Da Pasolini a Maria de Filippi. (I Parte)

Quando sei costretto a casa per più di un mese dai postumi di una artroscopia alla spalla, ti ritrovi di colpo con un sacco di tempo a disposizione. Hai tempo per seguire dopo anni una lezione all’università, per leggere i libri che attendevano in una alta pila polverosa sul tuo comodino e per saccheggiare DVD dal negozio di noleggio di Walter. Hai insomma tutto il tempo per fare le cose che ti piacciono e addirittura, e di questo magari dubitavi, il tempo per fare quelle cose che non sei affatto sicuro ti piaceranno ma sei certo che siano interessanti. Chiamatelo se volete libero studio, che suona bene. E’ così che ho preso in mano il cofanetto degli ultimi film di Pasolini regalatomi da Theprez e mi sono sparato prima la trilogia della vita e poi Salò o le centoventi giornate di Sodoma. Non pago ho recuperato a parecchi mesi dalla prima lettura “Lettere Luterane” la raccolta degli articoli scritti da Pasolini nel ’75, l’anno della sua morte. Tra gli articoli c’è anche “l’abiura della trilogia della vita” che avevo appunto appena finito di vedere. La trilogia è composta da “il Decameron”, “I racconti di Canterbury” e “Il fiore delle mille e una notte”. Nell’abiura Pasolini spiega di aver voluto rappresentare i corpi nella loro bellezza e nella loro sensualità, senza essersene affatto pentito. Tuttavia l’artista rinnega, a posteriori, l’opera e ne spiega le ragioni. La rappresentazione del sesso e degli organi sessuali era da lui intesa per affermare la propria libertà espressiva, verso la ricerca di una liberalizzazione sessuale necessaria nel quadro di potere ecclesiastico-democristiano di quegli anni. Quando però , a posteriori, il potere muta e invece di osteggiare la libertà sessuale la falsifica, Pasolini si dice costretto ad abiurare. Il potere diventa consumistico, il corpo diventa una merce da esposizione di massa e il sesso viene inteso come volgarità e manipolazione, quando non esplicitamente violenza. La gioventù sottoproletaria (si parlava ancora così e su questo termine vorrei tornarci in seguito) non sa difendersi e diventa secondo Pasolini  schiava dell’imitazione della cultura borghese devota al possesso e all’individualismo, in morte della cultura popolare. Per Pasolini l’emancipazione delle classi popolari e il complessivo miglioramento delle loro condizioni di vita, nulla ha a che vedere con l’abbandono della propria identità culturale. L’aspirazione ad uno standard di vita borghese e la conseguente appropriazione di valori borghesi santificati da una cultura di massa (cioè dei mass-media) interclassista quanto becera, per Pasolini sono le cause della nascita di una gioventù criminaloide o criminale, da lui già denunciata. Il proletario aspira a modelli provenienti da un mondo che gli è estraneo, diffusi dalla televisione e accettati acriticamente, al cui raggiungimento omologante è pronto a sacrificare tutto, per prime onestà e innocenza. La realtà mostra a Pasolini una generazione corrotta e l’autore ne deduce una corruttibilità retroattiva che non risparmia neppure la gioventù dei secoli precedenti da lui raffigurata nella trilogia. Di qui l’abiura. Di questa criminalizzazione dei giovani sottoproletari ne farà le spese egli stesso nel modo più tragico di lì a pochi mesi, comunque la si pensi sulla vicenda giudiziaria legata a Pelosi. E’ il 1975 e in altri scritti Pasolini denuncia un quadro politico che sta cambiando, una classe dirigente democristiana arretrata e inadeguata al nuovo dinamismo del capitale, che sta per essere spazzata via da quella che egli chiama la Terza fase del fascismo. Al manganello nell’imposizione del consenso si sostituiscono i mass media. Alla retorica sulla conquista dell’ Etiopia (*), l’acquisto della seconda auto o del frigidaire. Vi ricorda qualcosa?
(continua)
(*) Anche oggi facciamo la guerra, ma usiamo una retorica di pace.

4 thoughts on “Da Pasolini a Maria de Filippi. (I Parte)

  1. crystalbeach ha detto:

    Poche cose. Non posso che essere daccordo con lui su tutto ciò che ha detto e scritto in proposito. Daltronde la terza fase del fascismo ce la stiamo vivendo alla grande e abbiamo ancora il coraggio di parlare di vita democratica?

  2. anarcadia ha detto:

    Io quando vedo Pasolini mi commuovo, davvero.

  3. Aramcheck ha detto:

    @Anarcadia: Ti credo, io provo un senso di vuoto. E’ strano sentire la mancanza di qualcuno morto prima che tu nascessi, eppure in qualche modo è così.

  4. liliangish ha detto:

    tre post così articolati meritano commenti altrettanto articolati… lessi le Lettere Luterane un paio d’anni fa e quando arrivai al capitolo dell’abiura restai di sasso nel leggerne il titolo.
    come poteva abiurare Il Fiore e, soprattutto, quel capolavoro di fusione tra pittura e cinema che è il Decameron? (Canterbury è ancora impolverato nel cofanetto, non sei il solo ad avermene segnalato l’inferiorità rispetto agli altri due).
    Quando però lessi il contenuto dell’articolo mi resi conto che Pasolini aveva tristemente ragione.
    E mi venne in mente un passo post femminista di Shere Hite con cui osservava che la liberazione sessuale, lungi dal liberare sessualmente le donne, le aveva incatenate più di quanto prima non fossero.
    se infatti prima erano obbligate a preservare la loro verginità dagli attacchi maschili, ma potevano a volte esprimere la propria sessualità nel talamo coniugale, dopo la rivoluzione sessuale la società impone loro di fatto di essere sempre sessualmente disponibili, salvo subire ugualmente le conseguenze fisiologiche e sociali della condizione.
    è una delle conseguenze del nostro sistema consumistico che basa ogni giudizio di valore sulla quantità: quante volte, figliuolo? la domanda è sempre la stessa, anche se il fine è ribaltato.
    e quello che Pasolini aveva espresso come poesia dei corpi che si donano per piacere e per amore diventa, nelle commedie scollacciate dei settanta, una sovraesposizione di corpi che altro fine non ha se non quello di saziare lo spettatore come un’oca destinata al fois gras.
    laddove si perde il significato originario della comunione dello spirito e del corpo anche la libertà sessuale diventa un dettame ipocrita.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...