Petrolio a 100 Dollari: la forbice e il picco.

Mi aggancio al nuovo record del prezzo al barile, attestatosi a 100 dollari,  per tornare sulla questione del picco del petrolio di cui avevo parlato qualche tempo  fa  a proposito delle previsioni di Colin Campbell.  Negli ultimi  anni il prezzo del greggio al barile è  cresciuto di circa il 500%  sfondando una “soglia psicologica” dopo l’altra, come direbbero i bravi giornalisti,  fino a culminare ieri nella cifra tonda dei 100 dollari. Le spiegazioni ufficiali, recitate come un mantra dagli esperti di turno, vertono in continuazione su una pluralità di fattori prevalentemente di ordine geopolitico. Le attuali instabilità del Pakistan, del Kenia e dell’Iraq fanno il paio con quelle del Libano, della Nigeria e dell’Iraq (a volte ritornano) che venivano sventolate qualche tempo fa dagli stessi organi ufficiali. Questo tipo di interpretazione è principalmente di tipo finanziario, cioè legata alle fluttuazioni degli investimenti e quindi della fiducia degli investitori nello scenario globale in rapida evoluzione. Qualcuno fa al più riferimento alla carenza dell’applicazione  delle nuove tecnologie estrattive e all’assenza di infrastrutture in grado di fornire un flusso continuo e costante di greggio su un mercato in via di espansione al crescere dei giganti asiatici. Questa la tesi ortodossa. L’altra tesi, quella eretica, che si fa largo timidamente sui media occidentali e presso gli esperti di settore, ma non sui media italiani, è invece quella ben più preoccupante del raggiungimento, avvenuto o imminente, del peack oil: cioè l’offerta che per limiti fisici rimane costante per poi avviarsi ad un lento declino a fronte di una domanda crescente, grosso modo, col PIL mondiale. Leggi “il disastro”, a meno naturalmente di un veloce e traumatico abbandono della dipendenza di idrocarburi da parte dell’economia mondiale, economia che al momento regge pressocché interamente su di essi.

A questo proposito riprendo una notizia vecchiotta, da quell’ottimo  osservatorio sull’argomento che è il blog petrolio, comparsa in un’ ansa di ottobre:

LONDRA, 22 OTT – Il picco della produzione mondiale di petrolio è stato raggiunto nel 2006: è quanto afferma il gruppo di ricerca tedesco Energy Watch Group, in un rapporto presentato oggi a Londra. Inutile quindi aspettarsi un rapido ritorno a livelli “normali” dei prezzi del barile, che ha sfondato quota 90 dollari la scorsa settimana: secondo la ricerca, la produzione mondiale – ferma l’anno scorso a 81 milioni di barili al giorno – è destinata a scendere a 58 milioni nel 2020, e a 39 milioni nel 2030. Sarebbe quindi inevitabile, se si realizzassero queste previsioni, un aumento del prezzo del petrolio, a fronte di una crescita costante della domanda – con conseguente rischio di guerre e rivolte in tutto il mondo. I dati diffusi dall’Energy Watch Group sono in netto contrasto con quelli dell’Agenzia Internazionale dell’Energia, che prevede una produzione in crescita nei prossimi decenni, fino a 116 milioni di barili al giorno nel 2030. (ANSA). Z08-LQ 22-OTT-07 13:50

Le stime presentate rispettivamente dell’ EWG (gruppo di ricerca tedesco) e dall’AIE (organo ufficiale) aprono una forbice abissale. In un caso, ponendo il 2030 come limite arbitrario per comprendere il trend, si parla  di una riduzione della disponibilità di greggio che va dal 50% in piu’ di quella attuale a un 50% in più, cioè  da una situazione  in cui sarebbe già tardi anche solo  per cominciare a correre a i ripari ad una in cui tutto sommato la produzione futura sarebbe in linea con la crescita del fabbisogno (fermo restando un contenimento dei consumi dovuto alla crescita delle energie rinnovabili).

L’ampiezza della forbice ritengo sia un fattore preoccupante di per sé, in quanto la differenza sia in termini assoluti sia in termini di trend è tale da non far pensare ad una approssimazione ad un valore di mezzo. E’ un po’ come se per la giornata di domani l’aeronautica militare prevedesse neve, ghiaccio e temperature intorno agli zero gradi, mentre un osservatorio di qualche università parlasse di una bella giornata estiva con medie intorno ai 27 gradi. La verità difficilmente sarà nel mezzo, probabilmente invece uno dei due enti si sta macchiando di plateale incompetenza o aperta malafede o, forse nella migliore delle ipotesi, tutti i barometri della zona sono in tilt ed entrambi tirano somme a caso. Io non so quale delle due previsioni sia quella giusta e se da un lato la AIE potrebbe sembrare l’organo più autorevole è anche forse quello meno indipendente e pare si stiano verificando anche al suo interno alcune defezioni.  Ciò che trovo interessante, e naturalmente preoccupante,  è l’enormità della posta in gioco e il fatto che se ne parli così poco, almeno in termini di picco, perché non c’è via di mezzo: se il picco è vicino o addirittura alle spalle il mondo sta per cambiare in fretta (piu’ in fretta che a causa del Global Warming), se così non fosse sarebbe ora di smentire definitivamente questa teoria dati alla mano,  soprattutto considerando  che viene da ambienti scientifici  e industriali  e non  da quel celebroleso di David Icke.

Si dovrebbe cominciare a pretendere dati più certi, e soprattutto univoci, in particolare se dovessero cominciare ad emergere indizi in grado di spostare l’ago della credibilità sul ramo più catastrofico della forbice. Vediamo quali potrebbero essere alcuni: aumento delle guerre e delle pressioni sul  Medio Oriente, aumento di tensioni tra  l’Occidente e la Russia, progressiva demonizzazione  della Cina e dell’India in  quanto giganteschi potenziali consumatori in rapida ascesa, corsa agli armamenti, plateau della produzione Opec, diminuzione della produzione non-Opec e prezzo del barile in rapida, rapidissima ascesa…


10 thoughts on “Petrolio a 100 Dollari: la forbice e il picco.

  1. PhilipDick ha detto:

    l’apocalisse è vicina? non lo so, so solo che se da una parte un mondo senza petrolio sarebbe un sogno (un sogno utopico, chiaro, senza gas pestilenziali nell’aria) dall’altro sarebbe un incubo perché, come scrivi tu, il mondo cambierebbe radicalmente rispetto a quello che conosciamo. E ho paura che in un futuro del genere, apocalittico, le guerre e le tensioni si moltiplicherebbero in maniera esponenziale. O forse da qualche parte c’è una soluzione, ma dove?

  2. Aramcheck ha detto:

    @Phil: Cambiamenti e trasformazioni economiche ce ne sono sempre state, e piu’ aumenta il livello tecnologico più, almeno in teoria, è possibile reagire in fretta. Millenarismi a parte, io in astratto sarei anche ottimista sulla capacità degli esseri umani di reagire ai cambiamenti, soprattutto quando si tratta di elaborare nuove tecnologie. E’ quando questa transizione altera gli equilibri (o i disequilibri è il caso di dire) economici e geopolitici, che tendo a dare per certo che le bombe arriveranno prima, molto prima, delle soluzioni ragionate e negoziali.

    Ripeto: sempre che la minaccia sia prossima come sostengono all’EWG o all’ASPO.

  3. Scacchino ha detto:

    “Si dovrebbe cominciare a pretendere dati più certi”

    Già.
    Commovente.

  4. michelavitturi ha detto:

    Grazie del tuo passaggio e dell’augurio che mi hai lasciato. Felice 2008 anche a te.

  5. michelavitturi ha detto:

    Riguardo al post, temo che i dati forniti e il non prendere alcun provvedimento “ecologico” per non soggiacere all’uso del petrolio per produrre energia, comporterà oltre a tutto ciò che hai scritto la “inevitabilità” del ricorso al nucleare, la qual cosa mi inquieta assai per molti motivi.

  6. prion ha detto:

    Chissa, le due alternative potrebbero aver ragione entrambi. MI spiego. Se da una parte mi sembra ragionevole attribuire l’ascesa del prezzo del greggio a motivi di geopolitica e finanza, dall’altra mi chiedo come mai si stia ricorrendo sempre piu a fonti di petrolio “difficili da raggiungere”, come i pozzi sottomarini in fondo agli oceani. A detta degli esperti infatti, questa sarebbe un’altra spiegazione dell’aumento del prezzo (aumento dei costi di estrazione, quindi aumento del barile). Ma d’altro canto, se c’e’ ancora tanto petrolio dove ce n’era gia’ prima, perche’ andare sempre piu in fondo agli oceani per estrarlo? E’ possibile che la natura contrastante dei due sets di dati derivi dalla incertezza (o speranza) che il petrolio si trovi da qualche altra parte, magari ancora non definita…
    Detto questo, ho altri mille motivi per credere che siamo sull’orlo di un precipizio atomico (tipo la stupefacente ascesa economica dei paesi asiatici che menzioni tu), e per una volta sarebbe il caso di non fare un passo avanti…

  7. Aramcheck ha detto:

    @Prion:
    Quelle proposte non sono presentate come stime incerte né come speranze, almeno sulla carta.

    Degli elementi di incertezza vi sono sicuramente, anche dove uno non se li aspetterebbe. Un esempio su tutti è quello dell’Arabia Saudita che in teoria ha la maggiore quantità di risorse petrolifere non sfruttate nel sottosuolo ma nella pratica dichiara la stessa cifra “estraibile” da vent’anni, periodo nel quale ha estratto e venduto parecchi milioni di barili al giorno. In piu’ i sauditi su questi dati non permettono ulteriori rilevazioni e verifiche a tecnici esterni.

    Per quanto riguarda le dichiarazioni sui giacimenti a difficile estrazione dall’Alaska all’Artico, ai giacimenti ad alte profondita scoperti dalla PetroBras fino alle sabbie bituminose del Canada, se ne parla da tempo ma c’è molto poco di concreto e le stime sono anche qui spesso discordanti.

    Una visione ottimista potrebbe essere quella che al crescere dei costi di estrazione veda raggiungere un punto critico per il quale gli investitori sposteranno i capitali sulle rinnovabili compreso l’etanolo (immagina il barile a 150 o a 200 dollari…) e questo sembrerebbe effettivamente positivo.

    Il punto resta la gestione della transizione che comincia dalla “presa d’atto del problema”.

  8. lilith979 ha detto:

    io, umile donna del popolo, posso solo aggiungere che ieri pomeriggio, necessitando di rifornire la mia macchinetta, mi sono accinta a fermarmi ad un distributore: con sollievo e soddisfazione, avevo constatato che il prezzo della benzina vi si attestava intorno ai 1295. “oh, per fortuna è ritornato al prezzo di un paio di mesi fa…”. Ovviamente quello era il prezzo del DIESEL. Ho girato al largo ma…il lunedì è vicino e la mia auto piange miseria.
    E intanto i tg ci distraggono con scene di “Napoli sotto i rifiuti”.

  9. Aramcheck ha detto:

    @Lilith: che il prezzo della benzina vi si attestava intorno ai 1295.

    Di cui una parte sovvenzionano la guerra in Abissinia del 1935, il che dovrebbe renderti fiera e patriottica ;)

    Elenco accise sulla benzina:
    # 1,90 lire per la guerra di Abissinia del 1935;
    # 14 lire per la crisi di Suez del 1956;
    # 10 lire per il disastro del Vajont del 1963;
    # 10 lire per l’alluvione di Firenze del 1966;
    # 10 lire per il terremoto del Belice del 1968;
    # 99 lire per il terremoto del Friuli del 1976;
    # 75 lire per il terremoto dell’Irpinia del 1980;
    # 205 lire per la missione in Libano del 1983;
    # 22 lire per la missione in Bosnia del 1996;
    # 0,020 euro per rinnovo contratto autoferrotranviari 2004

    Ovviamente quei soldi ora vengono utilizzati per altri usi magari anche importanti e meritori (Quali? E almeno cambiassero la dicitura…) e se ci fossero mezzi pubblici adeguati e piu’ incentivi su auto ibride, ben venga la tassazione dei carburanti. Pero’ l’elenco mette di buon umore perché dona quel tono farsesco che sempre caratterizza le italiche vicende.

  10. lilith979 ha detto:

    che poi (non so se si è capito) ma 1295 era il prezzo del diesel (in virtù del “minor costo” del quale si comperano automobili più care)…la benzina stava a 1405!!!!
    Hanno pure aumentato il prezzo delle sigarette. Una volta almeno facevano “una botta al cerchio, una botta alla botte”…

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