Nazirock, nazi-shock e l’eterogenesi di Fini. (II)


[…SEGUE]Succede così che gli Ultrà diventano soltanto vandali e l’evidente politicizzazione e contiguità culturale dei gruppi con l’estrema destra neofascista, sfuma nel nulla mediatico. Lo stesso omicidio di Renato Biagetti (frequentatore di CSO) sul litorale di Focene nel 2006 da parte di un coetaneo fascista che gli infligge 10 coltellate avviene per futili motivi. L’agguato subito da DAX (anche lui dei CSO) ad opera di due fascisti che lo uccidono a Milano,  viene presentato inizialmente dai media come rissa tra balordi-estremisti.

Poi ci sono le aggressioni esplicitamente e innegabilemnte politiche, come quella di Villa Ada e quella al Circolo Omosessuale Mario Mieli sempre nella capitale, intervallate da un’infinità di episodi minori riportati nei trafiletti.

Il risalto mediatico di quest’ultime è stato secondario perché non c’è scappato il morto. A Villa Ada arrivarono due volanti delle forze dell’ordine e gli assaliti fecero in tempo a chiudere il cancello del parco. Al Circolo Mario Mieli gli assalitori non trovarono opposizione da parte degli appartenenti al circolo. Ma se i primi o i secondi avessero potuto o voluto difendersi reagendo all’aggressione, cosa difficile da biasimare mentre ti bastonano o devastano casa tua, cosa avrebbe garantito un esito diverso da quello tragico di Verona?

Si galleggia quindi in questo discrimine continuo tra  criminalità vandalica o da stadio e crimine politico, rifuggendo un’analisi complessiva del fenomeno per interessi soprattutto elettorali, cui i media principali si piegano senza batter ciglio.  Sono gli stessi media, principalemnte televisivi, che stigmatizzano ogni cazzata detta da Caruso, Casarini o addirittura Grillo, agitando puntualmente il fantasma degli anni piombo e contestualmente riducono i fucili di Bossi a una innocua boutade da mattacchione o da demente, a seconda delle fonti.

Per l’ennesima volta vorrei ricordare come cominciarono gli anni di piombo. Cominciarono con le stragi nere (dicembre 1969, un anno prima del Golpe Borghese) e con i pestaggi dei neofascisti contro i  compagni  che fino al 1975 furono in rapporto di quasi 10 a 1 rispetto a quelli di matrice opposta. Lo si tenga presente se si vuole evitare un ritorno a quegli anni di merda, valutando l’urgenza di un’analisi del fenomeno che ne descriva le reali dimensioni e, nel caso delle curve, i potenziali bacini espansione soprattutto nelle aree di giovanili.

Bisognerebbe quindi leggere più in profondità il fenomeno sotto tutti i punti di vista ed aprire un dibattito serio e necessario. Questo era  il preciso intento di Lazzaro  autore del documentario Nazirock, di cui avevo scritto poco prima dell’uscita in libreria. L’uscita in in due sale cinematografiche rispettivamente a Roma e Milano è stata invece bloccata dalle pressioni di Forza Nuova. Il documentario, che ho poi acquistato in DVD, è molto focalizzato sugli aderenti alla formazione di Roberto Fiore, quasi un reportage monotematico su uno dei loro raduni politico-musicali e perde forse l’occasione per fornire una panoramica più ampia sulla scena neofascista e sulle connessioni con le frange del tifo estremo (seppure vi e’ una parte legata alle connessioni con la politica parlamentare e con l’extraparlamentarismo di destra degli anni ’70).

Il dibattito forse adesso si aprirà o bisognerà attendere il prossimo morto?

Da Nazirock emergono comunque elementi di discussione interessanti e considerazioni innegabili, come quelle che consegnano ormai al ridicolo lo stupore retorico e cretino davanti ai “ragazzi di buona famiglia”, estranei al degrado socio-economico  da cui ci si aspetterebbe  questo e altro.  Ci si dimentica, puntualmente, che il fascismo  storico  ebbe l’appoggio  entusiastico  della prima ora soprattutto della piccola  borghesia, in particolare dei giovani irredentisti o anticomunisti appartenenti a questo strato sociale, affascinati dagli slanci vitalistici e dalle retorica del Duce. Le fasce davvero emarginate, socialmente ed economicamente deboli, a quell’epoca avevano problemi a procurarsi il pane, non parlavano nemmeno italiano e se ne sbattevano altamente di cio’ che avveniva fuori dalla loro provincia, figuriamoci quanto potessero essere attratti dell’idealismo Gentiliano, della magniloquenza D’Annunziana o dalle pompose pantomime Mussoliniane. Certo, poi venne appoggiato anche dalla grande industria e da parte degli strati popolari agricoli, infine da frange operaie che col mito del regime e sotto la sua propaganda (era nata intanto la rete radiofonica) erano nati, raggiungendo con tutta probabilità la maggioranza degli italiani.  Eppure si cominciò da lì, dai figli della piccola borghesia non troppo distanti nella scala sociale a tanti di quesi pariolini che furono neofascisti negli anni ’60 e ’70.

In Italia però la memoria è una coperta corta, tenuta nell’armadio gran parte dell’anno e utile soltanto a  coprire le vergogne durante le celebrazioni ufficiali.

9 thoughts on “Nazirock, nazi-shock e l’eterogenesi di Fini. (II)

  1. idiotaignorante ha detto:

    http://idiot[..] Connessioni connettenti Io avevo pensato di corredare questo post con un’immagine ironica sul fatto che i fascisti son tutti ghei latenti, perché son talmente fissati con lo spirito di gruppo, il mento deciso, il petto villoso, l’amicizia viri [..]

  2. liliangish ha detto:

    grazie per questi due pezzi. forti, attuali, smascheranti.

    la mia triste impressione è che ci sia anche da parte della sinistra parlamentare la tendenza a non voler pestare troppo i piedi ai nemici camerati. troppo si tace, non solo sulle tv, ma anche sui giornali.

  3. Aramcheck ha detto:

    la tendenza a non voler pestare troppo i piedi ai nemici camerati.

    Guarda Lilian, tocchi un tema che sento molto e che fatico a spiegare.
    Penso spesso che l’ultimo post di questo blog parlera’ dei meccanismi di autocensura. Li sento spesso scattare silenziosi in me quando scrivo, cosa assolutamente paradossale per una piccola voce anonima e senza nulla da perdere, dispersa tra milioni che ce ne sono su Internet. Figuriamoci quanto possano essere forti per chi e’ legato ad un apparato politico o e’ un professionista dell’informazione.
    Pero’ non c’e’ scampo: o si tenta di fare un’analisi un po’ piu’ ampia e seria o tanto vale far finta di non vedere. Che poi, come dici giustamente tu, e’ quel che fa la sinistra parlamentare anche quando, di rado, e’ in buona fede…

  4. uthertepes ha detto:

    Condivido la tua analisi totalmente.
    Credo però che la differenza più grande rispetto agli anni di piombo è l’enorme serbatoio di militanti fornito dalle curve colme di ultras, ai tempi molto meno “politicizzate”.
    In più in quel periodo gente come Fiore non poteva candidarsi come Presidente del Consiglio.
    Quindi credo che oggi la situazione sia sostanzialmente inquietante: sono molti di più, applicano la loro idea con l’atteggiamento ultras, e si sentono rappresentati da qualcuno che può candidarsi come premier…

    Ad Maiora

  5. Aramcheck ha detto:

    Non so se siano “di più”, di certo il bacino da cui attingere nelle curve è potenzialmente molto vasto e pronto allo scontro , come dici tu.

    Fatico a fare un raffronto con gli anni di piombo per quel che riguarda il “braccio politico”.

    Il paragone si puo’ farlo pero’ con la Germania, dove i neonazisti sono un problema della Merkel quanto di Schroder, della SPD quanto della CDU. Qui in Italia il problema è soltanto dei CSOA, dei circoli gay e degli immigrati: cioè una questione politica marginale, ignorata da governo e opposizione, riconducibile a voci politiche estremiste (ben piu’ demonizzate) o addirittura a chi non ha voce.

  6. Ucalcabari ha detto:

    La censura dei media riguarda questo e tanti altri fenomeni.
    Ciò che mi spaventa è che da destra e sinistra istituzionale, fino ad arrivare ai media ed anche all’opinione pubblica, il silenzio più totale è caduto sull’analisi di un alternativo modo di vivere rispetto a quello attuale, che in sostanza prevede il fatto che il 99% della popolazione del sistema occidentale, lavori 10 ore al giorno per arricchire l’1% dei rimanenti (mi sono mantenuto largo con la proporzione, credo che quella reale sia ancora più infame)…
    Questo, è per me, il silenzio più assordante, che poi conseguenzialmente porta al rifiuto più completo del diverso, a cominciare dai ROM, sostanzialmente colpevoli di non partecipare al sistema così com’è: lavora e compra.

  7. utente anonimo ha detto:

    consuma, produci, compra… ecc.. ecc.. non è detto da nessuna parte che dobbiamo ridurci così. a me interessa moltissimo come si stanno muovendo i gruppi d’acquisto solidale (GAS), che cercano di diffondere un consumo critico e il controllo dei prodotti che mangiamo tutti i giorni. Per fare questo occorre ricostruire quel tessuto sociale di quartiere che esisteva a Testaccio.
    un testaccino di via mastro giorgio

  8. Aramcheck ha detto:

    @Ucalbari: Ucalbari benvenuto.
    a cominciare dai ROM, sostanzialmente colpevoli di non partecipare al sistema così com’è: lavora e compra.

    La faccenda mi sta talmente schifando che fatico a parlarne. C’è un clima disgustoso e pericolosissimo che peggiorerà al peggiorare delle condizioni economico/sociali degli italiani.

    @Anonimo: Conosco il posto (Ci conosciamo?) ma ci andrei piano a descriverlo come un idillio agreste perduto.

  9. Aramcheck ha detto:

    Tornando al post, alla volontaria depoliticizzazione mediatica della violenza:

    http://www.repubblica.it/2008/05/sezioni/cronaca/pestaggio-nazi-roma/pigneto-raid/pigneto-raid.html

    Come volevasi dimostrare.

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