Effetto domino.

Come accadde nel 1929(*) quando a tremare sono le banche quello che si teme e’ l’effetto domino. Nella crisi dei subprime, che e’ soltanto l’ultima e la peggiore delle grandi crisi degli ultimi quindici anni, a crollare finora sono state le merchant bank o banche d’affari, quelle in sostanza che prestano denaro sottoscrivendo e piazzando i titoli di nuova emissione a grandi societa’, tra cui altre banche  e governi.  Il terremoto  e’ cominciato cioe’ alla fonte del credito. Trovandosi a monte della catena creditizia le merchant bank sono anche le piu’ distanti dall’economia reale:  non hanno una base di correntisti, ne’ depositi , sono meno controllate, hanno in genere pochi dipendenti, investono nei grandi fondi finanziari,  in generale speculano su rischi elevati che ridistribuiscono, si muovono nel mercato interbancario, forniscono consulenze e a volte coincidono conle agenzie di rating. La crisi di liquidita’ che ha fatto fuori Lemhan Brothers, sta trasformando Goldman Sachs e JP Morgan in banche commerciali (che gestiscono appunto i depositi) e ha gia’ colpito i grandi fondi immobiliari e l’AIG, a leggere le notizie di ieri sembra quasi si stia spostando a valle. Ieri e’ fallita Washinghton Mutual, la sesta banca americana nata come una vera e propria cassa di risparmio, il colosso inglese HBSC   ha tagliato di colpo 1100 dipendenti e dopo il crollo in borsa del 27% si teme per Wachovia, la quarta banca statunitense. Wachovia in particolare era considerata fino a poche settimane fa, quindi con la crisi gia’ aperta,  tra le realta’ piu’ solide del panorama bancario statunitense. Se davvero l’uragano finanziario, che nessun analista ha ancora declassato a tempesta tropicale,  viagga verso le banche commerciali vuol sdire che si avvicina ai correntisti, al grosso del credito alle imprese e, in buona sostanza, agli investimenti nell’economia reale, alla produzione e conseguentemente all’occupazione e al consumo.
Se Bush ha  nazionalizzato a piu’ non posso  fino a farsi dare del comunista (come se si trattasse di una scelta ideologica… e che altro poteva fare!?) e la FED continua ad iniettare quantita’ incalcolabili di denaro nel sistema e’ proprio per arginare la crisi prima che questa distrugga l’economia reale, che subira’ comunque cgravi onesguenze. E’ ingiusto  quanto vogliamo (ma lo si sapeva bene…)che sia il denaro pubblico a salvare coloro che hanno fatto danni in nome del profitto privato, ma  si valuta evidentemente  che in caso contrario le conseguenze potrebbero essere addirittura peggiori. A supporto di questa tesi sta il fatto che ai tempi di Enron, Worldcom, Global Crossing e della bolla della neteconomy nessuno a Washinghton si sogno’ di prendere in considerazione nazionalizzazioni e salvataggi, anzi il messaggio che si volle comunicare fu semmai di tipo punitivo.

Nel suo ultimo discorso Bush chiedeva di evitare il panico per evitare una recessione, ma quello che probabilmente intendeva e’ uno scenario molto piu’ simile alla grande depressione.

Gli americani sono bravissmi a raccontare la crisi, chissa’… forse come unico effetto collaterale positivo, nasceranno nuovi Steimbeck.

Questa crisi, ovunque conduca, arriva in un momento in cui l’America ha un numero di poveri pari a quello degli anni 60 (ricordate il dato sui food stamp?), un debito pubblico enorme in mano in buona parte ai suoi avversari commerciali e politici, un sistema energetico che vede la produzione di petrolio interna in declino conclamato e i prezzi sul mercato internazionale piu’ alti che mai, la moneta debole e un contesto geopolitico che ci ha portato con la guerra in Georgia di fatto in un mondo multipolare, in cui nuove potenze regionali difendono i propri interessi senza che Washinghton possa farci in fondo poi molto.

Anche se  questa crisi dovesse essere tamponata a spese dei contribuenti  il mercato finanziario mondiale e soprattutto anglosassone andra’ comunque ripensato completamente, l’american way of life sara’ rivisto se non addirittura negoziato, come nei peggiori incubi di George W., e degli spazi che si apriranno approfitteranno tutti quelli che non ne verranno travolti (Cina e Russia? Forse. Europa? Penso di no).

Qualunque sia lo scenario a brevissimo termine il nuovo presidente degli Stati Uniti si trovera’ a dover gestire  una stagione senza precedenti e molto potrebbe cambiare dal modo in cui verra’ gestita.  Se l’effetto tampone dovesse  funzionare nel breve termine senza intervenire a livello strutturale, al piu’ potranno tirare a campare accettando un rallentamento momentaneo dell’economia gettando  gradualmente le basi per la prossima bolla (e’ gia’ successo nel 2001). Stavolta pero’ avverrebbe in un contesto economico-finanziario screditato ed indebolito dove non sara’ piu’ facile come in passato attirare capitali stranieri. Forse chissa’, si cogliera’ l’occasione per rivedere la struttura stessa del sistema economico americano puntando su un nuovo New Deal che passi per  l’indipendenza energetica e la terza rivoluzione industriale di cui, con un certo indefesso ottimismo, Rifkin va raccontando.  Si potrebbe vedere un ritorno in auge di John Maynard Keynes  con investimenti pubblici e la ricostruzione del welfare (ma come? accumulando altro debito?). In fondo, spesa pubblica per spesa pubblica , il contribuente  potrebbe pretendere (**) servizi e sicurezze sociali in cambio di quei fiumi del proprio denaro che comunque finiscono per andare a riempire voragini finanziarie create da altri.  Oppure, giunti di nuovo ad un punto di svolta, qualcuno tirera’ fuori l’idea  ricorrente: quella che passa per l’industria militare, gli eserciti e i bottini di guerra. Dall’individuazione del nemico allo sbandieramento della minaccia imminente, di quest’ultima opzione non sara’ difficile cogliere i segni per tempo.

(*) Contesto comunque diverso quello del 1929, ma forse addirittura meno grave

(**) Ma il corpo elettorale, ammesso che lo voglia, e’ ancora in grado di pretendere qualcosa dalla politica? Oppure e’ soltanto in grado di scegliere tra due brodini dallo stesso sapore?

7 thoughts on “Effetto domino.

  1. ThePrez ha detto:

    La seconda che hai detto… è l’unica opzione nel mondo multipolare che hai descritto.
    Del resto non c’è mai stata una generazione che non abbia goduto della eccitante opportunità di difendere Dio, Patria e Famiglia….

    noi a cavallo dei tempi avevamo sperato di farla franca… ma del resto quale generazione migliore di questa per cogliere questa opportunità?

    tp

  2. prion ha detto:

    Vuoi farmi intendere che i miei risparmi di tre anni (nella Bank of America), già deturpati dalla svalutazione del dollaro, rischiano l’estinzione?
    La tua seconda visione, certamente più apocalittica della prima, ieri mi sembrava quasi vicina, oggi invece mi sembra meno probabile. Una volta, per avvenire, bastava che la guerra tornasse utile agli States, oggi invece sembra debba tornare utile anche ad altri (Cina, Russia) perchè avvenga. Il fatto che i mercati asiatici abbiano subito forti traumi dagli scandali finanziari americani mi fa pensare che a quelle economie, ancora, una guerra non convenga…

  3. Scacchino ha detto:

    Non sono forse già visibili i segni?
    O rimaniamo in attesa di un nemico più credibile di quelli attualmente in costruzione e quiescenza?

  4. Aramcheck ha detto:

    @Prion: già deturpati dalla svalutazione del dollaro, rischiano l’estinzione?

    Ti avevo predetto con un certo anticipo il dollaro tra 1.6 e 1.7 o no? ;)
    I soldi cazzo vanno spesi fai un bel regalo alla guerrigliera ;)

    @Scacchino & @Theprez & @Prion:
    Io non ho idea di cosa accadrà, ma se vogliamo fare fantapolitica e il modello multipolare si dovesse affermare, allora non mi stupirei se anche gli Stati Uniti tornassero ad occuparsi innanzitutto del proprio cortile di casa. Conflitti diretti Cina e Russia a me paiono impensabili e riguardo all’Iran, l’ultima volta lo hanno sventato le agenzie di intelligence con un outing antipresidenziale senza precedenti.
    Non so.

  5. Aramcheck ha detto:

    Intanto lo scenario appare fluido:

    Citigroup acquisirà le attività bancarie di Wachovia, la sesta banca Usa colpita dalla crisi finanziaria. L’operazione è stata favorita dalle Autorità Usa. Citigroup assorbirà perdite di portafoglio della banca per 42 miliardi di dollari su un totale di 312 miliardi di impieghi. La Fdic, organismo federale di assicurazione dei depositi, ha assicurato che non ci saranno interruzioni nei servizi bancari e l’attività procederà normalmente, assicurando che nel complesso il sistema delle banche commerciali Usa rimane ben capitalizzato.

  6. Aramcheck ha detto:

    Che gli equilibri verranno rivisti adesso Putin lo dice chiaramente
    qui.

    Cazzuto Putin: è quel genere di duro che ci tiene a farti sapere che lui è un duro.

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