Videocracy: raccontando l’era di Re Silvio (I).

Il modo in cui raccontiamo a noi stessi il presente, oltre a modificare la nostra percezione della realtà e delle nostre vite,   contribuirà a maturare su di esso il giudizio storico futuro. E’ con un certo rammarico ma anche con la salda  e condiscendente sicurezza di aver assistito a qualcosa di senza dubbio eccezionale, che molti di noi sanno di essere cresciuti e aver passato la propria giovinezza nell’era di Berlusconi. Qualcuno avrebbe preferito vivere il sessantotto, qualcuno l’Impero Romano, atri gli anni cinquanta, non manca chi ripropone continuamente istanze tradizionaliste di un nuovo medioevo e io, forse, avrei preferito nascere in un futuro neanche troppo prossimo che mi incuriosisce sempre di più.

Eppure tutti dobbiamo farcene una ragione: siamo gli italiani dell’era berlusconiana.
Alcuni furono giovani durante l’Unità d’Italia, altri sotto il ventennio, sotto le bombe o durante la ricostruzione, a noi è toccato lui e saremo ricordati e catalogati nella memoria postuma collettiva anche in relazione a ciò.
Se lo trovate un po’ triste pazienza, non potete farci nulla.

Noi verremo ricordati per i nostri usi e costumi, per le tecnologie di cui disponiamo, per i danni che forse stiamo provocando alle generazioni future, verremo ricordati come massa, gente, popolazione, in qualche modo ospiti del suo tempo. 
Berlusconi al contrario è già ampiamente nella grande Storia, se non merito almeno per longevità politica, eccezionalità del personaggio e notorietà. Malgrado ci sia una setta di esaltati, forse sinceramente entusiasti e neppure prezzolati, che vorrebbe candidarlo al Nobel per la Pace (http://silvioperilnobel.sitonline.it/), non è stato di certo il miglior Capo del Governo dall’Unità d’Italia ad oggi(*), ma è di certo uno dei più noti e significativi(**).

Il modo e la completezza con cui ci raccontiamo quest’epoca ne segnerà la traccia futura, porrà parte delle basi del giudizio storico su l’Italia di oggi.

Quanto ci siamo raccontati Berlusconi? Tanto, troppo, fino alla nausea.
In gran parte e grazie ai propri straordinari mezzi editoriali si è raccontato lui stesso, con toni apologetici, fin oltre la decenza a cominciare da “Una storia italiana”, opuscolo omnidistribuito col quale un mio coinquilino foderò goliardicamete la tazza del water.

I dossier giornalistici italiani ed esteri sono innumerevoli, su di lui si sono spese, spesso fino allo scontro e alla capitolazione, le più autorevoli firme del nostro tempo (Montanelli, Biagi, Sartori, Bobbio). Le pubblicazioni in merito del solo Travaglio sfioreranno ormai le diecimila pagine e in generale, di libri su Berlusconi ed il berlusconismo ce ne sono francamente quanti ne volete. La televisione ha spesso trattato male ed in modo incompleto l’argomento, censurando e oscurando a destra e a manca, ma basterebbe una scrupolosa antologia di Blob e le stesse dichiarazioni del premier a restituirne in modo esauriente la dimensione umana e politica. 


L’arte, il cinema in particolare, meritano un discorso a parte.

 

Berlusconi non e’ trasfigurabile artisticamente o per lo meno non è facile trasfigurarlo in modo efficace: nei film su di lui praticamente non compare mai (Il Caimano, Shooting Silvio), perfino l’imitazione della Guzzanti mi e’ sempre sembrata debole. Non si puo’ rappresentare perche’ e’ gia’ rappresentazione, e’ sempre un passo avanti rispetto ad ogni possibile parodia. Se si prende in toto la sua vicenda (tutta: gloria, gaffe, processi, intercettazioni, servilismi, mausolei, canzonette, mafia, orribili luogotenenti, buffi copricapi, barzellette idiote… tutto) e la si attribuisce ad un personaggio di fantasia, ne risultera’ un ritratto forzato, eccessivo, inverosimile, non calabile nella realta’: “troppo assurdo” per non attenere esclusivamente al grottesco e al surreale. L’unico candidato possibile al ruolo appare Mel Brooks ed è già troppo vecchio.In parte Il Caimano ma soprattutto Shooting Silvio, parlano soprattutto dell’inadeguatezza di una parte del paese (alla quale personalmente appartengo) a capacitarsi dell’anomalia Berlusconi. Una parte  che non riconosce più il proprio vicino di casa filoberlusconiano,  lo comprende meno forse di quanto avvenne durante il fascismo, in una specie di guerra civile immaginaria e virtuale, tanto incruenta quanto estenuante. La censura di Shooting Silvio su Sky e l’indignazione degli esponenti di centrodestra per la sua messa in onda è grottesca quanto stupida, una rozza aberrazione culturale. Quel film parla della incapacità inespressa della sinistra italiana, in particolare quella giovanilistica ed intellettuale, ad accettare l’esistenza di Berlusconi, incapacità della cui nemesi l’omicidio è l’unica metafora possibile.

Shooting Silvio non istiga all’omicidio politico ma lo esorcizza, tanto che la vittima non vi compare, ed il dramma è tutto interno al potenziale omicida la cui sconfitta è inesorabile.


Egli uccide, proprio perché è sconfitto. [continua…]


(*)A mio avviso se la gioca in zona retrocessione seguito dall’ ineguagliabile Duce e ha ormai doppiato in quanto a ignominia tutta la Prima Repubblica.
(**) Nell’accezione che intendo furono significativi Hitler e Stalin, quindi non v’è giudizio di merito.

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