Marketing e progresso: contro il “Family Day”.

Mi pare che il Family Day a conti fatti si reggesse, infondo anche a detta degli stessi organizzatori, su tre momenti fondamentali: la rivendicazione di politiche per la famiglia, la festa per la gioia incommensurabile di “essere una famiglia tradizionale” e l’elemento polemico-politico in opposizione ai DICO. Le spinte maggiormente (anche se non esclusivamente) caratterizzanti di questi tre momenti mi sono parse: demagogia, vittimismo e discriminazione.

Demagogia. Chi non è per la famiglia?
Il primo momento, quello propositivo che contiene gli elementi di rivendicazione,mi pare sostanzialmente demagogico e incentrato sull’argomento fin troppo abusato a destra e a sinistra delle “famiglie che non arrivano alla fine del mese”. La mia sarà una posizione veteromarxista eppure a me pare che in realtà “certe famiglie non arrivano alla fine del mese”, cioè i ceti bassi e medio-bassi, quelli che non arrivano “mai alla fine del mese” nei periodi di declino economico. Tra il 2000 e il 2006 questo paese ha attraversato il piu’ grave rallentamento della storia Repubblicana intermini di crescita del PIL, totem sacro nel paradigma economico attuale e ahimè metro di ogni valutazione sociale ed economica, di cui hanno sofferto le famiglia ma anche i giovani single sotto i trent’anni (fino al non POTER diventare famiglia) e i pensionati. Ammettere questo significa spostare il problema da una categoria trasversale alla stratificazione economica e legata a valori tradizionali come quella di “famiglia”, a quella di “classe” categoria che alla Chiesa piace meno. E’ chiaro che la famiglia rappresenti l’elemento fondante della comunità umana, ma ne rappresenta anche l’elemento minimo, se la disgregazione sociale e politica non permette più di riconoscersi in una “classe”, in un progetto sociale ampio che sia un partito di massa o un sistema di valori comuni, come non riconoscersi nei propri figli, nella propira moglie o nei propri genitori? Un obbiettivo minimo su cui non si puo’ non concordare. Come fa giustamente notare Uther Tepes la chiesa cattolica in fatto di marketing ha ancora tanto da insegnare, tuttavia se si vuole davvero mettere “la famiglia” al centro dell’agire politico ci si dovrebbe rivolgere anche alla creaziome di nuove famiglie oltre che alla tutela di quelle già costituite. Questo comporterebbe chiaramente politiche drastiche di lotta al precariato, sostegno all’acquisto della prima casa, abbattimento del livello degli affitti e rilancio dell’edilizia popolare. Si recupererebbe così quella parte di coppie di fatto eterosessuali che sono tali perchè non hanno la possibilità di sposarsi e fare figli, colpendo però contestualmente dei mercati, come quello del lavoro e degli immobili, sulle cui speculazione si é di recente arricchito qualcuno a danno di chi parte da zero. Qualcuno che di sicuro “tiene famiglia”, benestante e multipla, e magari è sceso pure in piazza. Il marketing vende e lo fa spesso attraverso messaggi che colpiscono la parte irrazionale del cervello. Il marketing non risolve i problemi e non ne ha mai risolti, semplicemente perchè non è il suo compito.  Per questo non concordo con Uther, che forse ironicamente, invita i laici ad imitarne le strategie.


Vittimismo. La famiglia accerchiata dai comunisti e dai gay(*).
La festa in cui si festeggia la propria appartenenza a qualcosa è piuttosto comune: è tale pure il GAY PRIDE. Nel caso del Gay Pride c’è un elemento discriminatorio innegabile nella società contro gli omosessuali, a cui si contrappone un “orgoglio” ostentato, spesso superficialmente(**), nel tentativo di sfidare il pregiudizio diffuso. La festa va benissimo. Quello che non capisco, o meglio capisco e non accetto, è l’atteggiamento vittimistico suscitato dal mantra clericale dell'”attacco alla famiglia”. Questo tipo di mantra da accerchiamento creano strani e irragionevoli fenomeni come nel caso di quella tipa che, davanti a me e ad una furibonda Trashick, ha sbottato di recente: “se continua così in questo paese ci si dovrà vergognare di essere etero”, in particolare la tipa si sentiva discriminata perchè le piacciono gli uomini. Bah. Sullo stesso tono un seminarista intervistato dal Manifesto sosteneva che “La famiglia è il fondamento della mia fede, vengo da una famiglia con dieci figli, è inaccettabile che qualcuno tenti di distruggerla. Un tempo non c’era bisogno di scendere in piazza per difendere la famiglia ma adesso siamo costretti”. Ci si aspetterebbe da un momento all’altro il seguente lancio Ansa:

ANSA: L’armata rossa, torrente d’acciaio, ha portato i propri carri armati su via della Conciliazione e si appresta a radere al suolo il Vaticano. Per editto del soviet supremo stanno per essere sciolte le famiglie tradizionali. I figli di quest’ultime saranno affidati a delle coppie omosessuali di comprovata lealtà al partito. Sarà il partito stesso ad assegnare dei partner omo per i genitori borghesi espropriati della prole, i quali verranno rieducati alla sodomia e al cunnilingus davanti alle effigi di Mao, Stalin, Lenin e Marx resi nudi e bolscevicamente virili con Photoshop.


Cazzate come quelle udite dalle labbra della tipa e dell’apprendista prete potrebbero essere bollate come le farneticazioni di menti deboli ed isolate, se non ché esse sono perfettamente in linea con gli slogan di Bagnasco, Ruini, del telepapa e di tutto il politicame bipartisan che gli si accoda, almeno a chiacchiere, quotidianamente. I vertici del marketing vaticano sul vittimismo infondato, hanno deciso di puntarci  forte.

Discriminazione. La famiglia come DICOno loro.
Il progresso, che non va confuso con lo sviluppo col quale spesso ha poco a che fare(***), è quella tendenza  all’allargamento dei diritti di cui dovremmo andare orgogliosi e che ci è costato spesso dure lotte. Ad ogni conquista si è opposta una reazione, spesso bigotta, ma non sempre priva di argomenti razionali. In questa tensione siamo abituati a movimenti che scendono in piazza rivendicando qualcosa per se stessi, gli esempi sono infiniti, o che ne chiedono per altri come nel caso degli anti-G8 occidentali. Siamo abituati anche a manifestazioni di segno contrario atte a negare diritti ad altri per la paura che tali diritti nuocciano a coloro che già li posseggono: ad esempio una manifestazione contro gli eccessivi flussi immigratori si fonda sul timore che dando agli stranieri il permesso di soggiorno la ricchezza verra spartita ulteriormente senza che sia aumentata complessivamente e che, magari, la sicurezza e le condizioni di vita peggiorino per tutti.
Il Family Day fa pero’ qualcosa d’altro: persone che hanno certi diritti si battono perchè questi non vengano riconosciuti ad altri, senza che questo riconoscimento possa nuocere loro, o a terzi, in alcun modo. Stavolta vorrei ricordare non c’è l’embrione di mezzo, elemento terzo da tutelare, né il feto, né la possibilità che il proprio partner ancorato dalla tradizione ad un matrimonio detentivo e indissolubile chieda il divorzio. Satvolta non ci si limita a fermare una misura progressista (allargamento dei diritti) per difendere i propri interessi ma per il puro gusto di fermarla, per pura meschinità umana. Il motto è: <<No ti riconosco un diritto perchè non mi piace che tu ne usufruisca>>, questa cosa ha un nome e si chiama discriminazione. Peggio che fermare il progresso per una ragione irrazionale e discriminatoria come questa c’è soltanto il regresso: la revoca dei diritti per infami motivi, quello che venne fatto agli ebrei nel ’38. Non si arriverà a nulla del genere questo è chiaro, ma le attuali forze reazionarie sono tali da andarci tanto vicino (pensate agli strali di Bagnasco che accomuna omosessuali e pedofili), quanto la democrazia e l’Europa (pensate a Buttiglione) lo permettono. Se non fosse per la comunità fondata insieme a paesi piu’ civili di noi e per la costituzione repubblicana, temo non ci sarebbe limite al peggio.

L’unica sponda del Tevere.
A queste forze reazionarie bisogna opporsi strenuamente e con maggiore determinazione se si nascondono a sinistra, come nel caso di Rutelli o di Prodi che ha affossato i DICO rimandandoli ad un parlamento strumentalmente ostile; perchè la reazione c’è sempre stata ma c’è sempre stata anche un’alternativa, un’altra sponda sulla quale militare. Dopo l’omologazione politica liberista, oggi rischiamo di viverne una clericale. La tettonica a placche, benedetta dalla Chiesa e dai vertici dei DS, che ha portato alla deriva moderata del PD ha azzerato lo spazio politico del contendere in tema di laicità: il Tevere ha ormai una sponda sola che ci rende tutti virtualmente cittadini vaticani.

Per queste ragioni sono contrario a questo Family Day.

(*) E pare che una cosa non escluda l’altra.

(**) “Si anch’io ho diritto alla pensione di reveribilità” è un conto, “si anch’io ho diritto a ballare la tecnho col culo di fuori su un Pick-Up mentre amoreggio col mio compagno”, non dico sia un male, ma di certo è un altro conto.

(***) La Cina regina dell’uno e quasi del tutto priva dell’altro insegna.

15 thoughts on “Marketing e progresso: contro il “Family Day”.

  1. prion ha detto:

    Norma e tradizione contano poco per chi ha dei valori attuali da condivedere col compagno/a e trasmettere agli eventuali figli. Si scende in piazza in quel modo per paura di perdere qualcosa o per pigrizia cerebrale… e a me sembra che la seconda sia decisamente preponderante. Sono convinto che stavolta si arrivera’ a qualche tipo di scontro tra le due sponde del Tevere, gli autentici cittadini della Chiesa (credenti o drogati) contro quelli che contro la Chiesa non avrebbero nulla (semplicemente per indifferenza) ma che vengono costretti a diventare anticlericali per la legge del “o con me o contro di me”.

  2. joeCHiP ha detto:

    commento troppo lungo… ho risposto a te e uther in privato.
    — JC

  3. lilith979 ha detto:

    I miei complimenti per le tesi ben esposte, come sempre.
    La mio opinione sui dico & co. è che quando si vuole buttare della cenere negli occhi delle persone perchè non vedano le schifezze che li circondano, vengono studiati teatrini di questo tipo: se la massa, anzichè farsi infinocchiare sempre e comunque, aprisse gli occhi e cominciasse a “mantenere gli occhi saldi sulla palla” invece che farsi distrarre dai movimenti intorno, forse (probabilmente) si verrebbe a capo di qualcosa.
    Tanto per fare un esempio, coloro che sostengono che la famiglia è in pericolo, potrebbero fermarsi ad ascoltare le storie di tante ragazze ricattate, umiliate, minacciate dai datori di lavoro perchè decidono di sposarsi o di avere figli – per inciso, questo sarebbe anche ininfluente se la legislazione dello Stato italiano non desse ai padroni le armi per farlo.
    Ma invece no, restano incantati dalle parole dei preti come i topi al suono del piffero di Hamelin, e si lasciano trasportare verso la loro rovina o quella altrui, che è meglio:siamo italiani, no?

  4. crystalbeach ha detto:

    Le famiglie sono veramente in pericolo, soprattutto quelle cattoliche che mandano i propri figli a scuola da suore e preti. Grazie a papa ratzi ci sono 4500 preti pedofili in giro.

  5. crystalbeach ha detto:

    Raga vi saluto, sto partendo per due mesi in salento. Mare, spiagge, sole, mangiate, bevute, fumate, tarantelle, pizziche e un pò di sano reggae. Cosa dirvi, dall’alto del mio pulpito eretico e per niente papalino, spero(anche se sò che non accadrà) che al mio ritorno papa ratzi abbia legalizzato e sacralizzato la masturbazione e la scopata così che i preti e le suore la smettano di essere pedofili e comincino a godere della vita, quella vera, quella molto tradizionale ma mai tradizionalizzata. Caro papa la smetta di dire sempre no a tutto, si fumi un bel cannone e si lasci andare! Cribbio e mi consenta! Ciao a tutti ;-)

  6. Aramcheck ha detto:

    >Caro papa la smetta di dire sempre >no a tutto, si fumi un bel cannone e >si lasci andare!

    Si direbbe che tu ti sia avvantaggiato.
    Buon viaggio ;)

  7. lilith979 ha detto:

    Ciao Cristalbeach, mi stavo giusto chiedendo dove fossi sparito. Certo che la vita ti sorride, eh?alla faccia….Un saluto e un augurio di buona vacanza (o quel che è).

  8. anarcadia ha detto:

    “Non ti riconosco un diritto perchè non mi piace che tu ne usufruisca”

    Mi permetto una sola parola in mèrito al tuo -peraltro efficacissimo- post. La questione è molto semplice: il riconoscimento di status familiare implica da parte dello stato una disponibilità al sostentamento. lo Stato riconosce nella famiglia un investimento (perchè la famiglia fa girare l’economia, produce figli e quindi forza-lavoro, versamenti per le attuali pensioni e via dicendo) in virtù del potenziale sociale che deriva da quello riproduttivo: allargare gli stessi diritti a coppie sterili (e qui son d’accordo, possono essere di per sè anche eterosessuali, se non fosse che queste possono accedere all’adozione. E qui si apre un altro problema, ma sta di fatto che l’efficacia psicologica della famiglia omosessuale verso un bambino è ancora tutta da dimostrare) significa nei fatti investire su chi consuma e basta, piuttosto che su chi consuma per RENDERE. Economicamente, quindi, alcuni discorsi risultano a mio avviso sostenibili…

  9. Aramcheck ha detto:

    Non dico che non possano esserci argomenti razionali Anarcadia, ma non è su questi che si è costruito l’evento.

    Approfitto del tuo commento, gradito come sempre, per passare un link (ancora da JoeCHIP)
    su un intervento di Travaglio sull’argomento:

    http://www.youtube.com/watch?v=G_yArsICrIo

    Piaccia o non piaccia Travaglio, la requisitoria mi pare robusta.

  10. anarcadia ha detto:

    “…ma non è su questi che si è costruito l’evento…”

    Mi pare indubbiamente vero.

    Travaglio lo vidi in diretta: di lui apprezzo MOLTISSIMO la perizia statistica e la documentazione accuratissima di ricerca, un po’ meno un certo populismo in cui mi pare volentieri incéda quando “si lascia andare”…

  11. anarcadia ha detto:

    ps: ma non sarebbe il caso che tu sistemassi questo dannato template? :D

  12. Aramcheck ha detto:

    >ps: ma non sarebbe il caso che tu >sistemassi questo dannato >template? :D

    Il template è perfetto: per chi usa Firefox ;)

  13. anarcadia ha detto:

    Sei un razzista, ecco… ç___ç’

  14. lilith979 ha detto:

    Aramcheck, dove sei finito?

  15. Aramcheck ha detto:

    Capita di avere poco tempo e poche cose da dire :)

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