I dolori del giovane Walter: Ricordiamone la statura politica.(II)

Quanto è venuta a mancare quel po’ di fiducia accordata sulla parola a Walter Veltroni? Circa diciotto minuti dopo che aveva cominciato a comportarsi da leader. Vale la pena passare in rassegna credo, come doveroso epitaffio politico, i grandi successi della leadership veltroniana.

L’audace presa dell’opposizione al potere.
Lui che era stato il delfino di Prodi, da vice e da ulivista della prima ora, esordisce pugnalando il traballante governo del suo mentore fondando un partito che sfascia la maggioranza su cui si poggiava. Il progetto che lo portò a questa scelta dolorosa e apparentemente scellerata per tempistica e opportunità politica era tuttavia assai nobile: distruggere un partito fondato da Gramsci per fondarne uno che abbracciasse finalmente la Binetti. Grande risultato, affondare il governo di cui si fa parte.Veltroni, il padre fondatore PD.
Il nuovo partito era formato per piu’ di due terzi da una base del PD, gente che fino a quindici anni fa si definiva comunista e tutt’ora senz’altro di sinistra e Veltroni, sagace, si affretta a specificare che il PD è un partito americano che si riunisce al Loft e non è di sinistra (non sia mai), bensì riformista(*). Un partito laico ma moderno, in cui non deve destare sconcerto che alcuni dirigenti siano usi autoflagellarsi col cilicio. Un partito che vede tra le proprie figure storiche di riferimento Craxi, ma non Berlinguer. Gran risultato, spiazzare i propri già disillusi elettori.

Veltroni e il dialogo.
Il grande capolavoro politico del nostro arriva pero’ tra il Novembre e il Dicembre del 2007, un mese da ricordare. In quei giorni Berlusconi fondava nuovi partiti da solo ad Arcore all’insaputa di Fini, il quale venutolo a sapere gli mandava a dire da Bondi (anche la lugubre scelta del messaggero è significativa) che “con lui Berlusconi ha chiuso, che la politica è la politica e che politicamente la frattura non è più sanabile” e ripeteva ovunque che “la CDL è morta e sepolta”. Sempre in quei giorni anche Casini aveva mandato a pisciare Berlusconi, lui sì definitivamente, il quale lo definiva da piu’ di un anno una palla al piede che aveva bloccato il precedente governo. Ecco, in questo contesto bisognava riformare la legge elettorale porcina, quella indecente fatta a colpi di maggioranza da Calderoli su commissione di Berlusconi. Quindi ricostruiamo la scena: il tuo avversario piu’ pericoloso è stato abbandonato dai suoi alleati e tu devi cambiare una legge elettorale truffaldina e autoritaria varata in fretta e furia contro di te. Ti servono i voti dell’opposizione a chi chiedi aiuto? Un uomo cresciuto nei boschi senza interagire con anima viva risponderebbe risoluto che dovresti accordarti con gli ex-alleati del tuo nemico e concedere loro qualcosa, in modo da isolarlo maggiormente e impedirgli altri sgambetti (do you rememenber bicamerale, Walt?) e forzature (il nome porcellum è autoesplicativo…). Un gruppo di scimpanzè che schiaccia due tasti a caso giungerebbe alla scelta migliore nel cinquanta percento dei casi. Veltroni scelse invece la strada del dialogo col Caimano, il quale fece un po’ di tira e molla, ricompatto’ la coalizione e caduto il governo, sondaggi alla mano, volle andare ad elezioni con la vecchia legge. Grande statista Veltroni, troppo avanti per i suoi tempi.

Veltroni da solo al traguardo.
Demolito il suo governo, gettate le basi per l’ingovernabilità del proprio nuovo partito e rivitalizzato il proprio avversario, Veltroni decide di dedicarsi alacremente al killeraggio dei propri alleati. Grazie alla sua coraggiosa scelta di far correre il PD da solo con la vecchia legge elettorale SD, PRC, PDCI, Verdi e comunisti zerovirgola di tutta la penilosa vengono tagliati fuori dal parlamento, disperdendo voti e radendo al suolo un’area politica che nel complesso in pa
ssato aveva rappresentato piu’ del 10% del bacino elettorale italiano. I comunisti, costretti dagli eventi ad una pratica contronatura quale la fusione tra loro medesimi, vanno chiaramente in frantumi. Sbaragliati i comunisti e tenuto alla larga lo SDI, Veltroni comincia una campagna elettorale in cui non nomina il suo avversario (sic!) e scopiazza lo slogan di Barak Obama (I’m sorry Walt, you can’t), maltraducendolo, senza sospettare che entrambe le iniziative potrebbero suonare un po’ forzate e ridicole. La verità è che qui Walter ha una delle sue ultime e grandiose intuizioni politiche: il vero avversario da battere non è Berlusconi no, è il subdolo antiberlusconismo  che si annida ancora tra le frange meno kennediane del PD (analisi questa che solo per caso coincide con quella di Cicchitto). Veltroni perderà le elezioni regalando al PDL una delle maggioranze piu’ schiaccianti della storia della Repubblica, mentre Di Pietro che sull’antiberlusconismo ha puntato tutto triplica i propri voti.

Veltroni dopo la prima fallimentare esperienza, ritenta la via del dialogo.


Veltroni fa ombra.
A questo punto il nostro eroe sprofonda nello psicodramma, ma lo fà col piglio del vero leader. Conquistata con coraggio l’opposizione, decide di non farla. In piena estate, con l’urgenza tipica di chi è davvero indignato, proclama una protesta da tenersi a metà Autunno. Vara un governo ombra, con ministri ombra, che scrivono utilissime leggi ombra. Litiga con Di Pietro, il suo unico alleato, scansandolo come un appestato per il suo truculento antiberlusconismo, malattia  notoriamente portatrice di voti. Loda la capacità della Lega di stare sul territorio, poi guarda il Loft, eppure non gli viene in mente niente. Ritenta, non pago, la via del dialogo ottenendo in cambio da Berlusconi una lunga sequela di insulti e qualche goliardica pernacchia. Walter vorrebbe fare le grandi riforme insieme al governo, ma non lo lasciano votare nemmeno una leggina. A questo punto un dubbio lo coglie, non sarà mica che in Italia non si sia ancora abbastanza Americani? Mentr’egli si strugge davanti alle foto di Obama e sogna marce al fianco di Martin Luther King in nome dell’emancipazione degli afroamericani, all’uscio s’assiepano le fazioni sanguinarie de’ suoi sodali, ch’ormai  han finito d’affilare i coltelli.

La caduta.
Dispiace un po’ quando un fesso fa la fine che merita ma, ahimé, cio’ rientra nell’ordine naturale delle cose. Il resto è storia recente.: mentre Veltroni prende la via dell’oblio (*), l’Italia guarda Mina a Sanremo.  I compagni democratici si guardano intorno  spauriti in cerca di un leniniano “Che fare“?
Non chiedetelo a me che non voto PD, l’idea quasi m’offende, e non sono nemmeno un buon indovino visto che il miglior successore mi pareva Soru, appena disintegrato.  Rallegratevi tuttavia compagni (o v’offendete voi se vi chianmo così?), il guaio piu’ grosso ce l’ha Berlusconi che difficilmente riuscirà a trovare un avversario altrettanto incapace.
Emh, in effetti…cazzo… ci sarebbe sempre Fassino.

(*)Adesso che ha dato il suo prezioso contributo andrà in Africa, sì?

16 thoughts on “I dolori del giovane Walter: Ricordiamone la statura politica.(II)

  1. prion ha detto:

    Che figata la foto! Le tue riflessioni sul vostro (mio non lo e’ mai stato) sono come al solito spassose e puntuali. Tuttavia, mi sembra manchi una parte III qui, della quale mi permetto anche di suggerire un titolo: “I piaceri del vecchio Massimo”.

  2. uthertepes ha detto:

    Belli belli belli, tutti e due stupendi.

    >>>Rallegratevi tuttavia compagni (o v’offendete voi se vi chianmo così?)

    Ci mancherebbe altro…

  3. Aramcheck ha detto:

    >>Ci mancherebbe altro…

    Mi stavo rivolgendo ai PDini. Loro magari s’offendono…

  4. Speedwagon ha detto:

    La cosa pazzesca di questa storia è che molti svpporterz del PD cadono dalle nuvole: mai era passato per la loro testa il dubbio che il partito fosse assolutamente inconsistente…

  5. Scacchino ha detto:

    E’ stato estremamente avvincente, molto più ora in lettura che non negli ultimi…quanti?…quindici sedici mesi di leadership.
    Su Veltroni ho già detto in passato.
    Su Fassino permettimi una diabolica avvocatura: mi fa piacere che, da moderno ed allampanato Gian Burrasca, sia scivolato nelle ombre e a dispetto di tutti gli altri abbia firmato col partito socialista europeo, unico di tutto il PD.

  6. Aramcheck ha detto:

    per la loro testa il dubbio che il partito fosse assolutamente inconsistente…

    Eh, ma stavolta la base delle colpe: quando la festa dell’Unita’ diventa questa cosa qui:

    Qualche sospetto dovevano cominciare ad averlo…

    unico di tutto il PD.

    Su questa cosa della “mappatura” del PD sul parlamento europeo, su cui feci un post apposito, hanno fatto di tutto per fingere che il problema non esistesse. Pensavo l’implosione sarebbe arrivata dopo le europee proprio su questo punto… e invece hanno fatto prima.

    Adesso che mi ci fate pensare ce n’erano altre di genialate da aggiungere al post: quanto ateriale forniva Veltroni, gia’ lo rimpiango.

  7. Aramcheck ha detto:

    Ecco come la base accoglieva il nuovo partito
    nel luglio 2007, ben un anno e mezzzo fa:

    http://aramcheck.splinder.com/post/12969778

  8. Speedwagon ha detto:

    Non difendevo la base, anzi. Mi chiedo solo da dove provenisse questa fiducia ad oltranza.

  9. Aramcheck ha detto:

    >Mi chiedo solo da dove provenisse questa >fiducia ad oltranza.

    Tifoseria, leaderismo, campanilismo politico. Perdita di vista del fatto che lo scopo ultimo della politica non e’ il fatto in se’ che i tuoi begnamini “vincano” (che va bene per gli scudetti e le squadre di calcio), ma l’approdo ad una societa’ almeno un poco migliore (secondo i rispettivi parametri).
    Io me la spiego cosi’, non mi vengono in mente altre spiegazioni.

  10. michelavitturi ha detto:

    La cronistoria che hai fatto della caduta di Walter è impeccabile. Solo due appunti molto sintetici:
    1) Non ho mai “percepito” e visto in Veltroni un leader, ma come la “spalla” di qualcun altro.
    Come accade nello spettacolo, insomma, in cui qualcuno fa bella figura perché sa tenere il filo a qualcun altro ma da solo non farebbe nulla. (Non c’entra niente, ma al riguardo mi ricordo quando il Walter scriveva sulle pagine del Venerdì di Repubblica e recensiva, appunto, i film e spettacoli vari.
    2) Ciò premesso, discende logicamente che Veltroni non mi è mai piaciuto. Però, siccome per certi versi mi sento “figlia” di Nietzsche, a volte nutro ancora la “filosofia del sospetto” e mi chiedo:
    “Qui prodest? (nulla a che vedere con Prodi, che comunque di suo per la vittoria delle destre ne ha messo tanto); in altri termini: “Non è che a qualcuno nella sinistra seguace di fatazzi, in fondo in fondo vada bene così?”

    Anyway, Aramcheck, alle tue domande che mi hai posto sulle vacanze in Romania ti ho risposto nel mio blog.

    A rileggerci! ciao:-)

  11. Aramcheck ha detto:

    non ho mai “percepito” e visto in Veltroni un leader, ma come la “spalla” di qualcun altro.

    sono d’accordo e nel post precedente a questo lo definisco un re senza corona, un “vorrei ma non posso”, un I Can’t (vista quest’altra genialata provincialoide di fare l’americano).

    “Qui prodest?”

    Alla destra di sicuro non dispiace.

    Non è che a qualcuno nella sinistra seguace di fatazzi, in fondo in fondo vada bene così?”

    Bella domanda, se ti riferisci ai giochetti di D’alema probabile.

    Sul tuo post t’ho risposto di la’.
    a rileggerci, ciao

  12. michelavitturi ha detto:

    Vedo che sei molto perspiscace, soprattutto sul Qui prodest?:-).

    Sulle tue perplessità riguardo ai miei dialoghi dal nordest ho risposto sul mio blog,
    a presto! bacione
    michela

  13. michelavitturi ha detto:

    anche per me è sempre un piacere dialogare con te. non voglio essere fraintesa ma sei molto stimolante, come lo sono, del resto, gli amici che ho della tua stessa età :-)
    a rileggerci presto, dunque.

  14. pifferi ha detto:

    Ciao Aram, felice di trovarti ancora da queste parti :-)

  15. Aramcheck ha detto:

    @AdF e pifferi:

    Bentornati a entrambi.
    per rispondere a AdF va bene, ho soltanto troppo altro da scrivere per dedicarmi al blog in quetso periodo.
    A presto

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