L’apocalisse secondo Al Gore.

A vedere “an inconvenient Truth” di Al Gore con noi doveva venirci anche JoeChip, ma la stanchezza per un lungo viaggio in auto di ritorno  dalle terre di Aurocastro e forse l’assenza di una monetina da infilare nella serratura della porta di casa, ci hanno privato della sua gradita presenza. Quando poi mi ha chiesto “che ne pensi del film?” ho detto che gli avrei risposto a mezzo blog, eccolo.
Il documentario è la trasposizione cinematografica delle conferenze tenute
negli ultimi anni dallo stesso Gore  sui pericoli del riscaldamento globale, del quale pare si occupi fin dai tempi del college,  riprese dal regista Davis Guggenheim e integrate con immagini sul tema girate in giro per il mondo. Il linguaggio del film ne risulta a metà tra la conferenza di divulgazione scentifica e il marketing elettorale. Ci sono la  battuta iniziale per rompere il ghiaccio, le gag per evitare che il pubblico si annoi e le slide pirotecniche. Ci sono i riferimenti alla vita privata di Gore, la stucchevole retorica dei momenti duri che ha attraversato e di come li abbia superati uscendone piu’ forte e determinato a lanciare il suo messaggio salvifico.  C’è Al Gore che scruta preoccupato l’orizzonte dalla finestra del suo ufficio cercando una via di uscita per i suoi e i nostri figli mentre, ignaro, il mondo corre verso la catastrofe.  Intendiamoci questa è soltanto la confezione, o meglio la crosta, per un film che ha come obbiettivo quello di sensibilizzare un pubblico inizialmente continentale  e potenzialmente globale. Per veicolare i contenuti del film Gore e Guggenheim cercano di creare empatia con un pubblico piu’ vasto ed eterogeneo possibile e lo fanno con gli strumenti che gli sono noti a tali fini.  Personalmente malsopporto questo tipo di linguaggio e preferisco mille volte il taglio divertente ed originale di Bowling a Columbine (Farenheight 9/11 ha invece difetti simili) o The Corporation, ma “an Inconvenient Truth” ha obbiettivi dichiaratamente diversi.
Detto questo, ci sono i contenuti.
Ultimamente si è sentito dire di tutto sull’argomento global warming dalla futura desertificazione “marziana” del globo fino al’inizio di una nuova era glaciale. Probabilmente la verità è che nessuno sa cosa avverrà esattamente se non si invertirà la tendenza, il sistema della biosfera è estremamente complesso ed è difficile costruire un modello affidabile per un fenomeno di queste dimensioni per di piu’ mai osservato prima d’ora. Pero’ questo film fissa alcuni punti in maniera apparentemente incontrovertibilmente, e questo è un grande merito:

1) il riscaldamento globale è in atto e su questo la comunità scentifica è unanime.
2) il rapporto tra l’aumento delle emissioni e tale riscaldamento mostra tutte le evidenze di un rapporto diretto di causa effetto.
3) l’accelerazione con cui tutto questo sta avvenendo mostra le caratteristiche di una curva esponenziale.
4) alcuni pericoli correlati a questo processo, segnalati dalla comunità scentifica e  genericamente evocati dai media fino a qualche tempo fa, si stanno verificando e se ne hanno le prove.

Lo scioglimento dei ghiacciai polari  e il prosciugamento dei laghi all’avanzare della desertificazione sono già in corso e hanno cambiato in vent’anni le carte geografiche come mai era avvenuto prima. Non è un pericolo generico, non è un ‘ipotesi: ci sono le foto, le riprese (molte di tragica bellezza sono contenute proprio in questo film), si possono confrontare gli atlanti si puo’, avendone i mezzi, andare a verificare coi propri occhi. Se l’esame di questo problema  non è la priorità numero uno dell’umanità in questo momento, foss’anche per smentirne i dati, ben venga il documentario di Al Gore col suo linguaggio a tratti un po’ mieloso e le sue ricostruzioni in Computer Graphics del WTC memorial inondato per evocare al popolo americano un secondo 9/11 di provenienza naturale (sic!). Mi turo il naso e consiglio il film, linko il sito e faccio mea culpa se ho preso per il culo il taxista leninista quando fa la raccolta differenziata, ben sapendo che poi il comune butta tutto nella stessa discarica.

Probabilmente i 27 gradi della  scorsa settimana a Torino, il fatto che un uragano tropicale si sia abbattuto sulla Baviera e l’assenza della neve nelle immagini che arrivano dalla Piazza Rossa in gennaio non saranno i segni dell’arrivo dell’Apocalisse, ma è pur vero che qualora arrivasse da qualche parte dovrà pur cominciare.

5 thoughts on “L’apocalisse secondo Al Gore.

  1. uthertepes ha detto:

    http://www.disinformazione.it/tempo_scaduto.htm

    Articolo interessante. Purtroppo Al ha fatto il film tempo fa e non ha potuto aggiungere Kyrill alla lista delle catastrofi. Che vi devo di…almeno Rocca di Papa è a 700m slm…:)

  2. utente anonimo ha detto:

    Ammazza che tempismo Jack, l’ho visto ieri sera! Si devo dire che anche io e T. ci siamo ribellati ai momenti di campagna elettorale e alla confezione tipicamente pubblicitaria, pero’ anche a noi in definitiva e’ piaciuto. Pur essendo appassionato da sempre ai climi tropicali devo dire che… c’e’ letteralmente da cagarsi sotto!

  3. Aramcheck ha detto:

    Si… una cosa è andare ai tropici, un’altra quando i tropici vengono a trovarti a casa, magari in provincia di Asti.

  4. utente anonimo ha detto:

    Brutta la provincia di Asti… gia’ mi vedo spot televisivi che suonano “Vuoi regalarti una vacanza da sogno? Provincia di Asti!” ;-)

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