L’arte della crisi e il surrealismo politico italiano.


Non tutte le crisi sono necessariamente un male. Nei casi in cui le degenerazioni si sono spinte fino al punto in cui è difficile peggiorare, la crisi porta con sé il potenziale del rinnovamento ed è quindi un passaggio necessario. A patto che  la parola passaggio conservi il suo significato transitorio e cioè si risolva in qualcosa di diverso. Nel sistema politico e sociale italiano non si deve parlare di crisi, ma di un’agonia dolosamente prolungata. Per questo forse non si vedono segni di rinnovamento e l’atmosfera generale appare  inerte e rassegnata: uno scatto di reni del malato o un suo definitivo e liberatorio trapasso, sembrano due ipotesi ugualmente remote.

Un sistema che non assolve più alle prerogative per cui è stato creato, né crolla, né  si risana, somiglia a un  non-morto. Uno zombie che per rendersi presentabile può soltanto rifarsi il trucco, apparendo a chiunque lo guardi con un minimo attenzione più ridicolo ad ogni nuovo strato di cerone.

Per questo credo che assisteremo ad una campagna elettorale surreale, dove per mascherare l’assenza di contenuti, la vecchiezza e in definitiva se stessi, finiranno per fare e dire qualunque cosa.

Quando dico qualunque cosa, intendo davvero qualunque cosa.

Come nei quadri di Dalì pesanti pachidermi di regime cammineranno su lunghe gambette di giraffa, dalla Golconda di Magritte pioveranno dal cielo acquazzoni di portaborse tutti uguali e ci spiegheranno come la loro pipa da tabacco non sia in realtà una pipa da tabacco.

In assenza di una crisi vera non vedo nemmeno un’arte della crisi. Il fatto che io non la veda non vuol dire che non ci sia, forse non emerge o forse guardo nel posto sbagliato. Succede comunque che come nei quadri surrealisti l’arte è in rapporto col mondo reale ma non ne rispetta le regole, le sovverte e le deforma, le rielabora nella propria estetica e nei propri simboli perché un quadro è libero dai vincoli della logica: deve soltanto lasciarsi guardare. Se forse questa realtà catatonica e patetica fatica a permeare l’arte e a renderla feconda, al contrario ne condivide alcune finalità. Lo fa in modo goffo e certe volte osceno,  non avendo nulla da dire o dovendo tacere anche il marcio più evidente si limita ad attirare l’attenzione, a farsi guardare appunto, costruendo un’ immagine di sé talmente  contraddittoria e cacofonica da far perdere la memoria di come dovrebberero essere le zampe di un elefanteper poterne reggere il peso.

Scrivo in ritardo perché il surrealismo politico italiano, l’ultima grande avanguardia, è già iniziato e, qualunque cosa ne pensiate, questa non è una pipa.

« Automatismo psichico puro, attraverso il quale ci si propone di esprimere, con le parole o la scrittura o in altro modo, il reale funzionamento del pensiero. Comando del pensiero, in assenza di qualsiasi controllo esercitato dalla ragione, al di fuori di ogni preoccupazione estetica e morale. » dal Manifesto del Surrealismo, 1924

5 thoughts on “L’arte della crisi e il surrealismo politico italiano.

  1. crystalbeach ha detto:

    I quadri da te mostrati sono molto belli e hanno un senso specifico non logico e non razionale, forse spirituale o metafisico, mentre la politica surreale non ha alcun senso se non quello di perpetuare il potere fine a se stesso. Se abitassi su marte o su un qualsiasi altro pianeta mi verrebbe da credere che il parlamento italiano sta a Napoli e con un sorriso triste e sconcertato potrei dire pigliateve sta munnezza.

  2. utente anonimo ha detto:

    non esiste un modello alternativo a quello attuale, o meglio esiste, ma si tratta di qualcosa di più arcaico, quindi più empirico.
    Una soluzione ci sarebbe, ma vorrebbe dire cambiare quasi tutto quello che esiste a livello sociale: denaro, scuola, governo, istituzioni.
    Come vedi non si può fare perchè tanta gente ci specula, ma se venisse capita dalla maggioranza, questi pochi verrebbero spazzati via.

    Chardonnay

  3. Aramcheck ha detto:

    @Chardonnay: Una soluzione ci sarebbe

    Hai in mente qualcosa in particolare?

  4. lilith979 ha detto:

    Concordo perfettamente sul concetto della crisi come momento fondamentale in qualunque situazione: quel che ristagna, tanto varrebbe se fosse morto.
    Poi, se si vuole deviare sul politico, non sono più in grado di aggiungere nulla…sto cominciando a non seguire più la politica, forse per un sottile e perverso gusto di risvegliarmi tra un pò di tempo e provare finalmente stupore per quel che accadrà…
    Nello specifico del discorso sull’arte, la mia opinione è che in effetti ti poni nell’ottica giusta quando dici che il fatto che io non la veda non vuol dire che non ci sia, forse non emerge o forse guardo nel posto sbagliato .
    Sono convinta che quando magritte ha esposto la sua pipa-non pipa, e duchamp ha esposto il suo orinatorio, e via dicendo, la gente abbia storto il naso – soprattutto gli amanti dell’Arte con la maiuscola. Non è forse più possibile giudicare il sistema artistico con i parametri classici.
    Cionondimeno, le forme contemporanee, “sporche” e apparentemente casuali, hanno secondo me il loro senso.

  5. Aramcheck ha detto:

    Concordo perfettamente sul concetto della crisi come momento fondamentale in qualunque situazione

    Lo spunto è sempre il tuo vecchio post sulla Torre, cui continuo a rendere omaggio :)

    un sottile e perverso gusto di risvegliarmi tra un pò di tempo e provare finalmente stupore per quel che accadrà…

    Desiderio che una parte di me condivide ma che non credo saprei applicare, se non andando altrove anche fisicamente.

    Cionondimeno, le forme contemporanee, “sporche” e apparentemente casuali, hanno secondo me il loro senso.

    Non ne discuto il senso, ma la potenza.
    Vorrei vederle imporsi, dare scandalo, emergere nel frastuono. Ripeto, spero di sbagliarmi.

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