) prodotto dalla FIAT. E’ pero’ poco maschio, poco si adatta alla virilita’ latina.
    Per cui rilancio con il ben piu’ virile e glorioso SESTERZIO!!! :-D

  7. aramcheck ha detto:

    > Pero’ resto dell’idea che in Italia i problemi dovuti al malaffare, alla corruzione diffusa, alla lentezza della giustizia, etc.

    Tutte cose che effettivamente negli anni 80 e 90 non c’erano… ops

    • Anonimo ha detto:

      C’erano, c’erano eccome, evidentemente! Ma i loro effetti, nel tempo, si sommano. E infatti anche negli anni 90 il tasso di crescita italiano era basso basso basso (addirittura -1% nel 1993).
      Il declino italiano inizia da molto prima dell’introduzione dell’Euro.
      Se vogliamo inizia dall’assente politica industriale gia’ dagli anni 70.
      Sicuramente un tasso di cambio non corretto puo’ essere un problema, ma non puo’ essere il PRINCIPALE problema.
      Vabbe’ adesso mi rimetto a lavorare, cosi’ da dare il mio contributo al PIL (mentre il tuo lavoro lo diminuisce :-)).

  8. aramcheck ha detto:

    No, non è così. L’Euro non è la prima volta, era già successo con lo SME, agganciamo la moneta e dopo un po’ entriamo in recessione. Lo SME salta nel 92 quando Amato entra nei conti correnti. Un altro cambio forzato un’altra crisi.

    • Anonimo ha detto:

      Me lo ricordo il prelievo di Amato: io avevo aperto il mio primo conto corrente da pochi mesi per il mio primo stipendio! Non apprezzai molto la mossa :-)
      Quindi, ricapitolando, mi stai dicendo che il fatto di essere un paese di buffoni, pieno di “imprenditori” incapaci di vedere oltre il proprio ombelico, di avere un tasso di laureati superiore solo alla Grecia, di avere livelli di corruzione da terzo mondo, di non essere in grado di riscuotere un credito perche’ il processo civile dura 10 anni, di aver avuto un piano industriale che ancora negli anni 70 puntava sulla siderurgia, di non aver investito abbastanza in ricerca e sviluppo, di avere le organizzazioni criminali piu’ famose del mondo, di avere una pressione fiscale piu’ alta dei paesi scandinavi, ma con servizi da paese sottosviluppato, di essere ostaggio di tutte le possibili kaste di origine medioevale, etc. etc. etc. , insomma mi stai dicendo che tutte queste cose (messe insieme!!!!) non sono problemi, o non sono problemi seri, ma il tasso di cambio si?
      Ho capito bene? :-D

  9. aramcheck ha detto:

    CERTO CHE SONO PROBLEMI ENORMI. Ti sto dicendo che ce la passavamo “appena decentemente” malgrado la corruzione (perché poi abbiamo anche dei pregi eh… e tu lo sai, o ti sei mai sentito inferiore a un ing. tedesco o americano?). Quando a tutta sta merda ci hai messo sopra il blocco di una leva economica fondamentale siamo affondati e, presto, moriremo.
    Il 13% di disoccupazione non lo abbiamo MAI avuto dal dopoguerra.
    Una recessione del genere (6 anni) non c’è mai stata in tempo di pace.
    Non è come prima come fai a non vederlo?

    Potremmo essere i primi, ce la cavavamo appena perché corrotti e malgovernati, ma adesso stiamo diventando terzo mondo, non ce la caviamo più.
    Sono 3 stadi diversi.

    Anche perché nient’altro spiega questo grafico:

    Non si può diventare IMPROVVISAMENTE così improduttivi. Se imprvvisamente non produciè perché non vendi, non perché rincoglionisci di botto.

  10. Anonimo ha detto:

    :-) no, mai mi sono sentito inferiore ad un ing. tedesco o americano.

    Ok … potrei tentare di obiettare qualcosa sul tema “estrazione di trend da serie storiche” ma non lo faro’: il grafico fa effettivamente impressione.
    Lo vedo anche io che non e’ piu’ come prima.

    Mi aspettavo che, perdendo la leva economica della svalutazione, potessimo migliorare altri aspetti … ma evidentemente non e’ successo. Nessuno dei nostri mali e’ migliorato con l’ingresso nell’unione monetaria.

    Pero’ tu ti rendi conto che non puoi svalutare all’infinito? E che la svalutazione ti facilita alcune cose, ma te ne peggiora altre?
    E che non puoi fare debito pubblico all’infinito? Prima o poi bisogna ripagarlo, questo debito. O no?
    E che questi vogliono tornare alla moneta sovrana per fare debito pubblico e perpetrare gli sprechi di denaro nostro, come negli anni 80?

    Allora propongo un’altra cosa: facciamoci annettere dalla Germania! Anziche’ uscire dall’Euro, rimpiazziamo tutti i nostri politici e dirigenti pubblici con politici e dirigenti pubblici tedeschi.

  11. aramcheck ha detto:

    >Pero’ tu ti rendi conto che non puoi svalutare all’infinito?

    Non devi svalutare all’infinito, devi lasciar fluttuare i cambi. Non voglio un cambio debole ma un cambio giusto. Quello valutario è un mercato, come mai ‘sti liberisti vogliono fissarne il prezzo a tavolino?

    >E che la >svalutazione ti facilita alcune cose, ma te ne peggiora altre?

    Certo se sei un importatore (azienda che importa per vendere in Italia) soffri col cambio debole. Se hai delocalizzato in Polonia, ti piace il cambio forte in Italia. Resta il fatto che siamo un paese manufatturiero esportatore e le PMI muoiono come mosche, mentre i grandi delocalizzano (ecco perché Confindustria vuole l’Euro e le PMI votano Lega…). Quindi il cambio forte facilita le delocalizzazioni, capisci a chi conviene?

    Per quanto riguarda le importazioni il problema grosso è sulle materie prime, ma la materia prima è piccola parte del prezzo, sai bene che il valore ce lo metti trasformazione (o gli africani sarebbero i più ricchi del mondo). Noi abbiamo fatto i soldi con la trasformazione: importo materia prima, ci metto tecnologia, progettazione e design e… dalle pezze al culo finiamo nel G7. Sai quanto incide il prezzo del petrolio sulla benzina? Togli accise, raffinazione e distribuzione, guarda he resta…

    >E che non puoi fare debito pubblico all’infinito? Prima o poi bisogna >ripagarlo, questo debito. O no?

    No esattamente. Se la Banca Centrale stampa e presta allo Stato a basso tasso, lo Stato immette nell’economia e recupera con le tasse è una partita di giro. Il debito non conta in sé, conta la sostenibilità, il rapporto col PIL. Finché cresci puoi indebitarti, se ti indebiti con la Banca che controlli che ti copre come prestatore di ultima istanza, non puoi fallire. Guarda il Giappone, 200% di debito/PIL stagnazione decennale fino a qualche anno fa, il sistema ha retto grazie alla BOJ. Noi col 120% piazzavamo i BOT al 7%. Oggi la BCE presta 200 miliardi alle banche italiane all’1% le quali comprano debito pubblico al 5-6-7%. Chi perde? Chi guadagna? C’è qualcosa che non va o no quando uno stato sovrano deve elemosinare soldi dai mercati?

    >E che questi vogliono tornare alla moneta sovrana per fare debito >pubblico e perpetrare gli sprechi di denaro nostro, come negli anni 80?

    Ma perché adesso il denaro tuo lo spendono bene? Hai presente er Batman? Expo? Alitalia? Ma vediamo se chiedi allo Stato di investire i 15 miliardi che servono per la banda larga (qualcosa per cui saresti disposto a pagare immagino)… ti dice che non puo’ indebitarsi!
    Il problema semmai sono gli 80miliardi di interessi annui che paghi ai mercati (cioè qualcuno che non controlli e vuole guadagnare). Ma se pagassi meno interessi, a qualcuno di cui hai il controllo, e investissi i soldi per le modernizzazioni infrastrutturali che ti servono, con relativa ricaduta sul PIL in crescita… quel debito sarebbe così tanto un problema?

  12. aramcheck ha detto:

    Ah dimenticavo… trovami un solo precedente storico in cui un Stato ha ripagato tutto o in parte il proprio debito pubblico. Non gli interessei, quelli si pagano, ma lo stock.

  13. bottaennio ha detto:

    Salve, io sono quello che ha twittato sul fiorino a partire dalla foto postata da Crosetto. Quando parlo con i no-euro mi sembra di ricevere le classiche risposte da complottista, con mille coincidenze (frase preferita: e’ davvero una coincidenza?) auto-referenziali. Prendiamo ad esempio il grafico postato: puo’ voler dire che la Germania ha beneficiato dell’euro in quanto moneta meno forte del marco rispetto alla Lira, oppure puo’ voler dire che in quei dieci anni l’italia NON e’ stata governata, NON ha fatto riforme, NON ha innovato etc… chi ha ragione? E’ colpa dell’euro? Tra l’altro dal 93 al 99 l’Italia stava sopra. E’ perche’ avevamo la mitica Lira, o e’ il chiaro effetto negativo della riunificazione tedesca sulla produttivita’ della Germania dal 91 in poi?
    Sbattere un grafico e dire “e’ colpa dell’euro” e’ facile. Chissa’ perche’ dal 2002 al 2011 nessuno era cosi’ scontento.
    La boutade del fiorino la dico spesso per questo motivo: mi da fastidio che i vecchi nostalgici (solo i vecchi sono nostalgici,peraltro) vogliano decidere del mio futuro che avra’ sicuramente confini piu’ ampi della cara Italia. In un mondo che si apre ci si vuole richiudere. Mah.

  14. aramcheck ha detto:

    Lo scarto positivo dal 93 al 99 coincide con l’uscita dallo SME (altro sistema di cambi fissi), poi rientri nell’Euro e il grafico ri va giù, quindi la teoria non solo è consistente con quel periodo ma se ne rafforza.

    Il malgoverno in Italia è un problema, solo temo non nasca nel 2000.

    Le riforme… si rende conto che da Treu in poi non facciamo che riformare il lavoro? Avevamo un contratto unico e i CFL nel 99, adesso abbiamo 47 contratti e abbiamo varato ieri un altro decreto. E’ pieno di giovani sottoccupati, cioè che hanno degli stipendi di avviamento da fame quali altre riforme? O lei pensa che riformando il Senato cresce il PIL? ppure pense che in una crisi di domanda dobbiamo tagliare la spesa pubblica per contrarre ancora di più la domanda? Abbiamo riformato 3 volte le pensioni. Oppure si riferisce al federalismo? Le faccio notare che da quando maneggiano più soldi le regioni rubano di più. Quando magnificano le riforme tedesche non si parla d’altro che della creazione dei minijobber, gente che lavora poche ore al giorno per 450-700 euro al mese. Sono 7 milioni in Germania. Queste riforme crede c’avrebbero salvato? Sì a forza di pagare meno i lavoratori diventi più competitivo… se permette prima di svalutarmi il salario mi svaluto la moneta, non sono un rentier.

    Guardi, io non sono un Talebano. Non ho verità “rivelate”. Non penso di essere l’unico coglione su Internet che ha capito tutto. Io studio, mi informo e cerco di guardare ai fatti. Per quello che le ho scritto sopra e, soprattutto, per il disastro che stiamo vivendo è il momento di farsi qualche domanda e, ad oggi, visti i risultati è chi vuole mantenere questo trend che deve spiegare quel grafico, non chi cerca di cambiare rotta. Perché questa rotta, ne converrà con me, finisce dritta contro un muro. Se lei mi convince l’ascolto e cambio idea. Sulla barca ci siamo entrambi.

  15. aramcheck ha detto:

    Ah…io non mi voglio “chiudere”, il punto è a che cosa mi devo aprire.
    (se ce l’ha con Crosetto o con la Lega, non tema, non voto e non voterò mai a destra. Mai.)

  16. aramcheck ha detto:

    Infine, l’unificazione della germania è stata un affarone per l’Ovest. La DDr era tra le più industrializzate del blocco sovietico e esportava in tutti i paesi dell’Europa Orientale. Le aziende pubbliche della DDR sono state svendute a pochi marchi (intendo che la maggior parte sono state vendute alla cifra simbolica di 1 Marco) e altre sono state chiuse, la disoccupazione dopo 6 esi era passata da zero al 33%. L’Ovest aveva guadagnato in un colpo solo: capitale produttivo, mercati di sbocco e manodopera a basso costo. Per un bingo del genere una volta si facevano le guerre di annessione. Lo spiega benissimo Giacché nel suo libro Aunschluss.

  17. bottaennio ha detto:

    Non ho dato del coglione a nessuno, ma del complottista. E lei ha rifatto la stessa mossa con la storia dello SME dal 93 al 99, tralasciando la mia ipotesi sulla riunificazione. Mica c’e’ solo la moneta. Ci sono i processi storici, le tendenze demografiche etc… se uno mettesse nel grafico al posto delle date dell’introduzione dell’euro qualche altro accadimento che succede? Magari funziona pure con le date delle vittorie nei mondiali di calcio. La causalita’ non si traccia mica con un grafico, e’ una roba piu complessa.
    La situazione economica italiana non e’ frutto della moneta, ma del decadimento del nostro sistema produttivo – chi e’ che sottopaga i giovani di cui sopra? Chi e’ che delocalizza dove il lavoro costa ancora meno che qua? Chi e’ che non sa nemmeno dove sta di casa l’innovazione e crede che uno scienziato col dottorato sia uno studentello invecchiato?
    E io dovrei passare alla liretta, svalutare il mio salario e i miei risparmi di chissa’ quanto per far esportare questi qua? Suvvia. Altro che colpa dell’Euro.

  18. aramcheck ha detto:

    Guardi che sulla riunificazione le ho risposto. Non dico che lei mi ha dato del coglione, mi smarcavo da quel complottismo di cui lei mi accusa e che non sento mio. Riguardo il suo salario lo spende in Italia, se il problema è l’inflazione si può tornare alla scala mobile. All’uscita dallo SME non ci fu inflazione. L’inflazione più alta l’avemmo con le crisi petrolifere.
    Se legge anche nel post parlo di uscita come condizione necesaria ma non sufficiente. Forse usciremo e i nostri soliti problemi saranno una zavorra troppo grande, è possibile, odio quei problemi quanto lei. Quel so e di cui sono convinto, è che con l’Euro e le politiche d’austerità non ce la possiamo fare. Ma secondo lei ha senso entrare in Europa per vedere Grecia in quello stato? E’ questa l’unione di stati prosperi, frateli e solidali che le avevano promesso e per cui pagò pure una tassa d’entrata?

  19. aramcheck ha detto:

    Riguardo chi paga poco quei giovani… è lo Stato che non glielo deve permettere alle imprese di sfruttare i lavoratori. Le imprese hanno un’ottica microeconomica miope, non capiscono che se pagano meno gli operai, questi non avranno i soldi per comprare cio’ che producono. Glielo deve far capire lo Stato (con le leggi), il quale deve ragionare in un’ottica macroeconomica. Esattamente quello che non fa l’ Europa liberista. Infatti i salari in Germania sono scesi con le riforme, sono gli unici a tenersi a galla per via delle esportazioni, aumentate a nostro discapito, finanziando la nostra domanda a debito (privato).
    La teoria è consistente, fino a prova contraria.

  20. bottaennio ha detto:

    Ecco visto che son tutti bravi a googlare ho googlato anche io:
    http://lettotralerighe.blogspot.de/2013/10/considerazioni-su-blinda-lequazione-del.html
    Direi che l’autore risponde bene a tutti gli argomenti no euro. C’e’ pure questo bel grafico delle esportazioni italiane vs tedesche in pieno periodo euro (andamento uguale).
    Vabbe’ mi sa che siamo su posizioni inconciliabili. Non accettero’ mai l’idea che i problemi si risolvino cambiando una unita’ di misura.

  21. aramcheck ha detto:

    E io dovrei stare qui a confutare link presi su google perché tu sei troppo pigro per formarti un’opinione articolata?
    Vai, vai.

  22. Anonimo ha detto:

    @bottaennio: hai mancato di rispetto al padrone di casa: la sua posizione no-euro e’ fondata su uno studio approfondito, non sulla prima googlata fatta, ergo la tua battuta “visto che son tutti bravi a googlare” era un pochino fuori luogo.

    Come detto l’economia non dispone di modelli affidabili. Se io lascio cadere un sasso dal balcone del terzo piano, riesco a prevedere con molta precisione quanto tempo ci metterà a raggiungere il suolo e con che velocità. Senza doverlo lanciare sul serio. Analogamente, se conosco la forma d’onda applicata ad un’antenna, posso calcolare con ottima approssimazione il livello del campo elettromagnetico che mi ritrovo nell’area geografica circostante. Questo perchè la fisica mi mette a disposizione modelli matematici affidabili e verificati sperimentalmente (da Galilelo Galilei in poi, centinaia di persone hanno cronometrato sassi che cadevano). [Certo, quando i sistemi sono complessi, anche i modelli fisici piu’ verificati possono entrare in difficolta’, ma non addentriamoci in questo labirinto.]

    L’economia no. Per ovvie ragioni.

    Quindi stabilire con precisione quale sara’ l’effetto di una certa politica, o, guardando al passato, qual’e’ stata la causa di un certo fenomeno economico, e’ molto piu’ difficile e lascia molto piu’ spazio alle opinioni.

    Detto tutto questo, e pensando al futuro, data la situazione attuale anziche’ uscire dall’euro, non sarebbe piu’ conveniente risolvere qualcuno dei nostri problemi strutturali? Perche’ tu parli di cambio libero fluttuante, ma nei 40 anni prima dell’euro, mi pare che la lira abbia sempre fluttuato verso il basso. Con tutta probabilita’, quel trend ricomincera’. E, in quello scenario, una svalutazione e’ come prendere un’aspirina: ti fara’ sicuramente stare meglio, ma per guarire ti serve l’antibiotico (ovvero sanare almeno qualcuno dei tuoi problemi strutturali).
    Mario

  23. aramcheck ha detto:

    E’ come se dicessi: invece di togliere la palla al piede del nostro centometrista perché non lo alleniamo meglio?
    Chissà super-allenandolo potrebbe perfino correre quasi quanto gli altri, ma io continuerei a chiedermi che ci fa con quella palla da galeotto. Il problema Mario è che le riforme (strutturali) quando si parla di competitività dei prodotti al cambio bloccato puoi solo svalutare i salari, che è quello che stanno facendo. La disoccupazione è funzionale alla svalutazione salariale, perché quando ci sono 300 persone a spasso pronte a fare il tuo lavoro per il 30% di meno, il tuo potere di trattativa si riduce a zero. Puoi migliorare le tecnologie e sviluppare la ricerca, ma non abbiamo il gap tecnologico del Ruanda e cmq difficile pensare di avere tecnologie superiori (per recuperare competitività) alla Germania, le avranno anche loro. La ricerca da i suoi frutti, tra parecchi anni. Questi investimenti non può farli lo Stato (perché la UE impedisce la spesa a deficit, di nuovo USCIRE!) e non li fanno i privati italiani che delocalizzano (i grandi) o sono scarsamente capitalizzati e non hanno credito (i piccoli). Potrebbero farli gli stranieri? Sì poi anche i profitti saranno stranieri… e come attirarli? Di nuovo, basse tasse (finanziate come) e bassi stipendi (di nuovo…). Si stanno già comprando tutti i marchi italiani e il governo parla di nuovo di privatizzazioni (ENI, Poste, Finmeccanica…).

    Devi rilanciare la domanda interna, fare politiche Keynesiane anticicliche e l’area Euro non te lo permette. Nel frattempo de-industrializziamo e a chiudere una fabbrica ci vuole un giorno, ma a rimetterla in piedi? Ugualmente a perdere un diritto basta una legge Fornero qualsiasi, ma farselo ridare sono anni di lotte…

  24. Anonimo ha detto:

    sulla palla al piede, io la vedo al contrario: la palla al piede per me sono tutte le cose che fregano l’Italia (corruzione, malaffare, PA che non funziona, burocrazia, fiscalita’, ignoranza, etc. etc. ….).
    Anyway, e’ chiaro quello che mi dici.
    Il problema delle politiche keynesiane e’ che l’italia ne ha abusato per troppo tempo.
    E’ anche chiaro che non possono essere investitori stranieri (come ben sappiamo noi!) a rilanciare le cose in Italia.
    Se gia’ riuscissimo a sanare la spesa pubblica … facciamo l’esempio della scuola: tu sai che il costo per studente per anno in Italia e’ assolutamente simile a quello degli altri paesi europei? Sto parlando di scuole elementari, medie e superiori. L’Universita’ e’ un discorso a parte. Sulle scuole elementari, per dire, spendiamo poco piu’ della Norvegia e poco meno della Svezia, adesso non ricordo le cifre esatte ma stiamo parlando di una spesa tra 6000 e 7000 euro/anno/studente. Pero’ … perche’ alla scuola delle mie figlie, come in realta’ pare succeda in tutte le scuole italiane, noi genitori ci tassiamo per comprare la CARTA IGIENICA, i gessi per le lavagne, la carta per scrivere, etc. etc. ??? Fai un giro in una scuola svedese!! E perche’ ai vari test internazionali arriviamo tra gli ultimi come preparazione dei nostri ragazzi, specie in matematica e scienze???
    Quello che voglio dire, e’ che una volta sanata, la nostra spesa pubblica (850 miliardi euro / anno, mi pare) forse potrebbe gia’ funzionare.
    Percorrere una via del genere, sarebbe possibile? Piu’ o meno costoso/doloroso che uscire dall’Euro? Perche’ e’ chiaro che tutti gli sprechi della spesa pubblica sono reddito per qualcuno. E se sani la spesa, qualcuno deve rinunciare a questo reddito.

    Senza vincoli di bilancio, i vari batman, expo, alitalia, che citavi prima, …. ma chi li frenerebbe? La spesa in piu’ che riuscirebbero a gestire, diverrebbe utile al paese?

    E’ una domanda pura, non so la risposta.

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