Voglia di nucleare: Scajola contro Rubbia.


Dopo anni di disinteresse e bufale consolatorie l’imminente crisi energetica sta diventando argomento di primo interesse anche sui maggiori  organi di stampa mondiali, al punto che sempre più spesso si discute sui  tempi e sugli impatti a breve termine e quasi non più sulla fondatezza di tali preoccupazioni. Col tempo si spera arriveranno anche le preoccupazioni sul medio-lungo termine e, gradatamente, una presa di coscienza che preveda piani d’intervento in grado di ripensare l’attuale sistema in maniera organica, cioè senza agitare improbabili bacchette magiche o salvifiche mistificazioni. L’alternativa sarà vedere gli Stati Nazione, incapaci di imporre una costosissima riconversione al proprio sistema economico-industriale, scannarsi per gli ultimi barili di petrolio, cioè: parola alle armi.

In un’intervista di qualche mese fa Carlo Rubbia si è espresso chiaramente contro il ritorno al nucleare come via praticabile e conveniente per far fronte a tale crisi, ribadendo poi la stessa tesi in dibattiti pubblici e interviste televisive. L’intervista era incentrata sull’urgenza di scelte strategiche da parte dell’Italia che verrà colpita prima e più duramente a causa della nostra cronica scarsità di risorse fossili. Sulla stessa linea, contraria al nucleare e favorevole ad una riconversione massiva e drastica verso le energie rinnovabili si sono espressi anche centinaia di docenti e ricercatori universitari, con un pubblico appello ai candidati prima delle recenti elezioni. Da ultimo oggi sul Manifesto l’intervista ad Alberto Fazio, astrofisico responsabile del progetto IBGP/AIMES (Analisys, Integration, Modelling of the Earth System) ribadisce il concetto e fornisce un quadro preciso e ancora più allarmante della situazione.

Le valutazioni quasi unanimi fornite dalla comunità scientifica italiana vedono il nucleare come una soluzione costosa, con tempi di messa in opera troppo lunghi, legata ad una risorsa esauribile e dunque di corto respiro (20 anni per l’uranio Rubbia-Goodstein), con problemi di sicurezza contenibili ma non eliminabili e uno problema di smaltimento delle scorie per cui non è ancora stata trovata una soluzione definitiva e soddisfacente. La stessa UE pur non osteggiando le nuove centrali non le inserisce tra le risposte strategie ai problemi energetici e climatici e gli USA non ne costruiscono di nuove ormai da trent’anni.

Il ministro Scajola, che dubito ignori gli appelli degli scienziati in questione, parla di “occasione nucleare” da non perdere. Eppure su questa tecnologia di corto respiro, che non promette innovazioni significative prima del 2025 ( quando potrebbe partire la quarta generazione di centrali), l’Italia è drammaticamente indietro, mentre su altre tecnologie come l’eolico e il solare che vengono abbondantemente adottate in Spagna e in Germania con un gap che saremmo ancora in grado di coprire, vi sarebbe davvero spazio per produrre brevetti e innovazione (si veda il progetto Archimede dello stesso Rubbia). Di quale occasione va parlando dunque il ministro? Se la comunità scientifica è ostile a tale soluzione e lo è da posizioni non ideologiche ma dettate dai fatti, su suggerimento di chi il Scajola ha deciso di puntare dritto sul nucleare entro questa legislatura ribadendo il concetto come un irrefrenabile tormentone in ogni sua esternazione pubblica? Se non è all’interesse strategico del paese e dei suoi cittadini cui si guarda, a quale altro tipo di interesse si sta facendo riferimento?

 


Ieri Emma Marcegaglia, parlando in rappresentanza anche di coloro che grazie a lauti finanziamenti pubblici le centrali le dovranno costruire, si è fatta pubblicamente promotrice del ritorno al nucleare, mentre l’Amministratore Delegato di ENEL Fulvio Conti si dichiarava favorevole e pronto a partire non appena ottenuto il placet del governo.  Se questi sono gli interessi in gioco, il ministro sta allestendo il consueto banchetto per gli uccelli necrofagi dell’imprenditoria italiana, che da anni si cibano della carcassa dello Stato.

Da qui all’inizio della costruzione delle centrali passrà parecchio tempo e una qualche forma di dibattito dovrà pure essere fatta. Cosa contrapporranno ai moniti di Carlo Rubbia? Le intuizioni scientifiche di Gabriella Carlucci già indomabile e patetica protagonista, all’epoca dalle file dell’opposizione, del caso Maiani?

One thought on “Voglia di nucleare: Scajola contro Rubbia.

  1. Aramcheck ha detto:

    la munnezza va in larga parte riutilizzata come materia prima

    Ho letto da te che in Germania hanno differenziato i nostri rifiuti a valle riciclandoli, interessante. Da noi invece si fa così.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...