Riscaldamento globale, Agenda-setting e morale di lungo termine.

Orizzonte temporale della minaccia.
Una delle caratteristiche del sistema attuale è la scarsa lungimiranza delle forze dominanti che lo compongono: politiche, economiche e mediatiche.  L’economia reale ragiona su un orizzonte di pochi anni per il ritorno degli investimeti, la finanza su tempi molto inferiori: l’unità di misura temporale dei risultati finanziari delle aziende è il quarter, tre mesi. “
Nel lungo termine siamo tutti morti” diceva Keynes , ed aveva ragione, quando si riferiva al mercato azionario. La proposta e l’azione politica hanno anch’esse un orizzonte di breve termine, tipicamente quattro cinque anni nelle democrazie occidentali. I media ragionano soltanto sul brevissimo termine tanto che non è un paradosso dire che una notizia sui media tradizionali è già vecchia il giorno dopo, mentre l’obsolescenza si riduce poi a poche ore nel caso di Internet.  Nella realtà pero’ esistono problemi che impongono che li si affronti nell’immediato anche se la loro minaccia si concretizzerà sul lungo termine. Nel caso del Global Warming  ad esempio, l’orizzonte demporale della minaccia è quello della vita di un uomo o al piu’ di qualche generazione per gli ottimisti: nessuna delle componenti dominanti del nostro sistema prende decisioni tenendo conto di un tempo così lungo.

Come far si che un problema  finisca sul tavolo dell’azione politica?
Il post precedente mi ha fatto tornare in mente la teoria dell’ Agenda-setting (McCombs,Shaw ’72). Secondo questa teoria  i media non sono in grado di far decidere alla gente per quale partito o candidato votare, ma possono fare qualcosa di potenzialmente piu’ importante e cioè determinare l’ordine di priorità dei problemi all’attenzione dell’opinione pubblica(*). Seguendo questo schema in una teorica contrapposizione destra-sinistra essi sono in grado di concentrare l’attenzione su temi cari all’una o all’altra parte, facendo “sentire” all’elettore moderato o indeciso che i tempi richiedono che ci si occupi di questa o quella questione con maggiore urgenza. Se ad esempio la TV e i giornali cominciano a parlare insistentemente del dilagare dell’immigrazione clandestina, uno schieramento di destra tenderà a beneficiarne avendo in genere per ragioni storico-ideologiche piu’ a cuore il problema, che verrà presentato costantemente ai potenziali elettori come un’urgenza imprescindibile.  Simmetricamente potrebbe avvenire lo stesso per una generica sinistra socialista (et similia) se l’enfasi fosse posta sul calo del potere d’acquisto dei salari dei lavoratori dipendenti.  E’ possibile dunque che qualora si volesse ottenere una risposta politica ai problema del riscaldamento globale gli organi meno indicati su cui fare pressione sarebbero proprio i partiti politici: molto piu’ efficace potrebbe rivelarsi premere affinchè siano i media a parlarne per poi aspettare che i due schieramenti corrano dietro, in vista delle elezioni, all’ultimo modello di elettore ecologicamente sensibilizzato. Si lo so’ come processo è contorto, se non addirittura perverso, ma è l’intero sistema (oclo)democratico ad esserlo.

Un collega di ritorno dagli USA mi raccontava di aver visto Al Gore presentare il suo film in un numero spaventoso di trasmissioni televisive (Letterman, Leno etc…). Come in un rapporto causa-effetto a stretto giro di posta qualche giorno fa (alle tre di notte, insonnia…) ho visto con questi occhi George W.Bush fare di fronte al congresso discorsi degni di un militante di Greenpeace. Proprio lui, il texano ammanicato coi petrolieri, nel suo penultimo discorso sullo stato dell’Unione prometteva pubblicamente di affrontare con massimo impegno il problema del riscaldamento globale, puntando sulle nuove tecnologie e su una minore dipendenza dell’economia USA dal petrolio, il 20% in meno invece che in piu’ nei prossimi dieci anni.

Controllo dei media.
Certo, bisogna poi che l’azione dei governi sia conforme con le promesse elettorali,  purtroppo però per questo le teorie sociologiche non servono. Allo stesso modo c’è il rischio (in molti casi la certezza ) che i media siano controllati dal potere politico e delle lobby ad esso collegate e quindi l’agenda subisca un’influenza dall’alto, un push, che spesso chiude il cerchio. Il punto pero’ è che se si vuole far entrare un tema
nell’agenda politica, indipendentemente che esso provenga da un push dall’alto o da un’esigenza reale della popolazione,  la porta d’ingresso (per stretta che possa essere) è sempre mediatica. Così i media recepiscono il tema del global warming e lo scaldano (ops!) e la politica si sbriga a metterlo in agenda (**) prevedendo l’onda elettorale che seguirà quella mediatica.

Il lungo termine.
Tutto cio’ avviene ormai in tempi brevissimi ed ogni schieramento politico cerca di giocare d’anticipo guadagnandosi un vantaggio elettorale nell’immediato, il quale si tradurrà in un equivalente vantaggio economico per i propri finanziatori appena raggiunte le sacre poltrone.  In questa rincorsa vediamo intervallare problemi veri, tipo il riscaldamento globale appunto, che in genere nascono da esigenze della società o da allarmi della comunità scentifica, ad  argomenti moda che tengono occupati  giornali e  TG in un ciclo infinito di finte polemiche e ridicoli dibattiti. Gli argomenti moda in genere nascono nelle segreterie di partito, nelle redazioni dei giornali e nei board aziendali.
Se gli argomenti legati a problemi reali, divulgati cioè dai media ma nati da cambiamenti della società che né i media né la politica controllano, né spesso conoscono, finiscono nella centrifuga delle informazione usa e getta cosa succede?
Succede che essendo essi appunto reali e non virtuali,  abbandonati al proprio decorso degenerativo prima o poi esplodono e creano catastrofi sul lungo termine, l’unico di cui non frega nulla a nessuno.

Ma sul lungo termine anche la morale comune cambia.

Sul lungo termine, cio’ che è concesso diventa deprecabile e cio’ che è abominevole diventa concesso.

Sul lungo termine, uccidere un uomo perchè inquina sarà considerato giusto e doveroso.

Sul lungo termine, davanti alla scarsità di risorse, selezionare i piu’ giovani e resistenti a scapito dei piu’ vecchi e deboli sarà drammaticamente accettato.

Sul lungo termine i figli sputeranno in faccia ai padri per averli costretti a vivere in un mondo che sarà ormai invivibile e, siccome ha mangiato troppo da giovane, al vecchio non andrà la carne piu’ tenera adatta ai suoi pochi denti, ma l’osso: dovesse morire di fame.

Sul lungo termine quel vecchio siamo noi.


(*)Ad esempio Mediaset non convince le persone a votare per Berlusconi: fa si che si parli di lui e che le sue invettive/proposte siano contiunamente sotto i riflettori, indipendentemente dalla fondatezza o dall’urgenza che realmente hanno.
(**)Mentre scrivo Blair si è appena accodato al suo collega-compare.

7 thoughts on “Riscaldamento globale, Agenda-setting e morale di lungo termine.

  1. psychostarlet ha detto:

    so che non c’entra nulla, e comunque non riesco a concentrarmi abbastanza per leggere un intero post, ma le frasette che scorrono a lato le leggo sì, e Terra e libertà è sempre un gran film

  2. utente anonimo ha detto:

    grassie per complimenti :))))
    (non so mai come rispondere, sembro cretina)
    il tuo blog è davvero interessante…
    metto tra i preferiti, così passo più spesso. ;)

  3. terumo ha detto:

    Grazie per il commento.
    Il tuo post, benché faccia parte delle Visioni apocalittiche, è molto ottimista. Mi auguro che si arrivi davvero a uccidere chi inquina, invece che ad essere uccisi da chi ha bisogno di inquinare. Di solito il potere di inquinare (anche moralmente), il potere economico, quello politico e militare vanno di pari passo, cioè sono in mano alle stesse poche persone. E’ questo fatto, soprattutto, che mi toglie la speranza.
    Tornerò a trovarti.
    ciao
    r

  4. utente anonimo ha detto:

    allora! la puoi leggere qui:
    http://www.zeronline.it/fumetto/Fumetto.pdf

    la risoluzione non è ottima, ma neanche la mia storiella, d’altronde
    :)
    ne vado comunque molto fiera.

    federica

  5. CrazyDiamond84 ha detto:

    so entrata per ricambiare il post…ciaooooooooooooooooooo

  6. bluesongs ha detto:

    Penso che le idee ci siano, il numero di persone pure.
    Manca la coesione e la spinta al cambiamento. E’ una problematica così poco tangibile ancora per i più che l’energia prodotto nel sollevare il problema si affloscia. E parlo del movimento dal basso… quello che fa le ‘rivoluzioni’, perchè è questo che ci vuole… una rivoluzione verde.
    Le tue ultime parole sono secondo me molto forti, non le condivido appieno. Faresti ritornare l’uomo ad uno stato ‘animale’ di selezione naturale. Penso che la conflittualità non sarà generazionale, ma geografica. Ognuno a difesa delle sempre più preziose risorse naturali (partendo dall’acqua).

    grazie della tua visita…

    ciao!

  7. Aramcheck ha detto:

    Bluesongs,
    la conflittualità sarà geografica se ci sarà un’altro posto dove andare… in caso contrario non resterà che volgersi verso le generazioni precedenti. O forse il terzo mondo se la prenderà coi nostri figli e loro con noi. Non escludo una rivoluzione verde e con essa magari un nuovo rinascimento, ma la dirzione fin’ora non è stata questa. La regressione alla brutalità della selezione naturale non la auspico, ma la temo.

    grazie a te per aver ricambiato la visita,

    ciao :)

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