Slegare la bestia: aggiornamenti dal Pigneto.

La vicenda del Pigneto si complica con l’intervista al “capo” che a suo dire sarebbe andato lì per risolvere a cazzotti “uno contro uno”, come si fa al quartiere, la vicenda del portafogli. Niente svastiche, anzi, tanto amore per il Pigneto, qualche annetto di carcere alle spalle e pure un Che Guevara tatuato sul braccio. Il branco era invece formato da ragazzetti del quartiere che conoscevano la storia del furto e, di testa loro, avrebbero trasformato il regolamento di conti in una spedizione punitiva contro la comunità bengalese, usando i caschi e tutto il resto. La versione del tizio, in procinto di andarsi a consegnare alle autorità è questa. Vera o edulcolorata che sia, la rappresaglia per un singolo crimine estesa a tutta una comunità di immigrati resta la sostanza della vicenda. Il comportamento squadristico, l’assenza dello Stato e il generale clima di merda restano tal quali. Racconta l’intervistato come una sua vicenda personale si sia trasformata in qualcos’altro:

“A pezzi de merda che state a fa’? Annatevene da lì, a rincojoniti![…]come ho letto sui giornali, dicono che hanno sentito “il Capo” dare ordini in italiano. Ma quali ordini? Io li stavo a mannà a fanculo perché mi era presa paura. Avevo capito che casino stava montando.[…]Avevo capito che, senza volerlo, avevo slegato la bestia.”

Il rischio di slegare bestia è proprio quello da cui l’Italia deve guardarsi.

Slegare la bestia. Quando si dice una metafora perfetta.


6 thoughts on “Slegare la bestia: aggiornamenti dal Pigneto.

  1. upuaut ha detto:

    Ah ma l’avevi linkato di qua… potevo anche pensarci, eh?

    Incollo quello che dicevo di la’:

    Mah, non so, a me suona molto, molto strano. Soprattutto quel sottolineare che il manipolo di “ragazzi del quartiere” era li’ per caso, perche’ “gli vogliono bene”, e guarda “caso” proprio quando lui aveva deciso di andare a farsi giustizia da se’. E la storia delle svastiche scomparse, anche. Nei primi resoconti tutti i testimoni concordavano nel sostenere che gli aggressori avevano il volto coperto da fazzoletti con svastiche. Non quadra nemmeno il fatto che, se i volenterosi giovanotti volevano dare una lezione al gestore del bar, poi si siano messi a spaccare vetrine a casaccio. No, non quadra nulla.
    E quadra ancora meno che di questa versione – che sembra fatta apposta per depoliticizzare e “sterilizzare” l’evento, facendo ricadere la colpa sulle vittime e facendo passare i “ragazzi” quasi per brave persone – si faccia portavoce proprio Repubblica, con un servizio che e’, tra le altre cose, un insulto al buon giornalismo, data l’anonimita’ di “Ernesto” e i toni romanzeschi e improbabili del racconto. C’e’ di tutto: il tatuaggio del Che, lo stereotipo del ladro per fame (ma “mai al Pigneto”), persino le botte a Pacciani, in carcere; il quadro che ne emerge e’ quello di un mafiosetto di quartiere da romanzo d’appendice, che non se la prende coi senegalesi che vendono cd taroccati, perche’ quelli “portano rispetto”.
    Bah.

  2. Aramcheck ha detto:

    Ah ma l’avevi linkato di qua… potevo anche pensarci, eh?

    :)

    perche’ “gli vogliono bene”

    Piu’ che altro mi pare un passaggio folkloristico direi, in un altro passaggio sostiene in realtà di non conoscerli…

    Non quadra nemmeno il fatto che, se i volenterosi giovanotti volevano dare una lezione al gestore del bar, poi si siano messi a spaccare vetrine a casaccio.

    Non so come siano andati davvero i fatti ma proprio per questo punto l’azione resta squadrista e xenofoba. Poi il tizio puo’ essere + o – responsabile e piu’ o meno tatuato.

    A mio avviso Upuat, se si è trattato di un commando di fasci la cosa è paradossalmente meno grave. Qui, addirittura il quadro è quello di un regolamento di conti tra uno di borgata e un marocchino che si trasforma come niente, spontaneamente in una caccia al negro.

    Che i fascisti si comportino da fascisti è la norma, è quando la comunità finisce per introiettare la forma mentis squadrista (come a Ponticelli) che la società rischia di esplodere.

    Forza Nuova mi fa personalmente paura, ma socialmente e politicamente è emarginabile.
    Un clima pseudofascista generalizzato è molto piu’ pericoloso e chiramente fa anche il gioco dei veterofascisti ideologizzati che finalmente trovano “mari di consenso” da cui arruolare.

  3. upuaut ha detto:

    Che i fascisti si comportino da fascisti è la norma, è quando la comunità finisce per introiettare la forma mentis squadrista (come a Ponticelli) che la società rischia di esplodere.
    (…)
    Un clima pseudofascista generalizzato è molto piu’ pericoloso e chiramente fa anche il gioco dei veterofascisti ideologizzati che finalmente trovano “mari di consenso” da cui arruolare.

    Hai ragione.
    Ascoltavo poco fa un microfono aperto su radiopopolare; un ascoltatore ha raccontato che sul posto di lavoro gli e’ capitato di sentire colleghi che, parlando di extracomunitari, dicevano “eh ma sono di un’altra razza”, e lo dicevano sul serio, non in senso simbolico.
    Sta ridiventando normale ragionare in questi termini.

  4. crystalbeach ha detto:

    Ci hanno detto che farsi le canne fa male e venti anni di grande fratello, de filippi, lega e berlusconi? Quello che è già successo, non quello che succederà, è che la maggiorparte dell’italica popolazione è diventata di destra e anche quando non lo è riesce comunque a pensare in maniera razzista, squadrista e si sentono tutti giustizieri fai da te. Il centrosinistra e anche grillo e dipietro hanno molto contribuito a questo clima culturale. Chi ha letto shockterapy di naomi klein sa di vecchi esperimenti con l’elettroshock in cile e in argentina all’epoca di pinochet e desaparecidos. Quello che è avvenuto qui da noi negli ultimi vent’anni si chiama lobotomizzare i cervelli, far ragionare tutti allo stesso modo, schiavizzare omologando e omologando togliere le libertà. A casa mia questo è fascismo.

  5. max ha detto:

    a me suppergiu’ sembra la trama di fa la cosa giusta.

  6. Aramcheck ha detto:

    fa la cosa giusta

    Gran film.

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