Le parole d’ordine.

Questo post arriva in ritardo lo so, ma ho voglia di rimettere in ordine alcuni fatti.

Nei periodi di crisi, quando cioè si richiedono legislazioni straordiarie, sacrifici e altre varie vessazioni al corpo inanime della democrazia che costerebbero un prezzo politico troppo alto in tempi normali, si ha bisogno di ricompattare il paese, in realtà la sua classe dirigente mentre il paese, sotto alcune parole d’ordine comuni. Le parole d’ordine all’ombra delle quali è stata messa in piedi l’operazione Monti sono state il rispetto delle Istituzioni e il senso diresponsabilità. I richiami al rispetto delle istituzioni sono stati usati per lasciar agire in libertà Napolitano, nella versione soft  di un  dictator dell’antica Roma repubblicana chiamato a rimettere a posto la patria davanti all’evidente declino di credibilità di un Parlamento indecente. L’appello al senso di responsabilità ha invece permesso di far digerire alle forze politiche, che  pagano un prezzo aggiuntivo nei sondaggi oltre a quello della propria inadeguatezza, le “finanziarie purga” con cui si è impunemenmte continuato a svuotare di diritti il mondo del lavoro, di soldi le tasche dei pensionati e di mezzi il poco welfare residuo.

Invocano il rispetto delle istituzioni e poi ne usano le sedi ufficiali come una postazione militare. Complimenti, bella immagine:

La vicenda è nota: girate durante la manifestazione di mercoledì, il video mostra il lancio di quattro lacrimogeni  provenienti dal Ministero della Giustizia sui manifestanti. Si tratta di tre lacrimogeni provenienti dalle finestre vicino a quelle del ministro, al piano inferiore, e un quarto lacrimogeno dalla terrazza sul tetto. I lacrimogeni sono stati lanciati dalla polizia  e non dalla penitenziaria presente al ministero la quale, per stessa ammissione del questore, non li ha in dotazione.

Questo apre il campo a due ipotesi principali: la prima secondo la quale i poliziotti dentro al Ministero eseguivano gli ordini in una catena di comando ufficiale oppure la seconda che li vedeva agire di testa loro.

La prima ipotesi vorrebbe dire che un corpo dello Stato si è reso colpevole di un atto inaudito di utilizzo improprio di una sede istituzionale, di arbitrarietà, pericolosità e livello di provocazione politica senza precedenti. Di fatto la rappresentazione simbolica di un golpe di polizia: la polizia può entrare nei luoghi della democrazia che non deve presidiare ed effettua un’azione di ordine pubblico, all’insaputa del Governo e dei Ministri coinvolti (Severino nega di saperne nulla, lo stesso fa Cancellieri).

La seconda ipotesi, seppur meno grave, denuncia un livello di insubordinazione spaventoso, che gli ufficiali non possono ignorare e che deve portare all’ allontanamento dei colpevoli (tanto poi dei tipi così, li assumono subito i servizi…).

Questo bivio non si elude. Potere delle immagini e della tecnologia, che ha reso ogni cittadino col cellulare un potenziale videocronista, questa cosa non puo’ essere ignorata e va necessariamente trattata nei termini descritti sopra. Infatti, grazie al video se ne sta parlando e tanto, con l’unica chiave di lettura della seconda ipotesi, come detto meno grave, perché nessuno se la sente di affrontare la prima traendone le coseguenze e il giusto scandalo. Bene così, si batta la seconda pista, ma allora i nomi degli agenti devono saltare fuori, oppure dovremo pensare che non soltanto sono possibili atti di insubornizaione di questo livello, ma che la catena di comando non è neppure in grado di individuarne gli autori. Non è in grado o non vuole, il che ci riporterebbe un approfondimento sulla prima ipotesi, rimossa.

Quale che sia la verità,  il fatto gravissimo accade davanti ad una manifestazione che era poca cosa sul piano della pericolosità, chi strilla per gli studenti coi caschi non si rende conto di cosa stia succedendo in Grecia e nel resto d’Europa. Se continuano a crescere i  livelli di disoccupazione e di impoverimento si ritroveranno con decine di Valle di Susa, Sulcis, Pomigliano e ILVA di Taranto, dove si respirano ben altre tensioni.

Si richiede quindi la massima trasparenza e, appunto, responsabilità nell’indagine che pare la Severino abbia correttamente disposto.
Cosa dice la Polizia? Il questore  ipotizza, contro l’evidenza delle immagini, che i lacrimogeni siano stati lanciati dal basso e abbiano sbattuto contro il Ministero (e Carlo Giuliani è morto per una sassata).  I carabinieri immediatamente fanno uscire una perizia che conferma le parole del questore specificando che un unico candelotto è partito da terra, ha cozzato contro il ministero e si è rotto in tre parti (e Pinelli ha avuto un malore attivo). A parte che le immagini non dicono questo, la perizia è così accurata che non si accorge del quarto candelotto proveniente dalle terrazze, lo ignoa. Non lo hanno voluto vedere, non gli piaceva.

Noi invece siamo curiosi di vedere se l’incidente sparirà piano piano dalle cronache fino a perdersi nei labirinti della burocrazia ministeriale, per risbucare poi in qualche articoletto di spalla tra un anno, giusto per decretare l’ennesimo trionfo dell’arte italiana dell’insabbiamento, oppure se si coglierà l’occasione per dare una grande prova di responsabilità e rispetto per le istituzioni, facendo chiarezza e agendo consequenzialmente.  Già sentiamo infatti riecheggiare il monito su questi due pilastri, parole d’ordine appunto, cui appellarsi in questo momento difficile, di profonda crisi. Lo avevate detto voi, giusto?

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