Berlusconismo parassitario e leghismo necrofago (II).

[…segue] Né l’uno né l’altro, dicevamo capaci di predare la democrazia quanto una dittatura di vostra scelta, il primo in grado di fiaccare l’apparato democratico il secondo pronto a cibarsi, di una repubblica fiacca e marcescente. Il leghismo ha soltanto due vie per proporsi come la democrazia verdastra di uno statarello iperproduttivo futuribile: martirizzarsi o stimolare, in un modo o nell’altro, altre forze centrifughe di segno opposto.

La martirizzazione è l’ultima strada percorribile da tenersi in caldo per tempi che non sono maturi, strada insidiosa ,e pericolosa che richiede coraggio e incoscenza estranei all’elettorato bauscia, tuttavia nel frattempo si alza l’asticella dellla provocazione (Adro docet) e dell’insulto (SPQR per un porco come me si declina ancora in latino) in attesa di un gesto inconsulto di qualche testa calda di segno opposto o di un sussulto d’orgoglio dello Stato il quale, mostrando per una volta scarso senso dell’umorismo alle boutade di casa Bossi, potrebbe minacciare carri armati veri  allo sventolar di baionette invesistenti. Tutta roba su cui punteranno con sempre maggior spregiudicatezza quando saranno all’opposizione o qualora si trovassero a incassare l’ennesimo insuccesso in materia federalista.

Più interessante e attuale la questione delle forze centrifughe uguali e contrarie. Fino a qualche tempo fa ad esempio non s’era mai sentito parlare seriamente di movimenti neoborbonici di alcun tipo mentre ora, certo minoritari, li si sente sbucare sui media un po’ dovunque a cominciare dal blog di Grillo che in chiave antirisorgimentale li ha largamente ospitati nei mesi scorsi. Del resto il primo neoborbinico della mia vita ebbi modo di vederlo, con divertito stupore, proprio al V-Day 2.

Nella foto proprio quell’esponente del Regno delle Due Sicilie, la cui nazionale perdeva due mesi fa contro la Padania nella finale del Mondiale per popoli senza nazione(la nazione in realtà le finaliste ce l’avevano ed è paradossalmente la stessa), sotto lo sguardo soddisfatto del principino Renzo Bossi. A proposito di Bossi jr, pare che in Italia tutti i più prestigiosi rampolli (da Renzo, a Emanuele Filiberto, all’impareggiabile Lapo) tendano a dare dimostrazione pratica dei danni che è in grado di scagliare sulle future generazioni la trasmissione  del potere per via ereditaria. Non vanno dimenticati gli partitini regionali e regionalisti che governano, per dire, la Sicilia. 

In tale scenario ho dovuto rispolverare una cartina dell’Italia Risorgimentale per scoprirmi destinato, io romano di Roma, ad un futuro pretesco assoggettato a quella monarchia assoluta elettiva che era ed è lo Stato Vaticano. Piuttosto la Repubblica Romana del 1949! La cui Costituzione per prima abolì la pena di morte in Europa e istituì il suffragio universale maschile, che non erano cose da poco per l’epoca. L’idea nel mio caso è tutto fuorché seria ma, scopro quasi subito, non è originale.  Se l’è già accaparrata (almeno come slogan) Michele Baldi, ex AN, in  profonda polemica antileghista con la fazione politica di cui ha fatto a lungo parte. Baldi ha fondato sul suolo capitolino il Movimento per Roma, piuttosto attivo ultimamente e con l’adesione che da queste parti ha un certo peso di Marione Corsi, il seguitissimo speaker radiofonico ultra(non più ultà)romanista,  ex estremista di destra ma attualmente, va detto, su posizioni tutt’altro che fascistoidi. Similmente riempiono le strade i manifesti de Il Popolo Romano altro movimento, stavolta vicino al PdL, con evidenti richiami alla terra dei padri, le radici romane e l’immancabile iconografia dell’impero e de Roma Capitale. Questi poi con la solita paraculaggine leghista-PDLellina si richiamano alla rivoluzione, concetto quanto mai inflazionato deduco, fatta dall’interno con dichiarato sostegno al Governo. Non ci sono più nemmeno le rivoluzioni di una volta ma piccoli campanilismi crescono, per opporsi al dilagare leghista o ispirandosi ad esso: in definitiva, facendo il gioco di Bossi, il quale sghignazza mentre un rigatone al sugo di pajata  gli sbrodola giù dalla bocca e la Polverini, che al solito ride sguaiata, lo pulisce amorevolmente col bavaglino. Il corpo della preda, insegnano le iene ridens appunto, si smembra più in fretta strappandone i pezzi da più parti. Il corpo  nazionale italico, al perdurare della crisi e del malcontento, non sembra destinato a miglior sorte.

E’ un gioco al massacro e se , viste le mie conclamate tendenze anarchiche, per decenza non oso richiamarmi alla Patria, mi vien voglia di scovare in giro un italiano orgoglioso se non altro della comune cultura per poter, di nascosto come due carbonari, sussurrare insieme… UNITA’!

PS: E destino volle che questa seconda metà di post l’avessi redatta, con tutti i crismi per altro, due mesi orsono ma la mia pessima abitudine di scrivere direttamente sull’editor di splinder, mi ha fatto perdere tutto per colpa di un tasto sbagliato… come un utonto qualsiasi. Due mesi dopo, dicevo, mi trovo già ampiamente superato se non dagli eventi, per lo meno dal servizio di Sortino a Presa Diretta, la cui visione meglio di qualunque altra parola io possa aggiungere, aiuta a visualizzare quanto cercavo di dire.

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