Domani 11 Marzo: il D-Day dell’Arabia Saudita?


Un paio di post fa su segnalazione del Grande Bluff di Bassi, vi raccontavo del timore diffuso tra gli analisti riguardo al Nightmare Scenario, quello in cui le masse sciite dell’Arabia sunnita (masse sedute su un mare di petrolio), si potrebbero sollevere sull’onda delle proteste anch’esse sciite in Barheim. Lo stesso tema è stato ripreso anche da Petrolio come plausibile ragione delle tensioni sul prezzo del greggio.

Ebbene c’è anche una data precisa in cui lo scenario si potrebbe chiarire, domani 11 Marzo 2011, giorno in cui è prevista la prima protesta in Arabia, il giorno della rabbia. Robert Fisk, esperto del mondo arabo dell’Indipendent, ci informa che la famiglia reale Saud ha spostato qualcosa come 20000 uomini per militarizzare le aree sciite e reprimere la protesta. Sempre da Fisk scopriamo che i Saud avrebbero minacciato la famiglia reale del Barheim di reprimere le proteste sull’isola con un intervento diretto qualora i monarchi vicini non si rivelassero sufficientemente risoluti. In realtà nel video malfunzionante dell’altro post si vedeva le forze della repressione sparare sui cittadini disarmati del Barheim, lasciandoli massacrati in terra con una certa sanguinaria “risolutezza”. 

Se dovesse incendiarsi l’Arabia Saudita a cosa andremmo incontro?

Dal punto di vista economico la’ipotesi più probabile è il petrolio a 200 dollari o giù di lì, con danni enormi sulla ripresa economica occidentale e una nuova probabile recessione.

In secondo luogo l’innalzamento dei prezzi delle materie prime, con una probabile ondata inflattiva. Il contenimento dell’inflazione è lo scopo principale della BCE che per scongiurare il pericolo ha un solo strumento: alzare i tassi di interesse, cosa che già ha iniziato a fare questa settimana. L’innalzamento dei tassi porterebbe sotto pressione i debiti dei PIIGS, facendo plausibilmente saltare il banco proprio nella settimana in cui la Grecia ha raggiunto un nuovo  record degli spread (differenza di rendimento sui titoli sulla Germania): più sei a rischio fallimento più per prestarti i soldi chiedono tassi remunerativi, più ti avviti nella spirale del debito e rischi di non rientrare mai tornando allo scenario della bancarotta statale. Intanto, il Portogallo viene dato per spacciato (chiederà aiuti come Grecia e Irlanda prima di lui), l’Irlanda ha le banche nazionalizzate di fresco paregià costrette poche settimane fa a chiedere 15 miliardi di euro di prestiti straordiari, la Spagna ha visto il proprio rating degradato e ha le piccole banche commerciali in sofferenza cronica.

Fate voi, non c’è credo altro da aggiungere.

Dal punto di vista geopolitico se i sauditi dovessero affogare la protesta nel sangue, la situazione degli Stati Uniti sarebbe a dir poco paradossale. Da una parte impegnati a condannare i vari Mubarak e Ben Alì, preparando un probabile intervento militare in Libia pur di fermare quel pazzo delirante di Gheddafi (come faceva B, ad andarci tanto d’accordo? Lui così sobrio…), dall’ altra impossibilitati a fare alcunché contro il regime Saudita, partner strategico cui tutto è sempre stato perdonato in nome dell’approvvigionamento energetico il quale, a sua volta, ha  permesso agli USA di costruire un numero sproporzionato di basi militari nel sacro deserto dell’Islam (questa l’originale prima rivendicazione del fu Bin Laden).

Vi ricordate quel gioco in cui dando un colpo di schicchera al primo mattoncino vengono poi giù tutti gli altri? Bene, il primo mattoncino è l’Arabia Saudita e forse, domani il dito della Storia potrebbe farlo vacillare.

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