Da Pasolini a Maria De Filippi. (III e ultima parte)

Era il 1975 e per Pasolini il potere stava per cambiare faccia, per conquistare i ceti popolari spingendoli ad abbandonare l’antica cultura solidale. I democristiani ingessati avrebbero presto mostrato un volto permissivista, sarebbe arrivato il Craxismo, la TV commerciale (compresa la RAI) e la commercializzazione della società, l’unità di valori e aspirazioni tra ceti bassi e borghesia appiattiti sull’immaginario della seconda. La libertà sessuale falsificata, in un paese come il nostro dove oggi il sesso è esposto ovunque ma i rapporti interpersonali non appaiono  più facili né spontanei o, soltanto per fare un esempio che metta insieme l’immaginario pasoliniano e la cronaca di questi giorni, l’omofobia è tutt’ora profondamente radicata. I giovani e il potere nel 1975  stanno cambiando, il primo rapimento delle BR è del ’73, il rapimento Moro del ’78, Guido Rossa muore nel ’79 e l’ultima bomba di stato esploderà nei primi anni ’80.

Il 2 novembre del 1975 Pasolini viene ammazzato (prima del montaggio di Salò senza poter difendere il film dai suoi molti critici) eppure intuisce il cambiamento in atto in quel quinquennio che non vedrà e lancia scrivendo e filmando la sua ultima profezia.
Chiudo con una pseudo-allucinazione avuta qualche settimana fa incappando in venti minuti di Buona Domenica. Mi sono immaginato Pasolini catapulato nel mondo dei vivi sul divano di casa mia a guardare questa TV, senza aver sviluppato trent’anni di anticopri. Avrei voluto poter scrutare il suo volto sgomento, l’espressione   agghiacciata di chi ha gettato per venti minuti lo sguardo nell’abisso.
Nella prima parte di questo lungo post avevo usato la parola sottoproletariato, una parola che non mi piace e che pare non descrivere più nulla, legata ad un linguaggio obsoleto di cui non ho alcuna nostalgia, una parola che però era ancora viva nel ’75. Non che in Italia oggi non ci siano poveri, basta alzare il tappeto e se ne trovano in quantità, ma quell’espressione va oltre l’indigenza economica, abbraccia la sfera sociale e culturale.  Se ha senso ancora parlare di sottoproleariato oggi in Italia, è soprattutto di un  sottoproletariato culturale. Magari lo troverete con vestiti fashion a fare la fila davanti alla sala provini del GF, di Saranno Famosi, a dimagrire per somigliare a qualche stronza patinata o sdraiato sul divano a non perdersi una parola di quel nulla chiassoso che è Buona Domenica.

Buona Domenica e programmi del genere d’altro canto rappresentano una buona metafora dell’Italia: un salotto rissoso in cui si discute di tutto  e in cui nulla è mai messo veramente in discussione.

Nel 1975 Pasolini viene ammazzato  e stupisce vedere come lo spegnersi di una sola voce possa costare tanto caro ad un intero popolo.

28 thoughts on “Da Pasolini a Maria De Filippi. (III e ultima parte)

  1. crystalbeach ha detto:

    Alla fine di tutto questo percorso un consiglio: ho letto da poco un libro di una grande scrittrice tedesca Juli Zeh. Il titolo è Gioco Da Ragazzi. Chi vuole può leggerlo, è un gran bel libro. Un grande squarcio su ciò che siamo diventati attraverso una storia molto ben scritta. Pasolini credo sia stato, insieme a Carmelo Bene e Giorgio Gaber, uno dei tre ultimi veri intellettuali. Dopo questi personaggi vedo che la parola intellettuale è stata fin troppo abusata perdendo il suo vero significato. Ora per me essere definiti tali sarebbe un’offesa.

  2. utente anonimo ha detto:

    E pensa che quando c’era Costanzo Buona Domenica era perfino peggio.

    tp

  3. idiotaignorante ha detto:

    Tre post molto belli. Io non ho mai visto un film di Pasolini, ma ho sempre trovato intelligenti e acuti suoi articoli e scritti che mi e’ capitato di leggere. Come dice Crystalbeach, era un intellettuale sul serio, non un cazzone presuntuoso. La connessione De Filippica non mi sarebbe mai venuta in mente (per forza, da conoscitore superficiale di Pasolini che sono), ma e’ azzeccatissima.

  4. anarcadia ha detto:

    “Nel 1975 Pasolini viene ammazzato e stupisce vedere come lo spegnersi di una sola voce possa costare tanto caro ad un intero popolo”

    Ti ringrazio per ciò che hai scritto, certe cose uno ha bisogno di sentirsele ridìre, ogni tanto. Ciao.

  5. lilith979 ha detto:

    sottoscrivo per intero il commento di Anarcadia: è la frase che anche a me ha colpito di più.

  6. utente anonimo ha detto:

    Frase entrata subito tra le mie signature

    tp

  7. utente anonimo ha detto:

    Tanto per generalizzare, di oggi la notizia che la vincitrice del “Saranno Famosi” iracheno unisce in piazza Sunniti e Sciiti… forse i modelli DeFilippici riusciranno li dove i potenti del mondo hanno fallitto? Gira gira qui Maria ci becca il Nobel per la pace!

  8. Aramcheck ha detto:

    @Crystalbeach, I&I:
    “Io so. Ma non ho le prove. Non ho nemmeno indizi. Io so perché sono un intellettuale, uno scrittore, che cerca di seguire tutto ciò che succede, di conoscere tutto ciò che se ne scrive, di immaginare tutto ciò che non si sa o che si tace; che coordina fatti anche lontani, che mette insieme i pezzi disorganizzati e frammentari di un intero coerente quadro politico, che ristabilisce la logica là dove sembrano regnare l’arbitrarietà, la follia e il mistero. Tutto ciò fa parte del mio mestiere e dell’istinto del mio mestiere. Credo che sia difficile che il mio “progetto di romanzo”, sia sbagliato, che non abbia cioè attinenza con la realtà, e che i suoi riferimenti a fatti e persone reali siano inesatti”.

    Per Pasolini il ruolo dell’intellettuale era quella di svelare e chiarire quello che si nasconde dietro propaganda, depistaggi e mistificazioni. Quelli che oggi vengono chiamati intellettuali sono per lo più degli spocchiosi narcisisti prezzolati impegnati a giustificare a posteriori le malefatte del padrone, della segreteria di partito o della lobby dalla quale dipendono. Sono quasi sempre i più sottili costruttori della prigione che dovrebbero smontare pezzo per pezzo. Fa bene Crystalbeach a ritenerlo ormai un termine offensivo, perchè questa fgente lo ha reso tale col proprio agire concreto.

  9. Aramcheck ha detto:

    @anonimo: L’ho vista. Bella ragazza, ma non credo che inciderà sulle sorti della guerra.

  10. crystalbeach ha detto:

    Grazie per le belle e condivisibili a pieno parole aram, hai detto esattamente quello che penso. Pur non conoscendoti abbastanza, mi sono fatto l’idea che se il tuo progetto di romanzo si trasformi in vero e proprio romanzo sarà buona cosa per te e per tutti quelli che avranno voglia di leggerlo, per cui posso dirti solo una cosa: i progetti solitamente sono fatti per essere smentiti, tu non smentirlo il tuo perchè potrebbe essere uno dei rari casi in cui si fa veramente peccato ;-) ciao.

  11. Aramcheck ha detto:

    @Crystalbeach: Ops! Il virgolettato è una citazione di Pasolini (non si capiva?), io non soltanto non sono un intellettuale e non ho un “progetto di romanzo” (credo fosse metaforico anche nel testo originale), non ho nemmeno progetti per le vacanze di pasqua ;-)

  12. petrolchimico ha detto:

    Sottoproletariato, popolino.
    Cosa merita il pubblico italiano? In tante occasioni mi trovo a discuterne con i colleghi di lavoro, con i miei familiari o con chiunque mi dica “hai visto ieri sera…?”
    Non sono un intellettuale,ma mi inchino e bacio le mani ai vari Pasolini, Gaber, e ognuno metta il proprio. Mi si rigira lo stomaco a vedere il politicante di turno pronto a dire tutto ciò che non dice nulla e in quel linguaggio politichese standard che i politici imparano da piccoli, non mi vergogno di essere uno che non paga (paga, sic!) Luca Giurato, Carlo Conti o una lista infinita di bambocci che bambocciano; subisco moltissimo quelle pubblicità, studiate per un insieme di coglioni che vedono pinguini sui treni , o che fischiettano gingle dei ricchi e poveri mentre comprano parmigiano.
    Che tristezza. Se Pasolini potesse vedere, sono sicuro che rinnegherebbe persino l’omosessualità dopo aver chiesto a qualcuno “ma ‘sta Platinette, sarebbe?” Cosa meritiamo? QUESTO.
    Hanno colpito, questo ci meritiamo, guai a lamentarsene… Continuiamo a mangiare la merda, che Salò e le centoventi giornate di Sodoma ci ha insegnato come prendere la forchetta e farlo…

  13. crystalbeach ha detto:

    Guarda che l’ho capito benissimo che era una citazione ma io non ci credo al fatto che tu neanche ci abbia provato, perchè a differenza di qualcun’altro io il tuo racconto l’ho letto e l’ho trovato molto buono. Naturalmente tutto si può sempre migliorare, ma basta volerlo. Fai ottimi recensioni e quindi potresti benissimo provarci ;-) per pasqua ma anche per stasera e domani io non ho progetti, non li faccio quasi mai.

    “coglioni che vedono pinguini sui treni”
    niente male mi piace. Ciao a tutti.

  14. liliangish ha detto:

    Quelli che oggi vengono chiamati intellettuali sono per lo più degli spocchiosi narcisisti prezzolati impegnati a giustificare a posteriori le malefatte del padrone, della segreteria di partito o della lobby dalla quale dipendono.
    leggendo Pasolini mi sono spesso meravigliata di quanto profetiche fossero le sue parole.
    la disgregazione del sottoproletariato ne è la prova vivente. il sottoproletariato culturale di cui tu parli è infatti un sottoproletariato trasversale che abbraccia tutte le fasce di reddito.
    non per niente nei vari Grandi Fratelli abbiamo visto di tutto: imprenditori, pizzaioli, ingegneri e sedicenti artisti, tutti con la stessa, deprimente desolazione neuronale e culturale.

    io mi chiedo come farei, se non ci fosse internet, per capire in che mondo vivo.

  15. terumo ha detto:

    Ciao Aramcheck,
    scusami il ritardissimo, ma mi capita di avere tanto da fare.
    I tre posto sono scritti bene. Dopo lungo tempo mi hai fatto ripenare a cose che trascuro. Te le scrivo in breve.

    Non conosco nei dettagli il format di Saranno famosi, ma credo che sia un conscorso per conquistare un contratto nel mondo dello spettacolo, una specie di provini pubblici. Giusto? L’idea fondamentale sarebbe, sempre se non sbaglio, quella per cui chiunque, con impegno e ovviamente talento, può realizzare il sogno di diventare un personaggio pubblico, una persona di spettacolo (con i grandi guadagni e la vita dorata che ne conseguono). Tutto fatto alla luce dei riflettori, per smetire la leggenda che in televisione si va avanti solo fornendo prestazioni sessuali. E’ un programma democratico in cui anche il pubblico può votare? Racconta anche la vita quotidiana dei concorrenti? E’ un reality show?

    Tuttavia non credo che attualmente gli intellettuali impegnati non esistano più, o che i liberi pensatori siano estinti. Credo piuttosto che siano ridotti a un silenzio mediatico, all’impossibilità di raggiungere la maggioranza dei lettori. O quando riescono a farlo, diventano immediatamente fenomeni nazionali, vengono etichettati (anche come eroi) e assicurati nella gabbia di una nomenclatura precodificata. Non vengono presi sul serio e non vengono problematizzati. Così lo spazio per l’imprevisto è ridotto al minimo. E soprattutto non possono diventare dei modelli.
    Per questo è sempre bene tentare confronti fra l’ideologia, la comunicazione e la realtà.
    L’anonimo che scrive che la reginetta irachena unisce in piazza sunniti e sciiti suppongo che voglia essere ironico. E’ evidente che un fatto come quello di cui parla non è che un’operazione propagandistica senza nessuna relazione con la realtà, cioè con le dinamiche umane che muovono la vita sociale irachena. E’ meglio che sia una reginetta con delle belle gambe a unire due gruppi religiosi, piuttosto che un incontrollabile predicatore con una testa pericolosa.
    E in un paese come l’Italia (ma qui in Germania è uguale) il prolferare dei reality shows è l’indice prima di tutto di una grave degradazione dell’immaginario collettivo. La quotidianità di una dozzina di aspiranti ballerini che diviene spettacolo non significa che essi vivono in una quotidianità spettacolare, ma che si sta tentando di degradare i sogni del pubblico proponendo loro modelli mediocri. Ed è spaventoso soprattutto il successo che hanno queste produzioni televisive. La moltiplicazione delle fiction assume in questi termini lo stesso significato. Tutto molto bello, perché molto semplice, molto normale. E in questo modo si riesce a volere bene anche a un poliziotto, perché la fiction ci racconta le sue complicazioni e la sua umanità.

    Il sottoproletariato è una parola legata alle origini della civiltà industriale, per questo è ormai desueta. Ma le comunità povere e emarginate degli immigrati mi sembra che possano avvicinarsi molto a ciò che quel termine stava ad indicare. Almeno dal punto di vista delle condizioni sociali (interne ed esterne) ed economiche.

    Infine. Nell’articolo chiamato Il romanzo delle stragi è possibile che Pasolini alludesse al romanzo Petrolio, che al tempo era un progetto dal nome Vas. E’ un romanzo-sermone rimasto incompiuto e pubblicato postumo. Se vuoi andare a fondo dell’ultimo Pasolini, potrebbe esserti utile. E’ ristampato nella collana Narrativa di Mondadori, ma c’è anche una vecchia edizione degli Struzzi di Einaudi.

    E ora devo scusarmi anche per essere stato prolisso. Non ne faccio una giusta.
    Ti ringrazio comunque per la considerazione.

    Un abbraccio e molti auguri di guarigione
    r

  16. terumo ha detto:

    …accidenti, avevo scritto “in breve”…

  17. Aramcheck ha detto:

    >Tuttavia non credo che attualmente >gli intellettuali impegnati non esistano >più, o che i liberi pensatori siano >estinti. Credo piuttosto che siano >ridotti a un silenzio mediatico, >all’impossibilità di raggiungere la >maggioranza dei lettori.

    Ma se cio’ è vero, e probabilmente lo è, il loro ruolo cambia e i problemi che dovrebbero porre non raggiungono mai il dibattito pubblico. La critica dell’esistente si perde nel chiasso mediatico.

    >O quando riescono a farlo, diventano >immediatamente fenomeni nazionali, >vengono etichettati (anche come eroi) e >assicurati nella gabbia di una >nomenclatura precodificata.

    E i questo non ci vedi una loro responsabilità? Omologati in una nomenclatura si smette di pensare liberamente. Si acquista un padrone, fosse anche il proprio stesso “status”.

    >alludesse al romanzo Petrolio, che al >tempo era un progetto dal nome Vas.

    Giace nell’edizione mondadori sul mio comodino da qualche mese. L’ho sfogliato ed è molto incompleto purtroppo, prima o poi lo leggerò.

    grazie per la visita
    ciao

  18. utente anonimo ha detto:

    ti rispondo che sì, è vero, è colpa loro, è colpa del fatto che devono trovare uno stipendio, quindi è colpa loro che forse, come chiunque altro, aspirano a un certo benessere, a migliorare o a mantenere un determinato tenore di vita; è anche colpa del limite oltre il quale un certo modo di pensare viene considerato estremistico, quindi emarginato, rimosso dal caos mediatico (anche se credo che in quel caos ci sia molto più ordine di ciò che sembra). Sono d’accordo, a grandi linee, con ciò che dici.
    L’unico problema è che m pare che da una parte escludi l’eccezione (e Pasolini era un’eccezione malata nella rivoluzione capitalistica italiana), e dall’altra attribuisci all’intellettuale dei compiti, dei doveri, che immediatamente lo etichettano in un altro senso. nel tuo senso guerresco, ribelle, e tuttavia già costruisci un manichino dell’intellettuale impegnato e ardito, acuto e perennemente giovane.
    E te lo scrivo come una persona a cui Pasolini ha cambiato la vita intellettuale. Pasolini non è l’unica soluzione, anzi, Pasolini è una controsoluzione; Pasolini è la chiusura di una via, perché ogni suo gesto (comprese le parole), ha un livello di genialità, di unicità e di morbosità tale, che ripeterlo farebbe ridere, come una maschera venuta male. In nessun modo Pasolini può essere, per me, elevato a modello.
    L’impegno invece sì, deve essere lo scandalo di ciascuno di noi. Ma da quando vivo in questo mondo sento più persone impegnate a lamentarsi che non esistono più veri pensatori, piuttosto che persone impegnate a DIVENTARE veri pensatori. E la differenza, minima ma dalle grandi conseguenze, mi pare tutta qui.

    ciao
    r

  19. Aramcheck ha detto:

    Vero, Pasolini era un eccezione e
    non volevo neppure intendere la figura dell’ intellettuale come necessariamente ribelle e giovanilistica (rimpiango infondo anche Montanelli che era un vecchio reazionario, ma con la schiena dritta), forse mi sono spiegato male. Non ho mai detto che sia morto il libero pensiero o che dovremmo pensare come Pasolini, e se ognuno di noi per capire il mondo in cui siamo dovrà fare uno sforzo maggiore ben venga. In realtà i miei strali erano contro coloro che ci vengono spacciati come intellettuali, proprio perchè poco fastidiosi, mentre sono spesso eruditi di regime la cui dimensione mediatica diventa subito preponderante. Delegare a questi (magari per la loro maggiore visibilità mediatica o politica) l’interpretazione della società o il tracciamento dei confini del dibattito pubblico, è come delegarlo a chi paga loro lo stipendio.

  20. utente anonimo ha detto:

    su questo punto, che è probabilmente una delle ragioni della nostra comune infelicità, sono completamente d’accordo.
    i potenti del mondo sono razza inestinguibile.

    ciao
    r

  21. crystalbeach ha detto:

    Sono pienamente daccordo. Cambiano i tempi e cambiano i personaggi, ma la parola sottoproletariato ha sempre lo stesso significato, così come quelli che una volta tutti chiamavamo bisogni, senza metterci paura di risultare per questo anacronistici, restano sempre gli stessi. Il problema dell’intellettuale è un non problema. E’ ovvio che il potere preferisce persone che pensano poco e pensano come vogliono loro e questi li chiama intellettuali distruggendo il vero significato della parola, cioè liberi pensatori. Ma è vero anche che Pasolini non può essere preso a modello perchè eccezione. A me sembra però che grazie a internet e ai blog, ma anche grazie alla vita che mi sono scelto di fare, di esseri pensanti se ne possono incontrare molti. Non saranno intellettuali nel senso di ciò che oggi significa la parola, ma sti ca…! Anzi meglio. Forse il problema è che sessanta e più anni di democrazia cristiana ci hanno segnati nell’intimo. In questa nazione le cose vanno bene se non cambiano mai. L’importante è coltivarsi il proprio orticello, se questo ci viene permesso, che si fotta tutto il resto. Da qui nasce un sistema che non è socialista, non è capitalista, non è un emerito c…. Un sistema altamente mafioso per cui se vuoi fare qualcosa di utile veramente per tutti prima devi fare un sacco di cose utili per pochi e non per te e quando quel qualcosa di valido per tutti sarà diventato una brutta copia sbiadita di ciò che era in originale ti permetteranno di farlo e allora ti accorgerai che non serve più a nessuno. Il problema è fare non più solo pensare, creare, partecipare così come si è senza cambiare. Ma urlando non attraverso il tubo catodico, per strada, fra la gente. Provarci se si ha qualcosa da dire a dirlo affinchè tutto non resti solo un pensiero. Questo blog è già questo per me, come quello di Beppe Grillo, come altri ancora. Scegliamocela la cultura.

  22. lilith979 ha detto:

    Sono solidale con te.
    Ma la frustrazione di non poterlo cambiare, il sistema, a volte mi ammazza. Solo il nostro orticello, possiamo scegliere di coltivare, solo quello.

  23. crystalbeach ha detto:

    Ma il mio è più bello del tuo ;-) e così dicendo parte una nuova trasmissione della De Filippi. E se ognuno nel proprio orto provasse a piantare qualcosa di veramente bello oltre al meglio che c’è negli altri orti? Potremmo diventare degli ottimi giardinieri e come in oltre il giardino con Peter Sellers( meraviglioso film) magari assurgere al posto di presidente della repubblica ;-). O più semplicemente e realisticamente accorgersi che questo schifo di realtà che viviamo non è l’unica possibile. Spesso nel chiudersi dentro il recinto del possibile ci si scorda che l’impossibile può diventare possibile.

  24. lilith979 ha detto:

    Sì vabbè…l’orticello non si coltiva perchè sia solo bello, ma perchè sia “ricolmo di frutti che anche le persone che passano possano raccoglierne” tanto per continuare con la metafora bucolica.
    E’ far sì che tutto il mondo diventi un giardino che è impossibile. Ma il discorso delle utopie l’abbiamo già fatto altrove… nei momenti di buona prevale il pensiero ottimista, in quelli di ricaduta nella realtà invece..sai com’è.
    E’ che ci sono persone ignoranti e cattive contro cui non si hanno armi.

  25. crystalbeach ha detto:

    Mi piace il tuo orticello, ci sono buoni(non in senso di privi di peccato) e belli(non come le modelle anoressiche alle sfilate di moda) frutti e penso che se mi trovassi a passare dalle tue parti ne coglierei più di qualcuno. Far crescere questi frutti non è utopico, credere che grazie a loro entro poco il mondo sarà un giardino è utopico. Forse fra il tutto e subito e il niente sempre ci può essere spazio per degli orticelli ricchi di frutti buoni e belli che altri possano cogliere. Anche io so essere cinico all’ennesima potenza guardando dentro le pupille degli occhi del mondo, ma attenzione, ci si può vestire di cinismo come s’indossa una corazza per non morire, per difendersi, oppure ci si può vestire di cinismo per risolvere alla radice il problema più grosso e spinoso del mondo, quello della povertà, esportando democrazia, oppure ci si può vestire di cinismo per nascondere lacrime di rassegnazione. Io sono dell’avviso che si può essere cinici per non morire, per guardare in maniera disincantata la vita e magari riderci sopra accorgendosi di quanto tutto sia paradossale. Questo perchè credo ancora che un sonoro e puzzolente peto sommergerà un giorno, non so dire quando, tutto il potere del mondo. Daltronde mi si può togliere tutto ma nessuno potrà mai farmi smettere di sognare.

  26. andonio83 ha detto:

    straordinarie quelle riflessioni di pasolini. straordinarie per come aveva intuito un’evoluzione che nessuno, all’epoca, poteva accettare (“le ideologie come schemi morti da riempire gesticolando”).

    complimenti per le letture e per il blog “impegnato”.

  27. lilith979 ha detto:

    Sei molto rasserenante, crystalbeach. Grazie.

  28. crystalbeach ha detto:

    Balsamo all’acqua disciplinante. Defaticante. Con funzione rimorchiante. Narcisizzante. Negrizzante. Sbiancante. Fascistizzante con funzionale servizio tappeto rosso della cia e aggiunta di olio di ricino. Sovietizzante con funzionale aggiunta di kgb. Infiniti balsami. Un mondo di acque oli creme e vitamine proteiche per il proprio corpo. Questo pensava Loretta dentro questo paradiso del commercio. Mi guardò e piena di euforia annunciò che avrebbe inventato la nuova linea di balsami mistici. Ateizzante e dogmatizzante per il credente. Il primo ricco di proteine euforico bestemmianti e il secondo pieno di vitamine antidico in funzione antipedofilia clericale. Una società d’individui che cambiano modo di essere e pensare in base al tipo d’imbalsamazione scelta. Se funziona farò anche una crema per il viso antitsunami. La nuova linea balsami e creme per il viso la chiamerò MOLTO ESECRABILE. Per uomini e donne stanchi di scegliere con la propria inutile testa. Per tutti quelli che sanno quanto può essere vuota una testa in questo nuovo secolo. Mentre camminavamo insieme dentro questo paradiso dell’inutile abbiamo visto sacchetti per il frigorifero al profumo aggressivo di grinta e voglia di risultato immediato. Vibratori spara supposte contro l’impotenza e rilascia tessere della lega col motto ce l’ho duro.
    Poi mi sono svegliato. Era tutto un incubo per fortuna. Ora sono qui, mi sono riletto tutto quello che qui c’è scritto su Pasolini e anche tutti i commenti e…grazie a te Lilith di esistere e grazie a tutti voi.

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