Il colore viola.

Sabato a Roma, per un giorno soltanto pare e non per l’intera stagione autunno-inverno, sembrava andar di moda il viola. La marea s’è mossa da Piazza della repubblica fino a Piazza San Giovanni, invadendola, debordandola. Sembravano tanti, ottocentomila secondo gli organizzatori diciannove persone secondo la questura, tanti quanto quelli presenti il primo maggio al concertone rock che dovrebbe celebrare il lavoro più che i cantanti e fa concorrenza alla fin fine all’Heiniken Jammin Festival, più di quanto faccia tremare Confindustria.

Dominava il viola sgorgato da Facebook su esortazione di San Precario ma non c’era soltanto quello, comparivano a folti gruppi bandiere rosse di tutti i cinquantadue partiti comunisti rimasti, unico caso al mondo in cui le sigle proliferano più degli elettori, qualche bandiera IdV e perfino quattro bandiere quattro del PD, in barba al dettato del neosegretario della  cui trasparente assenza, guarda un pò, s’è parlato più che delle centinaia di migliaia di presenze indaco. Io e il tassista leninista, armati di macchina fotografica e sprovvisti di indumento a tono (prometto in futuro di comprare una cravatta), scorriamo il corteo, leggiamo striscioni, ascoltiamo slogan. Notiamo perfino un momento di tensione, in cui un viola purissimo uscito dal web, litiga e inveisce contro dei manifestanti con bandiere rosse usciti da qualche sede di partito inquinando, a suo avviso, la volontà dei pervenuti nel prendere le distanze dalla politica tradizionale. Io e il tassista ci domandiamo quando, restando nel solco delle opposizioni a Berlusconi, il movimento viola si dividerà anch’esso in litigiosi correnti. Lealisti Magenta contro dissidenti Lilla. Separatisti Fucsia contro ortodossi Melanzana. Miglioristi orchidea in polemica contro centristi presumibilmente Malva, quest’ultimi in odor di tradimento e collaborazionismo col nemico.
Oh, già… il nemico. Quello è onnipresente e fin troppo chiaro a tutti, rappresentato in  effige sui muri e sui cartelli,  evocato tramite feticci, maschere e pupazzi, il suo nome ingombrante urlato come uno sfogo.
Mentre gironzoliamo per il corteo e intorno a noi sciamano i manifestanti (dei quali a modo mio, sia ben inteso, faccio parte), vediamo comparire qualche vecchio leone che mescola la condizione malridotta della democrazia italiana col golpe in Honduras, individuando una comune matrice a stelle e strisce… Fulvio Grimaldi, bontà sua, è sempre quattro decenni indietro rispetto alla storia e qualche annoluce avanti rispetto alla mia fantasia. Vediamo anche Franceschini,  non quello che ha perso le primarie ma quello che ha fondato le BR, e uno striscione di Lotta Continua (1969-2009  c’è scritto, come se Lotta continua vantasse l’esperienza artigiana e la continuità di gestione di una panetteria o di un ristorante tipico) come se a sinistra nulla si rinnovasse mai, ma tutto procedesse per stratificazioni successive in cui convivono guardandosi in cagnesco il nuovo, il vecchio, il più vecchio, l’antesignano, il relitto e l’archeologia politica. Per la prima volta il PMLI non l’ho visto, ma a ben ripensarci il giorno dopo ricordo alcuni manifestanti esibire orgogliosi “Il Bolscevico”, organo del Partito Comunista più anacronistico tra i molti d’Italia.

Si lo so, un detrattore filoberlusconiano con sta roba c’andrebbe a nozze, ma io non lo dico per denigrare, è proprio che l’occhio nel mio caso tende sempre a fermarsi sui particolari demodè, sulle intrusioni e sui segnali fuori dal contesto storico. Il vintage politico-icononografico se preferite.

Controcorrente nel fiume umano si districano operatori televisivi e intervistatori che a tutti domandano, già consci che la manifestazione è perfettamente riuscita, da domani che cosa cambierà?
Niente.
Lo sanno loro, lo sanno gli intervistati (almeno quelli che hanno abbastanza primavere per averne viste ormai parecchie di manifestazioni ben riuscite) e lo so pure io, però  ce lo domandiamo comunque. Probabilmente, per puro esercizio onanistico.
Si arriva alla fine sotto il palco, arriviamo tardi, c’è già stato Celestini, c’è Salvatore Borsellino, Malerba, Gallo, Dario Fo e Franca Rame, col loro ottuagenario ottimismo da orticaria per un futuro migliore che non arriva mai. C’è Bocca registrato, Tabucchi dalla Francia e qualcuno mormora “beato lui”, c’è Monicelli. Monicelli,
il maestro, alla cui veneranda età rimane più spirito che fiato,  dice cose intelligenti.  Parole che dovrò riascoltare il giorno dopo su Youtube in quanto un camioncino corazzato d’altoparlanti mi spara nelle orecchie le canzoni dei cartoon, così che l’autore di Amici Miei e Il Marchese del Grillo, muove le labbra per esortare i giovani a non mollare, ma sembra cantare UFO Robot in un maldestro involontario doppiaggio. Poi, sul palco, arriva Ulderico Pesce monologhista, attore, cameriere, emigrante pugliese o quel che è.
Ulderico parla del caporalato diffuso in tutta Italia nelle aziende agricole, lo chiama col nome che dovrebbe avere, schiavitù.
La ripete più volte quella parola, schiavitù, schiavitù ai danni degli immigrati che poi criminalizziamo. Chiama l’Italia per quel che è o sta diventando, razzista.  Spiega che basterebbe una semplice legge ( c’è una raccolta firme sul suo sito) di congruità fiscale tra manovalanza  a libro paga e prodotti agricoli che finiscono nei supermercati per colpire questa piaga. E s’incazza, forse per enfasi da guitto forse per temperamento, domandandosi davanti alla schiavitù e alla criminalizzazione degli schiavi dov’è la sinistra, dov’è la chiesa, dov’è il sindacato, dov’è il governo, dov’è la solidarietà.
E  il senso che ha per me questa giornata è in quelle parole e nella volontà residua e ostinata nell’affermare la non complicità con quel che accade. Poi io e il tassista si va a casa, che fa un po’ freddino, la metro scoppia e le bandiere, nella mia esperienza recente, per sgargiante che sia il loro colore hanno appena il tempo di sventolare che sembrano già vecchie e lise.
Foto by Aramcheck

12 thoughts on “Il colore viola.

  1. voxarti ha detto:

    Ho partecipato alla manifestazione che ritenevo una cazzata, e ho cambiato idea. E’ stata fondamentale, per me. Dopo un evento del genere non possono essere pi… Mostra tuttoù chiare le dinamiche su cui prospettare un’ azione antagonista al sistema e allo status quo. La mia risposta ora è chiara a tutto questo. Si fotta il popolo italiano, che è un invenzione dell’ultimo secolo. Se i grandi poteri hanno gia da tempo oltrepassato la linea del potere nazionalistico, non vedo perchè noi dobbiamo ancora appellarci ad una appartenenza patriottica a questo o a quello stato (specialmente quando questa appartenenza è insignificante).
    Chi vuole fare qualcosa in meglio, cerchi di capire prima chi è e a quele "insieme sociale" appartiene, dopodichè, lotti per migliorare quell’insieme sociale. Chi pensa di appartenere ad un insieme vasto come una nazione è un povero idiota.
    Al nbd c’era un insieme sociale coeso solo dal falso nemico B. Tolto lui di mezzo svaniscono i legami che possono cementare questi gruppi, se non i grandi mali del mondo ed esistenziali dlel’uomo. Ma sarebbe come uno che ha problemi con amici e parenti e invece di risolvere quelli, decide di coalizzarsi con tutti quelli che nel mondo hanno gli stessi problemi con i propri parenti e amici perchè "in questo modo combatterebbero il problema alla radice"….cristo santo quante cazzate ho sentito al nbd.

  2. Aramcheck ha detto:

    @Voxarti:
    Che si fa Vox? Ci si trincera dietro una battaglia di condominio? Ci si rinchiude nel localismo più circoscritto? Si cambiano le cose su piccola scala quando poi rischi di perdere il lavoro per colpa di un eccesso creditizio sulla borsa di Angkor Vat?
    Non son domande retoriche, anche se la forma lo è, vorrei capire.

  3. voxarti ha detto:

    Sarebbe più corretto dire che non si perde il lavoro per colpa di un eccesso creditizio sulla borsa di Angkor Vat, ma perchè il tuo lavoro è legato alle dinamiche della borsa di Angkor Vat.

    Io non penso che bisogna trincerarsi. Sarebbe una chiusura e non è questo quello a cui penso.
    Esistono problemi vicinissimi a noi, e spesso si cerca esclusivamente la via facile del nemico unico e totalizzante. In questo modo tutti contro uno, nell’unica grande battaglia manichea tra bene e male.
    C’è la costruzione dell’ennesimo centro commerciale, l’ennesimo esproprio, l’ennesima infrazione ambientale/sanitaria/urbanistica, etc etc.
    Nessuno o cmq pochissimi, combattono questi problemi dietro l’angolo. Cercano piuttosto di trovare alleati nel problema comune, gravoso, gravissimo, di un sistema che permette queste piccole criminose azioni verso la comunità.

    Questo secondo me è uno dei sintomi della grave mancanza di partecipazione del popolo. Partecipazione alla vita comunitaria, ma non comunitaria come la comunità europea, o come quella italiana. La comunità a cui appartieni e a cui devi sapere di appartenere. Il fatto è che sta sparendo l’appartenenza comunitaria da parte della gente, che è sradicata dal territorio, dalla storia, dalla cultura.
    Siamo cittadini in qualità di politica, per esprimere un voto partitico, oppure consumatori, in qualità di "share". La cultura è quella dei mass-media, e ormai anche internet sta creando una sua cultura, i suoi seguiti, e i suoi movimenti.

    Negli ultimi decenni si è creati un nuovo territorio (stati uniti dell’europa), una nuova cultura e praticamente una nuova storia, dal momento che la gente non ricorda nemmeno come si viveva quando non c’erano i cellulari, i lettori dvd, le consolle coi suoi videogiochi, i viaggi lowcost, etc etc. Una nuova popolazione, senza identità, che non trova a quanto pare buoni motivi per combattere i problemi dietro casa, ma è più che spinta alla battaglia e alle manifestazioni di piazza quando vengono attaccati i suoi nuovi valori totalizzanti: l’informazione, le leggi sulle privatizzazioni, le leggi sul lavoro, etc etc.

    Questa nuova popolazione della globalizzazione si fotta ripeto. Io cercherò di trovare una dimensione in un contesto che abbia ancora una SUA dimensione e in Italia per fortuna esistono questi posti (ce ne sono molti anzi). Quando avrò ritrovato la mia identità in una ancora viva dimensione comunitaria, farò di tutto per rendere migliore quella comunità. Se da Angkor Vat arriverà un problema a darmi fastidio, allora ci ritroveremo in piazza a combattere il nemico comune.

  4. prion ha detto:

    Premetto che ho apprezzato la minfestazione (a cui ahime’ non ho partecipato se non via web). Ma condivido anche la riflessione (un po’ ovvia) che il giorno dopo non e’ cambiato nulla. Ma allora ti chiedo Jack, cosa si fa per cambiare? Chi potra’ agire, cosa dovra’ succedere per invertire la rotta marcia che il paese ha intrapreso? Come si cancellano 30 anni di indottrinamento mediatico? Resto sempre dell’idea che le cose, per come si sono messe, si cambiano ormai solo dall’alto, e a chi sta in basso non resta che godersi un giorno di liberta’ concessa.

  5. utente anonimo ha detto:

    ciao
    A parte le condivisibili osservazioni sugli ultimi colpi di coda dei morenti vecchi partiti di sinistra, quel che mi viene da pensare è che questa manifestazione, col senno del poi, non è stata organizzata per "cambiare le cose", ma semplicemente perchè, mi pare, si avverta un senso di quasi isolamento, di estraniamento rispetto a quel che succede. Un certo numero di persone ha sentito il bisogno di una conferma, di capire se è veramente da solo o c’è qualcun’altro che la pensa allo stesso modo, aldilà del colore della bandiera. Se volessi rivolgere una critica alla giornata di sabato si potrebbe dire che mi appare come un atto consolatorio.
    Secondo me la domanda fondamentale che si cela dietro tutto questo è una sola: "…ma come cazzo è possibile? Come è potuto succedere?".
    Per quel che mi riguarda la politica è una questione di priorità e ora la priorità è eliminare B, ma non in quanto persona, altrimenti bisognerebbe usare il nome intero e non solo l’iniziale, ma in quanto simbolo incarnato di tutto ciò che è meritevole di essere eliminato. Una volta fatto questo poi si può parlar, discutere, litigare, dividersi, unirsi, parlar male o bene, si potrà tornare, o cominciare, a far politica come la sappiam fare; di certo non meglio, nè peggio, solo come la sappiam fare tuttavia ci sarà spazio per migliorare.
    Ma così ragazzi miei!
    Anche trovando quell’ unità politica di intenti e valori che potrebbe in effetti rimettere le persone e i governanti a pensare al bene comune, non si potrebbe praticamente farlo, perchè saremmo sempre dietro ai cazzi di B, volenti o nolenti, sempre a rincorrerlo.
    Avremmo dovuto costringere chi di divere a risolvere il conflitto di interessi a suo tempo, 15 anni fà era una priorità. Ora per poter mettere mano a quel problema bisogna risolverne un’altro, è inutile che vi dica quale. La scala delle priorità è cambiatà.

  6. utente anonimo ha detto:

    scusate non mi son firmato
    Ernst

  7. Aramcheck ha detto:

     @voxart:
    >che la gente non ricorda nemmeno come si viveva >quando non c’erano i cellulari, i lettori dvd, le >consolle coi suoi videogiochi, i viaggi lowcost, etc >etc.

    E al tempo in cui tutto questo non c’era ancora nessuno si ricordava più la Peste essendo assente in europa da alcuni secoli… è nell’ordine delle cose. 
    Il punto sarebbe se tu considerassi queste "frivole conquiste" come qualcosa che perderemo presto,  tipo un ritorno coatto alla frugalità e alla terra, il che è possibile ma da dimostrare.

    >Io cercherò di trovare una dimensione in un contesto che abbia ancora una >SUA dimensione e in Italia per fortuna esistono questi posti (ce ne sono >molti anzi). Quando avrò ritrovato la mia identità in una ancora viva >dimensione comunitaria, farò di tutto per rendere migliore quella comunità. 

    Ok, hai abbracciato il comunitarismo, non ti discriminerò per questo ;)
    Al contrario voglio consigliarti alcune letture "neobenedettine" d’oltreoceano: M. Sandel, C. Taylor, A. McIntyre, M. Walzer e magari Costanzo Preve nel panorama italiano ("elogio del comunitarismo" è su ibs) che credo provenga da culture molto a sinistra prima di approdare alla visione comunitarista. 

    >Se da Angkor Vat arriverà un problema a darmi >fastidio, allora ci ritroveremo in piazza a >combattere il nemico comune.

    Il punto è che le due cose non si escludono: ci sono cose che puoi fare sul piano "locale" e se la tua è una esortazione ad rendersi conto che nella comunità possiamo cambiare molto più la nostra quotidianeità che detronizzando il Berlusconi di turno posso condividere.

    Vi è però una "gerarchia di sovranità politica" dalla finanza trasnazionale (al posto dell’ONU che sarebbe l’organo "legittimo"), alla UE, allo Stato-nazione meno moribondo di quanto si è raccontato, fino alla sanità regionale, che sul piano locale non puoi affrontare se non con scaramucce di retroguardia tipo NO TAV, NO DAL MOLIN etc…

    Non si affronta a livello locale un avversario globale o si fa la fine del movimento dei lavoratori che ha affrontato un capitale globalizzato con centinaia di sindacati nazionali che nemmeno conoscevano le rispettive sigle e  oggi vediamo la fine che hanno fatto i diritti durante la globalizzazione.

    Parlo del "dominio della lotta", non della visione della società futura, che può essere localista e decentrata quanto vuoi senza che  il succo cambi.

    B. in questo senso paralizza parecchie questioni che a me stanno a cuore a livello nazionale, difficile contrastarle senza opporsi a lui e al suo governo sul piano dei grandi numeri e del territorio italiano intero… a meno naturalmente di fingere o decidere che quelle questioni non mi stiano più a cuore.

    Fermo restando che tutto quello che dici è "sacrosanto" se riguarda una tua scelta di impegno personale e non un’analisi politica generale.

    @Prion: Fratello, la tua desolazione è anche la mia. Che "nulla cambi" è più che banale è una certezza, ma l’ho evidenziato per contrasto verso quella forma di entusiasmo collettivo che le manifestazioni ben riuscite portano inevitabilemente con se, ben presente sabato e ai vari V-Day, No-questo day, girotondi e no-quest’altro day.
    Quanti siamo! Stiamo arrivando! Questa è l’Italia che non molla!
    E intanto, manifestazione dopo manifestazione, Dario Fo è sempre più vecchio.

    @Ernst: Quando dici "eliminazione" intendi dire che dovrebbero mandarlo in pensione in una delle sue lussuose ville  a godersi una sfarzosa vecchiaia lontano dalla politica, vero? 

  8. crystalbeach ha detto:

    Anch’io sono sempre più vecchio( non che mi voglia paragonare a dario fo, intendiamoci ).L’utilità partecipativa a una manifestazione non sta in cosa cambia il giorno stesso o il giorno dopo, altrimenti non si chiamerebbe manifestazione ma rivoluzione. Non credo che il nbd sia stata una rivoluzione e non credo che neanche volesse esserlo. Credo che nessuno possa ergersi a medico transnazionale globalizzante che col suo prontuario alla mano ci scrive la ricetta risolutiva per tutte le malattie. Viviamo tempi tristi in cui certe cose utili del passato si tendono a dimenticare e altre che non servivano all’epoca si rispolverano come nuove. Non è tempo di rivoluzioni, ma non può e non deve essere tempo della rassegnazione. Partecipare ognuno come può è già qualcosa, si deve avere il coraggio di ricominciare avendo imparato dagli errori passati ma senza dimenticare chi siamo. Non cerchiamo di dividerci cerchiamo ciò che può unirci non solo contro B, perchè se non si è ipocriti, lottare contro B significa lottare anche contro questa falsa sinistra e la priorità è la stessa. Senza un pensiero libero laico per i bisogni prima che per i meriti e non contro i meriti non si vince contro B. Bisogna ricostruire dalle macerie, c’è da farsi il culo perchè nessuna pappa è pronta. ;-) ciao 

  9. utente anonimo ha detto:

    @Aramcheck
    con "eliminazione" intendo un evento naturale  o artificiale (meglio se artificiale) che faccia scomparire per sempre la sua orribile presenza dalla scena politica, sociale ed economica globale, cosicchè si possa procedere allo sputtanamento e/o incarcerazione di tutti i sodali, leccaculo, giornalisti, amici, portaborse, mignotte, trans, spacciatori, protettori, mafiosi, avvocati e spie che in questi decenni abbiano attivamente o passivamente appoggiato i suoi piani e quelli dei suoi simili.
    Ovviamente non intendo che ciò sia possibile ottenerlo mediante alcun tipo di violenza.
    Amen
      ernst

  10. Aramcheck ha detto:

    >Ovviamente non intendo che ciò sia possibile ottenerlo mediante alcun tipo >di violenza.

    Oh bene, questo blog ripudia la violenza e non tanto per un precetto morale (a parte la violenza su di me, quella sì la ritengo moralmente inaccettabile) quanto piuttosto perché non vuole essere chiuso né censurato né finire sotto osservazione. Sai com’è, son brutti tempi e la storia insegna.

    >Amen

    La pace sia con te fratello.

  11. utente anonimo ha detto:

    sei già sotto osservazione

  12. Aramcheck ha detto:

    Se io che ho 30 lettori fissi  e non sono esattamente un rivoluzionario merito "attenzione", stiamo messi bene…

    Comunque, bel commento. Intelligente, acuto, per nulla intimidatorio.
    Torna presto a trovarci.

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