San Francisco Chronicle(I). La città dei fantasmi.


North Beach, San Francisco, sabato pomeriggio.

Quando penso di trasferirmi all’estero, il che capita sempre più spesso, questa città è costantemente in cima alla lista delle possibili destinazioni. A forza di venirci per lavoro e restare nei paragi per  vacanza, è diventata probabilmente la città che conosco meglio al mondo dopo quella in cui sono nato e ho quasi sempre vissuto.  Le ragioni per cui questo sarebbe un posto ideale dove venire a vivere, almeno per un po’, sono innumerevoli. Ci sono motivi importanti come le onde di Pacifica o dell’Half Moon Bay che sono  tra le migliori che io ricordi (soprattutto per chi vive il  surf  come un modo per rilassarsi e  non come l’arena dove sfidare i propri limiti e quelli degli altri), oppure la vita notturna o  perfino la pizza di North Beach, che uscirei di casa per andarla a mangiare anche se si trovasse dalle mie parti. Ci sono invece altri motivi tutto sommato trascurabili, ma di evidente utilità pratica, come le possibilità che la Silicon Valley offre a chi fa il mio mestiere. Insomma, una lunghissima lista  di cose che mi piacciono o che potrebbero  rendermi la vita facile: un posto ideale dove fuggire.

Tra le cose che mi terrebbero lontano invece, c’è prevalentemente il fatto che  per vivere qui bisogna imparare a non vedere i fantasmi.

Ce ne sono ovunque,  vivono nel sottosuolo della realtà, in una specie di quarta dimensione sovrapposta anziché parallela. In nessun’altra città d’America ho visto dolore e miseria incontrarsi con allegria e benessere così diffusamente, in ogni angolo di strada  senza vedersi né senza riconoscersi.  Malati di AIDS, schizzofrenici che si percuotono la testa urlando contro se stessi e contro il mondo, barboni che portano a spasso in bicicletta quintali di cenci, emarginati di ogni sorta, donne distrutte che si propongono ai semafori agitandoti un vibratore davanti alla faccia, alcolisti, eroinomani, reduci mutilati di chissà quale delle tante guerre. Quel tizio, infine, che si getta in mezzo agli incroci col semaforo verde, sfidando con donchisciottesca follia i mostri d’acciaio, come a dire “esisto, guardatemi!”, mentre questi lo schivano irritati. Quando venni qui nel 2002 la prima volta Market Street era un confine arbitrario, ma tutto sommato efficace, tra gli uomini e i fantasmi. Gli uni di qua,  gli altri di là. Adesso i fantasmi sono ovunque,  a migliaia, davanti alle vetrine di Macy’s come sotto alle enormi sopraelevate. Ogni luogo è contemporaneamente ghetto e vetrina del benessere occidentale. Per vivere qui bisogna imparare a non vederli, i fantasmi. Mi piacerebbe dire  che non ci riuscirei mai, ma sarebbe una menzogna. Col tempo ci riuscirei benissimo, esattamente come tutti gli altri.


 

4 thoughts on “San Francisco Chronicle(I). La città dei fantasmi.

  1. prion ha detto:

    Hai proprio ragione Jack, dopo aver scorazzato un bel po’ in giro per gli States negli ultimi 3 anni devo dire che San Francisco detiene il record degli homeless, ne rimasi impressionato anch’io la prima volta. Il concetto di abituarsi ad ignorare la poverta’ e’ invece un minimo comune denominatore di tutte le citta’ americane, fenomeno in passato adiuvato dalle barriere architettoniche (la tua market street a SF o il mio fiumone missouri a STL). Quindi direi che la cosa interessante e’ proprio questa: le barriere architettoniche stanno cedendo. Non voglio passare sempre per catastrofista, ma e’ possibile che prima o poi i fantasmi attrarranno con la forza l’attenzione dei cittadini di SF… il tutto sempre all’ombra dello splendido Golden Gate Bridge…

  2. prion ha detto:

    Dimenticavo di chiederti.. la foto del ponte e’ tua? E’ stupenda!

  3. Aramcheck ha detto:

    Non voglio passare sempre per catastrofista, ma e’ possibile che prima o poi i fantasmi attrarranno con la forza l’attenzione dei cittadini di SF… il tutto sempre all’ombra dello splendido Golden Gate Bridge…

    Guarda, l’altra mattina sul NYT la notizia era che a causa della crisi la proiezione del numero di persone che quest’anno dovranno ricorrere ai Food Stamps è altissima… ne parlo nel seguito del post.

    Dimenticavo di chiederti.. la foto del ponte e’ tua? E’ stupenda!

    No, è presa da Internet, non la so fare una foto del genere :/
    Ho fatto qualche scatto, ma non ho nulla con me per scaricarle. La foto del tizio invece è mia, anche se scattata qualche anno fa.

  4. lilith979 ha detto:

    preferisco crederti sulla parola…
    saluti dal paesello ;)

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