L’intellettuale in televisione (II)

[…continua]In quanto filosofo, letterato o artista, l’intellettuale nasce millenni prima della televisione e dei mezzi di comunicazione di massa, ma ad essi rischia di non sopravvivere in quanto “ruolo sociale”.

Oggi, il 70% degli italiani si informa soltanto tramite la TV, Internet è un coacervo spesso inestricabile di ogni tipo di informazione  e disinformazione in mezzo ai quali non tutti sanno districarsi. Oggi si è un “grande lettore” leggendo sei romanzetti l’anno, mentre le tirature dei giornali sono irrisorie. In questo contesto il ruolo dell’intellettuale rischia di sparire insieme alla sua autorevolezza.

Non annuncio la scomparsa degli uomini di cultura o dei grandissimi artisti, ma quella della loro capacità di agire sulla società al di fuori delle Università o delle nicchie editoriali, davanti ad una popolazione che si cotruisce della loro funzione un’immagine distorta e grottesca.

Non teorizzo il governo dei filosofi, mi limito a dire che essi devono avere un ruolo nella dialettica sociale e nelle sue trasformazioni.

Tutto il resto, anche l’uscita più provocatoria, rientrerà per lo più nello stanco balletto della reprimenda e del perdono, dell’ostracismo e della riammissione tra gli applausi del figliol prodigo redento.

Tutto organico, tutto già visto.

Sulla sinistra non so più che dire, questo è soltanto un altro punto su cui lo spaesamento è totale. Ha cercato di sfruttare gli ambienti  culturali che la fiancheggiano, prendendo le distanze non appena essi si mostravano autonomi. Utili per criticare l’avversario, ma in fase propositiva si è preferito guardare ai profeti delle privatizzazioni, della precarizzazione e dello smantellamento dello stato sociale.

La cultura è per il centrosinistra  attuale un orpello da mostrare ai festival del cinema. Non ci si stupisca se poi gli avversari hanno gioco facile gettando tutto nel calderone del radical chic.

Su questo la destra sta commettendo un suicidio. Stanchi della predominanza, vera o presunta, della cultura di sinistra nella seconda metà del novecento, invece che proporre una propria generazione di intellettuali oggi che ne hanno tutti i mezzi, hanno banalizzato e ridicolarizzato la figura dell’intellettuale in quanto tale.

Il leghismo si è privato fin dagli albori del proprio unico intellettuale, passando in fretta dal federalismo al nazionalismo para-etnico, mescolando le radici Cristiane ai riti celtici,  inventando una storia e una nazione inesistenti, parlando solo e soltanto alla pancia del suo popolo. Il Berlusconismo si avvale prevalentemente di  yesman(*)  e mette ai beni culturali Bondi , mentre certi servizievoli giornalisti di destra hanno fatto passare l’equazione “intellettuale = radical chic”.

Una falsificazione il quanto il radical chic è la negazione stessa dell’intellettuale. Esso rappresenta quanto di più conformista, modaiolo e distante dalla realtà, colui cioè meno adatto ad interpretarla anche qualora ne avesse gli strumenti culturali o i titoli accademici.

Tra l’altro questa è una situazione che ha portato molti intellettuali non di sinistra (liberali, cattolici, reazionari) a schierarsi contro questa destra, che non accetta il pensiero critico e decreta l’inutilità dell’arricchimento culturale a vantaggio di quello materiale.

Aspettarsi ricchezza economica per tutti, almeno secondo gli attuali parametri e modelli di consumo, è utopia. Conoscenza, arte e cultura a disposizione di tutti sarebbero un traguardo oggi più raggiungibile che mai prima d’ora nella storia, se esse non fossero uscite completamente dall’orizzonte del desiderio popolare. Purtroppo il prossimo bene di consumo è immediatamente desiderabile, all’arte e alla letteratura è spesso difficile e faticoso abituare il gusto. Questo sarebbe uno dei ruoli degli educatori e degli intellettuali, due categorie quanto mai disprezzate in questa Italia.

Peccato. Della voce di qualche pensatore vero, che parla per ciò che pensa e per ciò che sa e non per essere invitato alla prossima puntata dello show, ce ne sarebbe quanto mai bisogno.


PS: Tra coloro che mantengono o hanno mantenuto una certa visibilità mediatica (intellettuali, artisti o presunti tali) nel post non ho citato esplicitamente Alberoni, Ferrara, Cardini, Travaglio, Sartori, Eco, Galli della Loggia, Pera, Morgan, Fini ed altri. C’è almeno una frase che si riferisce ad uno o più di loro, le associazioni tra nomi e personaggi mettetecele voi se ne avete voglia.

(*) In questo senso la battaglia interna di farefuturo, probabilemnte non è soltanto opportunismo politico.

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