Tirando le somme (I). Dialogo tra un Islandese e la finanza mondiale.

L’Islanda fino a pochi mesi fa vantava un benessere invidiabile e non pochi primati. L’Islanda era il paese con il reddito pro capite piu’ alto d’Europa e il tasso di corruzione piu’ basso. In Islanda era difficile andare in vacanza perche’ la Corona Islandese era una moneta estremamente forte e gli abitanti avevano un tenore di vita molto alto. Il governo Islandese ha potuto permettersi di avviare un programma di rinnovamento industriale ed energetico che avrebbe dovuto portare alla totale indipendenza dal petrolio entro il 2020.

Non il 20% in meno (niente pezze calde in Islanda) ma la totale indipendenza. In Islanda il primo Ministro girava senza scorta e nelle banche non c’erano guardie giurate: ne’ l’amministrazione pubblica ne’ i banchieri erano disposte a pagare un servizio di sicurezza che non serve in un paese dove semplicemente la sicurezza non era mai sotto minaccia. In Islanda  il tasso di disoccupazione era arrivato all’1% e la speranza di vita alla nascita a 80 anni. Beati loro che hanno potuto godersi a lungo un paese cosi'(*), ben lontani evidentemente dall’islandese che nelle operette morali chiedeva conto a madre natura di averlo fatto nascere in una terra tanto sciagurata.

In Islanda pero’ nell’ultimo mese sono cambiate un sacco di cose.

Adesso in Islanda l’unico banchiere e’ lo Stato  e il primo ministro gira sotto scorta, mentre le guardie giurate osservano da dietro i vetri antiproiettile folle di correntisti increduli e imbestialiti che non possono accedere ai loro soldi. Ci sono stati migliaia di licenziamenti in pochi giorni, che su in paese di 300000 persone hanno rilevanza statistica enorme. Oggi un islandese che dovesse recarsi in Danimarca a prendere un caffe’ pare che lo pagherebbe l’equivalente di 18 dei nostri euro. L’Islanda si e’ risvegliata povera, ha dovuto nazionalizzare tutte le banche e chiedere 4 miliardi di Euro alla Russia per non andare in bancarotta, tanto che c’e’ chi dice che Putin si e’ praticamente comprato l’isola, mentre gli Islandesi sono sotto shock.

L’Islanda era esposta con l’attuale crisi finanziaria,  aveva un debito molto alto e le banche intrecciate con la finanza anglosassone sono andate in crisi come birilli una dopo l’altra. Le e’ successo  piu’ o meno quanto e’ accaduto in UK, negli Stati Uniti e in molti paesi europei con la differenza che mentre nessuno puo’ svuotare le proprie riserve di Euro, Dollari e Sterline e disinvestire in un colpo solo da tutto il nord del mondo, l’isola dei ghiacci e dei Geyser ha visto crollare la propria moneta del 20% il primo giorno e del 35% il giorno dopo rendendola immediatamente insolvente verso qualunque debito contratto verso l’estero. Una moneta debole e isolata che all’arrivare della tempesta diventa carta straccia.

A parte la triste favola dell’isola felice che cade nell’incubo, adesso dovrebbe essere chiaro quale prezzo puo’ pagare un paese coinvolto in una crisi come questa dopo aver deciso di non entrare nell’euro. Adesso pare che anche Svezia e Danimarca ci stiano ripensando, strano e’?

Adesso dovrebbe anche essere chiaro che razza di idioti erano quelli che dicevano che dovevamo tenerci la Lira, gli stessi che proponevano poi  di tornarci per poterla svalutare, come facevamo ai bei tempi, e fare concorrenza ai cinesi soltanto sui prezzi. Bella strategia considerando che l’Italia non e’ esattamente un’isola felice  del nord atlantico, posto semmai piu’ appropriato per vagheggiare l’idillio isolazionista.

Adesso infine sarebbe ora di ricordare le facce dei venditori di fumo  se non per smascherarli in pubblico, per evitare almeno che vengano ascoltati in futuro. Perche’ e’ raro, ma ogni tanto i nodi vengono al pettine,  bisogna soltanto avere pazienza e un po’ di memoria. L’impressione e’ che prima che questa  crisi abbia termine, per chi vorra’ vederli,  di nodi al pettine ne saranno venuti tanti.

E se volete,  almeno questa e’ una buona notizia.

4 thoughts on “Tirando le somme (I). Dialogo tra un Islandese e la finanza mondiale.

  1. Scacchino ha detto:

    E’ quel tuo “per chi vorrà vederli” la cattiva notizia.

    Segue tipica conversazione italiota:

    – Scusi lei, uomo per strada, secondo lei questo muro è bianco?
    – … … Non vedo nessun muro.

  2. prion ha detto:

    Il caso dell’Islanda e’ paradossale, un paese con la schiena dritta che paga piu’ di tutti gli altri. L’intreccio delle economie del pianeta potrebbe essere argomento di mille libri, ma forse lo si puo’ sintetizzare con il famoso e semplicissimo paradosso del bugiardo (la frase seguente e’ falsa, la frase precedente e’ vera). Forse non mi dispiace vivere in un mondo paradossale…

  3. Aramcheck ha detto:

    E intanto altri 2 miliardi dall’FMI. Ogni islandese si e’ fatto prestare quasi 7000 euro.

  4. […] ma non certo quello di aver capitalizzato titoli tossici. Su questo Blog scrissi a proposito del default islandese in termini molto duri contro coloro che avversavano l’Euro, era il 2008 e credevo che la […]

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