Suggestioni ancestrali sulla conflittualità in Italia.


Lessi una volta che secondo Michel Foucault l’Europa non aveva mai fatto davvero i conti con la figura del Sovrano. La figura del re, malgrado rivoluzioni e ghigliottine,  sarebbe in realtà riciclata attraverso surrogati a scadenza predeterminata e con formule di legittimazione diversa.  La modernità è incompiuta, doveva aver  tuonato il filosofo francese, dobbiamo ancora metaforicamente decapitare il sovrano. Se questo era il suo pensiero, che lessi riportato in un articolo ampolloso e critico di un “filosofo” nostrano, Foucault fu probabilmente ingeneroso. Un giudizio così severo appare francamente eccessivo guardando al dopoguerra europeo e quasi paradossale oggi in cui un’Europa Unita, più burocratica che politica, regolamenta gran parte dell’azione  degli Stati-Nazione e, forse per scelta, la sua guida a Bruxelles sembra, almeno formalmente, quanto mai più  vicina ad una caotica collegialità che non al personalismo regio. La figura del sovrano, politicamente  indebolita, ricompare per certi versi nell’attenzione cortigiana che si dedica alla vita privata e al corpo fisico di certi capi di Stato o di governo, ai loro vizi e ai loro vezzi, distogliendo in parte l’attenzione del popolino dall’effettiva liceità e trasparenza del loro agire. Col rafforzarsi dell’Europa politica e finanziaria questi fenomeni saranno probabilmente sempre più futili e passeggeri, senza contare che quando il pettegolezzo è urlato e incoraggiato invece che  sussurrato  per timore, quando cioè alla dimensione mondana si sottrae la solennità, più che di ritorno del re parliamo forse di estensione politica della rockstar.

C’è un paese però che sembra ancora oggi risentire del monito di Foucault, per cui  il dilemma della sovranità  è un pasticcio  irrisolvibile  e dove, tra mille  piccole rivolte di rivoluzioni non ce ne sono mai state L’Italia è un paese che non ha dignità ma, forse proprio per questo, è capace di continui e velleitari sussulti di orgoglio. Di Re in Italia non se ne sono mai decapitati, neppure metaforicamente. Forse il vero motivo  è quello, ancestrale, ben fotografato  più di mezzo secolo fa da Umberto Saba:

Vi siete mai chiesti perché l’Italia non ha avuta, in tutta la sua storia – da Roma ad oggi – una sola vera rivoluzione ? La risposta – chiave che apre molte porte – è forse la storia d’Italia in poche righe. Gli italiani non sono parricidi ; sono fratricidi. Romolo e Remo, Ferruccio e Maramaldo, Mussolini e i socialisti, Badoglio e Graziani… « Combatteremo – fece stampare quest’ultimo in un suo manifesto – fratelli contro fratelli ». (Favorito, non determinato, dalle circostanze, fu un grido del cuore, il grido di uno che – diventato chiaro a sé stesso – finalmente si sfoghi.) Gli italiani sono l’unico popolo (credo) che abbiano, alla base della loro storia (o della loro leggenda) un fratricidio. Ed è solo col parricidio (uccisione del vecchio) che si inizia una rivoluzione. Gli italiani vogliono darsi al padre, ed avere da lui, in cambio, il permesso di uccidere gli altri fratelli.

Saba, da Scorciatoie, Roma febbraio 1945

 

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